La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Le lampade da terra del soggiorno rendevano facile la lettura, anche se la grafia disordinata e infantile di Mat non era facilmente leggibile. Era il contenuto che aveva fatto venire i nodi allo stomaco di Nynaeve.
Qui non c’è altro che caldo e mosche, e possiamo trovarli in abbondanza anche a Caemlyn.
«Siete sicuri di non avergli detto nulla?» chiese Nynaeve.
In fondo alla stanza, Juilin si fermò con le mani sulla scacchiera, lanciandole uno sguardo oltraggioso e innocente. «Quante volte devo ripeterlo?» Oltraggio e innocenza erano le espressioni che riuscivano meglio agli, domini, soprattutto quando erano colpevoli come volpi in un pollaio. Era interessante notare che le incisioni intorno alla scacchiera rappresentavano proprio delle volpi.
Thom era seduto davanti al cacciatore di ladri e non sembrava affatto un menestrello con quella giubba elegante di lana color bronzo, né sembrava l’uomo che un tempo era stato l’amante delle regina Morgase. Nodoso e con i capelli bianchi, i baffi lunghi e le basette folte, con tutto il corpo esprimeva una frustrata pazienza, dagli occhi azzurri e svegli fino alla punta dei piedi. «Non vedo come avremmo potuto, Nynaeve,» rispose secco «visto che non ci hai detto praticamente nulla fino a questo momento. Avresti dovuto mandare me e Juilin.»
Nynaeve tirò su con il naso. Come se quei due non se ne fossero andati in giro correndo come galline fin da quando erano arrivati a Ebou Dar, spiando lei ed Elayne su richiesta di Mat. Quei tre non potevano stare insieme per tre minuti senza che iniziassero a spettegolare. Erano come tutti gli altri uomini. Loro... Nynaeve ammise con riluttanza che, in verità, a lei non era neppure venuto in mente di servirsi di loro. «Ve ne sareste andati insieme a bere e fare baldoria» mormorò. «E non dirmi che non è così.» E di sicuro lo stava facendo Mat, lasciando Birgitte ad aspettare nella locanda. Quell’uomo avrebbe di sicuro trovato il modo di mandare tutto a monte.
«E se anche avessero deciso di bere e festeggiare?» osservò Elayne ridacchiando, appoggiata a una delle alte finestre arcuate mentre osservava la notte attraverso le inferriate bianche del balcone. Stava battendo il piede a terra anche se Nynaeve non capiva come facesse a distinguere un motivo da un altro in tutta quella confusione. «È la notte giusta per... fare baldoria.»
Nynaeve la guardò. Elayne era diventata sempre più strana con il trascorrere delle ore. Se non l’avesse conosciuta meglio avrebbe sospettato che fosse uscita di nascosto per bere un sorso di vino. Molti sorsi. Ma la ragazza era stata sempre sotto i suoi occhi, e poi Nynaeve sapeva che era comunque impossibile. Avevano entrambe avuto un’esperienza abbastanza infelice con il vino, e nessuna delle due si era concessa più di un bicchiere per volta dopo quelle avventure.
«È Jaichim Carridin che m’interessa» intervenne Aviendha, chiudendo il libro per poggiarlo poi a terra accanto a sé. Rifiutava di ammettere quanto sembrava strana, seduta sul pavimento ma con indosso un abito di seta azzurra.
«Fra di noi i Servi dell’Ombra vengono uccisi non appena scoperti, e nessun clan, setta, società o sorella prima alza mai una mano in protesta. Se Jaichim Carridin è un Servo dell’Ombra, perché Tylin Mitsobar non lo uccide? Perché non lo facciamo noi?»
«Qui le cose sono un po’ più complicate» le rispose Nynaeve, nonostante si fosse posta le stesse domande. Non perché loro non uccidevano Carridin, ma perché a quell’uomo era ancora permesso di andare e venire come gli pareva. Lo aveva visto a palazzo proprio quel giorno, dopo che le era stata consegnata la lettera di Mat e dopo che lei ne aveva rivelato il contenuto a Tylin. Mat aveva parlato con la regina per più di un’ora, e se ne era andato con tutti gli onori, come quando era arrivato. Nynaeve aveva in mente di parlarne con Elayne, ma continuava a chiedersi cosa sapesse Mat e come ne fosse venuto a conoscenza. Quell’uomo avrebbe creato dei problemi. In un modo o nell’altro, ci sarebbe riuscito. Quella faccenda sarebbe andata male, qualsiasi cosa sostenessero gli altri. La bufera era in arrivo.
Thom si schiarì la gola. «Tylin è una regina debole e Carridin un ambasciatore potente.» Depose una pedina mantenendo gli occhi fissi sulla scacchiera. Sembrava quasi che stesse riflettendo ad alta voce. «Per definizione, un Inquisitore dei Manti Bianchi non può essere un Amico delle Tenebre; almeno questa è la convinzione della Fortezza della Luce. Se lei lo arresta, o anche se si limita ad accusarlo, si ritroverà con una legione di Manti Bianchi a Ebou Dar prima di riuscire a battere ciglio. Forse la lascerebbero sul trono, ma da quel momento in poi sarebbe una marionetta nelle loro mani, con i fili manovrati dalla Cupola della Verità. Non sei ancora pronto ad arrenderti, Juilin?» Il cacciatore di ladri lo guardò male, quindi si piegò furiosamente in avanti per studiare la scacchiera.
«Non credevo che fosse una codarda» osservò disgustata Aviendha, e Thom la guardò divertito.
«Tu non hai mai dovuto affrontare qualcosa che non puoi combattere, bambina» le rispose con tono gentile. «Un nemico così forte che la tua sola scelta sarebbe fuggire o essere consumata viva. Cerca di non giudicare Tylin fino a quando non l’avrai sperimentato.» Per qualche motivo, Aviendha arrossì. Di solito nascondeva le proprie emozioni così bene che sembrava avesse un volto di pietra.
«Lo so» disse di colpo Elayne. «Troveremo delle prove che anche Pedron Niall dovrà accettare.» Si mosse verso la stanza. No, stava ballando. «Ci camufferemo e lo seguiremo.»
A un tratto davanti a loro non c’era più Elayne con un abito verde nello stile di Ebou Dar, ma una donna domanese con un vestito azzurro molto aderente. Nynaeve balzò in piedi prima di recuperare il controllo e tese le labbra, esasperata. Solo perché non poteva vedere i flussi in quel momento, non significava che doveva rimanere sorpresa da un’Illusione. Lanciò un’occhiata a Thom e Juilin. Anche il menestrello era rimasto a bocca aperta, e Nynaeve si strattonò inconsciamente la treccia. Elayne avrebbe rivelato tutto! Ma cosa le stava succedendo?
Le Illusioni funzionavano meglio quando si rimaneva vicine all’originale, almeno come dimensione e forma, per cui alcune parti dell’abito di Ebou Dar si ripresentarono in quello domanese mentre Elayne girava su sé stessa per esaminarsi in uno dei grandi specchi della stanza. La ragazza rise e batté le mani. «Oh, non mi riconoscerà mai. E non riconoscerà neanche te, sorella prossima.» A un tratto, sulla sedia vicino a Nynaeve apparve una donna di Tarabon con gli occhi marroni e delle trecce bionde con perline dello stesso colore del vestito aderente di seta. Nynaeve guardò Elayne con aria interrogativa e strinse ancor più la treccia. «E non possiamo dimenticarci di te» continuò a blaterare l’erede al trono. «So esattamente cosa ci vuole per te.»
Stavolta Nynaeve vide il bagliore circondare Elayne. Era furiosa. Ma vedere i flussi che la avviluppavano non le serviva a immaginare che aspetto le avesse conferito Elayne. Dovette guardarsi in uno specchio per scoprirlo. Vide riflessa l’immagine di una donna del Popolo del Mare esterrefatta, con una dozzina di anelli alle orecchie e ancor più medagliette d’oro appese alla catenina che andava dal naso agli orecchini. Oltre ai gioielli, indossava ampi pantaloni a sbuffo di broccato di seta verde e nient’altro, come le donne degli Atha’an Miere quando erano lontane dalla terraferma. Era solo effetto dell’Illusione. Lei era ancora propriamente vestita sotto quei flussi, però... Accanto alla propria immagine riflessa vide quelle di Thom e Juilin, entrambi che cercavano di nascondere un sorriso.