Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Tutt’a un tratto la mattinata parve più scura, come se le nubi avessero oscurato il cielo. Qualunque cosa lei avesse fatto, i morti si sarebbero accatastati come legna da ardere, ma doveva tenere in vita la Torre Bianca. Doveva. Quando non c’erano buone opzioni, bisognava scegliere quella che sembrava la meno sbagliata.
«Ho visto abbastanza qui» disse lei piano. Con un’ultima occhiata allo stretto filo di fumo al di là della città, fece voltare Daishar verso gli alberi a un centinaio di passi dal fiume, dove la sua scorta attendeva fra le ericacee sempreverdi, le betulle e i faggi spogli. Duecento unità di cavalleria leggera, in corazze di cuoio o giubbe ricoperte di dischi metallici, avrebbero certo attirato l’attenzione se fossero apparse sulla sponda, ma Gareth l’aveva convinta della necessità di questi uomini con le loro lance affusolate e i corti archi da sella. Senza alcun dubbio, il pennacchio di fumo sulla sponda opposta si levava da carri o provviste in fiamme. Punture di spillo; tuttavia quelle punture di spillo giungevano ogni notte, a volte una, a volte due o tre, finché chiunque appena alzato cercava il fumo. Braccare i saccheggiatori finora si era rivelato impossibile. Improvvise bufere di neve imperversavano attorno agli inseguitori, o venti notturni di un gelo pungente, oppure le tracce semplicemente svanivano all’improvviso, la neve sull’ultima impronta di zoccolo liscia come appena caduta. I residui di flussi rendevano evidente che erano aiutati da Aes Sedai, e non c’era motivo di dubitare che Elaida avesse uomini e forse Sorelle anche da questa sponda del fiume. Poche cose avrebbero compiaciuto Elaida più del mettere le mani su Egwene al’Vere.
Non costituivano la sua intera scorta, ovviamente. Oltre Sheriam, la sua Custode degli Annali, aveva portato altre sei Aes Sedai stamattina, e quelle che avevano dei Custodi li avevano con sé, cosicché dietro alle Sorelle otto uomini erano in attesa in mantelli dai colori cangianti che si increspavano in modo piuttosto nauseante quando una brezza li colpiva, oppure facevano sì che parte di cavalli e cavalieri sembrassero svanire nei tronchi degli alberi. Consci del pericolo – dei saccheggiatori, perlomeno – e che le loro Aes Sedai erano tese fin quasi al punto di rottura, sorvegliavano il boschetto circostante come se gli uomini della cavalleria non fossero lì. La sicurezza delle loro Aes Sedai era la loro preoccupazione primaria, e non si fidavano di nessun altro. Sarin, un ometto dalla barba nera, non così basso ma molto largo, stava talmente vicino a Nisao che sembrava incombere sulla minuta Gialla, e anche Jori riusciva a torreggiare sopra Morvrin, sebbene in realtà fosse più basso di lei. Corpulento quanto Sarin, ma molto basso perfino per un Cairhienese. I tre Custodi di Myrelle, o meglio i tre che osava ammettere di avere, erano assiepati attorno a lei tanto che non avrebbe potuto muovere il suo cavallo senza spingere da parte uno di loro. Setagana, snello e scuro, e tanto affascinante quanto la sua Anaiya era ordinaria, quasi riusciva a circondarla da solo, e Tervail, col suo naso ben delineato e il volto sfregiato, faceva lo stesso con Beonin. Carlinya non aveva Custode, cosa non insolita per una Bianca, ma studiava gli uomini dalle profondità del suo cappuccio orlato di pelliccia come se stesse pensando di trovarsene uno.
Non molto tempo addietro, Egwene avrebbe esitato a farsi vedere con quelle sei donne. Tutte loro e Sheriam le avevano giurato fedeltà, per varie ragioni, e né loro né lei volevano che quel fatto fosse reso noto o perfino sospettato. Erano state il suo modo per influenzare gli eventi, per quanto aveva potuto, quando chiunque la riteneva nulla più di un fantoccio, una Amyrlin ragazzina che il Consiglio della Torre poteva usare a proprio piacimento e a cui nessuno avrebbe dato retta. Il Consiglio aveva perso quell’illusione quando lei le aveva portate a dichiarare guerra a Elaida, ammettendo finalmente quello che avevano intenzione di fare fin da quando erano fuggite dalla Torre; questo però aveva soltanto fatto preoccupare il Consiglio e le Ajah per ciò che lei avrebbe fatto in seguito e aveva indotto le Sorelle a cercare di capire come assicurarsi che, di qualunque cosa si trattasse, incontrasse la loro approvazione. Le Adunanti erano state molto sorprese quando lei aveva accettato la loro proposta di un concilio – una Sorella di ciascuna Ajah – per consigliarla con la loro saggezza ed esperienza. O forse pensavano che il suo successo con la dichiarazione di guerra le avesse dato alla testa. Ovviamente, lei aveva soltanto detto a Morvrin, ad Anaiya e alle altre di assicurarsi che fossero loro le Sorelle prescelte, e godevano di prestigio all’interno delle loro Ajah per riuscirci, quanto bastava. Erano ormai settimane che ascoltava i loro consigli, anche se non li adottava sempre, ma ora non c’era più la necessità di tenere incontri segreti o passare messaggi di nascosto.
Sembrava comunque che ci fosse stata un’aggiunta al gruppo mentre Egwene si era soffermata a fissare la Torre.
Sheriam, che indossava la stola blu del suo incarico sopra il suo mantello, riuscì a rivolgerle un inchino molto formale pur stando in sella. La donna dai capelli rosso fiammante poteva essere incredibilmente cerimoniosa, a volte. «Madre, l’Adunante Delana desidera parlare con te» disse come se Egwene non potesse vedere la robusta Grigia seduta lì in sella a una giumenta pezzata scura quasi quanto la cavalcatura dalle zampe nere di Sheriam. «Su una faccenda di una certa importanza, così afferma.» E la lieve punta di asprezza nella sua voce indicava che Delana non le aveva detto quale faccenda. A Sheriam questo non piaceva. Sapeva essere molto gelosa della sua posizione.
«In privato, se permetti, Madre» disse Delana, spingendo indietro lo scuro cappuccio per rivelare capelli quasi del colore dell’argento. La sua voce era profonda per una donna, ma non lasciava quasi trasparire l’urgenza di qualcuno che dovesse parlare di faccende importanti. La sua presenza era in qualche modo una sorpresa. Delana appoggiava spesso Egwene nel Consiglio della Torre, quando le Adunanti cavillavano sul fatto che una particolare decisione potesse interessare o meno la guerra contro Elaida. Questo implicava che il Consiglio fosse necessario per supportare gli ordini di Egwene come se questi avessero incontrato il più ampio consenso, e perfino alle Adunanti che si erano schierate per la guerra quel fatto non piaceva molto, ragione che portava a dibattiti senza fine. Volevano scalzare Elaida, tuttavia, se fossero state lasciate a sé stesse, il Consiglio non avrebbe fatto altro che litigare. A dire la verità, però, il sostegno di Delana non era sempre gradito. Un giorno poteva essere la perfetta immagine di una negoziatrice Grigia a caccia di consenso, e quello successivo così in contrasto con le sue argomentazioni da far adirare ogni Adunante che le avesse udite. Era risaputo che usava anche altri metodi per suscitare quella reazione. Erano ormai non meno di tre volte che aveva preteso che il Consiglio facesse una dichiarazione formale sul fatto che Elaida era dell’Ajah Nera, il che aveva portato inevitabilmente a un imbarazzato silenzio finché qualcuno non aveva dichiarato aggiornata la seduta. Poche erano disposte a discutere dell’Ajah Nera. Delana avrebbe dibattuto su tutto, dal modo di trovare vestiti adatti per novecentottantasette novizie a se Elaida avesse delle sostenitrici segrete fra le Sorelle, un altro argomento che causava il prurito a più di una di loro. Il che lasciava aperta la questione del perché si fosse allontanata così presto e da sola. Non aveva mai avvicinato Egwene senza un’altra Adunante o anche tre. I pallidi occhi azzurri di Delana non lasciavano trasparire nulla più di quanto rivelasse il suo liscio volto da Aes Sedai.
«Mentre cavalchiamo» le disse Egwene. «Avremo bisogno di un po’ di riservatezza» aggiunse quando Sheriam aprì la bocca. «Resta indietro con le altre, per favore.» Gli occhi verdi della Custode degli Annali si serrarono per quella che avrebbe quasi potuto essere rabbia. Efficiente e appassionata al proprio ruolo, aveva concentrato le proprie speranze su Egwene e aveva fatto poco mistero del fatto che non le piacesse essere esclusa da qualunque suo incontro. Turbata o no, chinò il capo in segno di accettazione soltanto con una minima esitazione. Sheriam non aveva sempre saputo chi fra loro comandasse, ma lo sapeva ora.