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La corona di spade

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La corona di spade
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Mat si chiuse la porta alle spalle e cercò di appoggiarvisi contro. Si sentiva confuso e gli girava la testa. «Tu sei Birgitte, sono sicuro. Che le mie ossa siano ridotte in cenere, è impossibile. Come...»

La donna leggendaria sospirò rassegnata e depose l’arco di Mat in un angolo vicino alla sua lancia. «Sono stata strappata via dal mio ritiro prima del tempo, Suonatore del Corno, scacciata da Moghedien, destinata a morire e salvata dal legame di Elayne.» Parlò lentamente, studiandolo come se volesse assicurarsi che lui capisse. «Temevo che te lo saresti ricordato.»

Mat si sentiva ancora come se qualcosa lo avesse colpito in mezzo agli occhi e si accasciò su una sedia vicino al tavolo. Ecco chi era quella donna. Con le mani sui fianchi gli stava davanti con aria di sfida, non diversa dalla Birgitte che aveva visto cavalcare in cielo. Anche i vestiti erano gli stessi, benché la giubba corta era rossa e i pantaloni a sbuffo gialli. «Elayne e Nynaeve lo sapevano e me l’hanno tenuto nascosto, vero? Sono stanco dei segreti, Birgitte, e i loro sono numerosi quanto i topi in un granaio. Sono diventate Aes Sedai informatrici. Anche Nynaeve per me adesso è un’estranea.»

«Anche tu hai i tuoi segreti.» Birgitte incrociò le braccia sotto al seno e si mise a sedere sul letto. Lo guardava come se fosse uno di quei rompicapo che si giocavano nelle taverne. «Innanzitutto, non hai detto alle tue amiche che hai suonato il Corno di Valere. E penso che questo sia il minore dei tuoi segreti.»

Mat batté le palpebre. Pensava che glielo avessero detto. Dopo tutto lei era Birgitte. «E quali sarebbero i miei segreti? Quelle donne conoscono anche le unghie dei miei piedi, anche i miei sogni.» Certo, lei era Birgitte. Mat si sporse in avanti. «Falle ragionare. Tu sei Birgitte Arco d’Argento. Puoi farti obbedire. In questa città ci sono trappole a ogni incrocio e temo che i rischi aumentino di giorno in giorno. Portale via prima che sia troppo tardi.»

Birgitte rise. Si mise una mano davanti alla bocca e rise! «Hai capito male, Suonatore del Corno. Io non comando. Sono solo il Custode di Elayne. Io obbedisco.» Il sorriso di Birgitte divenne mesto. «Birgitte Arco d’Argento. Fede della Luce... Non sono sicura di essere ancora quella donna. Molto di ciò che ero e conoscevo è svanito come la nebbia durante l’estate fin dalla mia strana rinascita. Adesso non sono più un’eroina, solo un’altra donna che procede nella vita. Per quanto riguarda i tuoi segreti: che lingua parliamo, Suonatore del Corno?»

Mat aprì la bocca e... si fermò, ripensando con attenzione alla domanda che aveva sentito. Nosane iro gavone domorakoschi, Diynene’d’ma’purvene? Quale lingua parliamo, Suonatore del Corno? Gli si rizzarono i peli sulla nuca. «Il sangue antico» rispose con cautela. Ma non nella lingua antica. «Un’Aes Sedai una volta mi ha detto che il sangue antico scorre ancora forte nelle... Adesso che cos’hai da ridere, maledizione?»

«Sei tu, Mat» riuscì a rispondere lei mentre cercava di non piegarsi in due dalle risate. Almeno adesso non parlava più la lingua antica. Birgitte si asciugò una lacrima all’angolo di un occhio. «Alcune persone ne conoscono qualche parola, una frase o due, per via del sangue antico. Di solito non se ne accorgono nemmeno quando le pronunciano, non del tutto. Ma tu... Un momento parli come un sommo principe di Eharon, subito dopo come il primo signore del Manetheren, con accento e dialetto perfetti. No, non ti preoccupare, il tuo segreto con me è al sicuro.» Birgitte esitò. «E il mio lo è con te?»

Mat fece un cenno con la mano, ancora troppo sbalordito per essere offeso. «Sembro uno che apre bocca e gli dà fiato?» mormorò. Birgitte! In carne e ossa! «Che io sia folgorato, mi piacerebbe bere qualcosa.» Prima di aver finito la frase sapeva già di aver detto la cosa sbagliata. Le dorme non capivano mai...

«Mi sembra un’ottima idea» rispose Birgitte. «Anche io berrei volentieri una caraffa di vino. Sangue e ceneri, quando mi sono accorta che mi avevi riconosciuta mi sono quasi ingoiata la lingua.» .

Mat si alzò di scatto come se qualcuno l’avesse tirato su.

Birgitte sostenne il suo sguardo con un sorriso allegro e gli occhi maliziosi. «Nella sala comune c’è abbastanza rumore da parlare senza essere sentiti, e poi mi piacerebbe andare a guardare un po’ i balli. Elayne predica come un consigliere di Tovan se lancio uno sguardo languido a un uomo per più di un secondo.»

Mat annuì prima di pensare. Le sue strane memorie antiche gli dissero che gli abitanti di Tovan erano persone rigorose e severe, lontani da ogni vizio; o meglio, lo erano stati, più di mille anni prima. Non era certo se ridere o sentirsi male. Da un lato aveva l’opportunità di parlare con Birgitte — Birgitte! Non avrebbe mai superato lo stupore — ma dall’altro dubitava che sarebbe stato in grado di godersi la musica, visto il rumore che facevano i dadi nella sua testa. Birgitte doveva esserne in qualche modo la chiave. Un uomo con un pizzico di cervello ormai sarebbe già uscito dalla finestra. «Un boccale o due... mi sembra un’ottima idea» le rispose Mat.

Una leggera brezza proveniente dalla baia portava con sé un po’ di frescura, ma la notte sembrava comunque opprimente a Nynaeve. La musica e le risate giungevano fin nel palazzo, e in parte venivano dall’interno del palazzo stesso. Era stata invitata al ballo da Tylin in persona, con Elayne e Aviendha, ma avevano tutte declinato, in modo più o meno educato. Aviendha aveva detto che c’era un solo tipo di danza alla quale avrebbe preso parte con un abitante delle terre bagnate, risposta che aveva lasciato Tylin perplessa. Nynaeve avrebbe voluto accettare — solo una sciocca rifiutava un invito a un ballo — ma sapeva che poi avrebbe fatto esattamente ciò che stava facendo adesso. Si sarebbe seduta, in preda alle preoccupazioni, cercando di non rosicchiarsi le unghie. E così erano tutte lì, chiuse nei loro appartamenti con Thom e Juilin, nervosi come gatti in gabbia, mentre tutti a Ebou Dar si divertivano.

Be’, lei era nervosa. Che cosa stava trattenendo Birgitte? Quanto ci voleva a dire a un uomo di presentarsi da qualche parte la mattina successiva? Luce, tutto quello sforzo era inutile, ed era passata da tempo l’ora di andare a letto. Da molto tempo. Se solo fosse riuscita a dormire, avrebbe potuto accantonare i ricordi di quella mattinata orribile e di quei viaggi in barca. La cosa peggiore era che il suo senso del tempo le diceva che c’era una bufera in arrivo, che i venti avrebbero dovuto infuriare fuori dal palazzo e la pioggia cadere con violenza, così fitta da non riuscire a guardarsi i piedi. Ci aveva impiegato diverso tempo a capire cosa succedeva le volte in cui ascoltava il vento e le sembrava di sentire delle menzogne. O meglio, credeva di averlo capito. Era un altro il tipo di bufera in arrivo, non pioggia e vento. Non ne aveva prove, ma si sarebbe mangiata le scarpe se Mat Cauthon non c’entrava in qualche modo. Avrebbe voluto dormire per un mese intero, magari un anno, e dimenticare tutte le preoccupazioni fino a quando Lan non l’avesse svegliata con un bacio come il re del sole con Talia. Un pensiero ridicolo, quella era solo una favola e anche molto sconveniente, e in ogni caso lei non sarebbe diventata il cucciolo di nessun uomo, nemmeno di Lan. Però lo avrebbe trovato e lo avrebbe legato. Lei avrebbe... Luce! Se non fosse stata sicura che le altre l’avrebbero fissata, si sarebbe messa a camminare nervosamente fino a consumare la suola delle scarpe!

Le ore trascorsero. Nynaeve lesse e rilesse la breve lettera che Mat aveva lasciato a Tylin. Vicino alla sua sedia con lo schienale alto c’era Aviendha, tranquillamente seduta a gambe incrociate sulle mattonelle verdi del pavimento, con una copia elegante e rilegata in pelle dorata de I Viaggi di Jain Farstrider sulle ginocchia. Lei non era in ansia, o almeno non lo dava a vedere, ma quella donna non si sarebbe scomposta nemmeno se qualcuno le avesse infilato una vipera sotto il vestito. Fin da quando era ritornata al palazzo aveva indossato giorno e notte quella collana in argento con quei motivi intricati. Tranne quando erano in barca. Aveva detto che sarebbe stato rischioso, in quel frangente. Nynaeve si chiese distrattamente perché non portava più il braccialetto d’avorio. Aveva sentito una conversazione, qualcosa sul non volerlo indossare fino a quando Elayne non ne avesse ricevuto uno uguale, cosa che per lei non aveva molto senso. Per la verità, non le importava neppure. La lettera richiamò ancora una volta la sua attenzione.

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