La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«E nessuno di noi poteva aspettare di sentire quando Luan e gli altri si uniranno a noi. Questi due sarebbero venuti fin qui di corsa.» Arruffò i capelli dei due ragazzi più giovani con lui, Periva! Mantear e Branlet Gilyard, che gli rivolse un’occhiata cupa e si passò le mani fra la chioma per raddrizzarla. Perival arrossì. Piuttosto basso, ma già grazioso, era il più giovane con i suoi dodici anni, eppure Branlet ne aveva solo uno più di lui.
Elayne sospirò, ma non poteva chiedere loro di andarsene. Potevano essere perlopiù bambini — forse tutti, considerando il comportamento di Conail — tuttavia erano i Sommi Signori delle loro casate e, assieme a Dyelin, i suoi alleati più importanti. Desiderava sapere come fossero arrivati a conoscenza dello scopo del viaggio di Dyelin. Quello doveva essere un segreto finché non avesse saputo quali notizie Dyelin avrebbe portato. Un altro compito per Reene. Chiacchiere incontrollate, quelle sbagliate, potevano essere pericolose quanto le spie.
«Dov’è Aviendha?» domandò Catalyn. Stranamente era piuttosto accattivata da Aviendha.
‘Affascinata’ poteva essere una parola migliore. Aveva addirittura insistito per convincere Aviendha a insegnarle a usare una lancia!
«Dunque, mia signora,» disse Conail, dirigendosi a riempire di vino un calice azzurro «quando si uniranno a noi?»
«La notizia cattiva è che non lo faranno» affermò Dyelin con calma. «Quella buona è che ognuno di loro ha rifiutato un invito a unirsi ad Arymilla.» Si schiarì sonoramente la gola quando Branlet allungò una mano verso la caraffa di vino. Le guance del ragazzo si imporporarono e lui prese l’altra caraffa come se fosse sempre stata quella la sua intenzione. Era il Sommo Signore della casata Gilyard eppure ancora un ragazzo nonostante la spada al suo fianco. Anche Perival portava una spada, che si trascinava lungo le piastrelle del pavimento e pareva troppo grande per lui, ma aveva già preso latte di capra. Versandosi il proprio vino, Catalyn sogghignò rivolta ai ragazzi più giovani, un sorriso di superiorità che svanì quando notò che Dyelin la stava guardando.
«Queste sono inezie per chiamarle buone notizie» disse Birgitte. «Che io sia folgorata se non è così. Porti indietro un dannato scoiattolo mezzo morto di fame e lo chiami un taglio di manzo.»
«Caustica come sempre» disse Dyelin in tono asciutto. Le due donne si guardarono a vicenda, Birgitte che chiudeva le mani a pugno, Dyelin che tastava il pugnale alla sua cintura.
«Niente discussioni» disse Elayne, rendendo la propria voce tagliente. La rabbia nel legame fu d’aiuto. A volte temeva che quelle due potessero arrivare alle mani. «Non tollererò i vostri bisticci oggi.»
«Dov’è Aviendha?»
«Se n’è andata, Catalyn. Cos’altro hai appreso, Dyelin?»
«Andata dove?»
«Andata via» rispose Elayne con calma. Saidar o meno, voleva schiaffeggiare la ragazza. «Dyelin?» La donna più anziana prese un sorso di vino per coprire il fatto di aver interrotto la sua contesa di sguardi con Birgitte. Andandosi a mettere accanto a Elayne, raccolse lo spadaccino d’argento, lo rigirò fra le mani, poi lo posò di nuovo. «Aemlyn, Arathelle e Pelivar hanno cercato di convincermi ad annunciare una rivendicazione al trono, ma sono stati meno categorici dell’ultima volta che ho parlato con loro. Credo di averli quasi convinti che non lo farò.»
«Quasi?» Birgitte mise una notevole quantità di scherno in quella parola. Dyelin la ignorò apertamente. Elayne si accigliò verso Birgitte, che apparve a disagio e poi si allontanò il tempo sufficiente per prendersi un calice di vino. Molto soddisfacente. Qualunque cosa stesse facendo in modo giusto, sperava che continuasse a funzionare.
«Mia signora» disse Perival con un inchino, porgendo uno dei calici che aveva in mano a Elayne. Lei riuscì a sorridere e a fare una riverenza prima di accettare l’offerta. Latte di capra. Per la Luce, stava cominciando a detestare quella roba!
«Luan e Abelle sono stati... vaghi» continuò Dyelin, accigliandosi verso l’alabardiere. «Potrebbero pendere verso di te.» Dal suo tono non pareva che ci credesse, però. «Ho ricordato a Luan che mi ha aiutato ad arrestare Naean ed Elenia, quando tutto è iniziato, ma questo potrebbe non essere servito a molto, come con Pelivar.»
«Dunque può darsi che tutti si aspettino che Arymilla vinca» disse Birgitte in tono truce. «Se tu sopravvivi, si dichiareranno per te contro di lei. In caso contrario, una di loro farà la propria rivendicazione. Ellorien ha le migliori possibilità dopo di te, non è vero?» Dyelin aggrottò le sopracciglia, ma non si curò di negare.
«Ed Ellorien?» chiese Elayne in tono pacato. Era sicura di sapere già la risposta. Sua madre aveva fatto fustigare Ellorien. Quello era accaduto sotto l’influenza di Rahvin, ma pochi parevano crederlo. Pochi parevano credere che Gaebril fosse mai stato Rahvin.
Dyelin fece una smorfia. «Quella donna ha la testa dura come una pietra! Annuncerebbe una rivendicazione in mio nome se pensasse che potesse servire a qualcosa. Almeno ha abbastanza buonsenso da capire che non sarebbe così.» Elayne notò che Dyelin non fece menzione di alcuna rivendicazione nel nome della stessa Ellorien. «In ogni caso, ho lasciato Keraille Surtovni e Julanya Fole a controllarli. Dubito che si sposteranno, ma se lo facessero lo sapremo all’istante.» Tre donne della Famiglia che avevano bisogno di formare un circolo per Viaggiare stavano controllando gli uomini delle Marche di Confine per la stessa ragione.
Niente buone notizie, allora, per quanto Dyelin cercasse di farle sembrare tali. Elayne aveva sperato che la minaccia degli uomini delle Marche di Confine avrebbe indotto alcune delle casate ad appoggiarla. Perlomeno una ragione per cui li ho lasciati passare per l’Andor tiene ancora, pensò cupamente. Perfino se non fosse riuscita a ottenere il trono, aveva compiuto quel servizio per l’Andor. A meno che chiunque lo avesse conquistato non ingarbugliasse le faccende completamente. Poteva immaginare che Arymilla l’avrebbe fatto. Be’, Arymilla non avrebbe indossato la Corona di Rose, su quello non c’era dubbio. In un modo o nell’altro doveva essere fermata.
«Dunque sono sei, sei e sei» disse Catalyn, accigliandosi e tastando col pollice il lungo anello col sigillo alla sua mano sinistra. Pareva pensierosa, cosa insolita per lei. Il suo stile abituale era dire quello che le passava per la mente senza la minima riflessione. «Perfino se Candraed si unisse a noi, ce ne mancherebbero dieci.» Si stava forse chiedendo perché avesse legato Haevin a una causa disperata? Purtroppo non aveva legato la sua casata in modo così stretto che i nodi non potevano essere sciolti.
«Ero certo che Luan si sarebbe unito a noi» borbottò Conail. «E Abelle e Pelivar.» Prese una lunga sorsata di vino. «Una volta che sconfiggeremo Arymilla verranno. Sarà come dico io.»
«Ma cosa stanno pensando?» domandò Branlet. «Stanno cercando di iniziare una guerra con tre fazioni?» La sua voce passò dall’acuto al basso nel mezzo della frase e il suo volto avvampò di rosso. Seppellì la faccia nel calice, ma fece una smorfia. A quanto pareva non gli piaceva il latte di capra, proprio come a lei.
«Si tratta degli uomini delle Marche di Confine.» La voce di Periva! era il cinguettio di un ragazzo, ma suonava sicuro di sé. «Si stanno tenendo in disparte perché, chiunque vinca qui, dovrà comunque vedersela con quegli eserciti.» Prese l’orso, soppesandolo come se quello potesse fornirgli le risposte. «Quello che non capisco è quale sia il motivo per cui ci stanno invadendo. Siamo così lontani dalle Marche di Confine, lì perché non hanno continuato la loro marcia e non hanno attaccalo Caemlyn? Potrebbero spazzare via Arymilla e dubito che noi potremmo impedire loro di entrare in città con la stessa facilità con cui ci riusciamo con lei. Allora perché sono qui?» Sorridendo, Conail gli diede una pacca sulla spalla. «Quella sì che sarebbe una battaglia a cui assistere, quando affronteremo gli uomini delle Marche di Confine. Le aquile di Northan e l’incudine di Mantear renderanno l’Andor orgoglioso quel giorno, eh?» Perival annuì, ma non pareva contento per quella prospettiva. Conail sicuramente sì.