Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Trecento persone in quarantena su Marte… quello avrebbe potuto essere sufficiente per dare inizio a una colonia. Non era mai stato uno dei suoi sogni quello d'insediarsi in un deserto color rosso-ruggine, ma quel piano batteva ogni altra alternativa. E sarà piacevole percepire di nuovo la gravità, camminare e, forse, perfino nuotare in una piscina protetta da una cupola.
Non sarà Maui, ma potrei abituarmi all'idea di essere una marziana.
Lo spazio che li separava diminuì. La superficie di Halley parve spumeggiare quando dei punti caldi vomitarono fontane di gas e di polvere nello spazio, accrescendo il fulgore della chioma.
È uno scherzo della prospettiva? Oppure passeremo davvero così vicini come sembra?
Scintille scoccarono quando minuscoli oggetti si separarono dalla testa della cometa con silenziose esplosioni.
Le zattere di salvataggio. Corazzati contro la polvere e il dolore, i colombari, avvolti negli scafi delle aerolance, si sarebbero staccati da Halley. Minuscoli razzi controllati dai mech aumentavano rapidamente la distanza, guidando i coloni in ibernazione verso il loro primo, fiammeggiante incontro con l'atmosfera del pianeta rosso.
Virginia arretrò ancora, dando spazio alla simulazione.
Tutta la Terra assisterà a questo spettacolo. Gli abitanti di Phobos non saranno i soli a goderselo.
La chioma nebbiosa di Halley pareva toccare il pianeta. Virginia sbatté le palpebre.
Qualcosa non va. Come può…
La chioma cominciò a distorcersi, a perdere la sua forma, compressa dall'urto delle onde soniche quando il globo gassoso incontrò la sottile atmosfera del pianeta. Il gas ionizzato piegò verso l'esterno, lontano dal debole campo magnetico di Marte.
Il punto scintillante del nucleo stesso, un trilione di tonnellate di ghiaccio, si spinse in avanti, senza trovare nessun ostacolo in qualcosa di così tenue come un involucro di gas o un campo magnetico. Cadde davanti alla propria nube, cominciando ad ardere ancora più luminoso.
NO…
Le onde d'urto di prua si moltiplicarono attraverso i gas espandendosi in diversi coni. Percependo che Virginia voleva seguire l'azione, JonVon rallentò l'incontro mentre il nucleo di Halley sparpagliava le minuscole scialuppe di salvataggio come granelli di polline e proseguiva a tutta velocità verso il più ravvicinato punto di passaggio.
Il più ravvicinato punto di passaggio…
Il nucleo si spezzò. E continuò a spezzarsi. Quattro frammenti saettarono obliqui verso l'interno, adesso la loro scia attraverso l'atmosfera marziana era incandescente. Poi colpirono il piccolo mondo.
Un pezzo parve rimbalzare all'estremità del pianeta, come un martello che destasse faville scagliandole nello spazio. Pennacchi di polvere turbinavano dove quel frammento ampio un miglio aveva toccato per un attimo il suolo.
Un grosso frammento centrò in pieno il monte Olympus, troncando il lato sinistro del grande vulcano con una titanica, accecante esplosione.
Simulazione o no che fosse, Virginia sbatté di nuovo le palpebre per escludere l'immagine postuma di quel lampo. Quando riuscì a guardare di nuovo, quella serie di avvampanti esplosioni si era trasformata in tante nubi arancione che si andavano allargando. La sottile atmosfera s'increspava e turbinava come una pozza poco profonda dentro la quale fossero stati sparati dei proiettili.
Dei terremoti scuotevano le antiche sabbie. Sotto la superficie di Marte il permafrost si deformava e fondeva. Virginia immaginò di poter sentire l'agitarsi del magma.
Era troppo stupefatta per riuscire a fare qualcos'altro se non guardare, incredula. Cercò le piccole aerolance, e ne trovò una, due, che ruzzolavano via verso il Sole. Altre lampeggiarono per brevi attimi quando colpirono le turbinanti nubi di polvere, avvamparono e si spensero.
Alcune erano semplicemente scomparse.
Avrebbe dovuto essere un rimbalzo gravitazionale! Un passaggio ravvicinato! Il Controllo Terrestre non ha mai detto niente di tutto questo!
Carl non ha mai detto niente di tutto questo!
Inconsciamente, impose al proprio io simulato di sfuggire alla luce, di sfuggire alla faccia ardente illuminata dal Sole di quel crogiolo di roccia.
Marte precipitò lontano mentre lei fuggiva verso l'esterno lungo la sua ombra. Visto dalla sua faccia oscurata, il pianeta era una sottile mezzaluna di vento rosso, tinto di fiamme. Su un lato della mezzaluna spuntò una pira rosata. Il dio della guerra rispondeva alla violenza del firmamento con la violenza dei propri vulcani.
Non richiesta, per niente benvenuta, una strofa di Shelley le venne alla mente:
Guardate le mie Opere, o Potenti, e disperate!
Virginia si disinnescò, con le mani che le tremavano mentre si staccava di dosso il contatto. Nella sua mente, tuttavia, la scena continuava. L'immaginazione proseguiva, simulando ciò che era previsto fra trentotto anni nel futuro, visualizzando il Sole come si sarebbe levato il mattino dopo quell'incontro, per risplendere sopra una giornata umida e nuvolosa su Marte.
E più tardi, almeno per un po', ci sarebbe stata pioggia.
SAUL
Era una vecchia canzone cantata dai biologi del ventesimo secolo quando avevano occasione di alzare un po' il gomito. Saul l'aveva imparata in Inghilterra, durante un piovoso inverno a Cambridge. Gli pareva giusto che dovesse venirgli alla mente proprio adesso, mentre una bottiglia di terracotta sbatteva e sobbalzava sulle sue ginocchia e lui si trovava seduto nel corridoio fiocamente illuminato appena fuori del suo laboratorio, intento a provare un rimedio polinesiano contro ciò che lo tormentava.
Keoki gli aveva fornito quella bottiglia di liquore fatto in casa, dicendogli solennemente: — Tu hai bisogno di ubriacarti, Saul. — E naturalmente l'amico aveva ragione.
Quella canzonetta aveva un ritornello, con una cadenza in stile jazz:
Saul annuì saggiamente. — Ecco, visto? Conoscevano la simbiosi perfino negli anni Ottanta, quando non erano ancora sicuri di trovarsi nel Secolo dell'Inferno. Questo dimostra che non c'è mai niente di nuovo sotto il sole.
Nessuno era là ad ascoltarlo, naturalmente. Alla fine aveva rimandato Keoki a casa… a quest'ora le mogli del grosso hawaiano dovevano essere preoccupate per lui. Saul aveva garantito al suo amico che sarebbe andato dritto a dormire, e così Keoki se n'era andato, affidandogli il compito di cercare di tirarsi su.