La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Arymilla sorrise. Voleva schiaffeggiare quella sciocca. Ma Nasin ne sarebbe stato irritato. Lui voleva tenerla come ‘ospite’ di Arymilla in modo che nessuno potesse spodestarlo come Sommo Signore parte di lui pareva conscio di aver perso la testa, ma intendeva rimanere Sommo Signore finché non fosse morto —, ma lui l’amava, «Ellorien e alcuni degli altri verranno presto da me, bambina» disse in tono pacato. La pacatezza richiese un certo sforzo. Chi si credeva di essere quella ragazzina? «Aemlyn, Arathelle, Pelivar. Nutrono tutti dei risentimenti contro Trakand.» Di cerio sarebbero andati da lei una volta che Elayne e Dyelin fossero state fuori dai giochi. Quelle due non sarebbero sopravvissute alla caduta di Caemlyn. «Una volta presa la città, saranno miei in ogni caso. Tre dei sostenitori di Elayne sono dei bambini, e Conail Northan è poco più che un ragazzo. Confido di poterli convincere a dichiarare il loro pubblico sostegno per me piuttosto facilmente.» E se non ci fosse riuscita, mastro Lounalt ce l’avrebbe fatta di sicuro. Sarebbe stato un peccato dover affidare dei bambini a lui e alle sue corde. «Sarò regina entro il tramonto del giorno in cui Caemlyn cadrà davanti a me. Non è così, padre?»
Nasin rise, sputacchiando pezzetti di stufato mezzo masticato per il tavolo. «Sì, sì» disse dando delle pacche sulla mano di Arymilla. «Tu ascolta tua zia, Sylvase. Fa’ come dice lei. Presto sarà regina dell’Andor.» Il suo sorriso svanì e la sua voce assunse uno strano tono. Era quasi come se fosse... supplichevole. «Ricorda, tu sarai Somma Signora di Caeren dopo che non ci sarò più. Dopo che non ci sarò più. Tu sarai Somma Signora.»
«Come dici tu, nonno» borbottò Sylvase, inclinando brevemente il capo. Quando lo raddrizzò, il suo sguardo era insulso come sempre. Quell’espressione penetrante doveva essere stata un inganno della luce. Ma certo.
Nasin grugnì e tornò felicemente a divorare lo stufato. «Il migliore che abbia mangiato da giorni. Penso che ne prenderò un altro piatto. Ehi tu, altro vino qui. Non vedi che la mia coppa è asciutta?» Il silenzio attorno al tavolo perdurò nel disagio. Le manifestazioni di senilità più aperte di Nasin di solito avevano quel l’effetto.
«Io continuo a dire...» esordì infine Lir, solo per essere interrotto quando un robusto armigero con le quattro lune argentee di Marne sul petto entrò nella tenda.
Inchinandosi rispettosamente, il tizio girò attorno al tavolo e si piegò per sussurrare all’orecchio di Arymilla. «Mastro Hernvil richiede una parola in privato, mia signora.»
Tutti tranne Nasin e sua nipote fecero finta di essere concentrati sul loro vino, certamente non provando a origliare. Lui continuò a mangiare. Lei osservò Arymilla col volto placido. Quell’espressione penetrante doveva essere stata un inganno della luce. «Ci vorrà solo un momento» disse Arymilla alzandosi. Agitò una mano indicando cibo e vino. «Divertitevi finché non ritorno. Spassatevela.» Lir chiese altro vino.
Fuori, lei non si curò di sollevare le gonne per tenerle lontane dal fango. Arlene avrebbe dovuto pulirle comunque, perciò cosa importava un po’ di mota in più? In alcune tende si intravedeva della luce, ma perlopiù l’accampamento era scuro sotto una mezzaluna. Jakob Hernvil, il suo segretario, attendeva a poca distanza dalla tenda indossando una semplice giacca e tenendo una lanterna che formava una pozza gialla attorno a lui. Era un uomo piccolo e magro, come se tutto il grasso fosse stato sciolto. Aveva la discrezione fin nelle ossa e lei si assicurava la sua lealtà pagandolo tanto che solo le somme più alte avrebbero potuto corromperlo, molto più di quanto qualcuno avrebbe mai offerto a uno scrivano.
«Perdonami per aver interrotto il tuo pasto, mia signora,» disse con un inchino «ma ero certo che volessi sentirlo subito.» Era sempre una sorpresa udire una voce così profonda da un uomo tanto minuto. «Hanno acconsentito. Ma prima vogliono l’intera somma d’oro.»
Le labbra di Arymilla si compressero di loro spontanea volontà. L’intera somma. Lei aveva sperato di cavarsela dando solo la prima metà. Dopotutto chi avrebbe osato sollecitare il pagamento una volta che lei fosse stata regina? «Prepara una lettera per comare Andscale. La firmerò e vi apporrò il mio sigillo come prima cosa domattina.» Trasferire così tanto oro avrebbe richiesto giorni. E quanto sarebbe passato prima di aver pronti gli armigeri? Lei non aveva mai prestato davvero attenzione a quel genere di cose. Lir poteva dirglielo, ma lei odiava mostrare debolezza. «Dì loro una settimana a partire da domani, precisa.» Quello sarebbe dovuto bastare. In una settimana Caemlyn sarebbe stata sua. Il trono sarebbe stato suo. Arymilla, per grazia della Luce regina dell’Andor, baluardo del regno, protezione del popolo, Somma Signora della casata Marne. Sorridendo tornò dentro per riferire agli altri le meravigliose notizie.
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Notizie per il Drago
«Basta, Loial» disse Rand con fermezza, premendo col pollice nella sua pipa dal cannello corto il tabacco preso da un borsello di pelle di capra. Era foglia di Tear, con un gusto vagamente oleoso per l’essiccazione, ma era tutto quello che c’era. Il tuono rombò sopra le loro teste, lento e fragoroso.
«Mi farai diventare rauco con tutte queste domande.»
Erano seduti a un lungo tavolo in una delle stanze più grandi del maniero di lord Algarin, con i resti del pasto di mezzogiorno spinti a un’estremità. I servitori erano per la maggior parte vecchi e si muovevano più lenti che mai da quando Algarin era partito per recarsi alla Torre Nera. La pioggia che scrosciava fuori pareva diminuire, anche se forti folate di vento flagellavano ancora le finestre con le sue gocce tanto forte da far sbatacchiare il vetro nelle sei intelaiature dipinte di giallo. In molti di quei pannelli c’erano bolle; alcune distorcevano quello che c’era al di fuori rendendolo quasi irriconoscibile. Il tavolo e le sedie erano semplici, non più elaborati di quelli che si potevano trovare in molte case di campagna, e le cornici gialle sotto l’alto soffitto a travi lo erano poco di più. I due caminetti, a entrambi i capi della stanza, erano ampi e alti, ma di semplice roccia, gli alari e gli attrezzi per il fuoco di robusto e semplice ferro battuto. Lord o meno, Algarin era tutt’altro che ricco.
Infilandosi il borsello del tabacco in tasca, Rand si diresse a uno dei caminetti e usò delle piccole pinze d’ottone dalla mensola per prendere un frammento di quercia ardente con cui accendere la sua pipa. Sperò che nessuno lo considerasse strano. Evitava di incanalare più di quanto fosse assolutamente necessario, in particolare se era presente qualcun altro — le vertigini che lo colpivano quando lo faceva erano difficili da nascondere —, ma fino a quel momento nessuno ne aveva fatto menzione. Una raffica di vento causò uno stridio come se i rami di un albero avessero grattato contro le finestre. Immaginazione. Gli alberi più vicini erano oltre i campi, a quasi un miglio di distanza.
Loial aveva portato giù una sedia intagliata con dei viticci dalle stanze per gli Ogier grazie alla quale le sue ginocchia erano allo stesso livello della superficie del tavolo, perciò doveva chinarsi in avanti in modo netto per scrivere sul suo taccuino rilegato in cuoio. Il volume era piccolo per lui, tanto da entrare per bene in una delle sue capaci tasche della giacca, ma era comunque grande quanto la maggior parte dei libri umani che Rand aveva visto. Una sottile peluria decorava il labbro superiore di Loial così come una chiazza sotto il mento: stava cercando di farsi crescere barba e baffi, anche se, dopo non essersi rasato per alcune settimane, non sembrava ancora un tentativo riuscito.
«Ma non mi hai detto quasi nulla di utile» borbottò l’Ogier, come un tamburo che rombava il suo disappunto. Le sue orecchie pelose si afflosciarono. Ciononostante, iniziò ad asciugare la punta d’acciaio della sua penna di legno levigato. Più spessa del pollice di Rand e abbastanza lunga da sembrare esile, si adattava perfettamente alle tozze dita di Loial. «Non hai mai menzionato gesta eroiche, tranne quelle altrui. Fai sembrare tutto così ordinario. A sentirla raccontare a te, la caduta di Illian è stata eccitante quanto osservare un tessitore riparare il suo telaio, lì ripulire la Vera Fonte? Tu e Nynaeve vi siete collegati, poi vi siete seduti e avete incanalato mentre tutti gli altri erano via a combattere i Reietti. Perfino Nynaeve mi ha detto di più di questo, e lei afferma di non ricordare quasi nulla.»