L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
«E poi, cosa sappiamo di loro?» domandò un pomeriggio, mentre toglievano il letame dalla stalla d’una piccola fattoria.
«E loro cosa sanno di noi?» ribatté Rand, starnutendo. Lavoravano a torso nudo, coperti di sudore e di fili di paglia. «Ci daranno un pezzo d’agnello arrosto e un vero letto, ecco cosa so.»
Mat infilò il forcone nella paglia e nel letame, e diede un’occhiata di scancio al contadino che spuntava da dietro il fienile portando un secchio in una mano e lo sgabello per la mungitura nell’altra. Era un vecchietto curvo, dalla pelle scura come cuoio, capelli grigi e radi; rallentò il passo, quando si accorse che Mat lo guardava, poi distolse lo sguardo e si affrettò a uscire dal fienile, versando un po’ di latte per la fretta.
«Ci prepara un brutto scherzo, dammi retta» disse Mat. «Hai visto come ha guardato da un’altra parte? Come mai si mostrano tanto amichevoli verso due viandanti sconosciuti?»
«La moglie dice che le ricordiamo i suoi nipoti. Smettila di preoccuparti. Il vero pericolo è dietro di noi. Spero.»
«Ha qualcosa per la testa» borbottò Mat, tutt’altro che convinto.
Terminato il lavoro, si lavarono nel truogolo davanti al fienile, quando ormai il sole si avvicinava al tramonto. Rand si asciugò nella camicia, mentre si dirigevano alla casa. Il contadino li accolse sulla soglia, appoggiato a un bastone dalla punta di ferro, in modo fin troppo casuale.
Dietro di lui, la moglie tormentava l’orlo del grembiule e scrutava da sopra la spalla del marito, mordicchiandosi il labbro. Rand sospirò: non era più tanto convinto che lui e Mat ricordavano ai due contadini i propri nipoti.
«Stasera i nostri figli vengono a farci visita» disse il vecchio. «Tutti e quattro. Grandi e grossi. Robusti. Me n’ero dimenticato. Saranno qui da un momento all’altro. Purtroppo non possiamo più darvi il letto che vi avevamo promesso.»
La moglie tese un piccolo fagotto avvolto in un tovagliolo. «Ecco. Pane, formaggio, sottaceti e un pezzo d’agnello. Sufficiente per due pasti, forse. Prendete.» Il viso rugoso li supplicava di prendere l’involto e andare via.
Rand accettò il pacco. «Grazie. Capisco. Andiamo, Mat.»
Mat lo seguì, brontolando nell’infilarsi la camicia. Rand pensò che era meglio andare avanti qualche miglio, prima di fermarsi a mangiare. Il vecchio contadino aveva un cane.
Poteva andare peggio, si disse. Tre giorni prima, mentre ancora lavoravano, avevano aizzato i cani contro di loro. I cani, il fattore e i suoi due figli, muniti di bastone, li avevano inseguiti fino alla Strada per Caemlyn e poi per mezzo miglio, prima di lasciarli perdere. Avevano avuto appena il tempo di afferrare le loro cose e di scappare. Il fattore aveva un arco con la freccia già incoccata.
«Non azzardatevi a tornare!» aveva gridato. «Non so cosa state combinando, ma non voglio più vedere il vostro sguardo sfuggente!»
Mat si era girato, frugando nella faretra, ma Rand l’aveva spinto a continuare. «Sei impazzito?» gli aveva detto. Mat l’aveva guardato di storto, ma almeno aveva proseguito.
A volte Rand si domandava se valesse la pena fermarsi nelle fattorie. Più andavano avanti, più Mat diventava diffidente degli sconosciuti e meno riusciva a nasconderlo o si preoccupava di farlo. Per gli stessi lavori ottenevano pasti sempre più scarsi e a volte neanche il permesso di dormire nel fienile. Ma poi la soluzione di tutti i loro problemi si presentò — o così parve a Rand — alla fattoria di Grinwell.
Mastro Grinwell e sua moglie avevano nove figli; il più anziano era una ragazza forse un anno più giovane di Rand e Mat. Mastro Grinwell era un uomo robusto e, con tanti figli, probabilmente non aveva bisogno d’altro aiuto, ma li squadrò per bene, notò i vestiti sporchi per il viaggio e gli stivali impolverati, e si comportò come se potesse sempre trovare lavoro per altre mani. Comare Grinwell disse che se dovevano sedere alla sua tavola, non l’avrebbero fatto con quelle vesti luride. Stava per fare il bucato e alcuni vecchi vestiti del marito sarebbero andati bene per lavorare, Lo disse con un sorriso; e per un istante a Rand parve comare al’Vere, anche se era bionda e lui non aveva mai visto capelli di quel colore. Anche Mat parve rilassarsi un poco, quando fu sfiorato dal sorriso della donna. La figlia più anziana era un’altra questione.
Capelli scuri, occhi grandi, graziosa, Else sorrideva con impudenza a tutt’e due, se i genitori non guardavano. Mentre Rand e Mat, nel fienile, spostavano barili e sacchi di granaglie, se ne stava sulla porta di uno stallo, canticchiando tra sé e mordicchiandosi la punta della lunga coda di cavallo, e li osservava. Rand in particolare. Quest’ultimo cercò di non badarle, ma dopo qualche minuto indossò la camicia prestatagli da mastro Grinwell. Era stretta di spalle e troppo corta, ma meglio di niente. Else rise forte, quando lui se l’infilò. Rand cominciò a pensare che stavolta non sarebbe stata colpa di Mat, se li cacciavano in malo modo.
"Perrin saprebbe come cavarsela” pensò. “Farebbe qualche commento disinvolto e in breve lei riderebbe delle sue battute, invece di bighellonare dove il padre non può vederla." Ma lui non riusciva a pensare a nessun commento disinvolto, né a qualche battuta. Ogni volta che guardava nella direzione della ragazza, lei gli sorrideva in un modo che avrebbe indotto suo padre a sguinzagliare i cani contro di loro, se avesse visto. Una volta Else disse che a lei piacevano gli uomini alti. Tutti i ragazzi delle fattorie vicine erano di statura bassa. Mat ridacchiò. Rand cercò di concentrarsi sul forcone, con il rimpianto di non saper trovare qualche battuta scherzosa.
I bambini più giovani, almeno, erano una benedizione, agli occhi di Rand. La diffidenza di Mat si allentava sempre un poco, in presenza di bambini. Dopo cena si accomodarono tutti davanti al camino, con mastro Grinwell a caricare la pipa, seduto nella poltrona preferita, e comare Grinwell a trafficare con la scatola da cucito e le camicie lavate per Rand e per Mat. Mat tirò fuori le palle colorate di Thom e si mise a fare giochi di prestigio. Non lo faceva mai, se non c’erano bambini. I piccoli ridevano, quando lui faceva finta di lasciarle cadere e le afferrava all’ultimo momento, e batterono le mani quando lui eseguì le fontane e gli otto e un cerchio di sei che quasi gli cadde sul serio. Ma anche Mastro Grinwell e sua moglie si divertirono e batterono le mani con l’entusiasmo dei figli. Mat terminò, con un giro d’inchini e di svolazzi degno di Thom, e Rand tolse dall’astuccio il flauto.
Ogni volta che toccava lo strumento, provava una fitta di tristezza. Sfiorare gli intarsi d’oro e d’argento era come sfiorare il ricordo di Thom. Non toccava mai l’arpa, se non per vedere che fosse asciutta e in buone condizioni... Thom diceva sempre che l’arpa non era adatta alle goffe mani d’un ragazzo di campagna. Ma se un fattore li ospitava, dopo cena Rand suonava il flauto. Era solo un piccolo extra per ripagare il contadino e forse un modo per tenere vivo il ricordo di Thom.
Visto l’umore allegro già stabilito dai giochi di prestigio, Rand suonò “Tre ragazze nel prato". Mastro Grinwell e la moglie lo accompagnarono battendo a tempo le mani e i bambini più piccoli ballarono, anche l’ultimo, che camminava appena. Rand sapeva che non avrebbe mai vinto un premio alla festa di Bel Tine, ma dopo gli insegnamenti di Thom non si sarebbe sentito imbarazzato a iscriversi alla gara.