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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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«Posso...» cominciò in tono roco e si fermò per deglutire, sfregandosi la gola. Pareva come se fosse stata stretta in un cappio da impiccato. «Posso procurarti qualcosa che lo farà cadere in un sonno da cui non si sveglierà più.» Non appena si fosse presentata l’occasione giusta, l’avrebbe sbudellata come un’oca.

Lei sbuffò con aria beffarda. «Sarei la prima che Shiaine sospetterebbe, e tanto varrebbe che mi tagliassi i polsi piuttosto che obiettare a qualunque cosa decidesse di fare. Sarà sufficiente che lo faccia dormire tutta la notte. Lascia che sia io a pensare al da farsi, e sarà meglio per entrambi.» Appoggiando una mano sul pilastrino intagliato, guardò su per le scale. «Andiamo. Quando dice ora, intende ora.» Un peccato che non potesse appenderla proprio come un’oca in attesa di essere sbudellata.

Seguendola, i suoi stivali pestarono sui gradini, un rumore che rimbombava per tutto l’atrio, e fu colpito dal fatto di non aver udito il visitatore allontanarsi. A meno che nella casa non vi fosse qualche passaggio segreto che non conosceva, c’erano solo la porta principale, quella nella cucina e un’altra sul retro che poteva essere raggiunta soltanto passando per la cucina. Perciò pareva che avrebbe incontrato questo soldato. Forse sarebbe stata una sorta di sorpresa. Furtivamente, allentò il pugnale nel suo fodero.

Come previsto, il salotto principale aveva un bel fuoco acceso nell’ampio caminetto in marmo con venature azzurre. Era una stanza che poteva valere la pena saccheggiare, con vasi di porcellana del Popolo del Mare sui tavolini con i bordi dorati, e arazzi e tappeti che avrebbero fruttato un buon prezzo. Tranne uno dei tappeti che adesso non aveva quasi alcun valore. Un basso monticello rivestito con una coperta giaceva quasi nel mezzo della stanza, e se non era stato il tizio rannicchiato a quel modo a macchiare il tappeto col proprio sangue, Hanlon avrebbe mangiato gli stivali che fuoriuscivano da un lato. Shiaine in persona era seduta in una poltrona intarsiata, una bella donna in seta blu ricamata d’oro, con una cintura elaborata d’oro intrecciato e una pesante collana d’oro attorno al suo esile collo. Lucenti capelli bruni le pendevano fin sotto le spalle, radunati in una retina di intricato merletto. Appariva delicata a un primo sguardo, ma c’èra qualcosa di volpino nel suo viso, e il suo sorriso non raggiungeva mai quei grandi occhi castani. Stava utilizzando un fazzoletto orlato di merletto per pulire un piccolo pugnale sormontato da una goccia di fuoco sul pomello. «Va’ a dire a Murellin che avrò un... fagotto... di cui dovrà sbarazzarsi più tardi, Falion» disse con calma. Il volto di Falion restò liscio come marmo lucido, ma le rivolse una riverenza prima di sgattaiolare di corsa fuori dalla stanza. Osservando Shiaine e il suo pugnale con la coda dell’occhio, Hanlon si avvicinò al cumulo nascosto e si piegò per sollevare un angolo della coperta. Azzurri occhi vitrei lo fissarono da una faccia che, da viva, poteva essere stata severa. I morti avevano sempre un aspetto più tenero. A quanto pare non era stato né cauto né intelligente quanto Falion lo riteneva. Hanlon lasciò ricadere la coperta e si raddrizzò. «Ha detto qualcosa non di tuo gradimento, mia signora?» chiese in tono leggero. «Chi era?»

«Ha detto diverse cose non di mio gradimento.» Tenne in alto il suo pugnale, esaminando la piccola lama per essere certa che fosse pulita, poi la fece scivolare in un fodero lavorato d’oro alla cintura.

«Dimmi, il figlio di Elayne è tuo?»

«Non so chi sia il padre del marmocchio» disse in tono beffardo.

«Perché, mia signora? Pensi che mi sia rammollito? L’ultima puttanella che affermava che io l’avessi messa incinta l’ho ficcata dentro a un pozzo per rinfrescarsi le idee e mi sono assicurato che ci rimanesse.» In un vassoio appoggiato su uno dei tavolinettì c’erano una caraffa d’argento dal lungo collo contenente del vino e due coppe in argento cesellato. «È sicuro?» chiese, scrutando dentro le coppe. Entrambe avevano del vino sul fondo, ma una piccola aggiunta a una di esse poteva aver reso l’uomo morto una facile preda.

«Catrelle Mosenain, la figlia di un negoziante di ferramenta di Maerone» disse la donna, in tono piatto come se si trattasse di una notizia risaputa, e mancò poco perché lui sobbalzasse dalla sorpresa.

«Le hai fracassato la testa con una roccia prima di buttarla giù, senza dubbio per risparmiarle l’affogamento.» Come faceva a sapere il nome di quella puttanella, per non dire della roccia? Lui stesso si era quasi dimenticato quel nome. «No, dubito che ti rammolliresti, ma detesterei pensare che stavi sbaciucchiando lady Elayne senza mettermi al corrente. Lo detesterei davvero.»

All’improvviso lei fissò accigliata il fazzoletto macchiato di sangue nella sua mano e si alzò con movenze aggraziate per accostarsi al caminetto e gettarlo tra le fiamme. Rimase lì a riscaldarsi, non guardando mai nella sua direzione. «Puoi organizzare la fuga di alcune donne seanchan? Sarebbe meglio se fossero sia quelle chiamate sul’dam, che quelle chiamate damane,» incespicò un poco sulle strane parole «ma se non riesci a far scappare entrambe, alcune sul’dam andranno bene. Libereranno loro qualcuna delle altre.»

«Forse.» Sangue e maledette ceneri, stava saltellando da un argomento all’altro peggio di Falion. «Non sarà semplice, mia signora. Sono tutte sotto stretta sorveglianza.»

«Non ho chiesto se fosse semplice» replicò lei, lo sguardo fisso tra le fiamme. «Puoi modificare i turni in modo che le guardie siano lontane dai magazzini del cibo? Sarei compiaciuta se alcuni di essi bruciassero per davvero. Sono stanca di continui tentativi falliti.»

«Questo non posso farlo» borbottò lui. «A meno che tu non voglia che io sparisca dalla circolazione subito dopo. Tengono un registro degli ordini che farebbe sussultare un Cairhienese. E non servirebbe a nulla comunque, non con quei maledetti passaggi che portano sempre più carri ogni giorno.» Per la verità, questo non gli dispiaceva. Il mezzo usato gli dava la nausea, ma non gli dispiaceva affatto. Si aspettava che il palazzo sarebbe stato l’ultimo posto a Caemlyn a patire la fame in ogni caso, ma aveva sperimentato assedi su entrambi i fronti, e non aveva più intenzione di bollire i propri stivali per la zuppa. Shiaine voleva gli incendi, però.

«Un’altra risposta che non ti ho richiesto.» Lei scosse il capo, ancora guardando nel caminetto, non verso di lui. «Ma forse si può fare qualcosa per questo. Quanto sei davvero vicino... ad assaporare l’affetto di Elayne?» terminò in tono pudico.

«Più vicino del giorno in cui sono arrivato a palazzo» grugnì lui, fissandole la schiena. Non cercava mai di offendere coloro che i Prescelti avevano posto sopra di lui, ma la sgualdrina lo stava mettendo a dura prova. Avrebbe potuto spezzarle quell’esile collo come un ramoscello! Per tenere lontane le mani dalla sua gola, riempì una delle coppe e la tenne senza alcuna intenzione di bere. Nella sinistra, ovviamente. Solo perché c’era già un uomo morto nella stanza, non voleva dire che lei non potesse avere intenzione di aggiungere un altro cadavere. «Ma devo andarci piano. Non posso certo stringerla in un angolo e solleticarla fino a farle togliere la camicetta.»

«Suppongo di no» disse Shiaine con voce smorzata. «Non è proprio il genere di donna a cui sei abituato.» Stava ridendo? Si stava prendendo gioco di lui? Tutto quello che riuscì a fare fu impedirsi di gettare per terra la coppa e strangolare la baldracca con la faccia da volpe.

All’improvviso Shiaine si voltò, e Hanlon sbatté le palpebre quando lei fece scivolare il suo pugnale di nuovo nel fodero. Non l’aveva nemmeno vista sguainare quella dannata cosa! Tracannò un sorso di vino senza pensarci e quasi soffocò nel pensare a cosa aveva fatto.

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