La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Nynaeve arrossì. Non ne aveva mai parlato... «Che uomo spregevole! Non chiederò scusa a Matrim Cauthon, nemmeno in punto di morte.»
Aviendha si protese verso Elayne e le toccò un ginocchio. «Sorella prossima, te lo dirò con delicatezza.» L’aspetto e la voce di quella donna erano delicati quanto una colonna di pietra. «Se quello che ha detto Birgitte è vero, allora avete un toh nei confronti di Mat Cauthon, tu e Nynaeve. E in tutto questo tempo l’avete solo reso peggiore, a giudicare da ciò che ho visto.»
«Toh!» esclamò Nynaeve. Quelle due parlavano sempre di quest’idiozia del toh. «Noi non siamo Aiel, Aviendha, e Mat Cauthon è una spina nel piede per chiunque lo incontri.»
Elayne però stava già annuendo. «Capisco. Hai ragione, Aviendha. Ma cosa possiamo fare? Dovrai aiutarmi, sorella prossima. Non intendo diventare un’Aiel, ma... voglio che tu sia fiera di me.»
«Noi non chiederemo scusa!» scattò Nynaeve.
«Io sono orgogliosa di conoscerti» rispose Aviendha toccando gentilmente la guancia di Elayne. «Chiedere scusa è l’inizio, ma ormai non è abbastanza per assolvere il tuo toh.»
«Mi state ascoltando?» chiese Nynaeve. «Ho detto che io non chiederò scusa!»
Le altre continuarono a parlare. Solo Birgitte la guardò, e aveva stampato in viso un sorriso sciocco che sfiorava quasi la risata. Nynaeve si strinse la treccia con entrambe le mani. Avrebbero dovuto mandare Thom e Juilin.
22
Piccoli sacrifici
Una donna con un bastone da passeggio e vestita in maniera molto essenziale si stava sforzando di leggere l’insegna sopra la porta ad arco della locanda e guardava speranzosa in lontananza. A Elayne sarebbe piaciuto essere nel suo letto invece che in piedi con il primo sole. Era anche vero che non sarebbe riuscita a dormire. La piazza di Mol Hara era vuota, a eccezione di alcuni carri trainati da buoi e alcune donne con dei cesti in bilico sulla testa che si stavano dirigendo ai vari mercati. Un mendicante con una sola gamba sedeva con la sua ciotola a un angolo della locanda, il primo di molti che più tardi avrebbero punteggiato la piazza. Elayne gli aveva dato un marco d’argento, sufficiente a sfamarlo per una settimana anche di questi tempi, ma l’uomo si era infilato la moneta sotto la giubba malconcia con un sorriso sdentato e aveva ripreso la sua attesa. Il cielo era ancora grigio ma il giorno già prometteva di essere rovente. Mantenere la concentrazione per non soffrire il caldo quella mattina era un problema.
Gli ultimi residui del dopo sbornia di Birgitte le rimbombavano in testa, quasi sfumati ma ancora presenti. Se solo la sua abilità con la guarigione non fosse stata tanto ridotta. Sperava che Aviendha e Birgitte quella mattina scoprissero qualcosa di utile su Carridin, nascoste con il camuffamento dell’Illusione. Il Manto Bianco non le avrebbe riconosciute in ogni caso, ma era meglio essere prudenti. Era orgogliosa che Aviendha non le avesse proposto di andare con lei, anzi, sorpresa. Aviendha non credeva che lei dovesse essere controllata per compiere il suo dovere.
Elayne sospirò e si lisciò il vestito, anche se non ce n’era bisogno. Blu e crema, con un pezzettino di merletto di Vandalra color avorio, quell’abito la faceva sentire leggermente... esposta. L’unica volta in cui si era rifiutata di seguire la moda di una regione era stata quando lei e Nynaeve viaggiavano verso Tanchico con il Popolo del Mare, ma per certi versi lo stile di Ebou Dar era quasi... Elayne sospirò di nuovo. Stava solo cercando di perdere tempo. Aviendha avrebbe dovuto essere lì con lei e condurla per mano.
«Non chiederò scusa» disse a un tratto Nynaeve alle sue spalle. Strinse la gonna con entrambe le mani, fissando La donna errante come se all’interno la aspettasse Moghedien in persona. «Non lo farò.»
«Penso che dopo tutto avresti dovuto indossare il bianco» mormorò Elayne, ricevendo in cambio un’occhiata sospettosa. Dopo un momento aggiunse: «Hai detto che era il colore dei funerali.» La seconda frase ottenne un cenno del capo soddisfatto, anche se non era affatto ciò che Elayne aveva voluto dire. L’intera faccenda sarebbe finita in un disastro se non fossero riuscite a mantenere la pace fra loro due. Birgitte quella mattina aveva dovuto accontentarsi di un infuso d’erbe, anche particolarmente amaro, perché Nynaeve aveva sostenuto di non essere abbastanza arrabbiata per incanalare. Aveva poi proseguito a parlare con tono drammatico del colore bianco dei funerali, il solo adatto a quella missione, e aveva continuato a dire che non sarebbe andata finché Elayne non l’avesse trascinata fuori dai suoi appartamenti, e da quel momento in poi aveva ripetuto almeno venti volte che non avrebbe chiesto scusa. Elayne doveva mantenere la pace, ma... «Hai accettato di farlo, Nynaeve. No, non voglio sentire ancora una volta che sei stata costretta con la forza. Hai accettato, per cui basta capricci.»
Nynaeve farfugliò, con gli occhi sgranati per l’oltraggio, ma non si sarebbe lasciata sviare, neanche dopo aver mormorato un incredulo ‘capricci’. «Dobbiamo parlarne ancora, Elayne. Non c’è bisogno di essere precipitose. Ci sono almeno mille motivi per cui questo non funzionerà, ta’veren o meno, e Mat Cauthon ne rappresenta almeno novecento.»
Elayne la guardò inespressiva. «Hai scelto di proposito le erbe più amare stamattina?» L’espressione oltraggiata si trasformò in innocenza, ma Nynaeve arrossì. Elayne aprì la porta e Nynaeve la seguì borbottando. L’erede al trono non si sarebbe sorpresa se l’amica le avesse anche fatto la linguaccia. ‘Capricciosa’ era troppo poco per definirla, quella mattina.
Dalle cucine giungeva l’odore del pane appena cotto, e tutte le finestre erano aperte per far cambiare aria alla sala comune. Una cameriera con il viso paffuto in punta di piedi sopra uno sgabello stava togliendo dei rami di sempreverdi appassiti dalla finestra, mentre le altre rimettevano a posto tavoli, panche e sedie che con ogni probabilità erano stati spostasti per le danze. A quell’ora del mattino non c’era nessun altro in giro, tranne una ragazzina magra con un grembiule bianco che spazzava il pavimento con una scopa di saggina. Sarebbe stata graziosa se non avesse avuto quell’espressione imbronciata. Non c’era un gran disordine considerando che le locande parevano essere posti di baccano e persino sconcezza durante i festeggiamenti. Per certi versi Elayne avrebbe voluto essere presente.
«Potresti dirmi dove sono le stanze del giovane Cauthon?» chiese con un sorriso alla ragazza magra, porgendole due centesimi d’argento. Nynaeve tirò su con il naso. Era tesa come la buccia di una mela fresca; lei al mendicante aveva dato una monetina di rame!
La sguattera le guardò con espressione scontrosa — che, con sua sorpresa, rivolse anche alle monete — e mormorò qualcosa di acido, tipo: «Una donna indorata la notte scorsa e delle dame stamattina.» Diede loro le indicazioni, ma molto malvolentieri. Per un momento Elayne pensò che avrebbe disdegnato le monetine, ma sul punto di voltarsi per andar via la ragazza prese l’argento dalle sue mani senza dire una parola di ringraziamento, fermandosi solo per infilarle nella scollatura, fra tutti i posti dove avrebbe potuto riporle, prima di riprendere a spazzare come se volesse colpire il pavimento a morte. Forse lì dentro aveva una tasca cucita.
«Vedi?» borbottò Nynaeve sottovoce. «Ascoltami bene, sono sicura che ha cercato di ottenere le attenzioni di quella ragazza. Ecco il tipo d’uomo al quale vuoi che io chieda scusa!»
Elayne non disse nulla, si limitò a fare strada verso le scale sul retro della sala. Se Nynaeve non smetteva di lamentarsi... Il primo corridoio a destra, aveva detto la ragazza, poi l’ultima porta a sinistra, ma davanti alla camera lei esitò, mordendosi il labbro inferiore.
Nynaeve si illuminò. «Hai capito anche tu che è una brutta idea, vero? Noi non siamo Aiel, Elayne. Mi piace quella ragazza, anche se è sempre in adorazione di quel suo pugnale, ma pensa alle sciocchezze di cui ha parlato. È impossibile. Devi saperlo.»