La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Nynaeve, indossando tutti i suoi ter’angreal ingioiellati e il suo strano angreal a forma di braccialetto e anelli, cambiò posizione sulla sua sedia di fronte all’altro caminetto, poi tornò a osservare Alivia. Di tanto in tanto lanciava un’occhiata verso le finestre e dava uno strattone alla sua spessa treccia, ma per la maggior parte era concentrata sulla bionda donna seanchan. In piedi accanto alla porta come una sentinella, Alivia esibì un piccolo, breve sorriso di divertimento. L’ex damane sapeva che la dimostrazione di Nynaeve era fatta per lei. I suoi rapaci occhi azzurri non persero mai di intensità, però. Di rado lo avevano fatto fin da quando le era stato tolto il collare a Caemlyn. Le due Fanciulle accovacciate sui talloni vicino a lei intente a giocare a labirinto di fili, Harilin dei Taardad delle Montagne di Ferro ed Enaila dei Chareen di Jarra, stavano dando la loro dimostrazione. Con gli shoufa avvolti attorno alla testa e veli neri che pendevano sui loro petti, ciascuna aveva tre o quattro lance infilate nella bardatura che teneva la custodia del suo arco sulla schiena e uno scudo di pelle di toro posato sul pavimento. C’erano cinquanta Fanciulle nel maniero, diverse di loro Shaido, e tutte andavano in giro pronte a danzare le lance in un istante. Forse con lui. Parevano lacerate fra il piacere di fornirgli di nuovo una scorta e il malcontento per tutto il tempo in cui lui le aveva evitate.
Per quanto riguardava lui stesso, non poteva guardare nessuna di loro senza che la litania di donne che erano morte per lui, donne che lui aveva ucciso, gli iniziasse nella testa. Moiraine Damodred, ricordò. Lei sopra tutte le altre. Il suo nome era scritto nel suo cranio a fuoco. Liah dei Chareen di Cosaida, Sendara dei Taardad delle Montagne di Ferro, Lamelle dei Miagoma Acqua Fumante, Andhilin dei Goshien del Sale Rosso, Desora dei Keyn di Musara... così tanti nomi. A volte si svegliava nel mezzo della notte borbottando quella lista, con Min che lo teneva a sé e gli sussurrava come se stesse calmando un bambino. Rand le diceva sempre che andava tutto bene e che voleva che tornasse a dormire, tuttavia dopo aver chiuso gli occhi lui non si addormentava finché la lista non era completa. A volte Lews Therin la cantilenava con lui.
Min alzò gli occhi dal volume che aveva aperto sul tavolo, uno dei libri di Herid Fel. Lei li divorava e usava il messaggio che aveva mandato a Rand prima del suo omicidio, quello dove diceva che lei era una distrazione perché era troppo carina, come segnalibro. La sua corta giacca azzurra, ricamata con fiori bianchi su maniche e risvolti, era fatta per adattarsi comodamente sopra il suo seno, dove la blusa di seta color crema mostrava un accenno di scollatura, e nei suoi grandi occhi scuri, incorniciati da riccioli scuri fino alle spalle, c’era una luce divertita. Rand poteva percepire il suo piacere attraverso il legame. Le piaceva che lui la guardasse. Senza dubbio il legame diceva a lei quanto gli piaceva guardarla. Stranamente diceva che a lei piaceva anche guardare lui. Carina? Rand canticchiò, toccandosi il lobo dell’orecchio. Era bellissima. E legata a lui in modo più stretto che mai. Lei ed Elayne e Aviendha. Come poteva tenerle al sicuro ora? Si costrinse a sorriderle di rimando attorno al cannello della sua pipa, incerto di quanto l’inganno stesse funzionando. Una punta di irritazione era comparsa nel legame dal lato di Min, anche se Rand non riusciva a capire come mai lei dovesse diventare irritabile ogni volta che pensava che lui si stesse preoccupando per lei. Per la Luce, lei voleva proteggere lui!
«Rand non è molto loquace, Loial» disse Min, senza più il sorriso. La sua voce bassa, quasi musicale, non aveva in sé alcuna rabbia, ma il legame raccontava una storia diversa. «In effetti a volte è loquace come un’ostrica.» Lo sguardo che indirizzò a Rand lo fece sospirare. Pareva che ci sarebbe stato tanto di cui parlare quando fossero stati soli assieme, «Io stessa non posso dirti molto, ma sono certa che Cadsuane e Verin ti racconteranno tutto quello che vuoi sapere. Anche altri. Chiedi a loro se vuoi qualcosa di più di si e no e un altro paio di parole.»
La robusta piccola Verin, che sferruzzava su una sedia accanto a Nynaeve, parve sbigottita nel sentir menzionare il suo nome. Sbatté le palpebre vagamente, come domandosi il perché. Cadsuane, all’altra estremità del tavolo con il suo cesto da cucito aperto accanto a lei, distolse l’attenzione dal tombolo da ricamo solo per il tempo sufficiente a scoccare un’occhiata a Loial. I suoi ornamenti dorali ondeggiarono, penzolando dalla crocchia grigio ferro in cima alla sua testa.
Era solo quello, un’occhiata, non un cipiglio, tuttavia le orecchie di Loial fremettero. Le Aes Sedai lo impressionavano sempre, e Cadsuane più di chiunque altra.
«Oh, lo farò, Min, lo farò» disse lui. «Ma Rand è fondamentale per il mio libro.» Senza nessuna boccetta di sabbia a portata di mano, cominciò a soffiare con delicatezza sulla pagina del suo taccuino per asciugare l’inchiostro, ma, essendo quello che era, parlò comunque fra uno sbuffo e l’altro. «Non fornisci mai abbastanza dettagli, Rand. Mi costringi sempre a tirarti fuori le cose a forza. Insomma, non hai nemmeno menzionato di essere stato imprigionato a Far Madding finché non l’ha fatto Min. Non l’hai mai menzionato! Cos’ha detto il Consiglio dei Nove quando ti hanno offerto la Corona di Alloro? E quando le hai cambiato nome? Non penso che lo abbiano gradito. Com’è stata l’incoronazione? C’è stato un banchetto, una celebrazione, delle parate? Quanti Reietti ti si sono opposti a Shadar Logoth? E quali? Alla fine che aspetto aveva la Fonte? E che sensazione ti ha dato? Il mio libro non sarà accurato senza i dettagli. Spero che Mat e Perrin mi forniscano risposte migliori.» Si accigliò con le lunghe sopracciglia che gli sfioravano le guance. «Spero che stiano bene.»
I colori turbinarono nella testa di Rand, come arcobaleni gemelli che mulinavano nell’acqua. Ora sapeva come reprimerli, ma non ci provò. Uno si condensò in una breve immagine di Mat che cavalcava attraverso un bosco in testa a una fila di gente in sella. Pareva che stesse litigando con una donna scura e minuta che cavalcava accanto a lui, togliendosi il cappello e guardandoci dentro, poi ficcandoselo di nuovo in testa. Tutto quello durò solo pochi istanti, poi fu sostituito da Perrin seduto davanti a delle coppe di vino in una sala comune o in una taverna con un uomo e una donna che indossavano giacche rosse identiche, orlate di blu e giallo. Strani abiti. Perrin pareva torvo come la morte, i suoi compagni guardinghi. Di lui?
«Stanno bene» disse, ignorando in tutta calma un’occhiata penetrante da parte di Cadsuane. Lei non sapeva tutto e Rand intendeva fare in modo che le cose rimanessero cosi. Calmo in superficie, soddisfatto, a soffiare anelli di fumo.
Dentro era un’altra faccenda. Dove sono? pensò con rabbia, reprimendo un’altra comparsa dei colori. Ora gli riusciva facile come respirare. Ho bisogno di loro e quelli se ne vanno a fare una scampagnata ai Giardini di Ansaline!
All’improvviso un’altra immagine prese a fluttuargli nella testa, il volto di un uomo, e gli si mozzò il fiato. Per la prima volta giunse senza vertigini. Per la prima volta fu in grado di vederlo chiaramente nei momenti prima che scomparisse. Un uomo dagli occhi azzurri col mento squadrato, forse di qualche anno più vecchio di lui. O meglio, lo vide chiaramente per la prima volta da lungo tempo. Era il volto dell’estraneo che gli aveva salvato la vita a Shadar Logoth quando aveva combattuto Sammael. Peggio...