La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
L’osservatore li seguì, ascoltando. I due non se ne accorsero. Il Vero Potere, attinto direttamente dal Sommo Signore, non poteva essere visto né percepito, se non da chi lo stava usando. Davanti agli occhi vedeva dei puntini neri. Ovviamente c’era un prezzo, che aumentava a ogni uso, ma lui l’aveva sempre pagato senza problemi. Essere colmo del Vero Potere era quasi come inginocchiarsi sotto Shayol Ghul, crogiolandosi nella gloria del Sommo Signore. E quella ripagava di ogni dolore.
«Sì, era necessario che ti portassi con me» ruggì Sammael, inciampando su un ramo morto. Non si era mai sentilo a suo agio lontano dalle città. «Hai risposto a centinaia di domande solo con la tua presenza. Non riesco a credere che quella sciocca ragazza abbia proposto proprio ciò che volevo.» Scoppiò a ridere. «Forse anche io sono ta’veren.»
Un ramo che bloccava in parte il cammino di Graendal si piegò fino a spezzarsi con uno schiocco fragoroso. Per un momento rimase sospeso in aria, come se la donna volesse colpire il suo compagno. «Quella sciocca ragazza ti strapperebbe il cuore e lo mangerebbe, se ne avesse la possibilità.» Il ramo volò da un lato. «Anche io ho delle domande. Non ho mai creduto che avresti mantenuto la tregua con al’Thor più del necessario, ma questo...»
L’osservatore sollevò le sopracciglia. Una tregua? Una dichiarazione tanto pericolosa quanto falsa, almeno secondo le prove che aveva lui.
«Non sono stato io a organizzare il rapimento.» Sammael rivolse alla donna quello che credeva fosse uno sguardo sarcastico, ma la cicatrice lo trasformò più in un ringhio. «È opera di Mesaana, però. Forse c’entrano anche Demandred e Semirhage, nonostante il modo in cui è andata a finire, ma di Mesaana sono certo. Forse dovresti riconsiderare la tua opinione sul significato che il Sommo Signore attribuisce al suo ordine di non fare del male ad al’Thor.»
Graendal ci pensò, tanto assorta da inciampare. Sammael l’afferrò per un braccio e la mantenne in piedi, ma non appena la Reietta recuperò l’equilibrio si liberò bruscamente. Interessante, anche dopo ciò che era accaduto in quella radura. L’attenzione di Graendal era sempre rivolta al più bello scelto fra i più potenti, ma avrebbe civettato, per svago, anche con le sue potenziali vittime e aspiranti carnefici. I soli uomini con cui non si intratteneva mai erano i Prescelti che avevano avuto una posizione superiore alla sua. Non accettava mai di essere l’elemento debole di una coppia.
«Allora perché continui a incontrarti con loro?» Adesso la voce della donna era un fiume di lava, anche se di solito Graendal aveva un perfetto controllo sulle proprie emozioni. «Al’Thor nelle mani di Mesaana è un conto; al’Thor nelle mani di queste selvagge è un altro. Non che quella folle avrà grandi possibilità contro di lui, se davvero hai intenzione di mandarle in giro a fare saccheggi. Scatole per viaggiare? A che gioco stai giocando? Hanno davvero delle prigioniere? Se pensi che mi metterò a insegnare la coercizione a quelle donne, scordatelo. Una di loro era anche piuttosto potente. Non rischierò forza e conoscenze fondendomi con lei, o con le altre alle quali bisognerà insegnare. O forse tra i tuoi giocattoli hai qualcosa in grado di stabilire altri tipi di legami? E, a proposito, dove sei stato finora? Non mi piace dover aspettare!»
Sammael si fermò e si guardò alle spalle. L’osservatore rimase immobile. Era tutto coperto di seta evanescente tranne gli occhi, e non aveva paura di essere visto. Durante gli anni aveva acquisito esperienza in molte delle arti che Sammael disprezzava. E anche in alcune di quelle che apprezzava.
Il passaggio si aprì d’un tratto, tagliando a meta un albero e facendo sobbalzare Graendal. L’albero spaccato pendeva sbilenco. Adesso anche la donna sapeva che Sammael non aveva lasciato andare la Fonte.
«Credi che abbia detto la verità a quelle donne?» chiese Sammael beffardo. «I piccoli aumenti nel caos sono hanno la stessa importanza di quelli grandi. Andranno dove le manderò, faranno quello che voglio e impareranno ad accontentarsi di ciò che decido di concedere. E lo stesso farai tu, Maisia.»
Graendal pose fine all’illusione e divenne bionda come lui, con la pelle chiara quanto era stata scura prima. «Se mi chiami ancora con quel nome, ti ucciderò.» La voce era anche meno espressiva del volto. Era seria. L’osservatore divenne teso. Se Graendal ci avesse provato, uno dei due sarebbe morto. Doveva intervenire? Davanti agli occhi gli apparvero di nuovo i puntini neri, sempre più veloci.
Sammael ricambiò lo sguardo della donna con uno altrettanto duro. «Ricordati chi sarà Nae’blis, Graendal» le disse, infilandosi nel passaggio.
Per un momento lei rimase a guardare l’apertura. Un taglio verticale. Accanto ne apparve un altro, ma prima che il passaggio di Graendal si fosse formato del tutto, lei lasciò andare il flusso, lentamente, e la linea si trasformò in un punto prima di svanire. Il pizzicore abbandonò la pelle dell’osservatore quando Graendal rilasciò saidar. Seguì Sammael, inespressiva, e il passaggio dell’uomo si chiuse dietro di lei.
L’osservatore fece uno strano sorriso dietro la maschera di seta evanescente. Nae’blis. Questo spiegava cosa avesse indotto Graendal a obbedire e cosa le aveva impedito di uccidere Sammael. Anche lei ne era rimasta accecata. Un rischio ancora più grosso per Sammael che dichiarare una tregua con Lews Therin, sempre che entrambe le cose fossero vere. Il Sommo Signore si divertiva a mettere i suoi servitori uno contro l’altro, per vedere chi era il più forte. Solo i più potenti potevano accostarsi alla sua gloria, ma la verità di oggi non doveva necessariamente essere quella di domani. L’osservatore l’aveva vista cambiare centinaia di volte dall’alba al tramonto. Più di una volta l’aveva cambiata lui stesso. Prese in considerazione l’idea di ritornare indietro e uccidere quelle sette donne nella radura. Sarebbero morte facilmente; dubitava che sapessero formare un vero circolo. I puntini neri gli colmarono la visuale, una bufera. No, avrebbe lasciato che gli eventi seguissero il loro corso. Per ora.
Alle sue orecchie il mondo gridò mentre lui usava il Vero Potere per aprire un buco e uscire dal Disegno. Sammael non sapeva quanto avesse ragione. I piccoli aumenti nel caos sono hanno la stessa importanza di quelli grandi.
21
La notte di Swovan
La notte scendeva lenta su Ebou Dar, e il bagliore degli edifici bianchi opponeva resistenza all’oscurità. Dei piccoli capannelli di gente che festeggiava la notte di Swovan, persone con rametti di sempreverdi fra i capelli, danzavano nelle strade sotto una luminosa luna quasi piena. Alcuni avevano con sé anche una lanterna e saltellavano al ritmo della musica dei flauti, tamburi e corni che giungeva dalle locande e dai palazzi, e si spostavano danzando da un posto all’altro, ma le strade erano quasi tutte vuote. Un cane abbaiò in lontananza e un altro più vicino rispose infuriato fino a quando, all’improvviso, guaì e poi rimase in silenzio.
Mat stava in punta di piedi e ascoltava con attenzione, scrutando tra le ombre proiettate dalla luna. Vide solo un gatto che camminava furtivo in strada. Il rumore di piedi nudi era ormai svanito. Uno dei due uomini in fuga con ogni probabilità adesso barcollava, e l’altro sanguinava. Mentre si piegava, Mat colpì con il piede il bastone che si trovava sul lastricato; lungo quanto il suo braccio, aveva delle pesanti borchie di bronzo che risplendevano alla luce della luna. Quello gli avrebbe di sicuro spaccato il cranio. Mat scosse il capo e pulì il pugnale sulla giubba stracciata dell’uomo che giaceva davanti a lui. Occhi sgranati fissavano il cielo notturno da un volto sporco e rugoso. Un mendicante, a giudicare dall’odore che emanava. Mat non aveva mai sentito parlare di persone attaccate dai mendicanti, ma forse ormai i tempi erano più duri di quanto pensava. Vicino alla mano distesa c’era un largo sacco di iuta. Il tizio di sicuro aveva fatto delle previsioni ottimistiche su quanto gli avrebbe trovato in tasca. Avrebbe potuto coprirlo dalla testa ai piedi.