Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
— Ma c'è qualcosa che importa, fra voi due — lui insisté.
Virginia annuì. Un breve, rapido scuotimento della testa. — Niente, a dire il vero. Soltanto… già… una di quelle cose. Il tempo…
— Il tempo ci fa cambiare tutti, Virginia. Non mi sono mai scusato con voi due per il modo in cui mi sono comportato, tanti anni fa. Sono stato un idiota. — C'era un vivo fervore nei suoi occhi.
— Eri giovane, Carl. Eravamo tutti più giovani.
Salvo Saul. Con il suo perfetto sistema immunitario, non vivrà per sempre? È questa, forse, una fonte di attrito fra noi? Carl abbassò lo sguardo per un attimo, poi incontrò i suoi occhi. — Ciò non significa che sostanzialmente il mio sentimento sia cambiato, Virginia. Se sei pronta per un cambiamento… — Carl lasciò in sospeso la frase, e d'un tratto Virginia vide qualcosa di più profondo del fervore, qualcosa di più profondo perfino della severità del comando. Sollevò la mano guantata, toccò il vetro.
— Oh, Carl. Hai sofferto così tanto.
Carl scrollò le spalle, diviso fra sentimenti contrastanti. — Sei salita da me perché… — c'era speranza nella sua voce.
Virginia scosse la testa, scacciando via la debolezza che minacciava la sua determinazione. — Carl… — Deglutì. — Carl, voglio sapere per quale motivo hai in mente di ucciderci tutti.
— Uh? — Lui la fissò. — Come… Cosa vuoi dire?
Virginia lasciò ricadere la mano. — Oh, sei sempre stato un bugiardo molto scadente, Carl. Almeno per me. Gli altri sembrano aver digerito il tuo atto di Giuda, convinti che la Terra abbia davvero l'intenzione di salvarci, tutte quelle fandonie su un passaggio ravvicinato di Marte, per poi proseguire verso Giove e Venere, poi di nuovo su Marte e la quarantena…
— Di cosa stai…
— A pensarci bene, però, Jeffers e i suoi ti appoggerebbero se sapessero la verità, no?
Carl interruppe il contatto facendo un passo indietro prima che lei concludesse la frase. Le sue labbra erano serrate. Quando parlò, i movimenti della sua bocca parevano trasmettere un'amarezza pungente anche se silenziosa. Virginia indicò con un gesto i propri orecchi. Con un impaziente scuotimento delle loro teste ricongiunse i loro caschi con un rumore stridente.
— Cos'hai intenzione di fare? — lui le chiese.
Per lo meno, non stava insultando la sua intelligenza con un'ulteriore finzione.
Carl sapeva che Virginia doveva aver visionato simulazioni in una dozzina di maniere diverse prima di accusarlo di una cosa del genere.
— Quello che farò? — rispose Virginia. — Per prima cosa ti darò la possibilità di spiegarti. Voglio sapere perché fai da paravento a questo tranello del Controllo Terrestre, mandandoci in rotta di collisione diretta con Marte?
Gli occhi di Carl si strinsero per un attimo. — Anche sulla Terra ci sono fazioni. Ci sono stati degli… scambi. Abbiamo dovuto raggiungere degli accordi per poter ricevere i Pacchi Assistenziali.
— Cosicché possiamo spiaccicarci su un pianeta fra quarant'anni? — Virginia non poté fare a meno di esplodere in un'amara risata.
— Quaranta lunghi anni, Virginia. Perfino con il siero di Saul, dovremo tenere sveglia tanta gente che per allora saremo vecchi.
— Ci sono bambini, Carl.
— Quei poveri bambini avuti dagli ortho? Non meritano neppure di essere chiamati umani, Virginia. Tu lo sai. Comunque, loro, e noi, vivremo meglio e più comodamente con gli articoli che riceveremo con i razzi dalla Terra.
— Comodità?
— Sì. Conta qualcosa. Ma c'è una ragione molto più importante.
— Quale?
— Francamente, Virginia, non vedi che questa è la sola maniera grazie alla quale potrà emergere qualcosa da questo completo fiasco?
Virginia scosse la testa. — Quale vantaggio può venire dalla morte di tutti noi?
— Be'… dal punto di vista della Terra, la fine di una minaccia. E sotto questo aspetto posso capire il punto di vista degli archisti.
— Puoi?
— Sì. Naturalmente. Farebbero qualsiasi cosa per proteggere il nostro mondo nativo dalle halleyforme. E tu non puoi biasimarli per questo.
— E dal nostro punto di vista?
Carl scrollò le spalle. — Faremo scoccare di nuovo la scintilla della vita su un mondo morto. Con la nostra morte potremo dare inizio al lungo processo per riportare Marte alla vita.
Virginia non riuscì a trattenersi dal sogghignare. — Cominci ad assomigliare a Jeffers.
— Forse io sono come lui, se è per questo. — Carl guardò altrove. Abbassò la voce. — Avrei potuto tentar di pensare a qualcos'altro, non importa quanto improbabile, se… — S'interruppe.
— Se… cosa, Carl?
— Lascia perdere. Non è importante.
— Carl! Devi parlare con me.
Lui scosse la testa. — Saul mi ha detto, qualche tempo fa, che stava lavorando ad un metodo di clonazione. Fra dieci anni, o giù di lì, potrebbe essere in grado di produrre una generazione di bambini sani, leggermente modificati per essere in salute e crescere bene alla bassa gravità. Potrebbe esserci qualcosa in quell'idea di cui parlano alcuni degli Uber di Sergeov, di dire alla Terra di andare all'inferno, cercando di colonizzare Tritone.
Virginia sbatté le palpebre, rendendosi conto di cosa avrebbe potuto indurlo ad accettare un simile piano. — Vuoi dire… me, in particolare. Non è così?
— Sì. Tu, io, i bambini che soltanto tu ed io potremmo avere insieme. Potrei venir convinto ad assumere un altro punto di vista, se questo sembrasse possibile.
Dentro la mente e il cuore di Virginia soffiava il vento gelido dell'inverno. Era una paralizzante incapacità, una indisponibilità a capirlo. Sapeva, vagamente, che quella era la personale versione di Carl delle neurosi di cui tutti loro soffrivano, ma adesso… niente di peggio della norma, ma altamente insolita. Era la maledizione del romanticismo ipertrofico. Sotto quell'aspetto il nostalgico adolescente che era in lui era rimasto congelato nel tempo…
Sapeva che una semplice confessione avrebbe potuto risolvere quel problema… una franca ammissione che, non importava quali miracoli della tecnica la scienza avesse reso disponibili, lei non avrebbe mai avuto bambini da nessun uomo. L'universo l'aveva deciso molto tempo addietro.
Però lo stordimento che provava era troppo grande, troppo simile a un blocco di ghiaccio che non riusciva a sollevare, neppure per essere gentile con un caro amico.
— Non dirò a nessuno di Marte, Carl.
— Non lo farai? — Sbatté le palpebre. — Ma io…
— Mi hai convinto che hai ragione. Sarà meglio in questo modo… morire portando la vita su un mondo morto. Meglio di un'inutile estinzione, visto dove ci conduce la nostra strada in questo momento.
Virginia arretrò e riaccese il proprio trasmettitore. — Dimmi quando e come volete incontrare il primo Pacco Assistenziale, e dammi una squadra d'appoggio. Comincerò a far passare subito delle simulazioni.
«Ci vediamo, Carl.
Cercò di non guardarlo negli occhi mentre si voltava per allontanarsi, ma sentì lo sguardo di Carl puntato sulla sua schiena mentre sceglieva un sentiero angusto e solitario per ridiscendere nella sua cripta, molto al di sotto delle gelide stelle.
SAUL
Era un animale sofisticato, il veicolo che aveva viaggiato così lontano per portar loro doni dalla lontana Terra, e aveva tracciato un ardito solco avvampante per raggiungerli in quel luogo in soli cinque anni. Sfrecciando tre volte accanto al Sole aveva acquistato una formidabile velocità, e adesso saettava finalmente verso l'esterno, dentro le nere profondità sottostanti e al di là del piano del sistema solare.