La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Elayne scambiò occhiate con Dyelin e Birgitte, entrambe parevano stupefatte. Anche Elayne si sentiva allo stesso modo. Le altre due donne lo sapevano, naturalmente, ma il piccolo Perival era andato vicino a svelare un segreto che doveva essere mantenuto. Altri avrebbero potuto capire prima o poi che gli uomini delle Marche di Confine avevano avuto l’obiettivo di spingere le casate a unirsi a lei, ma quello non doveva essere confermato.
«Luan e gli altri hanno inviato ad Arymilla la richiesta di una tregua finché gli uomini delle Marche di Confine non saranno ricacciati indietro» disse Dyelin dopo un momento. «Lei ha chiesto tempo per riflettere. Da quanto posso desumere, è stato allora che lei ha iniziato ad aumentare i suoi sforzi contro le mura. A loro dice che sta ancora riflettendo.»
«A parte ogni altra cosa,» disse Calalyn in tono accalorato «questo dimostra perché Arymilla non merita il trono. Antepone la propria ambizione alla sicurezza dell’Andor. Luan e gli altri devono essere degli sciocchi a non capirlo.»
«Non sciocchi» replicò Dyelin. «Solo uomini e donne che pensano di comprendere il futuro meglio di quanto fanno in realtà.»
E se fossero state lei e Dyelin quelle che non vedevano il futuro con chiarezza, si domandò Elayne. Per salvare l’Andor lei avrebbe dato il suo sostegno a Dyelin. Non ne sarebbe stata lieta, ma per salvare il sangue dell’Andor l’avrebbe fatto. Dyelin avrebbe avuto il sostegno di dieci casate, forse più. Perfino Danin Candraed avrebbe potuto decidere infine di muoversi ad appoggiare Dyelin. Tranne che Dyelin non voleva essere regina. Lei credeva che fosse Elayne quella adatta a indossare la Corona di Rose. Così credeva Elayne. Ma se si fossero sbagliale? Non era la prima volta che le veniva in mente quella domanda, ma ora, fissando la mappa con tutte le sue cattive nuove, non riusciva a liberarsene.
Quella sera, dopo una cena memorabile solo per la sorpresa di minuscole fragole, si sedette nell’ampio salotto dei suoi appartamenti a leggere. A cercare di leggere. Il libro rilegato in cuoio era una storia dell’Andor, come buona parte delle sue letture recenti. Era necessario leggerne il più possibile per ottenere una qualche versione reale della verità, confrontando i diversi libri tra loro. Tanto per cominciare, un volume pubblicato per la prima volta durante il periodo di una certa regina non menzionava mai nessuno dei suoi passi falsi o quelli di coloro che l’avevano immediatamente preceduta se erano della sua stessa casata. Bisognava consultare libri scritti mentre Trakand deteneva il trono per apprendere degli errori di Mantear, e libri scritti sotto Mantear per venire a conoscenza di quelli di Norwelyn. Gli errori delle altre potevano insegnarle come non commettere gli stessi a sua volta. Fra stata quasi la prima lezione che sua madre le aveva impartito.
Non riusciva a concentrarsi, però. Spesso si ritrovava a fissare una pagina senza vedere una parola, pensando a sua sorella o iniziando a dire qualcosa ad Aviendha prima di ricordarsi che lei non era lì. Si sentiva molto sola, il che era ridicolo. Sephanie era in piedi in un angolo nell’eventualità che lei desiderasse qualcosa. Otto donne della Guardia si trovavano fuori dalla porta dei suoi appartamenti e una di loro, Yurith Azeri, era una conversatrice eccellente, una donna istruita anche se manteneva il riserbo sul proprio passato. Ma nessuna di loro era Aviendha.
Quando Vandene scivolò nella stanza seguita da Kirstian e Zarya, le parve un sollievo. Le due donne abbigliate di bianco si fermarono presso la soglia, le loro espressioni umili. Non toccala dal Bastone dei Giuramenti, la pallida Kirstian, con le mani ripiegate in vita, pareva aver appena raggiunto la mezza età. Zarya, con i suoi occhi obliqui e il naso a becco, sembrava più giovane, teneva qualcosa avvolto in un asciugamano bianco.
«Perdonami per l’interruzione» esordì Vandene, poi si accigliò. Il volto canuto della Verde in qualche modo dava l’impressione di un’età avanzata malgrado le sue fattezze da Aes Sedai. Quelle potevano essere di una ventenne, una quarantenne o qualunque cosa nel mezzo; pareva cambiare a ogni battito di palpebre. Forse era dovuto ai suoi occhi scuri, luminosi, profondi e tormentati, che avevano visto così tanto. In lei c’era anche un’aria di spossatezza. Teneva la schiena dritta, ma pareva comunque stanca. «Non sono affari miei, naturalmente,» disse con delicatezza «ma c’è una ragione per cui stai trattenendo così tanto Potere? Pensavo che dovessi star intessendo qualcosa di molto complesso quando ti ho percepito nel corridoio.»
Con un sussulto, Elayne si rese conto che tratteneva quasi tanto saidar quanto poteva conservarne in sicurezza. Com’era successo? Non si ricordava di aver attinto così a fondo. Si affrettò a lasciar andare la Fonte, il rimpianto che la colmava mentre il Potere defluiva via e il mondo diventava... di nuovo ordinario. All’istante il suo umore ebbe un forte sbalzo.
«Non stai interrompendo nulla» disse stizzita, appoggiando il libro sul tavolo di fronte a sé. Non ne aveva letto nemmeno tre pagine, comunque.
«Possiamo parlare in privato, allora?»
Elayne fece un brusco cenno di assenso — non erano affari di quella donna quanto Potere tratteneva: lei conosceva i protocolli quanto Elayne o meglio — e disse a Sephanie di aspettare nell’anticamera mentre Vandene in tesseva una protezione contro orecchie indiscrete.
Protezione o meno, Vandene attese finché la porta non si fu chiusa dietro la cameriera prima di parlare. «Reanne Corly è morta, Elayne.»
«Oh, Luce, no.» Fa collera si tramutò in singhiozzi od Elayne si affrettò a prendere un fazzoletto orlato di merletto dalla manica per asciugare le lacrime che all’improvviso le colarono lungo le guance. Maledì i suoi sbalzi d’umore, tuttavia Reanne di certo si meritava qualche lacrima. Aveva desiderato così tanto diventare una Verde. «Come?» Che fosse folgorata, desiderava poter smettere di singhiozzare!
Non ci furono lacrime da Vandene. forse non ne aveva più. «È stata soffocata col Potere. Chiunque l’abbia fatto ne ha usato molto più del necessario. I residui di saidar erano marcati su di lei e nella stanza in cui è stata trovata. L’assassina voleva essere certa che fosse evidente com’era morta.»
«Questo non ha senso, Vandene.»
«Forse sì. Zarya?»
La Saldeana posò il suo piccolo involto sul tavolo e lo spiegò per rivelare una bambola di legno snodata. Era molto vecchia, il semplice vestito logoro, il viso dipinto che si andava sfaldando e senza un occhio, metà dei suoi lunghi capelli scomparsi.
«Questa apparteneva a Mirane Larinen» disse Zarya. «Derys Nermala l’ha rinvenuta dietro un armadio.»
«Non capisco cosa abbia a che fare una bambola lasciata indietro da Mirane con la morte di Reanne» disse Elayne asciugandosi gli occhi. Mirane era una delle donne della Famiglia che erano fuggite via.
«Solo questo» rispose Vandene. «Quando Mirane andò alla Torre, nascose questa bambola perché aveva sentito che tutto quello che possedeva sarebbe stato bruciato. Dopo che fu espulsa, la recuperò e la portò sempre con sé. Sempre. Aveva una bizzarria, però. Ogni volta che si fermava per qualche tempo, nascondeva la bambola di nuovo. Non chiedermi perché. Ma non sarebbe scappata abbandonandola.»
Ancora sfiorandosi gli occhi, Elayne si appoggiò all’indietro contro lo schienale. Il suo pianto era scemato in lievi inspirazioni col naso, ma dai suoi occhi colavano ancora lacrime. «Dunque Mirane non è fuggita. E stata assassinata e il suo corpo è stato... eliminato.» Un modo sinistro per porla.
«Anche le altre, pensi? Tutte quante?»
Vandene annuì e per un momento le sue esili spalle si afflosciarono. «Lo temo davvero» disse raddrizzandosi. «Sospetto che siano rimasti indizi tra le cose che si sono lasciate indietro, ricordi custoditi gelosamente come questa bambola o un gioiello preferito. L’assassina voleva farci pensare che era astuta nel nascondere i suoi crimini, ma non abbastanza, solo che noi non siamo state abbastanza sveglie da trovare quegli indizi, per cui ha deciso di diventare più sfacciata.»