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La corona di spade

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La corona di spade
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Alcune si fecero indietro sistemando lo scialle e pulendo la gonna come se fosse impolverata. Sevanna avrebbe dato di tutto per vedere. Quasi tutto. Come facevano a essere tanto codarde? Come potevano mostrare così apertamente la loro paura?

Alla fine Modarra disse: «Mi chiedo cosa succederebbe se lo toccassimo con Fuoco in qualche altro punto.»

«Carica troppo una scatola del richiamo, oppure caricala nel modo sbagliato, e potrebbe fondersi,» fu la risposta che risuonò nell’aria con voce maschile «potrebbe anche espl...»

La voce si interruppe quando le donne si alzarono in piedi per scrutare fra gli alberi. Alarys e Modarra estrassero addirittura i pugnali, pur essendo inutili, in presenza dell’Unico Potere. Nulla si muoveva fra le ombre striate di raggi solari, nemmeno un uccello.

Sevanna non si mosse. Aveva creduto forse a un terzo di quanto le aveva detto quell’abitante delle terre bagnate, ma riconobbe la sua voce. Caddar. Gli abitanti delle terre bagnate avevano sempre molti nomi, ma lui le aveva fornito solo questo. Sospettava che fosse un uomo con molti segreti. «Riprendete il vostro posto,» ordinò Sevanna «e tornate all’opera. Come faccio a convocarlo se avete paura anche solo della sua voce?»

Rhiale si voltò di scatto a bocca aperta e con lo sguardo incredulo. Senza dubbio si chiedeva come faceva Sevanna a sapere che avevano smesso di incanalare. Era evidente che non stava più ragionando.

Con lentezza e a disagio, le donne si disposero di nuovo in circolo. Rhiale era la più inespressiva di tutte.

«Bene, siete tornate» disse la voce di Caddar, sempre dall’aria. «Avete al’Thor?»

Qualcosa nel tono di quella voce fece allarmare Sevanna. Non era possibile, eppure quell’uomo sapeva già la verità. Quindi lei cambiò completamente il discorso che si era preparata. «No, Caddar, ma dobbiamo comunque parlare. Ci vedremo fra dieci giorni nello stesso posto in cui ci siamo incontrati la prima volta.» Avrebbe potuto raggiungere le vallate del Pugnale del Kinslayer anche in meno tempo, ma aveva bisogno di prepararsi. Come faceva quell’uomo a sapere?

«È un bene che tu abbia detto la verità, ragazza» mormorò secco Caddar. «Scoprirai che non mi piacciono le menzogne. Continua a essere sincera, e io verrò.»

Sevanna fissò il cubo, esterrefatta. Ragazza! Non riusciva a credere alle sue orecchie. Rhiale non la guardò di proposito e le labbra di Meira si distorsero in un sorriso, imbarazzato poiché non era un’espressione che usava spesso.

Il sospiro di Caddar riempì la radura. «Di’ alla tua Sapiente di continuare a fare esattamente ciò che sta facendo — nient’altro — e io verrò da te.» La pazienza forzata nel suo tono di voce strideva come una pietra per affilare le lame. Una volta che Sevanna avesse ottenuto ciò che voleva da quell’abitante delle terre bagnate, lo avrebbe fatto vestire con il bianco dei gai’shain. No, in nero!

«Che vuol dire che verrai tu, Caddar?» La risposta fu il silenzio. «Caddar, dove sei?» Silenzio. «Caddar?»

Le altre si scambiarono delle occhiate, a disagio.

«È pazzo?» chiese Tion. Alarys mormorò che doveva esserlo e Belinde chiese furiosa per quanto tempo ancora dovevano portare avanti quella follia. «Fino a quando dirò basta» rispose Sevanna fissando il cubo. Provò un barlume di speranza. Se quell’uomo era capace di tanto, allora di sicuro poteva tener fede alle sue promesse e forse... Ma non si permetteva di sperare troppo. Guardò fra i rami intrecciati. Il sole doveva ancora raggiungere il suo picco. «Se non arriva per mezzogiorno, proseguiremo.» Era troppo aspettarsi che le altre non si lamentassero.

«Vuoi dire che dobbiamo restarcene qui sedute come sassi?» Alarys scosse il capo con una mossa esperta, mandando tutti i capelli dietro la schiena. «Per un abitante delle terre bagnate?»

«Qualsiasi cosa ti abbia promesso, Sevanna,» disse Rhiale accigliata «non può valere tutto questo.»

«È un pazzo» ruggì Tion.

Modarra indicò il cubo con un cenno del capo. «E se potesse ancora sentire?»

Tion tirò su con il naso, e Someryn disse: «Perché dovrebbe importarci se un uomo sente ciò che stiamo dicendo? Io non ho intenzione di aspettarlo.»

«E se fosse come quegli abitanti delle terre bagnate con le giubbe nere?» Belinde serrò le labbra fino a somigliare a Meira.

«Non essere ridicola» la derise Alarys. «Gli abitanti delle terre bagnate uccidono a vista quel tipo di uomini. Qualsiasi cosa dicano gli algai’d’siswai, dev’essere stata opera delle Aes Sedai. E di Rand al’Thor.» Quel nome fece calare il silenzio, ma non durò a lungo.

«Caddar deve avere un cubo come questo» suppose Belinde. «Deve avere una donna con il dono per farlo funzionare.»

«Aes Sedai?» Rhiale emise un verso gutturale di disgusto. «Anche se con lui ci fossero dieci Aes Sedai, ci occuperemo di loro come meritano.»

Meira rise, un suono asciutto e sterile come il suo viso. «Sembra quasi che hai cominciato a credere che siano state davvero loro a uccidere Desaine.»

«Bada a come parli!» scattò Rhiale.

«Sì» mormorò ansiosa Someryn. «Le parole imprudenti potrebbero essere sentite dalle orecchie sbagliate.»

La risata di Tion fu corta e sgradevole. «Voi tutte messe insieme avete meno coraggio di un abitante delle terre bagnate.» Quell’osservazione provocò una risposta rabbiosa di Someryn e anche di Modarra. Meira pronunciò parole che avrebbero scatenato una faida, se non si fossero trovate fra Sapienti, e Alarys parlò in termini ancora più duri, mentre Belinde...

Le loro discussioni irritavano Sevanna, anche se erano la garanzia che non avrebbero cospirato contro di lei, ma non fu quello il motivo per cui sollevò la mano per farle tacere. Rhiale la guardò male e aprì la bocca per rispondere e in quel momento sentirono la stessa cosa che aveva sentito Sevanna. Qualcosa faceva frusciare le foglie morte fra gli alberi. Nessun Aiel avrebbe fatto tanto rumore, se anche qualcuno avesse osato avvicinarsi. Le Sapienti non erano state invitate, e gli animali non si avvicinavano tanto agli umani. Stavolta Sevanna si alzò in piedi con le altre.

Apparvero due sagome, un uomo e una donna, che camminavano spezzando abbastanza rami sotto da svegliare un sasso. Si fermarono poco prima del limitare della radura e l’uomo piegò leggermente il capo per parlare alla donna. Era Caddar, con una giubba quasi nera e il merletto intorno al collo e ai polsi. Almeno non aveva una spada. Sembrava stessero discutendo. Sevanna avrebbe dovuto essere in grado di sentire qualcosa, eppure il silenzio era totale. Caddar era molto più alto di Modarra — alto per un abitante delle terre bagnate e anche per un Aiel — e la donna gli arrivava appena al petto. Lei era di carnagione scura e aveva i capelli neri come quelli dell’uomo, e la sua bellezza lasciò Sevanna senza parole. Indossava un abito di seta rosso brillante, tagliato per mostrare il seno anche più di quanto non facesse Someryn.

Come se quel pensiero l’avesse evocata, Someryn si avvicinò a Sevanna. «La donna ha il dono» sussurrò senza distogliere lo sguardo dalla coppia. «Ha intessuto una barriera.» Dopo essersi inumidita le labbra, aggiunse con riluttanza: «È forte. Molto forte.» Detto da lei doveva davvero significare qualcosa. Sevanna non aveva mai capito perché la forza nel Potere non contasse fra le Sapienti — anche se era grata che fosse così, per il suo bene —, ma Someryn si vantava spesso di non aver mai incontrato una donna forte quanto lei. E a giudicare dal tono della sua voce, Sevanna sospettò che quella con Caddar fosse molto più forte.

In quel momento, però, non le sarebbe importato neppure se quella donna avesse potuto spostare le montagne. Doveva essere un’Aes Sedai. Anche se non ne aveva il volto, Sevanna ne aveva già viste altre che non mostravano la caratteristica assenza di età. Doveva essere un’Aes Sedai, se Caddar era riuscito a mettere le mani su quel ter’angreal. Quella donna lo aveva aiutato a trovare Sevanna e le altre e ad andare da loro. Così presto, così in fretta. Le possibilità erano infinite e la speranza cresceva. Ma fra i due chi era al comando?

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