Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Virginia soffocò subito quel pensiero. Comunque, era sicura che i loro guai avevano poco a che fare con la loro recente mancanza d'esercizio.
Forse niente è stato concepito per durare pensò ancora, con una punta di scoramento. Forse tutto ciò che è buono alla fine si autodistrugge.
L'immagine di un nuovo mondo. Nuovi vulcani che eruttano per salutare l'alba…
Per la prima volta, dopo il fallito attacco degli archisti, Carl le aveva dato il permesso di salire a vederlo di persona. Il fatto di essere indispensabile aveva i suoi svantaggi. Con le guardie umane e i mech di sorveglianza disposti a schiere intorno al suo laboratorio per proteggerla, negli ultimi tempi aveva cominciato a sentirsi come una formica regina, un'autentica schiava della propria sovranità.
Però, una formica regina crea per lo meno le uova…
Un altro brutto pensiero. Perché mai tutto questo doveva emergere alla superficie proprio adesso?
Perché abbiamo cominciato ad ammazzarci fra noi, qui e adesso? È per questo che sono così depressa?
O è forse perché mi sento sola e non sono più giovane?
Virginia terminò di vestirsi e s'infilò una logora cotta sulla tuta. Non ne aveva neppure una di sua, non si era mai preoccupata di disegnarne una. Questa, che riproduceva un covone di grano sopra tre sfere d'oro, era appartenuta al dottor Evans, un tecnico degli impianti idroponici ormai ineluttabilmente morto da vent'anni. La matrona addetta all'abbigliamento l'aveva registrata a nome di Virginia, e lei aveva deciso di conviverci.
Vorrei tanto che non fosse necessario salire quassù di persona pensò, mentre cominciava a passare attraverso la camera d'equilibrio.
Ma quella faccenda era troppo importante per discuterne attraverso qualunque canale del comunicatore. Non era soltanto la paura di venire intercettata. Virginia voleva osservare la faccia di Carl quando si fosse trovata davanti a lui.
Il portello esterno si aprì e la scena venne oscurata per qualche attimo da una nebbia di vapori in condensazione. I fiocchi di neve vennero soffiati via nello spazio e Virginia spaziò con lo sguardo su quel paesaggio ghiacciato all'aperto.
In un certo senso rimase un po' delusa. Il suo collegamento anche con i mech più lontani era diventato così buono che la sua vista in superficie le pareva in realtà migliore sotto forma di surrogato che di persona. Quel camminare-scivolare con cautela sulla crosta sudicia le dava in qualche modo un'impressione di maggior distacco che controllare un mech là fuori.
C'era anche un'ondeggiante sensazione di nudità. Dopotutto, aveva molti mech, ma un corpo soltanto. E adesso questo si trovava là fuori, sotto le stelle immobili.
Qui fuori, accanto al Pozzo 6, il paesaggio era meno segnato rispetto ai luoghi dove i suoi mech e i lavoratori della fabbrica di Jeffers avevano scavato e solcato l'antica cometa. Qui la caratteristica dominante era un edificio incombente che pareva un incrocio fra una ruota di vetro di Ferris e una tela intessuta con la seta liquida d'un ragno.
Un certo numero di spaziali erano radunati alla sua base. Indicavano a gesti un punto di quella tenebra luccicante. Virginia riconobbe le cotte di Carl Osborn e Andy Carroll, oltre a quelli di parecchi altri, per la maggior parte membri delle fazioni dell'Altopiano Tre e dei Sopravvissuti. Virginia borbottò delle frasi-comando fino a quando non riuscì a inserirsi sulle frequenze da essi usate. Penetrare il loro codice fu un gioco da bambini:
— … ti dico che penso che quell'affare sia troppo dannatamente piccolo! Potrebbero aver fatto dei progressi da quando ce ne siamo andati, certo. Ma perfino quell'incandescente torcia a fusione non può aver spinto più di venti tonnellate con quel tipo di accelerazione, per così tanto tempo.
— Sì? Be', anche se sono soltanto venti tonnellate, pensa a tutto ciò che potrebbe esservi incluso. Chip dalla logica più veloce per computer migliori, e mech più efficienti. Sementi ibride per migliorare i nostri impianti idroponici. E detonatori al trizio! Venti tonnellate di roba del genere potrebbero costituire tutta la differenza.
Era ovvio che l'oggetto della loro discussione era il Pacco Assistenziale. Mentre si stava avvicinando, costeggiando un'area crepata nel ghiaccio, la voce di Carl interloquì:
— Tu speri che i doni natalizi faranno cambiare idea agli archisti, Andy?
— Oppure che ci offrano qualcosa per spazzarli via. Non m'importa che cosa, basta che sia in grado di scrollarli via dal polo Sud, cosicché si possa tornare alla manovra di Giove e salvare la missione originaria. La sgomitata di Marte va bene, come seconda scelta. Ma il capitano Cruz avrebbe voluto che noi…
Le parole s'interruppero quando Andy si accorse che Carl si era voltato per salutare Virginia.
— Osborn, apri il canale a Herbert. Ciao, Virginia.
La sua tuta macchiata era una combinazione di parti diverse cannibalizzate. Sopra la tuta era steso un tessuto bianco, scurito, adorno dell'immagine d'un crostaceo rosso. Il suo visore si schiarì e Virginia vide il suo viso. Il grigio alle tempie e le rughe sulla fronte non avevano derubato Carl del suo fascino fanciullesco dalla mascella volitiva.
— È bello da parte tua essere salita, Virginia. C'è qualcosa di speciale che vorremmo chiederti di fare per noi.
Virginia annuì, poi si ricordò che era rivolta nella direzione del Sole lontano. Anche se adesso era poco più di una stella molto luminosa, la sua visiera poteva ugualmente essersi oscurata automaticamente, nascondendo il suo gesto.
— Vi aiuterò in qualunque modo mi sarà possibile — cominciò. — Ma…
— Magnifico. Stiamo cominciando a preoccuparci per il primo Pacco Assistenziale dalla Terra. Non vogliamo che niente vada storto quando arriverà.
— Cosa potrebbe andare storto?
— Supponiamo che cada nelle mani sbagliate? — suggerì Carroll.
Carl scrollò le spalle.
— Quiverian nega ogni responsabilità per quell'attacco giù all'equatore. Dice che si trattava di rinnegati i quali agivano senza nessuna approvazione ufficiale. Comunque, capisco il tuo punto di vista. Credo che nessuno di noi voglia che, per errore, il Pacco Assistenziale atterri al polo Sud. Sarebbe meglio mandar fuori un mech perché scorti fin qui il vascello con il carico.
Virginia comprese. Non si può permettere che il pacco di salvataggio venga sequestrato. A questo punto gli archisti ci avrebbero completamente in pugno. Avrebbero il completo controllo della situazione.
— Bene, comincerò a lavorare con Jeffers ai particolari — dichiarò. — C'è qualcos'altro di cui volevo parlarti, comunque.
— Sicuro. Di cosa si tratta? — Quando Virginia scosse la testa e rimase silenziosa, Carl si rivolse agli altri:
— Torno subito, ragazzi. Guardate un po' se riuscite a sintonizzare meglio quell'antenna, per favore? Voglio far bene il punto di quell'affare, quando sarà più vicino.
— Bene, Carl.
La condusse dietro ad un grande mucchio di residui minerari. Assicurandosi che lei potesse vederlo, alzò la mano e spense il proprio trasmettitore. Annuendo, lei fece la stessa cosa. Carl si chinò in avanti, mettendo a contatto i caschi.
— Cos'è che ti tormenta, Virginia? Sembri così… afflosciata. Si tratta di Saul? Ho sentito…
— No — si affrettò lei a interromperlo. Il suo volto era così vicino… Il doppio strato di cristallo che li separava parve trasmettere un alito caldo. — No, non è questo, Carl.
Per lo meno, non è questa la ragione per cui sono salita quassù.