Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
— Perdeeyn! — imprecò Sergeov. — Idiota di un archista…
Quiverian continuò imperterrito: — … Pacco Assistenziale, e…
— Va bene, basta così — esclamò Carl, in tono secco. — Chiudete tutti il becco!
Quella congrega di persone rivolse la sua attenzione su di lui. — Guardate quelle cifre. — Carl indicò con un gesto uno degli schermi. — Quella era un'esplosione termonucleare in piena regola. Non la disfunzione d'un motore a fusione.
Quiverian restò a bocca aperta. — Non… Ma perché mai avrebbero dovuto mandarci…
La pelle tatuata di azzurro di Sergeov s'increspò in un amaro sorriso. — Non mandarci, destinarci.
Carl annuì. — Lo penso anch'io.
— Una… bomba? — si chiese perplessa Lani Nguyen, sgranando gli occhi a mandorla a quel pensiero.
Carl replicò chiaro e tondo: — JonVon valuta la sua potenza a parecchie centinaia di megatoni. Un sacco di neutroni, raggi gamma e chi più ne ha più ne metta. Nessuna camera a fusione della quale io abbia sentito parlare può esplodere con qualcosa di simile a questa potenza.
Quiverian disse, scandendo le parole: — Allora avevano intenzione… di…
— Di lasciare che portassimo il Pacco Assistenziale giù nel nostro ghiaccio, per poi farlo saltare, distruggendo tutto quello che si trova dentro ad Halley. Facendo fondere la superficie esterna per lo spessore d'un chilometro, facendo crollare le gallerie in tutti gli altri punti. — Carl dovette controllare il suo crescente e frenetico nervosismo. Sulla Terra, in condizioni di gravità normale, i muscoli esercitavano sempre una qualche forma di lavoro, anche soltanto per far rimanere in piedi il corpo, in un equilibrio di minuscole tensioni. Qui, le esigenze interiori di azione non trovavano nessun modo di esprimersi. Era necessario focalizzare tutto su altri canali: la voce, le espressioni del volto, i gesti.
— Trovo… trovo difficile crederlo — mormorò Quiverian, d'un tratto insolitamente calmo.
— È tipico — ribadì Sergeov. — La Terra è sempre stata la stessa. Hanno distrutto la Edmund, puf! E adesso, noi.
Jeffers disse, amareggiato: — Già ci hanno chiesto di prendere la guida del pacco, di condurlo direttamente giù dentro il Pozzo Tre. E l'avremmo fatto, se non fosse stato per la curiosità che ci ha fatto mandar fuori un mech per vedere cosa mai papà ci stava portando — concluse con una sbuffata di scherno. Carl disse: — La Terra ha continuato con la sua storia per tutto questo tempo, per tre anni, quando fin dall'inizio avevano complottato di distruggerci completamente.
— Per conservare la loro sacra biosfera — concluse Saul, con voce pacata, mentre si avvicinava.
Carl sollevò un sopracciglio, Lei come sta?, e Saul annuì per rassicurarlo. Virginia era stata priva di sensi quando i tecnomedici l'avevano portata via su una barella. Carl provò sollievo, ma nell'espressione tranquillamente soddisfatta di Saul lesse una inquietante conferma: in qualche modo lui e Virginia erano di nuovo insieme. Era opera della crisi. Le sue possibilità, che, adesso se ne accorse, aveva permesso che andassero al di là di qualunque prudente aspettativa, erano di nuovo a zero. Saul e Virginia parevano in grado di sopravvivere a qualunque avversità il caso rovesciasse su di loro.
— … posso aspettarmi una spiegazione completa dalla Terra, ne sono sicuro — terminò Quiverian. Carl si rese conto di essersi perso una delle dichiarazioni pontificali di quell'uomo.
— Cosa?
Il volto di Quiverian parve annodarsi per l'esasperazione. — Ritengo che siamo stati vittime di una fazione politica. Qualcuno che, approfittando della quota di carico loro concessa, vi ha incluso una testata nucleare. Ciò non significa che tutta la Terra ci sia ostile. Una volta che avremo informato le autorità della Terra di come questo gesto umanitario sia abortito nella maniera più indegna e scorretta, sono sicuro che quelli al governo prenderanno tutte le misure per punire e azzittire quella congrega di…
— Balle — esclamò Carl con veemenza.
Quiverian sbatté le palpebre, le sue labbra si contrassero, le narici si strinsero, ma non replicò niente. Uno dei suoi luogotenenti cominciò a dire: — Senti, tu non puoi… — Ma Carl lo interruppe, secco:
— Chiamate la Terra alle microonde e ci farete perdere il solo vantaggio che abbiamo: il tempo.
Quiverian atteggiò la mandibola a un'espressione decisa: — Non posso aspettarmi che tu…
— Senti — disse Carl. — Ancora non sanno cos'è successo, giusto?
Jeffers fece alcuni calcoli a mente. — Vediamo… Sono circa due ore di viaggio in ognuno dei due sensi, alla velocità della luce. Dovremmo essere in grado di captare quello che dicevano quando quest'affare è scoppiato.
Carl annuì. — Inseriamoci nella loro trasmissione.
Lanciò uno sguardo verso una telecamera alla parete e annuì. JonVon stava ascoltando, come sospettava, e immediatamente la stanza si riempì del sibilo della statica solare. Poi una voce metallica snocciolò monotona: — Non posso copiarvi qui punto, Halley.
Jeffers disse: — Stanno ancora trasmettendo dati telemetrici per guidarlo sull'obiettivo.
La voce oscillò leggermente, dispersa a causa del suo viaggio di tre miliardi di miglia. — Stando alle nostre stime il pacco si sta avvicinando alla collimazione finale. RPX. Adesso consigliamo trasmettergli lasersegnale per dirigerlo sul Pozzo Tre. Poi prenderà controllo sistema di guida automatico.
Carl disse: — Stanno ancora lavorando al loro approccio.
Un continuo brusio confuso di statica, poi:
— Confermato attracco? Negativo sull'auto-servo pip di accoppiamento, ma ci mostra un contro-comm sul repplede oltre quattro. Aspettiamo quel pip, che ci segnali nessuno-in.
Gli uomini e le donne stavano ascoltando le parole di una civiltà adesso lontana nel tempo come lo era nello spazio. Sapevano che i controllori della missione sulla terra erano addestrati nel gergo del 2060, per minimizzare la confusione, ma anche così, strani termini e manierismi di un'era più moderna s'infilavano nei loro discorsi. Un'occhiata all'unghia del pollice disse a Carl che erano passate tre ore dall'esplosione. Ma gli pareva un anno, ormai. Ordinò che venisse portato di che rifocillarsi. I capi delle fazioni ascoltavano accigliati, in silenzio.
— Dovrebbe arrivare da un momento all'altro, adesso — osservò Jeffers.
Quella voce fluttuante continuò. — Vettore a posto, lettura coincidente. Codificato…
Un'improvvisa pausa. Gli scoppiettii lanceolati dello stesso Sole parvero inondare la stanza, portando con sé un ricordo delle regioni calde che avevano lasciato tanto tempo addietro, la presenza incalzante di quella eterna voce cogitabonda.
Poi vaghe urla, una grande agitazione. — UV e flusso visibile! È esploso!
Un farfugliare confuso, un tonfo ben distinto. — State lontani da là, potrebbe aver già attraccato, non sappiamo…
Una discussione animata, voci che s'intimavano a vicenda di tacere. — Controllate se quei reietti infettivi trasmettono ancora. Dannazione, sapevo che non avremmo dovuto auto-armare quel bastardo.
Un altro tonfo. — Negativo, Fred. Non trasmettono più.
Il fievole urlo di qualcuno: — Quei fetenti sono vapore!
Gli occhi di tutti si spalancarono quando arrivò un suono sottile, chiaramente da qualcuno che si trovava vicino a quello che stava parlando: una risata vigorosa, un grido di giubilo, poi il rumore di molte mani che applaudivano, come il rombo del mare.
Gli uomini e le donne di Halley si guardarono a lungo, in silenzio. Pareva vi fosse poco da dire.
Carl aprì la porta e uscì attraverso le cristalline rifrazioni del boccaporto di superficie. Erano passate diciotto ore. Aveva conferito con gli inviati delle diverse fazioni, aveva ottenuto il loro accordo, cercando di calmarli meglio che poteva. E adesso aveva tutto il diritto di trovarsi rintanato nella sua branda a riporsarsi un po'.