L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
Egwene aprì la bocca, ma Perrin capì subito che avrebbe raccontato una delle storie già preparate. Non andava bene, in quella circostanza. Se Bornhald li avesse sorpresi a mentire, non avrebbe più creduto alle loro parole e si sarebbe convinto che erano davvero Amici delle Tenebre.
«Veniamo dai Fiumi Gemelli» disse in fretta.
Egwene lo fissò apertamente, prima di controllarsi, ma Perrin continuò e raccontò la verità... una parte, almeno. Avevano lasciato i Fiumi Gemelli per vedere Caemlyn. Per strada avevano sentito parlare delle rovine di una grande città, ma quando avevano trovato Shadar Logoth, vi avevano scoperto i Trolloc. Erano riusciti a fuggire attraversando l’Arinelle, ma a quel punto si erano perduti. Si erano imbattuti in un uomo che si era offerto di guidarli a Caemlyn. Non si era presentato e non si comportava in modo amichevole, ma loro due avevano bisogno d’una guida. I lupi li avevano visti per la prima volta all’arrivo dei Figli della Luce. Loro due si erano nascosti per non farsi sbranare dai lupi o ammazzare dai cavalieri appena giunti.
«...Se avessimo saputo che eravate Figli della Luce» concluse «vi avremmo chiesto aiuto.»
Byar sbuffò, incredulo. Perrin non gli badò: se il Lord Capitano si fosse convinto, non avrebbero avuto niente da temere da Byar. Quello avrebbe smesso di respirare, se il Lord Capitano glielo ordinava.
«Non hai menzionato alcun Custode» disse Bornhald, dopo qualche istante.
Perrin non trovò risposta, ma Egwene intervenne. «L’abbiamo incontrato a Baerlon. La città era affollata di minatori; nella locanda lui si è seduto al nostro tavolo e abbiamo parlato durante il pasto.»
«Rendigli le loro cose, Figlio Byar, ma non le armi, è ovvio» disse Bornhald. Vedendo la sorpresa di Byar, aggiunse: «O sei uno di quelli che si sono messi a depredare i non illuminati? Brutto affare, questo. Non si può essere ladri e camminare nella Luce.» Byar parve lottare con incredulità all’insinuazione.
«Ci lasci andare?» Egwene parve stupita. Perrin alzò la testa per fissare il Lord Capitano.
«No, certo» disse Bornhald, con aria dispiaciuta. «Forse è vero che venite dai Fiumi Gemelli, visto che sapete di Baerlon e delle miniere. Ma Shadar Logoth? Un nome che pochissimi conoscono, quasi tutti Amici delle Tenebre; e chi ne sa tanto da conoscere il nome, sa anche di starne lontano. Vi consiglio di pensare una storia migliore, durante il viaggio a Amador. Avrete tempo, dal momento che dobbiamo fermarci a Caemlyn. Preferibilmente la storia vera. C’è libertà, nella verità e nella Luce.»
Byar vinse in parte la timidezza verso l’uomo dai capelli grigi. Girò le spalle ai prigionieri e parlò con tono brusco e offeso. «Non puoi! Non è permesso!» Bornhald inarcò il sopracciglio e Byar si riprese. «Scusa, Lord Capitano. Mi sono lasciato andare e ti chiedo perdono. Accetterò la punizione. Ma dobbiamo arrivare in tempo a Caemlyn; senza cambi di cavalli, sarà meglio non accrescere le nostre difficoltà portandoci dietro prigionieri.»
«E cosa suggeriresti?» replicò con calma Bornhald.
«La pena per gli Amici delle Tenebre è la morte.» Il tono neutro rese più terribile la dichiarazione, quasi fosse il suggerimento di calpestare uno scarafaggio. «Non c’è tregua, con l’Ombra. Non c’è pietà, per gli Amici delle Tenebre.»
«Lo zelo è ammirevole, Figlio Byar; ma, come spesso ripeto a mio figlio Dain, lo zelo eccessivo può essere un grave errore. Ricorda che i Dogmi dicono anche: “Nessuno è tanto perduto da non poter essere riportato alla Luce". Questi due sono giovani. Possono ancora essere guidati alla Luce, se solo permettono che l’Ombra venga sollevata dai loro occhi. Dobbiamo dare loro questa possibilità.»
Per un attimo Perrin provò quasi un senso d’affetto per quella figura paterna che si frapponeva tra loro e Byar. Poi Bornhald rivolse a Egwene il suo sorriso paterno.
«Se rifiuti di venire alla Luce, una volta giunti a Amador dovrò affidarti agli Inquisitori, al cui confronto lo zelo di Byar è come candela a paragone del sole.» Sembrava dispiaciuto, ma deciso a fare comunque il suo dovere. «Rinuncia al Tenebroso, vieni alla Luce, confessa i tuoi peccati, rivela quel che sai di questa abiezione con i lupi e l’Inquisizione ti sarà risparmiata.» Fissò Perrin e sospirò con aria triste. Perrin si sentì gelare il sangue. «Ma tu, Perrin senza cognome, venuto dai Fiumi Gemelli... tu hai ucciso due Figli.» Toccò l’ascia ancora in mano a Byar. «Per te, purtroppo, c’è in serbo la forca, a Amador.»
31
Guadagnarsi la cena
Rand socchiuse gli occhi e osservò il polverone che si alzava tre o quattro curve più avanti. Mat era già diretto alla siepe d’arbusti selvatici che fiancheggiava la strada. Le foglie sempreverdi e i fitti rami li avrebbero nascosti come un muro di pietre, se avessero trovato il modo di varcarla. L’altro lato della strada era segnato da scuri scheletri di cespugli alti come una persona, e più in là c’era un campo aperto di mezzo miglio, prima dei boschi. Porse faceva parte di una fattoria abbandonata di recente, ma non offriva nascondigli. Rand cercò di calcolare la velocità del polverone e il vento.
Una folata improvvisa sollevò polvere intorno a loro e oscurò ogni cosa. Rand si aggiustò la sciarpa scura che gli copriva naso e bocca. Ormai non era molto pulita e gli faceva prudere il viso, ma gli evitava di mangiare polvere a ogni respiro. L’aveva avuta da un contadino, un tizio dal viso smunto, con le guance scavate dalle preoccupazioni.
«Non so da chi fuggite» aveva detto, con una ruga d’ansia in fronte. «E non voglio saperlo. Capite? La mia famiglia.» A un tratto aveva tolto di tasca due lunghe sciarpe di lana e le aveva messe in mano ai due ragazzi. «Non è molto, ma prendetele. I miei figli ne hanno altre. Non mi avete mai visto, capito? Sono tempi duri.»
Rand faceva tesoro della sciarpa. L’elenco delle cortesie ricevute dal giorno della fuga da Whitebridge era breve e non credeva che si sarebbe allungato molto.
Mat, con la sciarpa avvolta intorno alla testa in modo da lasciare scoperti solo gli occhi, esaminò rapidamente la siepe, scostando i rami per trovare un varco. Rand toccò l’elsa della spada, ma lasciò ricadere la mano: già una volta avevano praticato un varco in una siepe e a momenti erano stati scoperti. Il polverone si muoveva verso di loro e rimaneva compatto. Non era causato dal vento. Almeno non pioveva: la pioggia impediva che la polvere si sollevasse, ma per quanto violenta, non mutava mai in fango la terra battuta della strada. La polvere era un buon avvertimento; a volte, se si aspettava di udire il rumore di gente in arrivo, era troppo tardi.
«Qui» chiamò piano Mat. Parve passare direttamente attraverso la siepe.
Rand si affrettò a raggiungerlo. Tempo addietro, in quel punto qualcuno aveva praticato un varco, ormai parzialmente richiuso; da tre passi già sembrava solido come il resto della siepe, ma da vicino era solo un sottile schermo di rami. Mentre lo attraversava, udì il rumore di cavalli in arrivo.
Si acquattò dietro l’apertura appena schermata e strinse l’elsa, mentre i cavalieri sfilavano... cinque, sei, sette. Uomini con abiti ordinari, ma non semplici paesani, a giudicare dalle spade e dalle lance.
Alcuni indossavano sopravvesti di pelle con borchie metalliche e due avevano un copricapo rotondo, di ferro. Guardie di mercanti, forse, che passavano da un impiego all’altro. Forse.
Un cavaliere rivolse casualmente lo sguardo alla siepe, nel passare davanti all’apertura schermata; Rand sguainò una spanna di spada. Mat ringhiò in silenzio, come un tasso con le spalle al muro. Teneva la mano sotto la giubba: stringeva sempre il pugnale preso a Shadar Logoth, quando c’era pericolo. Rand non sapeva più se Mat volesse proteggere se stesso o il pugnale con il rubino incastonato nell’elsa. Negli ultimi tempi, a volte Mat sembrava non ricordarsi dell’arco.
I cavalieri passarono al piccolo trotto, diretti chissà dove, con una meta precisa, ma senza fretta. La polvere filtrò nella siepe.