Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Ti ringrazio per l’avvertimento» disse Egwene in tono cortese. Colpevole? Aveva dimostrato al Consiglio che lei non sarebbe stata il loro fantoccio, tuttavia molte di loro insistevano a pensare che ci fosse qualcuno a tirare i fili. Perlomeno nessuna sospettava la verità riguardo al suo concilio. C’era da sperare che nessuna lo facesse.
«C’è un’altra ragione per cui dovresti essere cauta» proseguì Delana, l’intensità nei suoi occhi che contrastava con la noncuranza della sua voce. Questo per lei era più importante di quanto non volesse far sapere a Egwene. «Puoi star certa che qualunque consiglio ognuna di loro ti da proviene dritto dal capo della sua Ajah e, come sai, il capo di un’Ajah e le sue Adunanti non sempre vedono le cose allo stesso modo. Ascoltare troppo attentamente potrebbe metterti ai ferri corti col Consiglio. Non tutte le decisioni riguardano la guerra, ricorda, ma di certo vorrai che alcune di quelle vadano nella tua direzione.»
«Una Amyrlin dovrebbe ascoltare ogni parte prima di prendere una decisione,» replicò Egwene «ma mi ricorderò del tuo avvertimento quando mi offriranno i loro consigli, Figlia.» Delana la riteneva forse una sciocca? O forse quella donna stava cercando di farla arrabbiare. La rabbia portava a decisioni affrettate e parole avventate che a volte era difficile rimangiarsi.
Non riusciva a immaginare a cosa stesse mirando Delana, ma quando le Adunanti non riuscivano a manipolarla in un modo, provavano in un altro. Aveva acquisito molta pratica nell’evitare le manipolazioni da quando era stata elevata ad Amyrlin. Con respiri regolari e profondi, cercò l’equilibrio della calma e lo trovò. Di recente aveva fatto fin troppo esercizio su quello.
La Grigia alzò lo sguardo verso di lei oltre il bordo del suo cappuccio, il suo volto del tutto inespressivo. Ma i pallidi occhi azzurri erano molto acuti ora, come trivelle. «Potresti domandare cosa pensano sull’argomento dei negoziati con Elaida, Madre.»
Egwene quasi sorrise. Quella pausa era stata molto intenzionale. A quanto pareva, a Delana non piaceva essere chiamata Figlia da una donna più giovane di molte delle novizie. Più giovane di molte che erano uscite dalla Torre, a parte le più recenti. D’altro canto, la stessa Delana era troppo giovane per essere un’Adunante. E non riusciva a trattenere la propria collera tanto bene quanto la figlia di un locandiere.
«E perché mai dovrei chiedere una cosa simile?»
«Perché l’argomento è stato sollevato nel Consiglio negli ultimi giorni. Non come proposta, ma è stato menzionato, in modo molto sommesso, da Varilin, da Takima e anche da Magla. E Faiselle e Saroiya sono parse interessate a quello che avevano da dire.»
Calma o no, un tarlo di rabbia all’improvviso si insinuò dentro Egwene, e schiacciarlo non era semplice. Quelle cinque erano state Adunanti prima dello scisma della Torre, ma, cosa più importante, erano divise fra le due fazioni maggiori che lottavano per il controllo del Consiglio. In realtà, erano divise fra seguire Romanda o Lelaine, per quanto quelle due si sarebbero contrapposte anche se questo le avesse fatte annegare entrambe. Mantenevano anche una stretta di ferro sulle loro seguaci.
Poteva credere che le altre fossero state prese dal panico per gli eventi, ma non Romanda o Lelaine. Ormai da mezza settimana, ogni tentativo di parlare di Elaida o di riprendere la Torre era stato sovrastato da conversazioni concitate su quell’eruzione del Potere, così incredibilmente lunga e potente. Quasi tutte volevano sapere cosa l’aveva causata, e quasi tutte avevano paura di apprenderlo. Soltanto ieri Egwene era stata in grado di convincere il Consiglio che doveva essere sicuro per un gruppetto Viaggiare verso il luogo dell’eruzione – perfino il ricordo era così forte che chiunque di loro poteva indicare con esattezza dov’era avvenuta – e molte delle Sorelle parevano ancora trattenere il fiato tutte assieme finché Akarrin e le altre non fossero tornate. Ogni Ajah aveva voluto una sua rappresentante, ma Akarrin era stata l’unica Aes Sedai a farsi avanti.
Né Lelaine né Romanda parevano preoccupate, però. Per quanto la manifestazione fosse stata violenta e prolungata, era stata anche molto distante, e non aveva provocato alcun danno apparente; se era opera dei Reietti, come pareva certo, le possibilità di apprendere qualcosa erano estremamente basse, e ancora minori quelle di poter fare qualcosa per contrastarla. Sprecare tempo e fatica su cose impossibili era insensato quando davanti a loro avevano un compito importante. Così avevano detto, digrignando i denti nel trovarsi d’accordo. Concordavano sul fatto che Elaida dovesse essere privata della stola e del bastone però, Romanda con quasi altrettanto fervore di Lelaine; e se il fatto che l’Amyrlin scalzata da Elaida proveniva dall’Ajah Azzurra aveva fatto adirare Lelaine, il proclama di Elaida che l’Ajah Azzurra era stata disciolta l’aveva resa furiosa. Se stavano permettendo che si parlasse di negoziati... Non aveva senso.
L’ultima cosa che Egwene voleva era che Delana o chiunque altra sospettasse che Sheriam e le altre fossero più di un branco di cani da pastore posti a farle la guardia, ma le chiamò a gran voce. Erano abbastanza furbe da mantenere i segreti che andavano serbati, dal momento che le loro Ajah le avrebbero scuciate se ne avessero lasciato trapelare solo la metà, e senza troppa fretta avanzarono e si disposero in un capannello attorno a lei, le loro facce perfette maschere di serenità e pazienza da Aes Sedai. Poi Egwene disse a Delana di ripetere quello che le aveva riferito. Nonostante la sua iniziale richiesta di riservatezza, la Grigia assunse solo una fugace espressione schiva prima di obbedire. E quella fu la fine di serenità e pazienza.
«Questa è follia» disse Sheriam prima che chiunque altra potesse aprire bocca. Suonava arrabbiata, e forse un po’ spaventata. Be’, era comprensibile. Il suo nome era su una lista di Sorelle da quietare.
«Nessuna di loro può davvero credere che sia possibile negoziare.»
«Lo ritengo inconcepibile» si inserì Anaiya in tono secco. Il suo volto liscio era più da contadina che non da Sorella Azzurra, e si vestiva in modo molto semplice, perlomeno in pubblico, con abiti di buona lana, ma guidava il suo castrone baio con la stessa facilità di Delana con la sua giumenta. Erano poche le cose in grado di turbare la calma di Anaiya. Ovviamente non c’era nessuna Azzurra fra le Adunanti che parlavano di negoziati. Anaiya pareva improbabile come soldato, ma per le Azzurre, questa era una guerra a coltello, in cui non chiedere né concedere grazia. «Elaida ha messo la situazione piuttosto in chiaro.»
«Elaida è irrazionale» disse Carlinya gettando indietro la testa cosicché il cappuccio le ricadde sulle spalle e i suoi corti riccioli scuri si agitarono. Rimise a posto il cappuccio irritata. Carlinya mostrava di rado qualunque accenno di emozione, tuttavia le sue gote pallide erano arrossite quasi quanto quelle di Sheriam e la sua voce trasudava animosità. «Non può credere che torneremo tutte da lei strisciando, ora. Come può pensare Saroiya che accetterebbe qualcosa di meno?»
«Strisciare è quello che Elaida ha preteso, però» borbottò Morvrin con acredine. La sua faccia tonda solitamente placida ora mostrava un’espressione arcigna, e le sue mani grassocce erano strette forte alle redini. Quando uno stormo di gazze si sparpagliò levandosi in volo da una macchia di betulle al passaggio dei cavalli, lei le guardò con un cipiglio tale che pareva sarebbero precipitate dal cielo. «Takima adora il suono della propria voce. Deve parlare per ascoltarsi.»
«Anche Faiselle» disse Myrelle in tono cupo, puntando lo sguardo su Delana come se la colpa fosse sua. La donna dalla carnagione olivastra era nota per il suo temperamento, perfino tra le Verdi. «Non mi sarei mai aspettata di sentire quel genere di discorsi da lei. Non è mai stata una sciocca prima.»