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L'Occhio del Mondo

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L'Occhio del Mondo
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Rand attese che il rumore di zoccoli svanisse in lontananza e sporse cautamente la testa. Il polverone era lontano, nella direzione dalla quale loro provenivano; a levante il cielo era pulito. Rand uscì sulla strada e guardò la colonna di polvere muoversi verso ponente.

«Non cercavano noi» disse. Una via di mezzo fra constatazione e domanda.

Mat lo raggiunse e guardò con diffidenza in tutt’e due le direzioni. «Può darsi» commentò. «Può darsi.»

Rand la ritenne una frase ambigua, ma annuì. Non era iniziato a questo modo, il loro viaggio lungo la Strada per Caemlyn.

Per un bel pezzo, dopo la fuga da Whitebridge, Rand aveva continuato a girarsi all’improvviso e a fissare la strada. A volte vedeva qualcuno che lo induceva a trattenere il fiato, un uomo alto e magro che percorreva in fretta la strada o un tizio smilzo e canuto a fianco del conducente di un carro; ma si trattava sempre di venditori ambulanti o di contadini diretti al mercato, mai di Thom Merrilin. La speranza si affievolì col passare dei giorni.

C’era un certo traffico, sulla strada: carri e carretti, gente a cavallo e gente a piedi; da soli o in gruppo, una fila di carri di mercanti o una decina di cavalieri insieme. Non bloccavano la strada e spesso in vista c’erano soltanto gli alberi spogli che fiancheggiavano la carreggiata di terra battuta; ma Rand non aveva mai visto tanti viandanti, nei Fiumi Gemelli. La maggior parte procedeva nella loro stessa direzione, verso Caemlyn.

A volte Rand e Mat ottenevano un passaggio sul carro d’un contadino, per un breve tratto, un miglio, cinque; ma più spesso andavano a piedi. Evitavano gli uomini a cavallo: se da lontano scorgevano anche un cavaliere solitario, lasciavano la strada e si tenevano nascosti finché non era passato. Nessuno portava un mantello nero e Rand non credeva che un Fade si sarebbe lasciato scorgere mentre arrivava, ma non c’era motivo di correre rischi. All’inizio avevano temuto solo i Mezzi Uomini.

Il primo villaggio dopo Whitebridge sembrava assai simile a Emond’s Field, tanto che Rand lo oltrepassò con riluttanza. Tetti di stoppie, alti e a punta; comari in grembiule che spettegolavano da sopra la recinzione delle case; bambini che giocavano nel prato centrale. Le donne non portavano trecce e anche altri piccoli particolari erano diversi, ma nell’insieme sembrava il loro villaggio. Mucche pascolavano nel prato e oche impettite attraversavano la strada. Bambini ruzzavano allegramente anche se l’erba mancava del tutto. Nemmeno si giravano, al passaggio di Rand e di Mat. Ecco una delle differenze: lì i forestieri non erano una rarità, due in più non attiravano una seconda occhiata. I cani si limitavano a sollevare la testa e fiutare l’aria, quando Rand e Mat passavano; non si prendevano la briga di muoversi.

Scendeva la sera, mentre attraversavano il villaggio, e Rand provò una fitta di nostalgia, quando le finestre s’illuminarono. Per quanto gli assomigli, non è casa tua, gli disse una vocina interiore; anche se entri in una di queste case, non troverai Tam. Se ci fosse, riusciresti a guardarlo in viso? Adesso sai, no? A parte qualche piccolo particolare, come da dove provieni e chi sei. Non era delirio dovuto alla febbre. Rand ingobbì le spalle, sotto la sferza della risata irridente che gli risuonava nel cervello. Potresti anche fermarti, lo beffò la vocina. Un posto vale l’altro, se provieni dal nulla, e il Tenebroso ti ha segnato.

Mat lo tirò per il braccio, ma Rand si liberò e continuò a fissare le case. Non voleva fermarsi, voleva guardare e ricordare.

Mat lo strattonò di nuovo. Era teso, pallido intorno agli occhi e alla bocca. «Andiamo» brontolò. «Su, andiamo.» Guardò il villaggio come se sospettasse che vi si nascondesse qualcosa. «Ancora non possiamo fermarci.»

Rand descrisse un giro completo, guardò l’intero villaggio e sospirò. Non erano molto lontano da Whitebridge. Se il Myrddraal fosse uscito dalla città senza farsi vedere, non avrebbe avuto difficoltà a perlustrare quel piccolo villaggio. Rand si lasciò trascinare lungo la strada, finché i tetti di stoppie non rimasero alle sue spalle.

Cadde la notte, prima che al chiaro di luna trovassero un posto sotto alcuni cespugli che conservavano ancora foglie secche. Si riempirono la pancia con l’acqua gelida d’un rigagnolo poco distante e si rannicchiarono per terra, avvolti nel mantello, senza accendere il fuoco. Il fuoco era visibile: meglio stare al freddo.

Inquieto per i ricordi, Rand si svegliò spesso e ogni volta udì Mat parlottare e agitarsi nel sonno. Lui non ricordò i sogni, ma non dormì bene. Non avrebbe più rivisto la sua casa.

Non fu l’unica notte che passarono con solo il mantello a difenderli dal vento e talvolta dalla pioggia fredda e battente. Non fu l’unico pasto di sola acqua. Fra tutt’e due, avevano denaro sufficiente per qualche pasto in una locanda, ma un letto sarebbe costato troppo. I prezzi erano alti, fuori dei Fiumi Gemelli, e più alti da questa parte dell’Arinelle che a Baerlon. Meglio risparmiare il denaro per casi d’emergenza.

Un pomeriggio Rand accennò al pugnale con il rubino, mentre percorrevano la strada, con lo stomaco troppo vuoto anche per brontolare, e il sole era basso e debole, e in vista per la notte c’erano solo altri cespugli. In alto si addensavano nuvole scure che promettevano pioggia.

Rand percorse ancora qualche passo, prima di accorgersi che Mat si era fermato. Si fermò anche lui e mosse le dita dei piedi: questi, almeno, li sentiva caldi. Allentò le cinghie che gli segavano le spalle. Il rotolo di coperte e il fagotto di Thom non erano pesanti, ma bastava poco a dare fastidio, dopo miglia percorse a pancia vuota. «Mat, che ti succede?» domandò.

«Come mai sei così ansioso di venderlo?» rispose Mat, con rabbia. «L’ho trovato io, in fin dei conti. Non hai mai pensato che forse mi piacerebbe tenerlo? Per un poco, comunque. Se vuoi vendere qualcosa, vendi quella maledetta spada!»

Rand accarezzò l’elsa con il segno dell’airone. «Me l’ha data mio padre» disse. «Era la sua. Non ti chiederei di vendere un regalo di tuo padre. Sangue e ceneri, Mat, ti piace fare la fame? E poi, anche se trovassi da venderla, quanto ricaverei da una spada? Cosa se ne fa, un contadino? Dal rubino ricaveremmo invece denaro sufficiente ad andare a Caemlyn in carrozza. Forse anche a Tar Valon. E consumeremmo i pasti nelle locande e dormiremmo ogni notte in un letto. Ti piace l’idea di camminare per mezzo mondo e di dormire per terra?» Lo guardò di brutto e Mat gli restituì la stessa occhiata.

Rimasero così, fermi in mezzo alla strada, finché Mat all’improvviso scrollò le spalle e distolse lo sguardo. «A chi lo venderei?» disse. «Un contadino pagherebbe in polli; non si comprano carrozze, con i polli. E se lo mostrassi in un villaggio, penserebbero che l’ho rubato. Chissà cosa accadrebbe allora.»

Dopo un momento Rand annuì. «Hai ragione. Lo so. Scusa, non volevo fare la voce grossa. Ma sono affamato e ho male ai piedi, ecco tutto.»

«Anch’io.» Ripresero la strada, a passo ancora più stanco. Folate di polvere li colpirono in viso. «Anch’io» ripeté Mat, tossendo.

A volte nelle fattorie trovavano qualcosa da mangiare e passavano la notte al riparo dal freddo. Un fienile era caldo quasi quanto una stanza col focolare, a confronto di una notte fra i cespugli; inoltre, anche senza il telone di copertura, riparava dalla pioggia, se ci s’infilava bene in fondo. Mat provò a rubare qualche uovo e in un caso tentò di mungere una mucca legata a pascolare. Però in molte fattorie c’erano cani da guardia. Secondo Rand, una corsa di due miglia, con cani ringhiosi alle calcagna, era un prezzo troppo alto per un paio d’uova, soprattutto se i cani restavano per delle ore ai piedi dell’albero su cui loro due si erano rifugiati. Rand rimpiangeva il tempo sprecato in questo modo.

Per quanto gli piacesse poco, Rand preferiva avvicinarsi apertamente alle fattorie, in pieno giorno. Di tanto in tanto i contadini aizzavano contro di loro i cani, senza una parola di spiegazione, perché, a causa delle voci e dei tempi duri, chi viveva isolato s’innervosiva per la presenza di forestieri; ma a volte offrivano qualche piccolo lavoro, spaccare legna o tirare acqua da un pozzo, e lo compensavano con un pasto e un letto, anche se quest’ultimo era solo un mucchio di paglia nella stalla. Ma un paio d’ore di lavoro aumentavano il rischio che il Myrddraal li raggiungesse. A volte Rand si domandava quante miglia percorresse in un’ora un Fade. Rimpiangeva ogni minuto perso... un po’ meno, lo ammetteva, se divorava una scodella di minestra calda. E quando non avevano da mangiare, il fatto di non perdere tempo per avvicinarsi a Caemlyn non consolava lo stomaco vuoto. Mat invece non si preoccupava della pancia vuota o dell’inseguimento.

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