L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
«Arrivano molte persone a cavallo. Erano dietro i lupi, ma non li hanno visti. Si dirigono alla pozza. Probabilmente non hanno niente a che fare con noi, qui c’è l’unica acqua nel giro di molte miglia. Ma Dapple dice...» Si lanciò un’occhiata alle spalle. Il sole al tramonto dipingeva ombre bizzarre sul viso di Egwene, ombre che nascondevano la sua espressione. «Dapple dice che non hanno l’odore giusto. Un po’ come... come un cane rabbioso rispetto a uno normale.» Dietro di loro, la pozza era scomparsa. Perrin distingueva ancora i massi, frammenti della statua di Artur Hawkwing, ma non al punto da dire sotto quale pietra avevano acceso il fuoco. «Ci terremo lontano da loro, troveremo un nascondiglio e aspetteremo Elyas.»
«Perché dovrebbero infastidirci?» domandò Egwene. «In teoria qui eravamo al sicuro. Luce santa, ci sarà pure un posto sicuro!»
Non si erano allontanati molto dalla pozza, ma il crepuscolo s’infittiva. Presto sarebbe stato troppo buio per muoversi. Una debole luce bagnava ancora le creste. Dalle depressioni, dove ci si vedeva appena, sembrava vivida per contrasto. Sulla sinistra una sagomi scura si stagliava contro il cielo, una pietra grossa e piatta che sporgeva di sbieco dal fianco della collina e ammantava di tenebra il pendio sottostante.
«Da questa parte» disse Perrin.
Si diresse in fretta verso la collina, guardandosi alle spalle in cerca di segni di gente in arrivo. Non c’era niente... per il momento. Più d’una volta fu costretto a fermarsi e ad aspettare Egwene e la giumenta che arrancavano dietro di lui. Egwene si teneva abbassata sul collo di Bela e la giumenta procedeva con cautela sul terreno ineguale. Perrin si disse che erano certo stanche più di quanto non pensasse. Si augurò che quello fosse un buon nascondiglio, perché non avrebbe potuto cercarne altri.
Ai piedi della collina esaminò la massiccia roccia piatta che si stagliava contro il cielo e sporgeva dal pendio quasi in prossimità della cresta. La sommità dell’enorme lastra sembrava formare gradini irregolari, tre in alto e uno in basso. Perrin salì per breve tratto e tastò la pietra, camminandovi sopra; nonostante l’erosione dei secoli riuscì ancora a sentire quattro colonne unite. Lanciò un’occhiata alla pietra che torreggiava su di lui come una enorme capanna a una falda. Dita. Si sarebbero riparati nella mano di Artur Hawkwing, pensò. Forse lì rimaneva un po’ della sua giustizia.
Segnalò a Egwene di raggiungerlo, ma lei non si mosse; allora scese alla base della collina e le disse che cosa aveva trovato.
Egwene scrutò in alto. «Come fai a vederci?»
Perrin aprì la bocca, la richiuse. Per la prima volta si rese davvero conto di quel che vedeva. Il sole era calato e le nuvole nascondevano la luna piena, ma a lui sembrava che ci fossero ancora le profonde frange violacee del crepuscolo. «Ho sentito al tatto la pietra» rispose infine. «Non può essere altro. Non ci vedranno, nell’ombra, anche se verranno fin qui.» Prese la briglia di Bela per guidarla al riparo della mano. Si sentiva nella schiena lo sguardo di Egwene.
Mentre l’aiutava a scendere di sella, dalle parti della pozza numerose grida infransero il silenzio della notte. Egwene posò la mano sul braccio di Perrin e lui intuì la domanda inespressa.
«Quegli uomini hanno scorto Wind» spiegò con riluttanza. Era difficile capire il significato dei pensieri dei lupi. Riguardavano il fuoco. «Hanno delle torce.» Spinse Egwene in fondo alle dita di pietra e si accovacciò accanto a lei. «Si dividono in gruppi di ricerca. Sono in molti. E tutt’e tre i lupi sono feriti.» Cercò di usare un tono più allegro. «Ma Dapple e gli altri dovrebbero riuscire a tenerli a distanza, anche se feriti; e quelli non si aspettano che ci siamo anche noi. Le gente non vede quello che non si aspetta di vedere. Presto lasceranno perdere e si accamperanno.» Elyas era con i lupi e non li avrebbe abbandonati, si disse. Ma perché c’erano tanti cavalieri? E perché erano così persistenti?
Egwene annuì, ma nel buio non si rese conto che lui l’aveva vista. «Andrà tutto bene, Perrin» disse.
"Luce santa” pensò lui. “Cerca di confortare me!"
Le grida continuarono. Gruppi di torce si mossero in lontananza, tremolanti puntini luminosi nelle tenebre.
«Perrin» disse piano Egwene «ballerai con me, il Giorno del Sole? Se per allora saremo a casa?»
Perrin scosse le spalle, in silenzio, senza sapere se rideva o piangeva. «Certo, te lo prometto» rispose. Strinse le dita sul manico dell’ascia, ricordando così che ancora l’impugnava. Continuò, in un bisbiglio: «È una promessa.» E si augurò di poterla mantenere.
Gruppi d’una decina di uomini muniti di torce cavalcavano ora tra le colline. Perrin non aveva modo di sapere quanti fossero: a volte erano visibili tre o quattro gruppi insieme, che perlustravano il terreno avanti e indietro. Continuavano a lanciarsi richiami e a volte c’erano anche grida nel buio... nitriti di cavalli e urla di persone.
Perrin li osservò da più d’un punto di vista. Acquattato con Egwene sul fianco della collina, guardò le torce muoversi nel buio come lucciole, ma con la mente correva con Dapple e Wind e Hopper. I lupi avevano riportato troppe ferite e non potevano muoversi con rapidità, perciò cercavano di spingere gli uomini al riparo dei fuochi. Gli uomini cercavano sempre, alla fine, la sicurezza dei fuochi, mentre i lupi giravano nella notte. Alcuni uomini conducevano file di cavalli senza cavaliere, che nitrivano e s’impennavano roteando gli occhi, mentre le sagome grigie saettavano in mezzo a loro e li disperdevano in ogni direzione, ringhiando e strappando le funi dalle mani degli uomini. Anche i cavalli montati nitrivano, quando le ombre grigie sbucavano dal buio, con zanne pronte a recidere i garretti, e a volte urlavano anche i cavalieri, l’attimo prima che le zanne squarciassero una gola. Anche Elyas era lì, per quanto Perrin lo percepisse molto confusamente: un lupo a due gambe che si aggirava nella notte, con un’unica zanna d’acciaio acuminato. Spesso le grida diventavano imprecazioni, ma gli uomini non rinunciarono alle ricerche.
A un tratto Perrin capì che gli uomini con le torce seguivano uno schema. Ogni volta che i gruppi comparivano, almeno uno era più vicino alla collina dove lui e Egwene si erano nascosti. Elyas aveva detto di trovare un nascondiglio, ma... E se fossero scappati? Forse il buio li avrebbe nascosti, se continuavano a muoversi. Era abbastanza fitto.
Furono le circostanze a prendere per lui la decisione. Una decina di torce girò alla base della collina, ondeggiando al trotto dei cavalli. Punte di lancia brillarono. Perrin s’immobilizzò, trattenendo il fiato, e strinse il manico dell’ascia.
I cavalieri oltrepassarono la collina, ma uno mandò un grido e le torce tornarono indietro. Perrin cercò disperatamente il modo di cavarsi dai pasticci. Ma se solo si muovevano, sarebbero stati visti, e una volta individuati, non avrebbero avuto possibilità alcuna, nemmeno con l’aiuto del buio.
I cavalieri si raccolsero alla base della collina, reggendo ciascuno una torcia e una lancia, guidando i cavalli con la pressione delle ginocchia. Perrin vide i mantelli bianchi dei Figli della Luce. Gli uomini alzarono le torce e si sporsero sulla sella per scrutare in alto nel buio sotto le dita di Artur Hawkwing.
«C’è qualcosa, lassù» disse uno, a voce un po’ troppo alta, come se avesse paura di quel che c’era al di là del cerchio di luce della torcia. «Vi avevo detto che era un buon nascondiglio. Quello non è un cavallo?»
Egwene posò la mano sul braccio di Perrin: la domanda inespressa era chiara. Cosa fare? Elyas e i lupi erano ancora lontano. In basso, i cavalli si mossero nervosamente. “Se scappiamo adesso, ci prenderanno subito” si disse Perrin.
Un Manto Bianco avanzò di qualche passo e gridò: «Se capite il linguaggio umano, venite giù e arrendetevi. Non vi faremo alcun male, se camminate nella Luce. Se non vi arrendete, vi uccideremo tutti. Avete un minuto.» Le lance si abbassarono e le lunghe punte di ferro scintillarono alla luce delle torce.