La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Prima o poi se ne sarebbe occupata, e che le usanze se ne andassero nel Pozzo del Destino se era necessario. Ma non ora. Bisognava che il giovane al’Thor fosse abbastanza impegnato da permetterle di avvicinarlo e abbastanza incerto sul da farsi da poterlo spingere dove voleva lei senza che se ne accorgesse. In un modo o nell’altro, qualsiasi cosa potesse interferire con le sue azioni doveva essere controllata e soppressa. Non poteva permettere che nulla lo influenzasse, turbasse o dirigesse nella direzione sbagliata. Nulla.
La carrozza nera splendente l’aspettava nel cortile, con un tiro di sei cavalli grigi. Un inserviente si precipitò per aprire la portiera, decorata con un paio di stelle d’argento su delle strisce verdi e rosse, e fece Trachino a tutte e tre fino a quando con la testa calva non raggiunse quasi le ginocchia. Era in camicia e brache. Da quando era arrivata al palazzo del sole non aveva ancora visto nessuno in livrea, a eccezione dei pochi servitori che indossavano i colori di Dobraine. Senza dubbio gli altri non sapevano quali colori mostrare, e avevano paura di commettere qualche errore.
«Forse scuoierò Elaida quando riuscirò a mettere le mani su di lei» disse Cadsuane mentre la carrozza partiva. «Quella sciocca ha reso la mia missione quasi impossibile.»
A quel punto scoppiò a ridere così di colpo che Daigian la fissò prima di riuscire a recuperare il controllo. Il sorriso di Corele si allargò a quel pensiero. Nessuna delle due aveva capito, e lei non diede spiegazioni. Per tutta la vita, il modo migliore per farla interessare a qualcosa era stato dirle che era impossibile, ma erano passati duecentosettanta anni dal suo ultimo incontro con un compito che non era riuscita a portare a termine. Ormai qualsiasi giorno per lei poteva essere l’ultimo, ma il giovane al’Thor sarebbe stato un finale perfetto.
20
Disegni nei disegni
Sevanna studiava con un certo disgusto le sue compagne impolverate, sedute in circolo insieme a lei in una radura. I rami quasi privi di foglie creavano una leggera ombra rinfrescante, e il posto dove Rand al’Thor aveva seminato morte era cento chilometri a ovest, eppure gli occhi delle altre erano irrequieti, sembrava si guardassero sempre alle spalle. Senza le tende per la sauna nessuna aveva potuto pulirsi bene, erano solo riuscite a lavarsi il viso e le mani a fine giornata. Otto piccole tazze d’argento, tutte diverse, erano al suo fianco sopra un tappeto di foglie morte, e c’era anche una brocca d’argento piena d’acqua. Si era ammaccata durante la ritirata.
«O il Car’a’carn non ci ha inseguite,» disse a un tratto Sevanna «o non è riuscito a trovarci. Mi sta bene in ogni caso.»
Alcune sobbalzarono. Tion impallidì e Modarra le diede dei colpetti sulla spalla per rassicurarla. Modarra sarebbe stata bella se non fosse stata tanto alta e se non avesse sempre cercato di fare da madre a chiunque le fosse vicino. Alarys era troppo impegnata a lisciarsi il vestito che era già in ordine, nel tentativo di ignorare ciò che non voleva vedere. Le labbra sottili di Meira erano piegate verso il basso, ma chi poteva dire se fosse per la stessa paura del Car’a’carn che avevano le altre o per una sua personale paura? Avevano tutte motivo di essere spaventate.
Due interi giorni senza battaglie e meno di ventimila lance raggruppate intorno a Sevanna. Therava e la maggior parte delle Sapienti che si erano recate a ovest erano ancora assenti. Alcune stavano di sicuro facendo ritorno al Pugnale del Kinslayer, ma quante non avrebbero mai più visto il sorgere del sole? Nessuna ricordava di aver mai assistito a una tale carneficina, così tanti morti in così poco tempo. Anche gli algai’d’siswai non erano ancora pronti a far danzare di nuovo le lance. Avevano motivo di essere spaventate, ma non per manifestare la paura, mostrando anima e cuore a tutti come un abitante delle terre bagnate, nude davanti agli occhi di tutti.
Almeno Rhiale sembrava essersene accorta. «Se dobbiamo fare questa cosa, facciamola» mormorò, rigida dall’imbarazzo. Era una di quelle che avevano sobbalzato.
Sevanna prese il piccolo cubo grigio dal sacchetto e lo mise sopra le foglie marroni al centro del circolo. Someryn si poggiò le mani sulle ginocchia sporgendosi in avanti per esaminarlo fino quasi a cadere con la faccia in avanti. Con il naso toccava quasi il piccolo oggetto. Tutti i lati del cubo erano coperti da motivi intricati, all’interno dei quali si potevano vedere disegni più piccoli, che a loro volta ne contenevano altri, più piccoli ancora. Come era stato possibile, realizzare delle decorazioni così minuscole eppure eleganti e precise? Sevanna non ne aveva idea. Una volta aveva pensato che quel cubo fosse di pietra, ma ora non ne era più così certa. Il giorno prima le era caduto per sbaglio su delle rocce e gli intagli non si erano minimamente scalfiti. Quell’oggetto era un ter’angreal, questo lo sapeva.
«Un piccolo flusso di Fuoco dovrebbe sfiorare quella parte, quella che sembra una luna crescente ritorta,» spiegò alle altre «e un altro dovrebbe cadere qui sopra, su quel segno che sembra un fulmine.» Someryn si raddrizzò molto in fretta.
«Che cosa accadrà?» chiese Alarys, pettinandosi con le dita. Sembrava un gesto involontario, ma quella donna trovava sempre il modo per ricordare a tutte che i suoi capelli erano neri invece che biondi o rossi.
Sevanna sorrise. Le piaceva sapere cose che le altre ignoravano. «Lo userò per evocare l’abitante delle terre bagnate che me l’ha dato.»
«Questo ce l’hai già detto» rispose Rhiale con voce amara, e Tion chiese in tono brusco: «Come funziona?» Forse temeva Rand al’Thor, ma non aveva paura di molte altre persone. Di sicuro non di Sevanna. Belinde carezzò il cubo con un dito ossuto, e le sue sopracciglia schiarite dal sole si abbassarono.
Sevanna mantenne un’espressione calma, cercando irritata di non giocare con le collane e di non sistemarsi lo scialle. «Vi ho detto tutto quello che dovete sapere.» Molto di più, a suo parere, ma era stato necessario, altrimenti se ne sarebbero andate insieme alle lance e alle altre Sapienti, seguendo una dieta di pane duro e carne secca. O forse si sarebbero dirette tutte a est, alla ricerca di altri sopravvissuti. Attente a qualsiasi segno di inseguimento. Anche partendo tardi, forse avrebbero percorso almeno ottanta chilometri prima di fermarsi. «Le parole non scuoieranno il cinghiale, e tanto meno lo uccideranno. Se avete deciso di ritirarvi sulle montagne e trascorrere il resto della vita a scappare e nascondervi, allora andate. In caso contrario, fate ciò che dovete e io farò la mia parte.»
Gli occhi azzurri di Rhiale la fissarono colmi di sfida, e a essi si unirono quelli grigi di Tion. Anche Modarra sembrava avere dei dubbi, e lei e Someryn erano quelle che aveva meglio sotto controllo.
Sevanna attese, apparentemente calma, non aveva voglia di ripetersi o di chiedere ancora. Lo stomaco le ribolliva per la rabbia. Non si sarebbe lasciata battere solo perché queste donne avevano i cuori deboli.
«Se dobbiamo» sospirò Rhiale alla fine. A parte Therava, che era assente, Rhiale era quella che le opponeva maggior resistenza, ma Sevanna aveva riposto in lei molte speranze. La schiena che rifiutava di piegarsi era molto spesso quella più malleabile, una volta che avesse ceduto. Valeva sia per le donne che per gli uomini. Rhiale e le altre concentrarono la loro attenzione sul cubo, alcune con la fronte aggrottata.
Sevanna non disse nulla. Le altre potevano anche non provare a usare il cubo e dirle che non funzionava, e lei non l’avrebbe mai capito.
A un tratto Someryn sussultò e Meira disse quasi in un sussurro: «Ne attinge dell’altro, guardate.» Indicò. «Fuoco, là e là, Terra, Aria e Spirito che riempiono i canaletti.»
«Non tutti» osservò Belinde. «Potrebbero essere riempiti in molti modi e ci sono dei punti dove i flussi... si contorcono... attorno a qualcosa che non esiste.» Anche lei aggrottò le sopracciglia. «Credo che stia attingendo anche dalla metà maschile.»