La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Non lo so, Cadsuane» rispose Kiruna, con il volto talmente rosso che sembrava stesse per prendere fuoco. «Ci hanno tenute separate.» Merana sgranò gli occhi. Mai prima di quel momento aveva sentito Kiruna parlare con voce deferente.
Bera sospirò. Stava già ben dritta, ma parve raddrizzarsi ancor di più per affrontare un compito ostile. «Elaida non è...» iniziò a dire con fervore.
«Elaida è troppo ambiziosa, da quanto ho capito» l’interruppe Cadsuane, sporgendosi verso Merana con tale prontezza che sia lei che Annoura balzarono indietro sul letto, anche se Cadsuane non le stava guardando. «Forse a causa sua la catastrofe è imminente, ma è pur sempre l’Amyrlin Seat, eletta dal Consiglio della Torre in accordo con le leggi della Torre.»
«Se Elaida è la legittima Amyrlin, perché non hai obbedito al suo ordine di fare ritorno alla Torre?» Tutto ciò che tradì la compostezza di Bera fu l’immobilità delle mani sul vestito. Solo sforzandosi di non usarle per stringere o lisciare il vestito poteva tenerle così ferme.
«Bene, per cui almeno una di voi ha un po’ di fegato.» Cadsuane rise sommessamente, ma gli occhi non erano affatto divertiti. Si appoggiò allo schienale e sorseggiò il tè. «Adesso sedetevi. Ho molte altre domande da farvi.»
Merana e Annoura si alzarono per offrire i loro posti sul letto, ma Kiruna rimase in piedi guardando Cadsuane con ansia, e Bera lanciò un’occhiata all’amica, quindi scosse il capo. Corele alzò gli occhi al cielo sorridendo, per motivi misteriosi, ma Cadsuane non sembrò notarlo.
«Metà delle voci che ho sentito in giro» continuò «parlano dei Reietti di nuovo liberi. Non sarebbe di certo una sorpresa, sommato a tutto il resto, ma avete prove, a favore o contro?»
Prima che fosse passato troppo tempo, Merana fu contenta di essere seduta. Ormai sapeva come doveva sentirsi il bucato sotto le mani delle lavandaie. Cadsuane fece tutte le domande che voleva, saltando da un argomento all’altro in modo imprevedibile. Corele rimase immobile e in silenzio, a parte sporadiche risatine o movimenti del capo, e Daigian non fece nemmeno quello. Merana ricevette il trattamento peggiore, con Bera e Kiruna, ma neanche Annoura fu risparmiata. Ogni volta che la consigliera di Berelain si rilassava, pensando di essere al sicuro, Cadsuane l’infilzava di nuovo.
Voleva sapere tutto, dall’autorità del ragazzo al’Thor sugli Aiel al perché una Maestra delle Onde del Popolo del Mare fosse in attesa sulla nave ancorata nel fiume, se Moiraine era davvero morta o se il ragazzo aveva davvero riscoperto il Talento di viaggiare, se Berelain era andata a letto con lui o se ne aveva l’intenzione. Cosa ne pensasse Cadsuane delle risposte era impossibile da stabilire, tranne una volta, quando le dissero che Alanna aveva legato al’Thor. La donna dai capelli grigi serrò le labbra e con lo sguardo avrebbe potuto perforare il muro, ma mentre tutte le altre si affrettavano a condividere il suo disgusto, Merana ricordò che Cadsuane aveva detto di volere un nuovo Custode.
Le risposte furono quasi tutte insoddisfacenti, ma dire che non si sapeva qualcosa non serviva a spegnere l’appetito di Cadsuane. La vecchia Aes Sedai voleva conoscere ogni minimo particolare, anche se l’interrogata era convinta di non sapere. Riuscirono a tenerle nascosto ben poco, e vennero allo scoperto alcune cose sorprendenti, molto sorprendenti, anche da Annoura, che aveva ricevuto lettere dettagliate da Berelain quasi dal primo giorno che la ragazza si era diretta a nord. Cadsuane pretendeva delle risposte ma non ne forniva nessuna, e per questo Merana cominciò a preoccuparsi. Vide le altre Sorelle diventare caparbie, mettersi sulla difensiva, a disagio, e si chiese se anche lei dava la stessa impressione.
«Cadsuane.» Doveva fare un ultimo sforzo. «Cadsuane, perché hai deciso di interessarti a lui solo ora?» Uno sguardo fermo incontrò il suo per un momento, poi la donna dai capelli grigi spostò l’attenzione su Bera e Kiruna.
«Per cui sono davvero riuscite a rapirlo proprio nel palazzo» osservò, porgendo la tazza vuota a Daigian perché la riempisse di nuovo. A nessun’altra era stato offerto da bere. L’espressione e il tono di Cadsuane erano così sereni che Merana aveva voglia di strapparsi i capelli. Al’Thor non sarebbe stato contento se avesse scoperto che Kiruna aveva rivelato il suo rapimento, anche se inavvertitamente. Cadsuane usava ogni errore per estorcere alle persone più di quanto volessero dire. Almeno i dettagli di com’era stato trattato non vennero a galla. Rand aveva reso ben chiaro quanto sarebbe stato scontento se ciò fosse accaduto. Merana ringraziò la Luce che la donna non si soffermasse troppo su un solo argomento.
«Sei sicura che fosse Taim? E tu sei sicura che quelle giubbe nere non sono arrivate a cavallo?» Bera rispose malvolentieri e Kiruna indispettita; ne erano certe; nessuna aveva visto gli Asha’man arrivare o andare via e il... buco che li aveva portati nel deserto poteva essere stato fatto da al’Thor. Risposta che non fu affatto soddisfacente.
«Pensate! Non siete più delle ragazzine stupide, o non dovreste esserlo. Bah! Dovete aver notato qualcosa.»
Merana si sentiva male. Lei e le altre avevano trascorso metà della notte discutendo sul loro giuramento prima di decidere che significava esattamente quello che avevano detto, senza vie d’uscita alle quali aggrapparsi. Alla fine anche Kiruna aveva ammesso che dovevano difendere e sostenere al’Thor oltre che obbedirgli, non era possibile non schierarsi. E il fatto che il giuramento le metteva contro Elaida e le altre Sorelle che le erano leali non preoccupava nessuna di loro. Almeno nessuna aveva ammesso di essere preoccupata. Già la scelta che avevano fatto era di per sé clamorosa, ma Merana si chiese se Bera o Kiruna ne comprendevano come lei le conseguenze. Forse avrebbero dovuto opporsi a un’Aes Sedai leggendaria, nonché a tutte le altre Sorelle che, come Corele e Daigian, avrebbero deciso di seguirla. Peggio ancora... Gli occhi di Cadsuane si posarono su di lei per un momento, senza far trapelare nulla e chiedendo tutto. Peggio ancora, Merana era sicura che Cadsuane fosse perfettamente consapevole di quella situazione.
Min stava correndo lungo i corridoi del palazzo, ignorando i saluti di una mezza dozzina di Fanciulle che conosceva, correva senza rispondere a nessuno, senza nemmeno pensare che si stava comportando da maleducata. Correre non era facile con gli stivali con il tacco alto. Quante sciocchezze facevano le donne per gli uomini! Certo non era stato Rand a chiederle di portare gli stivali con il tacco alto, ma la prima volta che li aveva indossati l’aveva fatto pensando a lui e l’aveva visto sorridere. Gli piacevano. Luce, cosa stava facendo, pensare agli stivali! Non avrebbe mai dovuto andare negli appartamenti di Colavaere. Tremò e, battendo le palpebre, cercò di mandare via le lacrime, quindi si mise a correre di nuovo.
Come sempre, alcune Fanciulle erano accovacciate davanti alle grandi porte dorate con il sole nascente. Gli shoufa erano drappeggiati sulle spalle e le lance appoggiate sulle ginocchia, eppure quelle ragazze non sembravano affatto spensierate. Erano leopardi, in attesa di una preda da uccidere. Di solito le Fanciulle la mettevano a disagio, anche se erano abbastanza amichevoli con lei. Quel giorno le avrebbe ignorate anche se fossero state velate.
«È di pessimo umore» l’avvisò Riallin, ma non cercò di fermarla. Min era una delle poche alle quale era permesso entrare nella stanza di Rand senza essere annunciata. Si sistemò la giubba e cercò di calmarsi. Non era sicura di sapere perché era andata da lui. Certo, Rand la faceva sentire al sicuro. Che sia folgorato! Non aveva mai avuto bisogno di nessuno per sentirsi al sicuro.
Non appena entrò nella stanza si fermò, sbalordita. Si chiuse la porta alle spalle con un gesto automatico. La sala era una baraonda. Alcuni pezzi di vetro erano ancora attaccati alle cornici degli specchi, ma la maggior parte era sparsa per terra. Il palco era capovolto, il trono ridotto a un mucchio di schegge dorate nel punto in cui era stato fracassato contro la parete. Una delle lampade di ferro dorato era stata piegata. Rand era su una delle sedie, in maniche di camicia, e fissava il soffitto con le braccia penzoloni e la testa all’indietro. Guardava nel vuoto. Era circondato da immagini e auree colorate che lampeggiavano e brillavano, identico in questo alle Aes Sedai. Min non aveva bisogno degli Illuminatori per vedere spettacoli di luce quando lui o le Aes Sedai erano nei paraggi. Rand non si mosse mentre lei gli si avvicinava. Sembrava che non la vedesse affatto. I pezzi di vetro si sgretolarono sotto i piedi della ragazza. Rand era davvero di pessimo umore.