L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
Else sedeva a gambe incrociate davanti al fuoco; quando Rand abbassò il flauto, si sporse con un lungo sospiro e gli sorrise. «Suoni davvero bene. Non ho mai udito niente di così bello.»
Comare Grinwell smise di colpo di cucire e inarcò il sopracciglio verso la figlia, poi guardò Rand, soppesandolo a lungo.
Rand si apprestava a mettere via lo strumento, ma sotto il suo sguardo a momenti lasciò cadere l’astuccio e anche il flauto. Se la donna lo accusava di fare il cascamorto con la figlia... Non sapendo che pesci pigliare, si portò alle labbra il flauto e suonò un’altra canzone, poi ancora una, e ancora una. Comare Grinwell continuò a tenerlo d’occhio.
Rand suonò “Il vento che scuote il salice", e “Tornando a casa dal Passo di Tarwin", e “Il gallo di comare Aynora", e “Il vecchio orso nero". Suonò ogni canzone che ricordava, ma la padrona di casa non si distrasse. Non fece commenti, è vero, ma lo guardava e lo soppesava.
Si era fatto tardi, quando alla fine mastro Grinwell si alzò, ridacchiando e fregandosi le mani. «Bene, ci siamo davvero divertiti, ma l’ora d’andare a letto è passata da un pezzo. Voi viandanti non badate agli orari, ma nelle fattorie il mattino viene presto. Sapete, ragazzi, ho pagato denaro sonante, in una locanda, per uno spettacolo come quello di stasera. Anzi, peggiore.»
«Meriterebbero un premio, padre» disse comare Grinwell, prendendo in braccio il figlio più piccolo, che da un pezzo si era addormentato davanti al fuoco. «Il fienile non è il posto migliore per passare la notte. Potrebbero dormire nella stanza di Else e Else nel mio letto.»
Else ci rimase male. Badò bene a tenere bassa la testa, ma Rand se ne accorse. E pensò che se ne fosse accorta anche la madre.
Mastro Grinwell annuì. «Sì, molto meglio del fienile. Se vi va di dormire in due nello stesso letto.» Rand arrossì: comare Grinwell non aveva smesso di fissarlo. «Mi piacerebbe ascoltare ancora il flauto. E guardare anche i giochi di prestigio. Mi piacciono, questi spettacoli. Sapete, domani potreste aiutarmi a fare un lavoretto e...»
«Vorranno partire presto, padre» lo interruppe comare Grinwell. «Arien è il primo villaggio sulla loro strada; se vogliono tentare la sorte alla locanda, dovranno camminare tutto il giorno per arrivare prima di sera.»
«Certo» disse Rand. «Partiremo presto. E grazie.»
Lei gli sorrise di storto, come se sapesse che il ringraziamento riguardava non solo il consiglio o la cena e un letto caldo.
Per tutto il giorno seguente, Mat prese in giro Rand a proposito di Else. Rand continuò a cambiare discorso e sostenne che la cosa migliore era seguire il suggerimento dei Grinwell e dare spettacolo nelle locande. Quel mattino, i saluti — Else aveva messo il broncio perché Rand se ne andava e comare Grinwell li aveva guardati con un’aria che pareva dire: prima te ne vai e prima s’aggiusta — erano bastati a far tenere a Mat la bocca chiusa, ma durante il viaggio fu tutta un’altra cosa.
Al calare della sera entrarono nell’unica locanda di Arien e Rand parlò al locandiere. Suonò “Traghetto sul fiume", che il grassoccio locandiere chiamava “Cara Sara” e un pezzo di “La strada per Dun Aren"; Mat si esibì in qualche gioco di prestigio; come risultato, quella sera dormirono in un letto e mangiarono patate arrosto e manzo caldo. Ebbero la stanza più piccola della locanda, è vero, sul retro e sotto la grondaia, e cenarono nel mezzo d’una lunga serata di spettacolo, ma dormirono in un letto e al riparo. Inoltre, avevano sfruttato le ore di luce per viaggiare. Gli avventori della locanda non badarono alla diffidenza con cui Mat li fissava: alcuni di loro si guardavano in cagnesco l’un con l’altro. I tempi duri rendevano normale il sospetto per i forestieri e in una locanda ce n’erano sempre.
Rand dormì meglio di quanto non avesse fatto dalla fuga da Whitebridge, anche se divideva il letto con Mat e con i suoi borbottii notturni. Al mattino il locandiere cercò di convincerli a restare un altro paio di giorni; visto che non ci riusciva, chiamò un contadino dagli occhi cisposi che la sera prima era troppo ubriaco per guidare il carro e tornare a casa. Un’ora dopo, Rand e Mat avevano percorso cinque miglia, distesi a pancia all’aria sulla paglia nel carro di Eazil Forney.
Quello diventò il loro modo di viaggiare. Con un po’ di fortuna, e a volte un paio di passaggi, riuscivano quasi sempre ad arrivare prima di sera al villaggio seguente. Se c’era più d’una locanda, i locandieri facevano a gara per assicurarseli, dopo avere sentito suonare Rand e avere visto i giochi di prestigio di Mat. Tra tutt’e due, non erano nemmeno la brutta copia di un menestrello, ma più di quanto gran parte dei villaggi avesse visto in un anno. Due o tre locande nello stesso paese significavano una stanza migliore, con due letti, porzioni più generose di carne e a volte perfino qualche moneta di rame al momento della partenza. Al mattino c’era sempre qualcuno disposto a dare un passaggio, un contadino che aveva bevuto troppo la sera precedente o un mercante che aveva gradito il loro spettacolo. Rand cominciò a pensare che non avrebbero più avuto difficoltà fino a Caemlyn. Ma poi giunsero al villaggio di Four Kings, i Quattro Re.
32
Four Kings nell’Ombra
Il villaggio era più grande di tanti altri, ma pur sempre un paese sciatto, per chiamarsi Four Kings, Quattro Re. Come al solito, la Strada per Caemlyn passava per il centro del paese, ma lì arrivava anche, da meridione, un’altra strada maestra assai frequentata. In genere, per i contadini della zona i villaggi erano punto di mercato e di ritrovo, ma Four Kings sopravviveva come luogo di sosta per le carovane di mercanti dirette a Caemlyn, ai villaggi di minatori nelle Montagne di Nebbia al di là di Baerlon e ai paesini intermedi. La strada meridionale serviva al commercio fra Lugard e le miniere; i mercanti lugardiani diretti a Caemlyn seguivano un’altra strada, più diretta. La campagna circostante comprendeva poche fattorie, appena sufficienti al fabbisogno del paese; la vita di Four Kings si basava sui mercanti e sui loro carri, sugli uomini che li guidavano e sugli operai che caricavano le mercanzie.
Carri posti ruota a ruota e custoditi da poche guardie annoiate occupavano appezzamenti di terreno spoglio e polveroso disseminati per Four Kings. Stalle e recinti per cavalli fiancheggiavano le vie, tutte abbastanza ampie da consentire il passaggio dei carri e profondamente segnate da solchi di ruote. Non c’era un prato centrale e i bambini giocavano in strada, scansando i carri e le imprecazioni dei conducenti. Le donne del villaggio, con la testa coperta dalla sciarpa, tenevano gli occhi bassi e camminavano in fretta, a volte seguite dai commenti dei carrettieri, che facevano arrossire Rand e in certi casi perfino Mat. Nessuna donna spettegolava con le vicine da sopra la recinzione. Tetre case di legno stavano fianco a fianco, separate solo da stretti vicoli; l’intonaco, se qualcuno si era preso la briga d’intonacare le assi annerite dalle intemperie, era sbiadito come se non lo rinnovassero da anni. I robusti scuri alle finestre non venivano aperti da tanto di quel tempo che i cardini erano diventati solidi grumi di ruggine. Rumori aleggiavano dappertutto: martellate di fabbri, grida di carrettieri, risa rauche provenienti dalle locande.
All’altezza di una locanda dipinta a colori vistosi, verde e giallo che colpivano l’occhio da lontano, fra le case plumbee, Rand si lasciò cadere giù dal carro coperto di un mercante. La fila di carri continuò per la sua strada. Nessun conducente parve notare che Rand e Mat erano scesi; calava la sera e tutti pensavano solo a staccare i cavalli e raggiungere le locande. Rand incespicò in un solco e balzò rapidamente di lato per evitare un carro carico che proveniva nell’altro senso. Il carrettiere gli gridò un’imprecazione. Una paesana gli girò intorno e si allontanò frettolosamente, senza guardarlo in viso.
«Questo posto non m’ispira fiducia» disse Rand. Gli parve di udire musica, mescolata al frastuono, ma non sapeva da quale direzione proveniva. Forse dalla locanda. «Non mi piace. Avrei una mezza idea di proseguire.»