Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Nel comunicatore generale un altro urlo quando un'invisibile scarica laser colpì una collinetta dissolvendola in una buca profonda. Carl vide un corpo rotolare via… qualcuno si era nascosto là dentro.
Usò un comando di scavalcamento sul canale A. — Fate sgombrare la gente che si trova su quella montagnola di scorie vicino al Lanciatore 2! Tutti voi rifugiatevi giù nelle gallerie di alimentazione. — Un farfugliare in risposta. — E usate i codici d'identificazione se volete farvi sentire!
Impartì rapidamente un ordine nel linguaggio mech e il rumore s'interruppe quando il controllo canali passò al modo normale. Adesso le radio delle tute non avrebbero più funzionato fino a quando il sistema non fosse passato ai comandi dei codici individuali. Per qualche istante vi fu soltanto un sibilo arcano. Poi: — Jones, codice BQ a Osaka e Osborn. Adesso sto guidando un gruppo di cinque giù nel pozzo.
— Lomax, codice DF, al comando. Ho una buona visuale da un punto alto e protetto. Tutti mi trasmettano in codice P la propria posizione. Ritrasmetterò la vostra situazione a Osborn.
Carl annuì. Pochi spaziali in gamba che ricordassero il loro addestramento valevano altrettanti battaglioni.
— Jeffers. Codice GH a Osborn. Ce l'ho fatta, credo.
— Osborn. Codice GH. Fatto cosa?
— Jeffers, GH. Sto inclinando il lanciatore verso il basso. Devo girarlo verso sud. Ci pensi tu a metterlo in linea di tiro, d'accordo?
Carl si rese conto che il costante martellare che arrivava dal Lanciatore 6 da un po' di tempo era cessato. Adesso, mentre guardava, l'insieme stava laboriosamente ruotando verso le lontane, basse colline, con il muso inclinato verso il basso. Carl si alzò in piedi e si portò rapidamente dietro al lanciatore che stava lentamente ruotando. L'unica maniera che gli venne in mente per puntare quell'affare fu di prendere la mira direttamente guardando lungo la sua canna.
Magnifico. Davvero alta tecnologia.
Ed era indubbio che gli archisti stessero seguendo con molta attenzione le loro mosse. Il loro obbiettivo doveva essere proprio quel punto. Avevano distrutto i bersagli più facili mentre stavano calcolando la giusta gittata. Il Lanciatore 6 era molto più difficile da colpire, sepolto nella sua trincea. Ma adesso che stava lentamente emergendo…
Carl si acquattò su un tratto di terreno chiazzato di arancione e chiuse automaticamente un occhio, allineando la canna del lanciatore con i puntolini che vedeva sulla lontana collina.
— Lomax, DF a Osborn. Ho un abbozzo tattico delle posizioni del nemico. Preparati a ricevere. Sono ammassati piuttosto vicini gli uni agli altri.
Carl proiettò l'immagine su metà della sua visiera. Il disegno approssimativo di Benchley mostrava un gruppo principale a due ali, probabilmente vedette periferiche.
Non sono in molti. Ne conto cinque. Ma hanno il terreno migliore.
Gli archisti si erano piazzati in un'infossatura del terreno, e approfittavano del riparo. Mentre Carl guardava, un vivido lampo azzurro ammiccò, spingendolo istintivamente ad abbassarsi. Il che era ridicolo. Se si fosse trovato nel punto focale del laser, sarebbe rimasto accecato all'istante. Invece avevano puntato alto. Soltanto i campi periferici l'avevano colpito.
Disse a Jeffers di fermarsi. Era quasi inclinato a sufficienza…
Sbatté le palpebre per schiarirsi la visuale; non gli servì a molto. — Spara!
— Non… non posso sparare contro il fianco di quella collina un carico completo. È un chilogrammo di ferro a diecimila chilometri al secondo… sarebbe come far esplodere una bomba da dieci chiloton!
Carl pensò furiosamente. — Contenitori vuoti! Hanno una massa di soli due grammi. Ne hai qualcuno?
— Uh. Sì. E sarà anche meglio che usi poca corrente — disse Jeffers. — Ci vorrà un minuto… vediamo… regoliamolo sull'uno per cento…
Qualcuno gridò. Un altro colpo mancato di poco. — Dobbiamo rispondere al fuoco. Spara!
— D'accordo, d'accordo. — Con suo vivo sollievo Carl udì il braaap braaap braaap che riprendeva. Il suono era diverso. Pù basso, più aspro.
— Non è sincronizzato per questo!… Le vibrazioni lo manderanno in pezzi!
Carl regolò la sua visiera sul telescopico. Dappertutto in alto e in basso lungo il fianco della collina schizzavano pennacchi di vapore, a mano a mano che le pallottole colpivano.
— Comunicatore ad auto-scavalcamento. Jeffers, a sinistra!
— Bene.
I minuscoli sbuffi di nebbia schizzavano alti al ritmo di parecchi al secondo.
Un lampo azzurro dalla cima della collina, questa volta più luminoso. Anche il nemico stava affinando la mira. Carl si girò e vide il ghiaccio non lontano alle sue spalle avvampare ed esplodere all'improvviso in una nebbia perlacea.
— Più in alto!
— Beccati!
Una linea esplodente di nebbia s'inerpicava lungo il fianco della collina, con andamento vagante ma sempre in salita, sempre più su verso i minuscoli punti che manovravano il grande, ingombrante tubo.
Due antagonisti, ognuno alle prese con un'arma troppo grossa e potente per poter essere usata con destrezza… come lottatori che si stessero flagellando l'un l'altro con travi d'acciaio. Il primo che avesse centrato il bersaglio…
Carl si domandò cosa sarebbe successo se il laser l'avesse colpito in pieno. La sua tuta ne avrebbe riflesso una parte, e con quella angolazione il raggio si sarebbe diffuso su un'area molto più grande… comunque non voleva scoprirlo.
— A destra! E ancora più in alto! — I sobbalzanti sbuffi di nebbia guizzarono, virarono, si stabilizzarono… e colpirono quei puntolini in agitazione.
Una distruzione silenziosa. Carl si distese sul ghiaccio ad osservare le pallottole che martellavano incessantemente i bersagli, microscopici puntini che si dibattevano finendo in frantumi, pezzi del laser che balzavano via, a mano a mano che la nebbia generata da quell'attacco si addensava, si allargava, per poi oscurare del tutto la scena.
— Va bene. Puoi… spegnerlo.
— Li abbiamo presi?
— Sì, sì. Ce l'abbiamo fatta.
In quel momento, Carl non provò nessuna euforia, nessun piacere. Era accaduto tutto così in fretta, in una maniera così astratta. Uno sciame di puntini che si muovevano lungo il fianco della collina. Vividi, improvvisi lampi di azzurro. E poi, quegli spruzzi distanti quando gli involucri sfreccianti a diecimila chilometri al secondo avevano colpito il ghiaccio… l'acciaio… la carne cedevole, fracassando le ossa. Una scienza di rigorosa geometria e di facile morte.
— Ehi! Ci siamo riusciti! Servirà di lezione a quei fetenti! — Il Lanciatore 6 tacque. Jeffers balzò fuori dalla trincea, pieno d'entusiasmo.
— Così… sì, così ce l'abbiamo fatta.
Udì la voce di Virginia, e di altri, e con l'intenso vocìo che scorreva nuovamente negli orecchi, Carl s'incamminò lentamente verso il fianco martellato della collina, non volendo vedere con i propri occhi quello che c'era, ma sapendo che avrebbe dovuto. Faceva parte del suo lavoro.
Tutt'a un tratto la mente gli si schiarì, e ricordò il resto della poesia, le strofe che aveva pigramente rievocato soltanto pochi minuti prima… un tempo che già adesso gli sembrava appartenere a un passato vecchio di molti mesi:
E ci troviamo qui come su una pianura che si va oscurando spazzata da allarmi confusi di lotte e di fughe, dove eserciti ignari cozzano di notte.
VIRGINIA
Le tute spaziali erano davvero seccanti. Ricordavano a Virginia quanto lei non fosse affatto in forma… come anche per lei fossero trascorsi gli anni.
Lottò per qualche istante con alcune delle fasce di regolazione, allentandone un paio e stringendone altre… tutte nei punti sbagliati. Flaccida! Non c'era da stupirsi che Saul fosse stato così…