Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Crocevia del crepuscolo
Crocevia del crepuscolo - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Crocevia del crepuscolo

Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:

Crocevia del crepuscolo
1 ... 113 114 115 116 117 118 119 120 121 ... 214
Перейти на страницу:

Trovare la strada giusta e la casa esatta, per di più, non fu facile – una stretta viuzza laterale era molto simile a un’altra quando erano entrambe ammantate nell’oscurità – ma fece attenzione e infine si ritrovò a bussare alle porte principali di un alto stabile in ombra che sarebbe potuto appartenere a un mercante facoltoso ma discreto. Ma adesso sapeva che non era così. Avarhin era una casata minuscola, estinta secondo alcuni, ma rimaneva un’ultima discendente, e Shiaine possedeva denaro.

Una delle porte si aprì e lui sollevò una mano per schermarsi da un improvviso bagliore luminoso. La sinistra, nella destra teneva il pugnale, nascosto e pronto. Occhieggiando fra le dita allargate, riconobbe la donna alla porta in un semplice abito da cameriera. Non che questo servisse minimamente a diminuire la sua cautela.

«Dammi un bacio, Falion» disse entrando. Guardandola con aria lasciva, allungò una mano verso di lei. La sinistra, ovviamente. La donna dal volto lungo la scostò e chiuse per bene la porta dietro di lui. «Shiaine è chiusa nel salotto principale al piano di sopra con un visitatore» disse con calma «e la cuoca è nella sua camera da letto. Non c’è nessun altro in casa. Appendi il mantello sull’attaccapanni. Le farò sapere che sei qui, ma è possibile che tu debba attendere.»

Hanlon lasciò svanire il proprio sguardo lascivo e ricadere la mano. Nonostante il suo volto senza età, al massimo Falion poteva essere definita di bell’aspetto, e perfino quell’affermazione poteva essere un po’ tirata per i capelli, considerando il suo sguardo freddo e le sue maniere ancora più gelide. Non era certo il tipo di donna che avrebbe scelto per divertirsi, ma sembrava che lei fosse oggetto della punizione di uno dei Prescelti, e a quanto pareva lui doveva esserne parte, il che cambiava le cose. Fino a un certo punto. Fottere una donna che non aveva scelta non l’aveva mai turbato, e Falion certo non ne aveva alcuna. Il suo abito da cameriera ne era la riprova: faceva il lavoro di quattro donne da sola, compiti da cameriera, aiuto cuoca e sguattera, dormiva quando poteva e strisciava a ogni cipiglio di Shiaine. Le sue mani erano ruvide e rosse per via del lavare i panni e sfregare i pavimenti. Tuttavia era probabile che sarebbe sopravvissuta alla sua punizione, e l’ultima cosa che luivoleva era una Aes Sedai con un rancore personale contro Daved Hanlon. Non quando le circostanze sarebbero potute cambiare prima che lui avesse l’opportunità di piantarle un coltello nel cuore, perlomeno. Raggiungere un accordo con lei era stato facile, però. Pareva che Falion avesse un profondo senso pratico. Quando altri potevano vedere, la scompigliava ogni volta che gli arrivava a portata di mano, e quando c’era tempo, la costringeva ad andare nella sua minuscola stanza sotto il cornicione. Lì sgualcivano le lenzuola, poi sedevano sullo stretto giaciglio al freddo e si scambiavano informazioni. Anche se, su incitazione dì lei, le procurava qualche livido, in caso Shiaine scegliesse di controllare. Sperava che lei si ricordasse che l’aveva fatto su sua sollecitazione.

«Dove sono gli altri?» chiese lui, togliendosi il mantello e sistemandolo sull’appendiabiti a forma di leopardo. Il suono dei suoi stivali sulle piastrelle riverberò dall’alto soffitto dell’ingresso. Era un locale elegante, con cornicette di stucco dipinto e diversi arazzi sontuosi sopra pannelli istoriati lucidati fino a risplendere debolmente, ben illuminati da lampade su sostegni provviste di specchi con una doratura degna dello stesso Palazzo Reale, ma che fosse folgorato se faceva più caldo che fuori.

Falion sollevò un sopracciglio al notare il pugnale che aveva in mano, e lui lo rinfoderò con un sorriso teso. L’avrebbe potuto estrarre di nuovo più velocemente di quanto chiunque avrebbe ritenuto possibile, e avrebbe potuto fare lo stesso con la sua spada in modo quasi altrettanto rapido. «Le strade sono piene di ladri, di notte.» Malgrado il gelo, lui si tolse i guanti d’arme e li infilò nella cintura portaspada. Agire altrimenti avrebbe fatto sembrare che si riteneva in pericolo. Il pettorale sarebbe stato comunque sufficiente, nel caso si fosse presentato il peggio.

«Non so dove sia Marillin» disse lei da sopra la spalla, voltandosi già e raccogliendo le gonne per salire i gradini. «Se n’è andata prima del tramonto. Murellin è nelle stalle con la sua pipa. Potremo parlare dopo che avrò informato Shiaine del tuo arrivo.»

Osservandola salire le scale, lui grugnì. Murellin, un tizio corpulento che Hanlon non gradiva avere alle spalle, veniva relegato nelle stalle dietro la casa ogni volta che voleva fumare la sua pipa, poiché Shiaine disprezzava l’odore del rozzo tabacco che usava, e dal momento che di solito portava con sé un boccale di birra o perfino una caraffa, non sarebbe rientrato a breve. Marillin lo preoccupava di più. Anche lei era una Aes Sedai, apparentemente agli ordini di Shiaine quanto Falion o lui stesso, ma con lei non aveva alcun accordo. Nemmeno discussioni, se era per quello, tuttavia lui non si fidava delle Aes Sedai per principio, Ajah Nera o no. Dov’era andata? Per fare cosa?

Quello che un uomo non sapeva poteva ucciderlo, e Marillin Gemalphin passava fin troppo tempo fuori a occuparsi di faccende di cui lui non sapeva nulla. Stava giungendo alla conclusione che c’erano troppe cose a Caemlyn di cui lui non sapeva niente. Era ora che ne venisse al corrente, se voleva vivere.

Ora che Falion si era allontanata, andò dall’atrio gelato dritto in cucina sul retro della casa. La stanza con le pareti di mattoni era vuota, ovviamente – la cuoca sapeva che non era il caso di ficcare il naso fuori dalla sua stanza nel seminterrato una volta che veniva congedata per la notte – e la stufa di ferro nero e i forni erano freddi, ma un fuocherello sul lungo focolare di pietra rendeva la cucina una delle poche stanze calde della casa. A paragone delle altre, almeno. Shiaine era una donna avara, tranne quando si trattava delle proprie comodità. Qui il fuoco era tenuto acceso solo nel caso in cui desiderasse del vino riscaldato durante la notte, o latte caldo con uova.

Era stato in questa casa più di una dozzina di volte da quando era giunto a Caemlyn, e sapeva in quali armadietti erano riposte le spezie e in quale spazio fuori dalla cucina fosse sempre conservato un barilotto di vino. Sempre buon vino. Shiaine non lesinava su quello. Non con quello che intendeva bere lei stessa, perlomeno. Per quando Falion fu tornata, lui aveva disposto sull’ampio tavolo della cucina il vasetto del miele e un piatto di zenzero e chiodi di garofano assieme a una caraffa piena di vino, e un attizzatoio conficcato nel fuoco. Shiaine avrebbe potuto dire ‘Vieni subito’ e intendere ‘subito’, ma quando voleva far aspettare un uomo, poteva essere quasi l’alba prima che lo ricevesse. Queste convocazioni gli costavano sempre una notte di sonno, che fosse folgorata!

«Chi è il visitatore?» chiese lui.

«Non ha detto il nome, non a me» rispose Falion, mettendo una sedia contro la porta che dava sul corridoio per tenerla aperta. Questo lasciava fuoriuscire parte del misero tepore, ma avrebbe voluto essere in grado di sentire se Shiaine l’avesse convocata. O forse voleva assicurarsi che l’altra donna non potesse origliare. «Un uomo snello, alto e deciso, con l’aspetto di un soldato. Un ufficiale di un certo rango, forse un nobile, stando alle sue maniere, e Andorano, a giudicare dall’accento. Pare intelligente e cauto. I suoi vestiti sono piuttosto ordinari, per quanto costosi, e non indossa anelli o spille.» Accigliandosi nel guardare il tavolo, si voltò verso uno degli alti armadietti a giorno accanto alla porta per il corridoio e aggiunse una seconda tazza a quella che lui aveva preso per sé. A lui non era mai passato per la testa di metterne due. Era già sufficiente che dovesse versarsi il vino da solo. Aes Sedai o meno, era lei la cameriera. Ma Falion portò una sedia accanto al tavolo e spinse il piatto di spezie lontano da sé proprio come se si aspettasse che fosse lui a servirla.

1 ... 113 114 115 116 117 118 119 120 121 ... 214
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)