Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Ti piacerebbe vedere Caemlyn saccheggiata?» gli chiese lei.
«Direi di sì, se avessi una buona compagnia a spalleggiarmi e un percorso sicuro per i cancelli.» Il vino doveva essere a posto. Due coppe volevano dire che anche lei aveva bevuto, e anche se lui avesse preso quella del morto, non poteva esserci rimasto tanto veleno da far star male un topo. «È questo che vuoi? Seguo gli ordini bene come chiunque altro.» Lo faceva quando sembrava probabile che sarebbe sopravvissuto a essi, oppure quando provenivano dai Prescelti. Meglio morire da sciocco che disobbedire ai Prescelti. «Ma alle volte aiuta sapere qualcosa di più di ‘va’ lì e fa’ questo’. Se mi dicessi qual è il tuo scopo qui a Caemlyn, potrei aiutarti a raggiungerlo più in fretta.»
«Ma certo.» Gli rivolse un sorriso tutto denti mentre i suoi occhi rimanevano impassibili come pietre brune. «Ma prima dimmi, perché c’è sangue fresco sui tuoi abiti?»
Lui le sorrise di rimando. «Un farabutto sfortunato, mia signora.»
Forse era stata lei a mandare l’uomo e forse no, ma lui aggiunse la sua gola alla lista di quelle che intendeva squarciare. E avrebbe potuto aggiungere anche Marillin Gemalphin. Dopotutto, un unico sopravvissuto era il solo che poteva raccontare la storia di ciò che era accaduto.
16
L’argomento dei negoziati
Il sole mattutino sedeva sull’orizzonte, lasciando la parte più vicina di Tar Valon ancora avvolta nelle ombre, ma la neve che ricopriva ogni cosa scintillava luminosa. La città stessa pareva splendere dietro le sue bianche lunghe mura, tutte magnificamente provviste di torri e stendardi, tuttavia a Egwene, in sella al suo castrone roano sulla riva del fiume più in alto rispetto alla città, sembrava ancora più distante di quanto fosse in realtà. L’Erinin si allargava fino a più di due miglia qui, e l’Alindrelle Erinin e l’Osendrelle Erinin, che scorrevano da entrambi i lati dell’isola, erano ampi quasi la metà, in modo tale che Tar Valon pareva sorgere in mezzo a un grande lago, irraggiungibile malgrado i massicci ponti che si ergevano alti sulle acque affinchè le navi potessero passare facilmente al di sotto. La stessa Torre Bianca, uno spesso fusto bianco come un osso che si elevava a un’altezza impossibile dal centro della città, riempiva il suo cuore con un anelito di casa. Non per i Fiumi Gemelli, ma per la Torre. Era quella la sua casa, ora. Un pennacchio di fumo catturò il suo occhio, una flebile linea nera che si sollevava dalla riva opposta oltre la città, e il suo viso si contrasse in una smorfia. Daishar pestò uno zoccolo nella neve, ma una pacca sul collo fu sufficiente a calmare il roano. Sarebbe servito molto di più per calmare lei. La nostalgia di casa costituiva solo una minima parte della sua agitazione. Minuscola, se paragonata al resto.
Con un sospiro, appoggiò le redini sull’alto pomello della sua sella e sollevò il lungo cannocchiale bordato d’ottone. Il suo mantello ricadde all’indietro, scivolandole da una spalla, ma lei ignorò il freddo che le condensava il respiro e mise una mano guantata per schermare le lenti davanti contro il riverbero del sole. Le mura della città balzarono più vicine alla sua vista. Mise a fuoco gli alti bracci ricurvi del porto nord che si protendevano nelle correnti a monte del fiume. La gente si muoveva decisa in cima ai bastioni che circondavano il porto, ma a quella distanza poteva a malapena distinguere gli uomini dalle donne. Tuttavia era grata di non avere addosso la sua stola a sette colori e che il suo volto fosse celato nelle profondità del cappuccio, in caso qualcuno lì avesse un cannocchiale più potente del suo. L’ampia imboccatura del porto artificiale era bloccata da una massiccia catena di ferro tesa pochi piedi sopra il pelo dell’acqua. Per sollevare un singolo anello della lunghezza di un passo sarebbero serviti due uomini. Una barca a remi sarebbe potuta scivolare sotto quella barriera, ma nessun vascello di qualunque dimensione sarebbe entrato se la Torre Bianca non l’avesse consentito. Ovviamente quella catena aveva solo lo scopo di tenere lontani i nemici.
«Eccole lì, Madre» mormorò lord Gareth, e lei abbassò il cannocchiale. Il suo generale era un uomo robusto in una corazza disadorna indossata sopra una semplice giacca marrone, senza alcun tocco di doratura o ricamo da nessuna parte. Il suo volto era schietto e segnato dalle intemperie dietro le sbarre del suo elmo, e gli anni gli avevano conferito uno strano tipo di calma confortante. Bastava guardare Gareth Bryne per sapere che, se il Pozzo del Destino si fosse aperto di fronte a lui, avrebbe soffocato la propria paura e si sarebbe apprestato a fare ciò che era necessario. E altri uomini l’avrebbero seguito. Aveva dato prova, campo di battaglia dopo campo di battaglia, che seguire lui era la strada per la vittoria. Un ottimo uomo da avere dalla sua parte. Gli occhi di Egwene seguirono la sua mano guantata che indicava un punto a monte.
Appena apparse da dietro un promontorio, cinque, sei – no, sette – navi stavano lasciando le loro scie sull’Erinin. Erano imbarcazioni grandi ma tali da poter navigare sul fiume, una con tre alberi, le loro vele triangolari ben tese e i lunghi remi che affondavano nell’acqua azzurro-verde per aggiungere un po’ di velocità. Tutto in quelle navi dava l’impressione di un bruciante desiderio, di urgenza di raggiungere Tar Valon ora! Il fiume era abbastanza profondo che in alcuni punti le navi avrebbero potuto procedere a poca distanza dalle sponde, ma veleggiavano quasi su un’unica fila, tanto vicine al centro dell’Erinin quanto i timonieri riuscivano a mantenerle controbilanciando il vento. I marinai aggrappati in cima agli alberi perlustravano la riva, e non per avvistare ammassi di sabbia.
In effetti, non avevano nulla da temere finché si fossero tenuti fuori portata degli archi. Certo, da dove lei si trovava col suo cavallo, avrebbe potuto incendiare ciascuna di quelle navi, o semplicemente aprire dei buchi nei loro scafi e lasciarle affondare. Una questione di istanti. Tuttavia questo avrebbe di sicuro causato l’affogamento di alcuni degli uomini a bordo. Le correnti erano forti, le acque gelide, e la nuotata verso riva lunga, per coloro che sapevano effettivamente nuotare. Perfino una sola morte avrebbe reso il suo uso del Potere come un’arma. Stava cercando di vivere come se fosse già vincolata dai Tre Giuramenti, e i giuramenti proteggevano quei vascelli da lei o da ogni altra Sorella. Una Sorella che avesse giurato sul Bastone dei Giuramenti non sarebbe stata in grado di posare quei flussi, forse nemmeno di formarli, a meno che non fosse riuscita a convincersi che quelle navi costituivano per lei un immediato pericolo. Ma, a quanto pareva, né i capitani né gli equipaggi lo credevano.
All’avvicinarsi delle navi, le urla smorzate fino a un flebile suono dalla distanza vagarono sull’acqua. Le vedette in cima agli alberi indicarono lei e Gareth, e fu presto chiaro che l’avevano presa per una Aes Sedai col suo Custode. O, perlomeno, i capitani non erano disposti a correre il rischio che non lo fosse. Dopo un momento, il ritmo dei remi accelerò. Solo di poco, ma i rematori faticarono per consentire quel poco. Una donna sul cassero del vascello di testa, probabilmente il capitano, agitò le braccia, come per richiedere uno sforzo ancora maggiore, e una manciata di uomini cominciarono a correre su e giù per la tolda, stringendo questa cima o allentando quella per cambiare l’angolazione delle vele, anche se agli occhi di Egwene non ottennero nulla. Su quei ponti c’erano uomini che non erano marinai, e molti di essi si affollarono contro i parapetti, alcuni sollevavano i propri cannocchiali. Alcuni parevano misurare la distanza ancora da coprire prima di raggiungere la sicurezza del porto.
Le venne in mente di intessere una fiammata, un’esplosione di luce, forse con uno schianto fragoroso, appena sopra ognuno dei vascelli. Quello avrebbe certo fatto capire a coloro che a bordo erano dotati di cervello che né la velocità né la distanza li avrebbe tenuti al sicuro qui, solo la tolleranza derivante dai Tre Giuramenti. Avrebbero dovuto sapere che erano al sicuro grazie alle Aes Sedai. Espirando profondamente, scosse il capo e si rimproverò mentalmente. Quel semplice flusso avrebbe attirato l’attenzione anche in città, di certo più dell’apparizione di una singola Sorella. Le Sorelle si soffermavano spesso sulla riva del fiume per osservare Tar Valon e la Torre. Anche se l’unica reazione alle sue fiammate fosse stata una sorta di contromanitestazione, quella specie di competizione, una volta iniziata, poteva essere difficile da fermare. Una volta cominciate, le cose potevano facilmente degenerare e sfuggire di mano. Nella situazione attuale era già molto probabile che questo potesse accadere, ancor di più in questi ultimi cinque giorni.