Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Durante ogni sferzante passaggio accanto al Sole aveva cavalcato l'avvampante bagliore della stella sulle gigantesche, sottilissime vele. Poi, quando la distanza aveva reso fievoli i fuochi dietro di esso, le grandi vele si erano ammainate e la macchina aveva eruttato una fiamma propria. Frammenti di antimateria s'incontravano in una minuscola camera di combustione, liberando energia che era quasi luce coerente, propellendo l'apparecchio ancora più velocemente.
Erano stati sufficienti soltanto tre passaggi per condurre la sua orbita sul piano di quella di Halley, ma assai più velocemente della cometa in fuga. La tecnologia l'aveva reso possibile, e il riacceso favore dell'opinione pubblica esigeva velocità. Per la stampa popolare della nuova generazione quella era una missione di misericordia che non ammetteva ritardi.
Per altri, era qualcosa di completamente diverso. Un pagamento una tantum per corrompere e convincere quegli strani coloni, contagiati esuli nel tempo, a mantenere il loro accordo… l'accordo di starsene lontani.
Qualcuno sperava forse, in quel modo, di placare il loro senso di colpa per la distruzione della Edmund Halley? Oppure di spegnere la propria vergogna per tutti quegli anni di silenzio e disinteresse?
Saul guardava gli schermi, insieme ai rappresentanti scelti di tutti i clan, nella cavernosa Stanza di Controllo della Centrale. Una volta tanto la cavità era piena, anche se Saul era pronto a scommettere che gli architettti non avrebbero mai immaginato una simile folla… figure torve coperte di tatuaggi e d'indumenti tessuti con fibre di licheni delle halleyforme, segnati dalle cicatrici di malattie mai viste sulla Terra, i quali borbottavano fra loro in strani dialetti.
Perfino Joao Quiverian si trovava là, in un angolo, corrucciato, a braccia conserte, insieme a tre guardie del corpo e ad una lontra clonata di recente che lanciava tutt'intorno occhiate ferali, appollaiata sulla sua spalla.
I rappresentanti di tutti i clan si trovavano qui per osservare, mentre Virginia Herbert guidava l'inviato meccanico della colonia in orbita collimante con il Pacco Assistenziale ancora in fase di decelerazione.
— Certamente hanno fatto progressi. Quella torcia è potentissima — disse Andy Carroll dalla consolle balistica. — Ma non rallenta ancora abbastanza velocemente per i miei gusti.
— Eguagliamo l'orbita — mormorò Virginia con voce assonnata. — Non stare sulle spine, Andy. Abbiamo fatto anche noi dei progressi.
Un panno nero le copriva gli occhi mentre giaceva distesa sulla sua ragnatela accanto ai comandi waldo. Il cavo del connettore neurale usciva come un serpente dalla sua nuca, e le sue dita toccavano con delicatezza una serie di manopole zigrinate.
Saul notò la bocca di Quiverian che si piegava in una smorfia di disapprovazione. Ovviamente quell'uomo aveva difficoltà ad accettare che fossero dei percell a dirigere l'operazione di recupero. Ma si trovava lì soltanto perché era tollerato, e non poteva certo lamentarsi.
Per diritto, Carl avrebbe potuto tenerlo lontano, come rappresaglia per l'ammutinamento che aveva guidato giù a sud. Malgrado Quiverian avesse negato qualunque responsabilità nei confronti dei rinnegati che avevano attaccato i lanciatori equatoriali, e li avesse denunciati pubblicamente, lui e i suoi archisti non ispiravano certo fiducia. Fintanto che si trovavano nella Centrale, erano costantemente sorvegliati da una squadra di hawaiani, sia naturali che potenziati, guidati da Keoki Anuenue.
Comunque, con il potere di negoziazione che il Pacco Assistenziale stava per dargli, Carl poteva permettersi di essere generoso.
E nessuno era, poi, certo di cosa contenesse quel pacco. Saul rifletté fra sé: Potrei elencare mille articoli per i quali sarei disposto a dare un dito, una valvola bicuspide, o anche di più. E ci sono centinaia di altre liste, ognuna lunga quanto la mia.
Ahimè, probabilmente a bordo non ci sarà neppure un'oncia di buon tabacco da pipa.
Se ne uscì in un pallido sorriso ironico. Mi accontenterei del sintonizzatore per la differenziazione cellulare di quel nuovo sistema di clonazione che hanno sviluppato sulla Terra dieci anni fa.
Tutto era cominciato in maniera abbastanza logica, il suo programma con le scimmie e i gibboni, e i ceppi di vegetali sottilmente alterati… alla ricerca di nuovi elementi da aggiungere ad un crescente sinergismo, un intreccio di forme di vita di Halley e della Terra, invece di una guerra perpetua. Ma durante i mesi più recenti, era diventato qualcosa di più complicato. Adesso c'erano aspetti che, ne era certo, Carl Osborn non avrebbe approvato, e probabilmente Virginia non avrebbe mai capito.
Era per questo che aveva trasferito il suo laboratorio in una cavità segreta sotto un quadrante di Halley lontano dai razzi e dai clan, impedendo perfino alle sue guardie del corpo mech di seguirlo fin laggiù. Aveva contribuito ad allargare la breccia che c'era fra lui e Virginia, pagandone il prezzo.
Erano passati mesi dall'ultima volta che si era collegato con lei alla maniera in cui erano abituati, intrecciando le loro emozioni, e perfino i più occasionali pensieri amplificati dalla macchina, mentre si stringevano sotto il debole bagliore delle lampade di posizione di JonVon. Non aveva più osato, giacché Virginia avrebbe sicuramente trovato delle tracce… sospettando la libertà che lui si era preso, e il suo tragico risultato.
Una piccola orribile creatura che si contorceva in una incubatrice di vetro… branchie e pelliccia e una cosa sibilante… un volto vagamente umano, contorto nell'agonia, e alla fine misericordiosamente immobile…
— È una bellezza — bisbigliò Carl Osborn. E Saul sbatté le palpebre, riportandosi al presente con una scrollata di tutto il corpo. Comunque, quello era un ricordo sul quale preferiva non soffermarsi. Sollevò lo sguardo per contemplare il magico vascello che adesso era chiaramente raffigurato sugli schermi.
Cuspidi esili come ragnatele si allargavano come gli steli di un fiore denudati dall'inverno: le filiere dalle quali le grandi vele si erano gonfiate durante i tre sfreccianti passaggi del vascello da carico accanto al Sole, disposte intorno a un globo che luccicava con l'impossibile splendore d'uno specchio.
— Sto passando allo schermo analizzatore il centro di quella capsula-contenitore — annunciò Lani Nguyen dalla consolle degli strumenti. — Mi chiedevo come avessero risolto il problema dell'impatto con la polvere a quella velocità. Pare che il loro scudo non sia neppure materiale! È una specie di campo di forza gravitazionale… oppure io sono la mia zia zitella!
— No! — esclamò Andy Carroll, e condivise una rapida occhiata con Carl. — Un vero campo di forza? Non c'è da stupirsi che siano riusciti a fabbricarlo così leggero!
Otis Sergeov, capo del gruppo percell degli Ubermensch, penzolava dal bordo d'una olovasca, sulla sinistra, insieme a parecchi dei suoi camerati tatuati. — Quell'affare purpureo zippato è ancora troppo dannatamente leggero. E a cosa servono, comunque, venti tonnellate di merda terrestre?
Jeffers scoppiò a ridere. — Cosa non farei per pochi chilogrammi di trafilatrici del tipo giusto, o di un miglio o due di filo a superconduzione calda! Diavolo, per roba come questa sarei perfino disposto a dipingermi la pelle di azzurro e a farfugliare la nuova-lingua come un Uber, Otis.
Gli occhi di Sergeov lampeggiarono, e Saul seppe che il fatto di essere un percell non avrebbe salvato Jeffers, se quel russo senza gambe avesse avuto la sua sorte nelle mani.
— Bezmoodiy govnocheest! — borbottò Sergeov nella sua lingua nativa. Jeffers si limitò a ridere.
Susan Ikeda, il loro capo addetto alle comunicazioni con la Terra, riferì sull'ultimo colloquio attraverso la radio a lunga distanza.