L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
«Secondo la mia stima, il branco che ci ha assaliti contava cinquanta lupi o più, Lord Capitano. Ne abbiamo uccisi almeno venti, forse trenta. Ho pensato che non valesse la pena rischiare altri cavalli per raccogliere le carcasse. Domattina le farò raccogliere e bruciare. A parte questi due, c’era almeno una decina di uomini. Ne abbiamo uccisi quattro o cinque, ma non troveremo i cadaveri, visto che gli Amici delle Tenebre hanno l’abitudine di portare via i propri morti per nascondere le perdite. Si direbbe che ci abbiano teso un’imboscata, ma questo fa nascere la domanda...»
Perrin sentì un groppo in gola, mentre l’altro continuava. Elyas? Con cautela e riluttanza cercò un contatto mentale con i lupi... e non trovò niente. “O sono morti” si disse “o ci hanno abbandonato." Gli venne voglia di ridere amaramente. Alla fine il suo desiderio era stato esaudito, ma a caro prezzo.
Proprio allora l’uomo dai capelli grigi si mise a ridere: una risata piena e ironica, che provocò la comparsa di due chiazze rosse sulle guance di Byar.
«Così, Figlio Byar, secondo la tua attenta analisi, siamo caduti in un’imboscata tesa da cinquanta o più lupi e una decina di Amici delle Tenebre? Sì? Forse, quando avrai visto qualche altra operazione...»
«Ma, Lord Capitano Bornhald...»
«Io direi da sei a otto lupi, Figlio Byar, e forse nessun altro a parte questi due. Sei pieno di zelo, ma non hai esperienza fuori delle città. Portare la Luce è una cosa diversa, quando vie e case sono assai distanti. I lupi sembrano sempre più di quanti sono, di notte... e gli uomini anche. Sei, otto al massimo, ritengo.» Il rossore di Byar divenne più intenso. «Sospetto inoltre che fossero qui per la nostra stessa ragione: qui c’è la sola acqua nel raggio di una giornata di cavallo. Una spiegazione molto più semplice della presenza di spie o di traditori fra i Figli. E di solito le spiegazioni più semplici sono le più veritiere. Imparerai, con l’esperienza.»
Il viso di Byar divenne bianco come un cencio, mentre il Lord Capitano parlava; per contrasto, le due macchie rosse sulle guance in cavate passarono dal rosso al viola. L’uomo scoccò un’occhiata ai due prigionieri.
"Ora ci odia anche più di prima” pensò Perrin. “Ma perché ci odia tanto, in primo luogo?"
«Cosa te ne pare?» disse il Lord Capitano, sollevando l’ascia di Perrin.
Byar gli rivolse una muta richiesta e attese il cenno di risposta, prima di prendere l’ascia. La sollevò, con un grugnito di sorpresa, e la fece ruotare in uno stretto arco, al di sopra della testa, sfiorando il soffitto della tenda. La maneggiò come se fosse nato con un’ascia in mano. Negli occhi gli passò un lampo di riluttante ammirazione; ma, quando abbassò l’ascia, era di nuovo impassibile.
«Molto ben bilanciata, Lord Capitano. Di semplice fattura, ma eseguita da un ottimo armaiolo, forse da un mastro.» Rivolse ai prigionieri uno sguardo di fuoco. «Non un’arma da paesani, Lord Capitano. Né da contadini.»
«No.» L’uomo dai capelli grigi si girò verso Perrin e Egwene, con un sorriso stanco e un po’ ironico: pareva il nonno benevolo al corrente delle biricchinate dei nipotini. «Mi chiamo Geofram Bornhald» disse. «Tu sei Perrin, a quanto ho sentito. Ma tu, ragazza, come ti chiami?»
Perrin lo fissò con astio, ma Egwene scosse la testa. «Non fare lo sciocco, Perrin. Mi chiamo Egwene.»
«Solo Perrin, e solo Egwene» mormorò Bornhald. «Ma, se siete veri Amici delle Tenebre, vorrete di sicuro nascondere il più possibile la vostra identità.»
Perrin si alzò sulle ginocchia, il massimo, per come era legato. «Non siamo Amici delle Tenebre» protestò con rabbia.
Non aveva neppure terminato, che Byar lo assalì con la rapidità d’un serpente. Perrin vide calare su di sé il manico della sua stessa ascia e cercò di schivarlo, ma il pesante bastone lo colpì sopra l’orecchio. Solo il tentativo di sottrarsi evitò che il colpo gli spaccasse il cranio. Anche così, Perrin vide le stelle. Rimase senza fiato e crollò a terra. La testa gli rintronava e un filo di sangue gli colò sulla guancia.
«Non hai il diritto...» cominciò Egwene e strillò mentre il manico dell’ascia si avventava contro di lei. Si gettò di lato e il colpo sibilò nell’aria, mentre lei ruzzolava.
«Bada a come usi la lingua, quando parli con un Illuminato, o non avrai più lingua da usare» disse Byar. La cosa peggiore era che la voce non mostrò la minima emozione. Mozzare loro la lingua non gli avrebbe dato piacere né rammarico: era solo un’azione come un’altra.
«Calma, Figlio Byar.» Bornhald guardò di nuovo i prigionieri. «Mi aspetto che non sappiate niente degli Illuminati, né dei Lord Capitani dei Figli della Luce, vero? No, penso di no. Bene, per amore di Figlio Byar, almeno, cercate di non discutere né di gridare, d’accordo? Voglio solo che camminiate nella Luce; lasciare che la collera prenda il sopravvento non ci sarà d’aiuto.»
Perrin guardò l’uomo dal viso smunto che incombeva su di loro. “Per amore di Figlio Byar?" si disse. Notò che il Lord Capitano non aveva detto a Byar di lasciarli in pace. Byar incrociò lo sguardo di Perrin e sorrise: il sorriso toccò solo le labbra, ma la pelle del viso si tese, fino a dargli l’aspetto di un teschio. Perrin rabbrividì.
«Ho sentito parlare di persone che corrono insieme coi lupi» disse Bornhald, pensieroso «ma non ne ho mai viste. Persone che parlano ai lupi e ad altre creature del Tenebroso. Sporca faccenda. Mi fa ritenere che la Battaglia Finale si avvicini davvero.»
«I lupi non sono...» Perrin s’interruppe, vedendo che Byar si preparava a dargli un calcio. Inspirò a fondo e proseguì con tono più pacato. Deluso, Byar abbassò lo stivale. «I lupi non sono creature del Tenebroso» riprese Perrin. «Odiano il Tenebroso. Almeno, odiano Trolloc e Fade.» Notò con sorpresa che il magro annuiva come fra sé.
Bornhald inarcò il sopracciglio. «Chi te l’ha detto?»
«Un Custode» intervenne Egwene. Si ritrasse dallo sguardo ardente di Byar. «Disse che i lupi odiano i Trolloc e che i Trolloc hanno paura dei lupi.» Perrin fu lieto che non avesse fatto il nome di Elyas.
«Un Custode» sospirò Bornhald. «Una creatura delle streghe di Tar Valon. Cos’altro poteva dirti, uno di quella genia, dal momento che anche lui è Amico delle Tenebre e servo di Amici delle Tenebre? Non sai che i Trolloc hanno muso e zanne da lupo e pelliccia da lupo?»
Perrin cercò di schiarirsi il cervello. Al posto della testa aveva ancora una massa di dolore pulsante, ma intuiva che in quelle parole c’era qualcosa di sbagliato. Però non riusciva a riordinare i pensieri quanto bastava a definirlo.
«Non tutti» borbottò Egwene. Perrin diede a Byar un’occhiata cauta, ma il magro si limitò a osservare Egwene. «Alcuni hanno le corna, come arieti o capri, oppure becco di falco, oppure... oppure... ogni sorta di cose.»
Bornhald scosse tristemente la testa. «Vi do tutte le possibilità, ma voi a ogni parola vi scavate una fossa più profonda.» Alzò un dito. «Andate in giro con i lupi, creature del Tenebroso.» Ne alzò un secondo. «Ammettete d’essere amici di un Custode, altra creatura del Tenebroso. Non credo che vi avrebbe raccontato certe cose, se fosse stato solo un conoscente casuale.» Terzo dito. «Tu, ragazzo, tenevi in tasca un marco di Tar Valon. Molti, fuori di Tar Valon, se ne liberano il più rapidamente possibile. A meno che non siano al servizio delle streghe di Tar Valon.» Quarto dito. «Porti un’arma da guerriero, ma vesti come un contadino. Sei un tipo sospetto, quindi.» Quinto dito. «Conoscete Trolloc e Myrddraal. Da queste parti, solo alcuni studiosi e coloro che hanno viaggiato nelle Marche di Confine li ritengono qualcosa di più d’una leggenda. Per caso siete stati nelle Marche? In questo caso, ditemi dove. Vi ho girato parecchio e le conosco bene. No? Ah, bene.» Si guardò la mano aperta e la lasciò cadere con forza sul tavolo. La sua aria da nonno benevolo diceva che i nipoti ne avevano combinata una davvero grossa. «Perché non mi dite la verità e spiegate come mai giravate di notte in compagnia di lupi?»