Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Shiaine ha ricevuto due visitatori ieri, comunque, più incauti di questo tizio» proseguì. «Uno, al mattino, aveva i cinghiali dorati di Sarand sui polsi dei suoi guanti d’arme. Probabilmente pensava che nessuno avrebbe notato un particolare così piccolo, sempre che fosse in grado di pensare. Un uomo biondo e grassoccio di mezz’età; ha fatto i complimenti per il vino come se fosse sorpreso di trovare un’annata decente in casa, e voleva che Shiaine mi facesse picchiare per non aver mostrato abbastanza rispetto.» Disse perfino quello con voce fredda e misurata. L’unica volta in cui in lei c’era stato un po’ di calore era stata quando Shiaine l’aveva presa a cinghiate. In quell’occasione sì che l’aveva sentita urlare. «Un campagnolo che di rado è stato a Caemlyn ma crede di sapere come si comporta la gente migliore di lui, direi. Puoi riconoscerlo da un porro sul mento e una piccola cicatrice a mezzaluna accanto al suo occhio sinistro. Il tizio del pomeriggio era basso e scuro, con un naso aquilino e occhi guardinghi, e nessun segno distintivo o cicatrice che potessi vedere, anche se indossava un anello con un granato quadrato alla mano sinistra. Era parco con le parole, molto attento a non lasciarsi sfuggire nulla nel poco che ho sentito, ma portava un pugnale con le quattro lune della casata Marne sul pomello.»
Incrociando le braccia, Hanlon si sporse verso il caminetto e mantenne il volto impassibile malgrado il desiderio di accigliarsi. Era stato certo che il piano prevedesse che Elayne ottenesse il trono, anche se quello che sarebbe venuto dopo rimaneva un mistero. Gli era stata promessa come una regina. Che lei indossasse o meno una corona quando lui l’avesse presa non gli importava nulla, tranne per il pepe che aggiungeva – domare quella puledra dalle lunghe gambe sarebbe stato puro piacere anche se fosse stata la figlia di un contadino, specialmente dopo che quella sfacciata oggi lo aveva messo in imbarazzo di fronte a tutte quelle altre donne! – ma negoziati con Sarand e Marne dicevano che forse il destino di Elayne era morire senza corona. Forse, malgrado tutte le promesse che gli erano state fatte sulla possibilità di fottere una regina, era stato messo nella posizione in cui si trovava in modo da poterla ucciderle al momento stabilito, quando la sua morte avrebbe prodotto il risultato che Shiaine voleva. O piuttosto che voleva il Prescelto che le aveva impartito i suoi ordini. Moridin, così si chiamava, un nome che Hanlon non aveva mai sentito prima di giungere in questa casa. Questo non lo turbava. Se un uomo aveva il fegato di definirsi uno dei Prescelti, Hanlon non era così folle da metterlo in discussione. A turbarlo era la possibilità che, in tutta questa faccenda, lui non fosse altro che un pugnale. Finché era il pugnale a compiere il lavoro, cosa importava se si spezzava nel farlo? Molto meglio essere il pugno attorno all’elsa piuttosto che la lama.
«Hai visto dell’oro passare di mano?» chiese. «Hai sentito nulla?»
«Te l’avrei detto» replicò lei debolmente. «E stando al nostro accordo, è il mio turno di porre una domanda.»
Lui riuscì a camuffare la propria irritazione dietro un’espressione di attesa. Quella stupida donna chiedeva sempre delle Aes Sedai a palazzo o di quelle che chiamava la Famiglia, o del Popolo del Mare. Domande sciocche. Chi era amica di chi, e quali antipatie avesse. Chi scambiava parole in privato e chi si evitava del tutto. Cosa aveva sentito che dicevano. Come se col proprio tempo lui non avesse altro da fare che appostarsi nei corridoi per spiarle. Non le mentiva mai – era troppo il rischio che potesse apprendere la verità, perfino impantanata in questa casa come cameriera, era una Aes Sedai, dopotutto – ma era sempre più difficile tirar fuori qualcosa che non le aveva già detto, e lei era stata cristallina sul fatto che avrebbe dovuto fornirle delle informazioni se si aspettava di riceverne. Nondimeno, aveva un paio di notiziole da sottoporle oggi, riguardanti la partenza di alcune donne del Popolo del Mare e tutta quella faccenda sul fatto che avessero sobbalzato per tutto il giorno come se qualcuno avesse infilato loro dei ghiaccioli giù per la schiena. Avrebbe dovuto farselo bastare. Quello che a lui serviva sapere era importante, non maledette chiacchiere.
Prima che lei potesse porre la sua domanda, però, la porta verso l’esterno si aprì. Murellin era tanto grosso da riempire quasi la soglia, tuttavia un freddo gelido riuscì comunque a entrare in una folata che fece danzare il fuocherello e mandò delle scintille a volare su per il camino fino a che l’omone non richiuse la porta. Non diede alcun segno di aver notato il freddo, ma d’altra parte la sua giacca marrone pareva spessa quanto due mantelli. E poi quell’uomo non aveva soltanto le dimensioni di un bue... anche l’intelletto. Appoggiando il boccale di legno sul tavolo con un tonfo, infilò i pollici dietro la sua ampia cintura e scrutò Hanlon con aria sdegnata. «Che stai facendo con la mia donna?» borbottò.
Hanlon ebbe un sussulto. Non perché temesse Murellin, tanto più che quel bue si trovava dall’altra parte del tavolo. Quello che lo sorprese fu l’Aes Sedai che era balzata in piedi dalla sua sedia e aveva afferrato la caraffa di vino. Immergendovi lo zenzero e i chiodi di garofano, aggiunse una cucchiaiata di miele e agitò la caraffa come per rimestare il tutto, poi usò un lembo della sua gonna per tirar via dal fuoco l’attizzatoio e infilarlo nel vino senza controllare se fosse già abbastanza caldo. Non lanciò neanche un’occhiata in direzione di Murellin.
«La tua donna?» disse Hanlon in tono circospetto. Questo gli procurò un sorrisetto compiaciuto da parte dell’altro uomo.
«Diciamo così. La signora ha pensato bene che potessi usare io quello che non usi tu. Comunque, Fally e io ci teniamo caldi la notte.»
Murellin fissò l’altro lato del tavolo, ancora sogghignando, ma i suoi occhi adesso erano posati sulla donna. Un grido riecheggiò nell’ingresso e lui si arrestò con un sospiro, il suo sogghigno che svaniva.
«Falion!» chiamò forte la voce distante di Shiaine. «Porta Hanlon quassù ora, e fa’ in fretta!» Falion appoggiò la caraffa sul tavolo tanto forte che del vino si rovesciò oltre il bordo ed era già diretta verso la porta prima che Shiaine terminasse. Quando l’altra donna parlava, Falion sobbalzava.
Anche Hanlon saltò in piedi, anche se per una ragione diversa. Raggiungendo Falion, le afferrò il braccio mentre lei saliva il primo gradino. Una veloce occhiata alle proprie spalle rivelò che la porta della cucina era chiusa. Forse in effetti Murellin sentiva il freddo. Comunque tenne la voce bassa. «Cosa voleva dire?»
«Non sono affari tuoi» replicò lei tagliando corto. «Puoi procurarmi qualcosa per farlo dormire? Qualcosa da potergli mettere nella birra o nel vino? Berrà di tutto, non importa il sapore.»
«Se Shiaine pensa che non sto obbedendo agli ordini, sono maledettamente affari miei, e anche tu dovresti vederla così, se hai due dannati pensieri da sfregare assieme.»
Lei inclinò la testa, fissandolo oltre la punta del suo lungo naso, fredda come un pesce. «Questo non ha nulla a che fare con te. Per quello che concerne Shiaine, io appartengo comunque a te quando sei qui. Vedi, certe cose sono cambiate.» All’improvviso qualcosa di invisibile gli strinse forte il polso e gli strattonò via la mano dalla manica di lei. Qualcos’altro si richiuse attorno alla sua gola, premendo fino a rendergli impossibile respirare. Invano cercò a tentoni il suo pugnale con la sinistra. Il tono di lei rimase freddo. «Pensavo che certe altre faccende dovessero cambiare di conseguenza, ma Shiaine non vede le cose in modo logico. Dice che quando il Gran Maestro Moridin vorrà che la mia punizione venga alleviata, sarà lui a dirlo. Moridin mi ha dato a lei. Murellin è il modo in cui lei si assicura che io lo capisca. La sua maniera di accertarsi che io sappia di essere il suo cane finché lei non dirà altrimenti.» Tutt’a un tratto Falion trasse un profondo respiro e la pressione scomparve dal polso e dalla gola di Hanlon. L’aria non aveva mai avuto un sapore più dolce. «Puoi procurarmi ciò che ti ho chiesto?» disse, calma come se non avesse appena tentato di ucciderlo col dannato Potere. Il solo pensiero che quella cosa l’aveva toccato gli faceva accapponare la pelle.