La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Per spaventare le donne della Famiglia e farle fuggire» borbottò Elayne. Quello non l’avrebbe paralizzata, ma l’avrebbe gettata di nuovo alla mercé delle Cercavento e quelle parevano essere diventate meschine. «Quante di loro lo sanno?»
«Tutte, oramai, credo» disse Vandene in tono asciutto. «Zarya ha detto a Derys di stare zitta, ma a quella donna piace il suono della propria voce.»
«Questo pare diretto a me, per aiutare Arymilla a ottenere il trono, ma perché mai una Sorella Nera avrebbe interesse in una faccenda del genere? Non riesco a pensare che ci siano due assassine in mezzo a noi. Perlomeno questo risolve la questione di Merilille. Parla con Sumeko e Alise, Vandene. Loro possono assicurarsi che le altre non si facciano prendere dal panico.» Sumeko era seconda in rango a Reanne, visto il modo in cui la Famiglia ordinava la propria gerarchia, e Alise, sebbene di molto inferiore, era una donna di grande influenza. «D’ora in poi nessuna di loro dev’essere sola, mai. Sempre almeno due assieme, e tre o quattro sarebbe ancora meglio. E avvisale di stare attente a Careane e Sareitha.»
«Io consiglierei di no» si affrettò a dire Vandene. «Dovrebbero essere al sicuro in gruppi, e la notizia raggiungerebbe Careane e Sareitha. Messe in guardia contro delle Aes Sedai? Le donne della Famiglia si farebbero scoprire in un minuto.» Kirstian e Zarya annuirono solennemente.
Dopo un attimo Elayne acconsentì con riluttanza a mantenere quella segretezza. La ‘Famiglia probabilmente sarebbe stata al sicuro in gruppi, «informa Chanelle di Reanne e delle altre. Non riesco a immaginare che le Cercavento corrano qualche pericolo — perdere loro non mi ferirebbe quanto perdere la Famiglia — ma non sarebbe meraviglioso se decidessero di andarsene?»
Non si aspettava che l’avrebbero fatto — Chanelle temeva di tornare dal Popolo del Mare senza aver portato a termine l’accordo — tuttavia se fosse accaduto sarebbe stato un raggio di sole in una giornata altrimenti pessima. Perlomeno pareva improbabile che qualcosa potesse rabbuiare quel giorno ancor di più. Quel pensiero le fece correre un brivido lungo la schiena. Volesse la Luce che nulla lo rabbuiasse ancor di più.
Arymilla spinse via da sé il piatto di stufato con una smorfia. Le era stata offerta la scelta di letti per la notte — Arlene, la sua cameriera, stava effettuando quella scelta adesso; la donna sapeva cosa le piaceva — e il minimo che si aspettava era un pasto decente, ma il montone era grasso e per di più stava decisamente iniziando a diventare rancido. Di recente accadeva fin troppo spesso. Stavolta il cuoco sarebbe stato fustigato! Non era certa di quale nobile dell’accampamento quel cuoco fosse al servizio, solo che era ritenuto il migliore a disposizione — il migliore! —, ma questo non aveva importanza. Sarebbe stato fustigato come esempio. E poi cacciato via, naturalmente. Non ci si poteva mai fidare di un cuoco dopo che era stato punito.
L’umore all’interno della tenda era tutt’altro che gioviale. Diversi nobili nell’accampamento avevano sperato in un invito a cenare con lei, ma nessuno era di rango abbastanza elevato. Stava iniziando a pentirsi di non averlo chiesto a uno o due, perfino qualcuno della gente di Naean o di Elenia. Magari sarebbero stati piacevoli. Al tavolo con lei c’erano i suoi alleati più fedeli e si poteva pensare che sedessero al banchetto di un funerale. Oh, l’ossuto vecchio Nasin, con i suoi capelli bianchi sempre più radi e spettinati, stava divorando tutto di gusto, apparentemente non notando che la carne era quasi guasta, e le dava pacche paterne sulla mano. Lei incontrò i suoi sorrisi come una figlia obbediente. Quell’idiota stava indossando una delle sue giacche ricamate a fiori. Quell’affare sarebbe potuto passare per una veste da donna! Per fortuna i suoi sguardi lascivi erano tutti diretti lungo il tavolo verso Elenia; la donna dai capelli color miele trasalì, il suo volto scaltro che impallidiva ogni volta che gli lanciava un’occhiata. Controllava la casata Sarand come se fosse lei la Somma Signora, non suo marito, tuttavia temeva che Arymilla avrebbe comunque lasciato che Nasin facesse come voleva con lei. Quella minaccia non era necessaria ora, ma era bene averla a disposizione. Sì, Nasin era abbastanza felice nella sua futile caccia a Elenia, ma gli altri erano sprofondati nella depressione. Avevano messo da parte i loro piatti toccati a malapena e continuavano a farsi riempire le coppe di vino facendo andare i servitori avanti e indietro. Ad Arymilla non piaceva fidarsi dei servitori altrui. Almeno il vino non era inacidito.
«Dico ancora che dovremmo spingere di più» brontolò Lir con voce alticcia dentro la sua coppa. Un uomo sferzante, con la giacca rossa che mostrava il logorio delle cinghie dell’armatura, il Sommo Signore di Baryn era sempre pronto a colpire. La sottigliezza semplicemente non era per lui. «I miei occhi e orecchie riferiscono che sempre più uomini entrano in città ogni giorno attraverso questi ‘passaggi’.» Scosse il capo e borbottò qualcosa sottovoce. Quell’uomo credeva davvero alle voci di dozzine di Aes Sedai nel palazzo reale. «Tutti questi piccoli assalti non servono altro che a farci perdere uomini.»
«Sono d’accordo» disse Karind, giocherellando con una grossa spilla dorata, laccata con la volpe rossa in corsa di Anshar, assicurata al suo seno. Non era meno alticcia di Lir. Il suo viso squadrato aveva in sé una certa mollezza. «Dobbiamo sferrare un colpo decisivo invece di gettare via uomini. Una volta che saremo oltre le mura, il nostro vantaggio numerico pagherà.»
La bocca di Arymilla si tese. Potevano almeno mostrarle un po’ del rispetto dovuto a una donna che presto sarebbe stata la regina dell’Andor invece di essere in disaccordo con lei tutto il tempo. Purtroppo Baryn e Anshar non erano vincolali a lei in modo tanto stretto come Sarand e Arawn. A differenza di Jarid e Naean, Lir e Karind avevano annunciato il loro sostegno a lei senza pubblicarlo per iscritto. Né lo aveva fatto Nasin, ma lei non aveva paura di perderlo. Lo aveva avvolto attorno al polso come un braccialetto.
Sforzandosi di sorridere, rese la sua voce gioviale. «Perdiamo mercenari. A cos’altro servono i mercenari se non a morire al posto dei nostri armigeri?» Sollevò la sua coppa di vino e un uomo magro nel suo azzurro bordato d’argento si affrettò a riempirgliela. In effetti fu cosi frettoloso che le versò una goccia sulla mano. L’espressione accigliata di Arymilla lo indusse a prendere dalla propria tasca un fazzoletto per asciugarla prima ancora che lei potesse ritirare la mano. Il suo fazzoletto? Solo la Luce sapeva dov’era stata quella lurida cosa, e lui l’aveva toccata con esso! La bocca del servitore si contorse dalla paura mentre indietreggiava, inchinandosi e mormorando scuse. Che servisse pure il pasto. Poteva essere licenziato dopo. «Avremo bisogno di tutti i nostri armigeri quando cavalcherò contro gli uomini delle Marche di Confine. Non sei d’accordo, Naean?»
Naean sussultò come punta con uno spillo. Magra e pallida in un abito di seta gialla lavorato sul petto con motivi argentei delle triplici chiavi di Arawn, aveva iniziato ad apparire smunta nelle recenti settimane, i suoi occhi azzurri tesi e stanchi. Tutte le sue arie di altezzosità erano quasi svanite. «Ma certo, Arymilla» disse umilmente e tracannò la sua coppa. Bene. Lei ed Elenia erano decisamente domate, ma ad Arymilla piaceva controllare ogni tanto per assicurarsi che a nessuna stesse crescendo una nuova spina dorsale.
«Se Luan e gli altri non ti appoggeranno, a cosa servirà prendere Caemlyn?» Sylvase, nipote ed erede di Nasin, parlava così di rado che la domanda lasciò tutti sconcertati. Robusta e non molto bella, di solito aveva uno sguardo vacuo, ma al momento i suoi occhi azzurri parevano piuttosto penetranti. Tutti la fissarono. Ciò non parve turbarla affatto. Giocherellò con una coppa di vino, ma Arymilla pensava che non fosse più della sua seconda. «Se dobbiamo combattere gli uomini delle Marche di Confine, perché non accettare la tregua di Luan in modo che l’Andor possa mettere in campo la sua intera forza non ostacolata da divisioni?»