Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
In realtà, in quel momento il sonno non faceva parte delle sue prospettive. Saul se ne stava lì, seduto, centellinando la bottiglia. Non si era mai sentito così lontano da casa.
In senso stretto, fra quattro anni saremo all'afelio e ci dirigeremo di nuovo verso la Terra. Ma in quel momento la dinamica orbitale non occupava la mente di Saul.
Lei non approverà mai si disse.
Oh, davvero? Ma come fai a saperlo, se non glielo chiedi?
A dire il vero, lui aveva, semplicemente, paura… paura di ciò che Virginia poteva pensare dei suoi più recenti esperimenti. Le cure miracolose erano una cosa. Gli esperimenti con gli animali e le piante… bene.
Ma fra i doni giunti dalla Terra c'erano dei dati sulla crescita forzata del corpo umano. Era come Houdini sfidato da un nuovo tipo di serratura, oppure un pittore davanti a una tela vuota. Il bisogno era là… la sfida irresistibile.
Come fai a sapere quello che direbbe Virginia? Forse, non dovresti dormire in un laboratorio freddo e solitario.
Saul rabbrividì, e seppe di essere troppo codardo per metterlo alla prova.
Ah… ma se avesse potuto fare un dono al suo amore? Un dono della cosa che maggiormente voleva al mondo? Una cosa che si era rassegnato a non avere mai?
Una notte, molte settimane prima, mentre lei giaceva sprofondata in un sonno esausto, lui aveva prelevato i campioni che gli servivano.
Da Lani, dalla fidata Lani, aveva ottenuto il deposito segreto di ovuli umani e di sperma che lei aveva contrabbandato dalla Terra. Adesso, aveva tutto il materiale che gli serviva.
Ma da quel momento aveva esitato… fino a stasera.
Aveva passato tutta la giornata a lavorare negli insediamenti degli archisti, al polo Sud. Come medico della colonia, era neutrale in tutte le dispute, ma ne era tornato scoraggiato. La vita era misera e gelida giù in quelle tane. La loro pila a fusione sputacchiava ed irradiava una quantità d'energia a stento sufficiente per mantenere le loro serre. Cosa ancora peggiore, Joao Quiverian aveva anche lui le sue fazioni con cui cimentarsi, fanatici che facevano apparire moderato perfino il suo archismo, il cui odio per qualunque cosa associata con i percell pareva non conoscere confini.
Keoki aveva ragione… avevo proprio bisogno di ubriacarmi.
Un'altra canzone passò attraverso la mente di Saul, una canzone che riguardava la quinta guerra civile irlandese. Era una triste canzone di fratricidio, ma nessuno aveva mai scritto niente di meglio per bere o per misericordia.
Saul stava ancora canticchiando fra sé a bocca chiusa quando un movimento tremolante lo indusse a guardare a sinistra. Guardò strizzando gli occhi la fila delle luci fosforiche sempre più fioche in distanza, e vide che parecchie fra esse erano occultate da vaghe forme che si avvicinavano lungo lo stretto corridoio.
Nessuno avrebbe mai dovuto venire da quella direzione. Era una delle clausole del suo accordo con i clan. Ma allora, chi…?
Sbatté le palpebre. Avvertì un brivido.
Gli strani…
Comparvero alla sua vista, due forme simili a uomini, ma completamente ricoperte di ciuffi, come creature marine avvolte nella melma del fondo. L'insieme delle forme native che ognuno di quegli esseri si portava addosso era diverso. In uno dei due dell'essere umano originario non era rimasto più nulla, al di fuori degli occhi. Nell'altro, c'era ancora un volto visibile attraverso quel simbiotico groviglio.
Questo è sinergismo portato più avanti di quanto io potrei mai sopportare pensò Saul, a disagio.
Parecchie volte, da quando Suleiman Ould-Harrad, quell'ex spaziale diventato mistico, aveva abbandonato i livelli superiori per discendere giù e unirsi a quelle creature, piccoli messaggi erano comparsi, attaccati alla porta di Saul. Lui aveva soddisfatto ogni richiesta, lasciando spesso fuori della porta bottiglie del suo siero. Ad ogni veglia, quando si destava, il pacchetto fuori della porta era scomparso. Al suo posto giaceva un piccolo campione di qualche strana forma di vita che Saul non aveva mai visto prima.
Era uno scambio alla pari: medicinali per altri frammenti dell'enigma che era Halley. La cosa andava benissimo a Saul, poiché lui voleva comunque curare gli strani abitanti di quella Lontana Gehenna. Da quando Ould-Harrad era disceso per unirsi a loro, quegli esseri erano parsi capaci di organizzarsi meglio, meno sospettosi e violenti quando qualcuno di un clan più «normale» attraversava loro la strada.
Comunque, Saul non poté fare a meno di sbattere le palpebre quando i due emissari gli rivolsero un profondo inchino.
— Venia…aamo e implo…ooriamo il tuo aiu…uuto.
Quella voce tartagliante colse Saul di sorpresa.
— Non… non sapevo che qualcuno di voi potesse ancora parlare!
Quello che ancora mostrava il viso scosse la testa. — Qualcuno n…non può fa…arlo. Ma non vuol dire che noi non pen…nnsiamo più.
Saul si affrettò ad annuire. — Mi spiace. È soltanto che… be', voi non vi fate mai vedere. Così, gli altri hanno una gran paura di voi.
— Come noi temiamo loro. Ma tu sei S… aul. Il dot… tore. Veni… iiamo da te con fer… ito.
Saul stava per chiedergli di entrare nel laboratorio, quando lo «strano» più vicino aprì uno squarcio tra il fogliame che lo ricopriva tutto e ne tirò fuori un piccolo fagotto bruno. Degli uggiolii uscivano dal fagotto.
— Puoi gua… aarirla?
La lontra aveva una gamba fratturata. Si dimenò e morse lo «strano» che la reggeva, ma a quanto parve senza nessun effetto.
— Naturalmente — dichiarò Saul. Si alzò in piedi e premette la placca sulla porta per il riconoscimento del pollice. — Portatela dentro, non ci dovrebbe voler molto.
Salvo per Lani e un occasionale mech, nessun altro al di fuori di lui aveva mai varcato quella soglia. Saul era certo che nessun estraneo l'avrebbe mai più fatto.
D'altronde, però, lui non era mai stato in gamba con le previsioni.
Un'ora dopo che gli strani se n'erano andati si trovò davanti alla camera di clonazione principale. Aveva deciso. C'erano solide ragioni scientifiche per procedere all'esperimento. La colonia ne aveva bisogno; l'umanità ne aveva bisogno.
Io ne ho bisogno. E forse posso offrire a Virginia qualcosa che vuole più di qualunque altra cosa nell'universo.
— JonVon — disse, rivolto al principale collegamento vocale con il computer.
Sì, Saul, sono qui.
Saul annuì. — JonVon, voglio preparare un data-base segreto.
CARL
Se socchiudeva gli occhi per proteggerli dall'aspro grumo giallo del Sole, quel paesaggio ghiacciato si stendeva davanti a lui come una terra di sogno. Eserciti di uomini e di mech si muovevano su quel terreno chiazzato e sfregiato. Rimorchiavano lunghi cilindri di acciaio lucido e ossido di alluminio color alabastro, oppure facevano destramente rimbalzare in avanti grandi ammassi di apparecchiature elettriche, oppure trascinavano trasformatori che, costruiti per funzionare nel gelido vuoto, assomigliavano di più a cervelli incrostati di corallo che a rotoli luccicanti di rame e ferro.
Le squadre dei lavoratori si affrettavano sul ghiaccio, che era stato sventrato e spezzato, grandi truogoli vi erano stati scavati dentro, in profondità, tagliati e plasmati e martellati. A regolari intervalli Jim Vidor aveva eretto torri affusolate fondendo, modellando a forza e ricongelando l'acqua sotto forma di puntelli, livelle e supporti cristallini.
Fili sottili come ragnatele collegavano le dita sporgenti, color arancio, formate di aggregati di ghiaccio fratturato e compresso. Il ghiaccio offriva poca resistenza alla frattura e funzionava bene soltanto sotto compressione. Era quasi impossibile credere che simili arabeschi fossero così perché funzionali. Comunque Carl non aveva alcun dubbio che Vidor, se sollecitato, avrebbe tirato fuori una spiegazione per ognuno di quei delicati fili estrusi, per ogni arco svettante, per tutta quell'arte affusolata e ondeggiante.