La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Puah!» Cadsuane riprese il suo ricamo e iniziò a lavorare delicatamente con l’ago. Stava facendo l’antico simbolo delle Aes Sedai: la zanna del Drago e la fiamma di Tar Valon fuse in un disco, bianco e nero separati da una linea sinuosa. «Và da tua madre, Loial. Se è Covril, figlia di Ella figlia di Soong, non vuoi farla aspettare. Come mi aspetto che tu sappia.»
Loial parve prendere le parole di Cadsuane come un ordine. Ricominciò ad asciugare la punta della sua penna e a rimettere il tappo alla boccetta dell’inchiostro. Ma fece tutto molto lentamente, con le orecchio flosce. Ogni tanto emetteva un gemito triste, quasi sottovoce. «Il mio libro!»
«Bene,» disse Venn, sollevando il suo lavoro a maglia per esaminarlo «credo di aver fatto tutto il possibile qui. Penso che andrò a trovare Tomas. La pioggia gli fa dolere il ginocchio, anche se lo nega perfino a me.» Lanciò un’occhiata alla finestra. «Pare che stia rallentando.»
«E io penso che andrò a trovare Lan» disse Nynaeve raccogliendo le sue gonne. «La compagnia è migliore dove c’è lui.» Lo disse con un brusco strattone alla sua treccia e un’occhiataccia divisa tra Alivia e Logain. «Il vento mi dice che è in arrivo una tempesta, Rand. E sai che non intendo pioggia.»
«L’Ultima Battaglia?» chiese Rand. «Fra quanto?» Quando si trattava del tempo, ascoltare il vento a volte poteva dirle l’ora precisa in cui sarebbe piovuto.
«Può darsi, e non lo so. Solo ricorda. Sta arrivando una tempesta. Una tempesta spaventosa.» In alto il tuono rombò.
19
Giuramenti
A disagio, Loial osservò Nynaeve procedere in una direzione e Verin nell’altra lungo il corridoio illuminato dalle lampade. Nessuna delle due era molto più alta della sua cintola, ma erano Aes Sedai. Quel fatto gli annodò la lingua per un tempo tale che, quando era riuscito a farsi coraggio per chiedere a una di loro di accompagnarlo, entrambe erano sparite dietro bruschi angoli. Il maniero era un edificio senza un vero ordine, espanso nel corso di molti anni senza nessun progetto generale che lui potesse distinguere, e di frequente i corridoi si incontravano a strani angoli. Desiderava davvero avere la compagnia di una Aes Sedai quando si fosse trovato di fronte a sua madre. Perfino Cadsuane, anche se lei lo rendeva nervoso per il modo in cui redarguiva Rand. Presto o tardi Rand sarebbe esploso. Non era lo stesso uomo che Loial aveva incontrato per la prima volta a Caemlyn, o perfino l’uomo che aveva lasciato a Cairhien. L’umore che lo circondava era cupo e duro, come una fitta distesa di artigli di leone e terreno insidioso al di sotto. L’intera casa dava quella sensazione con Rand al suo interno.
Una servitrice magra e dai capelli grigi, che portava un canestro con asciugamani piegati, ebbe un sussulto, poi scosse il capo e borbottò qualcosa sottovoce prima di rivolgerle una breve riverenza e proseguire. Fece un piccolo passo laterale come se stesse aggirando un ostacolo. Loial fissò quel punto e si grattò dietro l’orecchio. Forse lui poteva vedere solo morti ogier. Non che volesse davvero. Era già abbastanza triste sapere che i morti umani non potevano più riposare. Che lo stesso venisse confermato per gli Ogier sarebbe stato sufficiente a spezzargli il cuore. Molto probabilmente sarebbero apparsi solo all’interno degli stedding, in ogni caso. Gli sarebbe piaciuto davvero molto vedere una cittadina svanire, però. Non una vera città, ma una che era già morta come quegli spiriti che gli umani affermavano di vedere. Magari poteva camminare per le sue strade prima che si dissipasse e vedere com’era la gente prima della Guerra dei Cento Anni, o perfino delle Guerre Trolloc. Cosi diceva Verin, e lei sembrava saperne parecchio. Al riguardo. Di certo sarebbe stato qualcosa da menzionare nel suo libro. Sarebbe stato un buon libro. Grattandosi la barba con due dita — quella cosa prudeva! — sospirò. Sarebbe stato un buon libro.
Restare lì in corridoio non faceva altro che rimandare l’inevitabile. Ritardare la potatura del cespuglio serviva solo a fartelo trovare pieno di rampicanti, come recitava il vecchio adagio. Soltanto che si sentiva come se quel rampicante fosse stretto attorno a lui invece che a un albero. Col respiro affannoso, seguì la servitrice fino alle scale che portavano su alle stanze degli Ogier. La rampa aveva due robuste ringhiere, che arrivavano alla spalla della donna dai capelli grigi ed erano tanto resistenti da fornire un appiglio decente. Spesso temeva anche solo di sfiorare delle ringhiere fatte per gli umani per paura di romperle. Una correva nel mezzo, con gli scalini lungo la parete a pannelli di legno conformati per piedi umani, quelli all’esterno per gli Ogier.
La donna era anziana per come gli umani contavano gli anni, eppure salì più rapidamente di lui e, quando Loial raggiunse la cima, lei si stava già affrettando lungo il corridoio. Senza dubbio stava portando gli asciugamani nelle stanze di sua madre, dell’Anziano Haman e di Erith. Di certo avrebbero preferito asciugarsi prima di parlare. Loial l’avrebbe proposto. Gli avrebbe dato tempo per riflettere. I suoi pensieri sembravano fiacchi quanto i suoi piedi e i suoi piedi parevano pietre da macina.
C’erano sei stanze da letto costruite per Ogier lungo il corridoio, che a sua volta era costruito con dimensioni adatte a loro — se avesse allungato le mani sopra la testa sarebbero state a un passo dal toccare le travi del soffitto — assieme a un ripostiglio, una stanza da bagno con una grossa vasca di rame e il soggiorno. Quella era la parte più vecchia della casa, che risaliva a quasi cinquecento anni prima. Una vita intera per un Ogier molto vecchio, ma molte per gli umani. Vivevano delle esistenze così brevi, tranne le Aes Sedai; doveva essere dovuto al fatto che svolazzavano in giro come colibrì. Ma anche le Aes Sedai potevano essere precipitose quasi quanto il resto. Quello sì che lasciava perplessi.
Nella porta del soggiorno era intagliato un Grande Albero, non opera di Ogier eppure magnificamente dettagliato e riconoscibile all’istante. Si fermò, raddrizzandosi la giacca con uno strattone, pettinandosi i capelli con le mani, desiderando aver tempo per lucidare i suoi stivali. C’era una macchia di inchiostro sul suo polsino. Non c’era tempo di fare nulla nemmeno per quella. Cadsuane aveva ragione. Sua madre non era una donna che si poteva lasciare ad aspettare. Strano che Cadsuane la conoscesse. Forse la conosceva, dal modo in cui aveva parlato. Covril, figlia di Ella figlia di Soong, era una famosa Oratrice, ma lui non si era reso conto che fosse conosciuta nel mondo Esterno. Perla Luce, stava ansimando dall’apprensione.
Cercando di controllare il suo respiro, entrò. Perfino lì i cardini cigolarono. I servitori erano rimasti sconcertati quando aveva chiesto loro dell’olio per farlo lui stesso — quello era un loro compito, lui era un ospite — ma ancora non avevano provveduto da soli.
La stanza dall’alto soffitto era piuttosto spaziosa, con elegante carta da parali scura e sedie intagliate a viticci, piccoli tavoli con lo stesso motivo e lampade su sostegni in ferro battuto di dimensioni appropriate, con le fiamme che si riflettevano negli specchi e danzavano sopra la sua testa. Tranne per uno scaffale di libri, tanto vecchi che lui li aveva letti tutti e le rilegature in cuoio erano scrostate, solo una piccola ciotola di legno cantato era di fattura ogier. Un pezzo pregiato: gli sarebbe piaciuto sapere chi l’aveva cantato, ma era tanto vecchio che cantare a esso non aveva suscitato più di un’eco. Tuttavia ogni cosa era stata fatta da qualcuno che perlomeno era stato in uno stedding. Quei pezzi sarebbero stati perfetti in uno dei loro insediamenti. Naturalmente quella stanza non sembrava affatto simile a quelle negli stedding, ma l’antenato di lord Algarin si era sforzato di fare in modo che i suoi visitatori si sentissero a proprio agio.
Sua madre era in piedi di fronte a uno dei caminetti di mattoni, una donna dal volto forte con le sue gonne a ricami di viti allargate in modo che le fiamme potessero asciugarle. Loial emise un profondo sospiro di sollievo nel vedere che non era bagnata quanto pensava, anche se poneva fine alla possibilità di proporre che si prendessero il tempo necessario per asciugarsi. I loro mantelli da pioggia dovevano avere delle falle da qualche parte. Accadeva dopo qualche tempo, quando l’olio di anice si consumava. Forse non sarebbe stata nemmeno di cattivo umore come lui temeva. Il canuto Anziano Haman, con la sua giacca svasata scura per l’umidità in diverse grosse chiazze, stava esaminando una delle asce sul muro, scuotendo la testa mentre la guardava. Il suo manico era lungo quanto lui era alto. Fatte durante le Guerre Trolloc o perfino prima, ce n’erano un paio, con le lunghe lame intarsiate d’oro e argento, così come anche un paio di ornati coltelli da potatura appuntiti con lunghe impugnature. Naturalmente i coltelli da potatura, taglienti da un lato e seghettati dall’altro, avevano sempre manici lunghi, ma gli intarsi e le lunghe nappe rosse indicavano che anche quelli erano stati fatti come armi. Non la scelta più felice da appendere in una stanza pensata per la lettura, la conversazione o la silenziosa contemplazione della quiete.