La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Smettete di incanalare in quella scatola» ordinò Sevanna. Forse l’uomo poteva ancora usarla per sentire ciò che si dicevano.
Rhiale le rivolse un’occhiata più che pietosa. «Someryn lo ha già fatto, Sevanna.»
Nulla le avrebbe guastato l’umore. Sevanna sorrise e rispose: «Molto bene. Ricordatevi cosa ho detto. Lasciate parlare me.» Le altre annuirono quasi tutte. Rhiale tirò su con il naso. Sevanna mantenne il sorriso. Una Sapiente non poteva essere fatta gai’shain, ma erano state accantonate così tante delle vecchie usanze...
Caddar e la donna s’incamminarono verso di loro e Someryn sussurrò di nuovo: «La donna non ha ancora rilasciato il Potere.»
«Siediti vicino a me» le disse in fretta Sevanna. «Toccami la gamba se incanala.» Era seccante, ma doveva sapere.
Sevanna si sedette a gambe incrociate e le altre la imitarono, lasciando spazio per Caddar e la donna. Someryn era così vicino a lei che le ginocchia si toccavano. A Sevanna sarebbe piaciuto avere una sedia.
«Ti vedo, Caddar» disse educatamente, anche se l’uomo le aveva insultate. «Siediti, tu e la donna.»
Voleva vedere la reazione dell’Aes Sedai, ma quella si limitò a inarcare un sopracciglio e sorridere pigramente. Gli occhi erano neri come quelli di Caddar, simili a quelli di un corvo. Le altre Sapienti mostrarono una certa freddezza. Se le Aes Sedai ai Pozzi di Dumai non avessero permesso ad al’Thor di liberarsi, di sicuro avrebbero ucciso o preso ognuna di loro. Quest’Aes Sedai doveva esserne consapevole, visto che Caddar ovviamente sapeva cosa era successo, eppure non sembrava spaventata.
«Lei è Maisia» disse Caddar sedendosi a terra, un po’ più indietro rispetto al posto che gli era stato riservato. Per qualche motivo, aveva scelto di mettersi lontano dalla loro portata. Forse aveva paura dei pugnali. «Ti ho detto di usare una sola Sapiente, Sevanna, non sei. Ci sarebbe quasi da insospettirsi.» Per qualche motivo sembrava divertito.
La donna, Maisia, si bloccò con le mani sul vestito che si stava sistemando quando lui la presentò, e lo guardò con una furia che avrebbe potuto scuoiarlo vivo. Forse voleva mantenere segreta la propria identità, ma non disse nulla. Dopo un momento prese posizione dietro di lui, e il sorriso le ritornò così rapido che sembrava non fosse mai scomparso. Sevanna si rallegrò, e non per la prima volta, del fatto che gli abitanti delle terre bagnate mostrassero così apertamente le loro emozioni.
«Hai portato l’oggetto in grado di controllare Rand al’Thor?» Sevanna non guardò nemmeno la caraffa dell’acqua. Visto che l’uomo era tanto maleducato, perché lei doveva continuare con le formalità? Non ricordava che si fosse comportato tanto male la prima volta che l’aveva incontrato. Forse l’Aes Sedai lo rendeva più sfacciato.
Caddar la guardò, perplesso. «Perché, dal momento che non l’hai preso?»
«Lo prenderò» rispose Sevanna seria e Caddar e Maisia sorrisero.
«E allora avrai ciò che chiedi.» Il sorriso di lui era molto dubbioso e incredulo. La donna invece derideva apertamente Sevanna. Avrebbe trovato una divisa nera anche per lei. «Quell’oggetto lo controllerà una volta che l’avrete catturato, ma non lo può sopraffare. Non voglio correre il rischio che sappia della mia presenza prima che tu riesca a prenderlo.» Non sembrava vergognarsi di quell’ammissione.
Sevanna represse una fitta di delusione. Una speranza era svanita, ma ne rimanevano altre. Rhiale e Tion incrociarono le braccia e guardarono davanti a sé, oltre il circolo, oltre l’uomo. Ovviamente non sapevano tutto.
«E le Aes Sedai? Questa cosa le può controllare?» Rhiale e Tion smisero di guardare oltre gli alberi. Belinde inarcò le sopracciglia e Meira la guardò. Sevanna avrebbe voluto maledire la loro mancanza di autocontrollo.
Caddar era cieco come tutti gli abitanti delle terre bagnate. Buttò indietro il capo e scoppiò a ridere. «Intendi dire che non hai preso al’Thor ma hai preso delle Aes Sedai? Miravi all’aquila e hai preso qualche allodola?»
«Puoi procurarmi un oggetto simile per le Aes Sedai?» Sevanna era sul punto di digrignare i denti. Di sicuro la volta precedente era stato molto più cortese.
L’uomo si strinse nelle spalle. «Forse. Se il prezzo è giusto.» La questione era irrilevante per lui. Nemmeno Maisia mostrava alcuna preoccupazione. Strano, se era un’Aes Sedai. Doveva esserlo.
«La tua lingua pare veloce come il vento, abitante delle terre bagnate» disse Tion con calma. «Che prove hai?» Per una volta a Sevanna non importò che l’altra avesse parlato senza essere interpellata.
Caddar si irrigidì, come un capoclan che avesse sentito un insulto, ma in un istante riprese a sorridere come prima. «Come desideri. Maisia, gioca con la scatola del richiamo per loro.»
Someryn spostò la gonna premendo le nocche contro la gamba di Sevanna mentre il cubo grigio si alzava in aria. Rimbalzò avanti e indietro come se venisse lanciato di mano in mano, poi si inclinò e vorticò su uno spigolo come una trottola, sempre più veloce fino a diventare una macchia sfocata.
«Vuoi che le dica di tenerlo in bilico sul naso?» chiese Caddar con un sorriso sgradevole.
Maisia socchiuse gli occhi e fissò dritto avanti a sé, e il suo sorriso adesso era chiaramente forzato. «Penso di aver dato una dimostrazione sufficiente, Caddar» rispose con freddezza. Ma il cubo — la scatola del richiamo — continuava a roteare.
Sevanna contò fino a venti prima di dire: «È sufficiente.»
«Adesso puoi fermarti, Maisia» disse Caddar. «Rimettilo dov’era.» Solo a quel punto il cubo riprese a scendere tornando gentilmente al punto di partenza. Per quanto fosse scura, la donna sembrava pallida. E furiosa.
Se fosse stata da sola Sevanna si sarebbe messa a ridere e ballare. Le risultò assai difficile rimanere inespressiva. Rhiale e le altre erano troppo impegnate a guardare con sdegno Maisia per notarlo. Ciò che funzionava su una donna con il dono avrebbe funzionato anche su altre. Con Someryn e Modarra forse non sarebbe servito, ma con Rhiale e Therava... Non doveva mostrarsi troppo impaziente, però, poiché le altre sapevano che non c’erano prigioniere Aes Sedai.
«Ovviamente» proseguì Caddar «ci vorrà un po’ per procurarti quello che vuoi.» Assunse un’espressione furba, e cercò di nasconderla. Forse un altro abitante delle terre bagnate non se ne sarebbe accorto. «Ma ti avviso, il prezzo sarà alto.»
Pur non volendo, Sevanna si protese in avanti. «Come hai fatto ad arrivare qui così in fretta? Quanto vuoi per dirle di insegnarci anche quello?» Riuscì a non far trapelare l’impazienza dalla sua voce, ma aveva paura che il disgusto che provava fosse palese.. Gli abitanti delle terre bagnate erano disposti a tutto per l’oro.
Forse l’uomo percepì qualcosa. Di sicuro sgranò gli occhi sorpreso prima di recuperare il controllo. Si osservò le mani e incurvò leggermente le labbra. Perché il suo sorriso sembrava compiaciuto? «Non è lei a farlo» rispose atono. «Non da sola. Funziona come la scatola del richiamo. Posso procurartene alcune, ma il prezzo sarà anche più alto. Dubito che ciò che hai raggranellato a Cairhien sarà sufficiente. Per fortuna potrai usare le... scatole per viaggiare anche per portare la tua gente in terre più ricche.»
Persino Meira fece fatica a mantenere un’espressione non troppo avida. Terre più ricche e nessun bisogno di farsi strada fra quegli idioti dei seguaci di Rand al’Thor.
«Voglio sapere di più» disse Sevanna con freddezza. «La cosa potrebbe essere interessante.» Non abbastanza da farle dimenticare il Car’a’carn. Caddar le avrebbe dato tutto ciò che voleva, e poi lei lo avrebbe dichiarato da’tsang. Era un bene che gli piacesse indossare il nero. A quel punto, non ci sarebbe stato più bisogno di dargli dell’oro.
L’osservatore si mosse fra gli alberi silenzioso come un fantasma, senza far rumore. Si potevano scoprire davvero tante cose con una scatola del richiamo, soprattutto in un mondo dove sembrava ce ne fossero solo altre due. Quel vestito rosso era facile da individuare, e i due non si guardavano mai indietro, nemmeno per controllare se alcuni di quei cosiddetti Aiel li stavano seguendo. Graendal aveva mantenuto la Maschera di Specchi che nascondeva la sua vera identità, ma Sammael se l’era tolta, e così la barba era di nuovo bionda e non era molto più alto della donna. Aveva anche lasciato dissolvere il legame fra loro due. L’osservatore si chiese se fosse stata una mossa saggia, date le circostanze. Si era sempre chiesto quanto del famoso coraggio di Sammael fosse in realtà dovuto a cecità o stupidaggine, ma l’uomo non aveva rilasciato saidin; forse non era del tutto ignaro del pericolo.