La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«I tuoi pensieri sono davvero cupi» disse Elayne in tono tetro. Perfino col Potere dentro di lei, quelle possibilità erano tali da farle venire l’acidità di stomaco.
Birgitte tastò i quattro galloni dorati sulla spalla della sua giubba rossa col colletto bianco. «È per via di questi.» Stranamente la preoccupazione trasmessa dal legame era inferiore adesso che aveva condiviso i suoi turbamenti. Elayne sperava che quella donna non pensasse che lei avesse le risposte. No, quello era davvero impossibile. Birgitte la conosceva fin troppo bene per crederlo.
«Questo ti spaventa, Deni?» domandò. «Io ammetto che spaventa me.»
«Non più del necessario, mia signora» la donna robusta rispose senza interrompere il suo attento esame di quello che si trovava davanti. Dove le altre camminavano con una mano sull’elsa della spada, la sua era appoggiata al suo lungo randello. La sua voce era placida e realistica quanto il suo volto. «Una volta un grosso carrettiere di nome Eldrin Hackly andò vicino a rompermi il collo. Di solito non era un uomo violento, ma era ubriaco oltre ogni limite quella notte. Non riuscii a ottenere la giusta angolazione e il mio randello parve rimbalzare sul suo cranio senza nemmeno scalfirlo. Quello mi spaventò di più, perché ero certa di stare per morire. ‘Tuttavia ogni giorno che ti svegli potresti morire.»
Ogni giorno che ti svegli forse potresti morire. C’erano modi peggiori per vedere la vita, suppose Elayne. Tuttavia rabbrividì. Era al sicuro, almeno finché non fossero nati i suoi bambini, ma nessun altro lo era.
Le due guardie presso le ampie porte della Sala della Mappa istoriate col leone erano uomini esperti, uno basso e quasi pelle e ossa, l’altro tanto largo da apparire tarchiato anche se era di statura media. Nulla di visibile li distingueva da altri uomini nella Guardia, ma solo abili spadaccini e persone fidate ottenevano questo incarico. L’uomo basso annuì a Deni, poi raddrizzò rigidamente la schiena a un’occhiataccia di disapprovazione da Birgitte. Deni gli sorrise timidamente — Deni! timidamente! — mentre un paio di donne della Guardia si dedicarono all’inevitabile procedura. Birgitte aprì la bocca, ma Elayne le appoggiò una mano sul braccio e l’altra donna la guardò, poi scosse il capo, con la spessa treccia dorata che dondolava lentamente.
«Non è bene quando sono in servizio, Elayne. Dovrebbero provvedere ai loro compiti, non guardarsi con aria trasognata.» Non alzò la voce, tuttavia le gote rotonde di Deni si colorarono e lei smise di sorridere e ricominciò a sorvegliare il corridoio.
Era meglio così, forse, ma era comunque un peccato. Qualcuno avrebbe dovuto godere di un po’ di piacere nella propria vita.
La Sala della Mappa era la seconda sala da ballo più grande del palazzo ed era spaziosa, con quattro caminetti di marmo striato di rosso dove ardevano piccoli fuochi sotto le mensole intagliate, un soffitto a cupola lavorato d’oro e supportato da colonne ben distanziate a due spanne dalle pareti di marmo da cui erano stati tolti gli arazzi, e un numero sufficiente di lampade su sostegni provviste di specchi per illuminare la stanza come se avesse delle finestre. La maggior parte del pavimento a piastrelle era un mosaico che raffigurava una mappa dettagliata di Caemlyn, originariamente composto più di mille anni prima, dopo il completamento della Città Nuova, ma prima che Caemlyn Bassa cominciasse a crescere. Molto prima che esistesse l’Andor, ancora prima perfino di Artur Hawkwing. Era stato restaurato diverse volte da allora, quando le tessere erano sbiadite o si erano logorate, perciò ogni strada era precisa — perlomeno lo era stata fino a quel giorno; volesse la Luce che lo fosse ancora — e nonostante molti edifici fossero stati ricostruiti nel corso degli anni, perfino alcuni dei vicoli erano immutati rispetto a quello che mostrava la mappa.
Ma non ci sarebbero stati balli nella Sala della Mappa nel prossimo futuro. Su lunghi tavoli tra le colonne erano posate delle mappe, alcune tanto grandi da sporgere oltre i bordi, e gli scaffali lungo le pareti contenevano pile di rapporti, quelli non così delicati da dover essere tenuti sotto chiave oppure mandati a memoria e bruciati. L’ampio scrittoio di Birgitte, quasi coperto di canestri perlopiù pieni di carte, si trovava dall’altra parte della sala. Come capitano generale aveva il proprio studio, ma non appena aveva scoperto la Sala della Mappa, aveva deciso che la mappa sul pavimento era troppo utile per non essere usata.
Un piccolo disco di legno dipinto di rosso contrassegnava il punto sulle mura esterne dove l’assalto era stato appena ricacciato indietro. Birgitte lo raccolse nel passare e lo gettò in un canestro tondo pieno di quei dischetti sul suo scrittoio. Elayne scosse il capo. Era un piccolo cesto, ma se ci fossero stati tanti attacchi allo stesso tempo da aver bisogno di così tanti contrassegni...
«Mia lady Birgitte, ho quel rapporto sul foraggio disponibile che avevi chiesto» disse una donna dai capelli grigi reggendo una pagina coperta di linee ordinate. Il Leone Bianco era ricamato in piccolo sul petto del suo lindo abito marrone. Altri cinque funzionali proseguivano col loro lavoro, le penne che scribacchiavano. Erano fra i più fidati di mastro Norry, e comare Harfor aveva vagliato personalmente la mezza dozzina di messaggeri in livrea bianca e rossa, giovani veloci — ragazzi, in effetti — che stavano contro il muro dietro le piccole scrivanie dei funzionari. Uno, un giovane grazioso, iniziò un inchino prima di interromperlo arrossendo. Birgitte aveva sistemato la questione delle riverenze, a lei o ad altri nobili, con pochissime parole. Il lavoro veniva prima, e qualunque nobile a cui questo non piacesse poteva semplicemente evitare la Sala della Mappa.
«Grazie, comare Anford. Ci darò un’occhiata più tardi. Se tu e gli altri potete aspettare fuori, per cortesia...»
Comare Anford si affrettò a radunare i messaggeri e gli altri funzionari, dando loro solo il tempo di tappare le loro boccette di inchiostro e asciugare il proprio lavoro. Nessuno mostrò un minimo di sorpresa. Erano abituati alla necessità di lasciarle sole, a volte. Elayne aveva sentito la gente chiamare la Sala della Mappa la Sala dei Segreti, anche se lì non veniva tenuto nulla di davvero segreto, tutto quello era sotto chiave nei suoi appartamenti.
Mentre" i funzionari e i messaggeri stavano uscendo, Elayne si diresse verso uno dei lunghi tavoli dove una mappa mostrava Caemlyn e i suoi dintorni per almeno cinquanta miglia in ogni direzione. Perfino la Torre Nera vi era stata segnata, un quadrato posto a meno di due leghe a sud della città. Un tumore sull’Andor, e nessun modo per sbarazzarsene. Alcuni giorni Elayne inviava ancora drappelli di uomini della Guardia per un’ispezione, ma il posto era talmente grande che gli Asha’man potevano combinare qualunque cosa senza che lei lo venisse a sapere. Spilli con le capocchie laccate contrassegnavano gli otto accampamenti di Arymilla attorno alla città, e piccole effigi di metallo vari altri campi. Un falco, finemente modellato in oro e non più alto del suo mignolo, mostrava dov’erano i Goshien. O dove erano stati. Se n’erano già andati? Fece scivolare il falco nel borsello alla sua cintura. Aviendha era molto simile a un falco. Dall’altro lato del tavolo Birgitte sollevò un sopracciglio in segno interrogativo.
«Se ne sono andati o lo stanno facendo» le spiegò Elayne. Ci sarebbero state visite. Aviendha non se n’era andata per sempre. «Mandati da qualche parte da Rand. Dove non lo so, che sia folgorato.»
«Mi domandavo perché Aviendha non fosse con te.»
Elayne posò un dito sopra un cavaliere di bronzo alto meno di un palmo, posto a poche leghe a ovest della città. «Occorre che qualcuno vada a dare un’occhiata all’accampamento di Davram Bashere. Che scopra se anche i Saldeani se ne stanno andando. E la Legione del Drago.» Non aveva importanza se lo stessero facendo, in effetti. Non avevano interferito nelle questioni, grazie alla Luce, e il tempo in cui Arymilla poteva essere trattenuta dalla paura che lo facessero era ormai passato. Ma a Elayne non piaceva che accadessero cose nell’Andor senza che lei lo sapesse. «Manda degli uomini della Guardia anche alla Torre Nera domani. Dì loro di contare quanti Asha’man vedono.»