La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Hai visto sia Logain che Taim?» chiese Annoura stupita. «Taim è un seguace di al’Thor, almeno così ho sentito dire.» Merana deglutì, sollevata. Le voci sui Pozzi di Dumai ancora non si erano sparse, ma sarebbe accaduto.
«Anche io ho le orécchie, Annoura» rispose acida Cadsuane. «Benché preferirei non averle, visto ciò che ho sentito su quei due. Tutto il mio lavoro buttato al vento, tutto da rifare. Poi ci sono queste giubbe nere, questi Asha’man.» Prese una tazza da Daigian e la ringraziò con un sorriso caloroso. La Bianca dalle guance rotonde sembrava pronta a farle la riverenza, invece si ritirò in un angolo con le mani in grembo. Era stata novizia per molto tempo, anche Ammessa, più di chiunque altra potesse ricordare, e le era stato permesso di rimanere nella Torre e portare lo scialle per un pelo. Daigian era sempre umile con le altre Sorelle.
Cadsuane soffiò via il vapore dalla sua tazza e proseguì, come stessero facendo una gradevole conversazione. «È stato Logain, praticamente sulla mia soglia, che mi ha portata via dalle mie rose. Bah! Anche una baruffa alla fiera delle pecore sarebbe stata sufficiente a portarmi Via da quelle piante maledette dalla Luce. Se usi il Potere non c’è gusto, ma provate senza e vedrete crescere diecimila spine per ogni... Bah! Avevo pensato di prestare il giuramento da Cacciatrice, se il Consiglio dei Nove me l’avesse concesso. Be’, per qualche mese è stato divertente dare la caccia a Logain, ma una volta preso, scortarlo a Tar Valon era divertente come crescere le rose. Me ne sono andata un po’ in giro per vedere cosa potevo trovare, forse un nuovo Custode, anche se è un po’ tardi per questo, se voglio essere giusta nei confronti dell’uomo. Poi ho sentito parlare di Taim e me ne sono andata in Saldea il più in fretta possibile. Non c’è niente di più esaltante di un uomo in grado di incanalare.» La sua voce divenne di colpo dura, come lo sguardo. «Una di voi due è stata coinvolta in quella... bassezza... subito dopo la Guerra Aiel?»
Pur non volendo, Merana sussultò confusa. Gli occhi di Cadsuane sembravano il ceppo del boia. «Quale bassezza? Non so di cosa stai parlando.»
Lo sguardo d’accusa colpì Annoura con tale forza che la donna cadde quasi dal letto. «La Guerra Aiel?» rimase a bocca aperta cercando di riprendersi. «L’anno seguente l’ho trascorso lottando per fare in modo che la cosiddetta Grande Coalizione fosse più di un nome.»
Merana guardò Annoura con rinnovato interesse. Un discreto numero delle appartenenti all’Ajah Grigia erano andate di capitale in capitale nel futile tentativo di mantenere in piedi le alleanze che si erano formate contro gli Aiel, ma non aveva mai saputo che Annoura fosse una di loro. Se era vero, allora forse quella Sorella non era una cattiva negoziatrice. «Anche io» disse Merana. Dignità. Da quando era andata alla ricerca di al’Thor, non gliene era rimasta troppa, e quella che ancora aveva era troppo preziosa perché la sprecasse. Rese la voce calma e ferma. «Di quale bassezza parli, Cadsuane?»
La donna con i capelli grigi fece un gesto per accantonare la questione, come se non ne avesse mai parlato.
Merana si chiese per un momento se Cadsuane stesse dando i numeri. Non aveva mai sentito dire che potesse succedere a una Sorella, ma la maggior parte delle Aes Sedai si ritirava verso la fine del ciclo vitale, lontano dagli stratagemmi e le turbolenze che nessuno, se non una Sorella, conosceva. Molto spesso lontano da tutti. Chi poteva dire cosa le aspettava prima della fine? Un’occhiata a quello sguardo fermo e chiaro che la osservava da sopra la tazza le fece subito cambiare idea su un’eventuale demenza della donna. In ogni caso, una bassezza vecchia di vent’anni, qualsiasi cosa fosse stata, non poteva reggere il confronto con ciò che il mondo stava affrontando in quel momento, e Cadsuane non aveva ancora risposto alla sua domanda. Che cosa voleva fare? E perché adesso?
Prima che potesse rivolgerle di nuovo la domanda, la porta si aprì ed entrarono Bera e Kiruna insieme a Corele Hovian, una Gialla mascolina molto magra, con delle folte sopracciglia nere e una massa di capelli corvini che le conferivano un aspetto abbastanza selvaggio, nonostante vestisse bene e sembrasse sempre pronta per un ballo in campagna, con le maniche del vestito, il corpetto e i lati della gonna coperti di ricami. Non c’era quasi spazio per muoversi con tutte quelle donne in quella piccola stanza. Corele sembrava sempre divertita, qualsiasi cosa accadesse, ma adesso il suo sorriso era molto ampio, fra l’incredulo e il gioioso. Gli occhi di Kiruna saettarono nel suo volto pieno d’arroganza, mentre Bera pareva fumante, labbra tese e fronte increspata. Poi videro Cadsuane. Merana pensò che per loro doveva essere come trovarsi faccia a faccia con Alind Dyfelle, Sevlana Meseau o addirittura Mabriam en Shereed. Strabuzzarono entrambe gli occhi e Kiruna rimase a bocca aperta.
«Pensavo che fossi morta» sussurrò Bera.
Cadsuane tirò su con il naso, irritata. «Comincio a stancarmi di sentire sempre la stessa cosa. La prossima imbecille che ripeterà quella frase, strillerà per una settimana.» Annoura incominciò a guardarsi la punta dei piedi.
«Non indovinerete mai dove ho trovato queste due» disse Corele con il suo accento del Murandy. Si mise un dito sul naso, come sempre quando stava per fare una battuta. Le guance di Bera divennero rosse e quelle di Kiruna anche di più. «Bera sedeva mite come un topolino sotto gli occhi di una mezza dozzina di quelle selvatiche Aiel che mi hanno detto, sfacciate come non mai, che non poteva venire con me fino a quando Sorilea — quella terribile vecchiaccia farebbe venire gli incubi a chiunque — non avesse finito la sua conversazione privata con ‘l’altra’ apprendista. La nostra cara Kiruna.»
Adesso non erano solo le guance: Kiruna e Bera erano rosse fin sulla punta dei capelli, e tenevano il capo chino. Anche Daigian le fissava.
Merana si sentì meravigliosamente sollevata. Non toccava più a lei spiegare come le Sapienti avessero interpretato gli ordini di quello sventurato di al’Thor, secondo il quale le Sorelle dovevano obbedire a quelle donne. Non erano davvero apprendiste, non si trattava di lezioni. Cosa avrebbe potuto insegnare quel gruppo di selvatiche a un’Aes Sedai? Semplicemente alle Sapienti piaceva assegnare a tutte una posizione precisa. Bera e Kiruna avrebbero potuto raccontare quanto aveva riso al’Thor — riso! — dicendo che per lui non faceva alcuna differenza, si aspettava solo che fossero alunne ‘obbedienti’. Nessuna se la stava cavando troppo bene, Kiruna meno di tutte.
Tuttavia, Cadsuane non chiese spiegazioni. «Non mi aspettavo di trovare un granché qui,» disse asciutta «ma certo non questo secchio di immondizie. Fatemi capire se ho afferrato tutto bene: voi bambine che vi siete ribellate contro un’Amyrlin eletta legalmente adesso siete in qualche modo legate al giovane al’Thor, e visto che prendete ordini dalle Aiel, suppongo che li prendiate anche da lui.» Sbuffò disgustata come se avesse mangiato delle prugne marce. Scosse il capo e guardò nella tazza, quindi fissò di nuovo le due donne. «Be’, che importanza ha un tradimento in più o in meno? Il Consiglio può anche farvi camminare in ginocchio da qui fino a Tarmon Gai’don per penitenza, ma potrete essere decapitate una sola volta. E le altre, quelle all’accampamento Aiel? Tutte seguaci di Elaida, immagino. Anche loro sono diventate... apprendiste? A nessuna di noi è stato dato il permesso di avvicinarsi oltre la prima fila di tende. Queste Aiel non sembrano avere alcun amore per le Aes Sedai.»