La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Le tipiche chiacchiere insensate delle novizie, si disse Merana con fermezza. Anche noi prima o poi moriamo. Eppure Cadsuane era Cadsuane, e se non c’era anche lei fra le Sorelle apparse in città dopo che era stato preso al’Thor, allora il sole avrebbe cominciato a sorgere a ovest. Merana mosse le braccia per sistemarsi lo scialle e si accorse di averlo lasciato appeso in camera. Ridicolo. Non aveva bisogno di quell’oggetto per confermare la propria identità. Se solo fosse stata un’altra invece che Cadsuane...
Due Sapienti ferme alla confluenza di due corridoi le guardarono passare, occhi freddi e chiari su volti di pietra, sotto le fasce scure per i capelli. Edarra e Leyn. Entrambe potevano incanalare, ed erano anche abbastanza forti: avrebbero avuto una posizione elevata fra le Aes Sedai, se da ragazze si fossero recate alla Torre. Cadsuane proseguì quasi senza notare la disapprovazione delle selvatiche. Annoura invece se ne accorse, aggrottò le sopracciglia e borbottò, e le treccine dondolarono mentre scuoteva il capo. Merana rimase a testa bassa.
Sarebbe senza dubbio toccato a lei dover spiegare a Cadsuane il... compromesso... che era stato stipulato la sera precedente con le Sapienti, prima che lei e le altre venissero portate a palazzo. Annoura non lo sapeva — non faceva parte del loro gruppo — e Merana aveva poche speranze di trovare Rafela, Verin o qualsiasi altra Sorella che lei potesse in qualche modo indurre a fornire le dovute spiegazioni. Per certi versi, quel compromesso era la soluzione migliore date le circostanze, eppure aveva seri dubbi che Cadsuane l’avrebbe vista a quel modo. Sperava non spettasse a lei doverla convincerla. Avrebbe preferito versare il tè a quei maledetti uomini per un mese. Sarebbe stato meglio se non avesse parlato tanto liberamente con il giovane al’Thor. Sapere perché le aveva fatto servire il tè non rendeva meno cocente l’amarezza per essere stata esclusa da quelle conversazioni. Preferiva pensare di essere rimasta intrappolata in qualche mulinello del Disegno provocato dai ta’veren piuttosto che credere che gli occhi di un giovane, simili a gemme grigio-azzurre, l’avevano fatta balbettare dalla paura, ma in ogni caso aveva offerto a Rand al’Thor tutti i vantaggi su un vassoio d’argento. Desiderava...
I desideri erano per i bambini. Lei aveva portato avanti innumerevoli negoziati, molti dei quali avevano ottenuto i risultati sperati; aveva posto fine a tre guerre e ne aveva impedito almeno una ventina, affrontando re, regine e generali, raggiungendo un accordo. Eppure... Si promise che non si sarebbe lamentata mai più, non importa quante volte quell’uomo le avrebbe fatto fare la cameriera, se solo da dietro un angolo fosse apparsa Seonid, o Masuri, o Faeldrin o chiunque altra. Luce! Se avesse potuto battere le palpebre e scoprire che tutto, da quando avevano lasciato Salidar, era stato solo un brutto sogno.
Con sua sorpresa Cadsuane le portò subito nella stanzetta che Bera e Kiruna condividevano nelle viscere del palazzo. Dove vivevano i servitori. Una finestrella, in alto nella parete ma a livello della pavimentazione del cortile esterno, lasciava entrare qualche raggio di luce, ma la stanza sembrava scura. Mantelli, bisacce da sella e alcuni vestiti erano appesi a dei ganci che sporgevano dal muro crepato coperto di intonaco ingiallito. Le assi del pavimento di legno grezzo erano divise da profonde scanalature, anche se era stato fatto qualche tentativo di levigarle. In un angolo era sistemato un tavolino ammaccato e in quello opposto un lavabo altrettanto ammaccato, con una brocca e un bacile sbeccati. Merana guardò il piccolo letto. Non sembrava molto più stretto di quello che lei era costretta a condividere con Seonid e Masuri, in una stanza poco lontana. La loro era forse un po’ più grande, ma certo non era stata pensata per tre persone. Coiren e le altre ancora resistevano nell’accampamento degli Aiel e con ogni probabilità stavano molto meglio, pur essendo prigioniere.
Non c’erano né Kiruna né Bera, ma c’era Daigian, una donna formosa dalla pelle chiara che portava fra i capelli lunghi e neri una catenella d’argento, con una piccola pietra di luna che pendeva proprio in mezzo alla fronte. Il vestito scuro di taglio cairhienese era decorato da quattro strisce di colore che passavano sul corpetto, e lei aveva fatto aggiungere delle strisce anche alla gonna, bianca come la sua Ajah di appartenenza. Figlia minore di una casata poco importante, somigliava a un piccione gozzuto, secondo Merana. Quando entrò Cadsuane, Daigian si alzò solerte.
Nella stanza c’era una sola sedia, poco più di uno sgabello con una specie di schienale. Cadsuane la prese e sospirò. «Del tè, per favore. Due soli sorsi di quello che mi ha versato quel ragazzo e con la lingua potrei rifate le suole alle scarpe.»
Il bagliore di saidin circondò immediatamente Daigian, anche se non era intenso, e una teiera sbeccata si sollevò dal tavolo. Dei flussi di Fuoco riscaldarono l’acqua mentre prendeva una scatola di tè.
Visto che non aveva altra scelta, Merana si accomodò sul letto sistemandosi la gonna e cambiando posizione sul materasso pieno di bozzi mentre cercava di fare ordine mentale. Questa forse sarebbe stata la negoziazione più importante della sua vita. Dopo un momento Annoura si unì a lei, sedendosi sul bordo.
«Vista la tua presenza, Merana,» disse a un tratto Cadsuane «suppongo che le voci sul ragazzo che si è sottomesso a Elaida siano false. Cos’è quella faccia sorpresa, bambina? Pensi che non sia al corrente delle tue... associazioni?» Cadsuane diede a quell’ultima parola un’inflessione che la fece sembrare oscena come l’imprecazione di un soldato. «E tu, Annoura?»
«Io sono qui solo come consigliera di Berelain, anche se quella donna ha ignorato il mio consiglio di non venire qui.» La Tarabonese teneva alta la tazza, e la sua voce era sicura. Stava sprecando il suo tempo. Non avrebbe mai avuto successo a un tavolo di negoziazione se continuava a essere tanto trasparente. «Per il resto,» aggiunse con cautela «non ho ancora raggiunto alcuna decisione.»
«Una posizione saggia» mormorò Cadsuane, rivolgendo uno sguardo intenso a Merana. «Sembra che negli ultimi anni fin troppe Sorelle abbiano dimenticato di avere un cervello, o di poter essere discrete. Una volta le Aes Sedai raggiungevano le loro decisioni dopo attente riflessioni, pensando sempre prima al bene della Torre. Tieni sempre a mente cos’ha ottenuto quella Sanche immischiandosi con al’Thor, Annoura. Cammina troppo vicino al fuoco di una forgia e potresti ritrovarti con una brutta scottatura.»
Merana sollevò il mento cercando di arrecare di sciogliere la tensione al collo. Quando si accorse di quello che stava facendo, si bloccò. Quella donna non era molto più forte di lei. Non proprio. Era solo a un livello superiore rispetto a ogni altra Sorella. «Posso chiedere...» troppo deferente, ma fermarsi e ricominciare sarebbe stato peggio «...quali sono le tue intenzioni, Cadsuane?» Faceva fatica a mantenere una certa dignità. «Ovviamente ti sei... tenuta in disparte... almeno fino a ora. Perché hai deciso di... avvicinarti al giovane al’Thor in questo particolare momento? Sei stata... abbastanza priva di diplomazia con lui.»
«Tanto valeva che l’avessi schiaffeggiato» intervenne Annoura, e Merana arrossì. Fra loro due avrebbe dovuto essere Annoura a trovarsi in difficoltà con Cadsuane, e invece era lei quella che farfugliava.
Cadsuane scosse il capo come se le due le facessero pena. «Se vuoi vedere di che pasta è fatto un uomo, fai pressione su di lui in modo inaspettato. Quel ragazzo ha carattere, credo, ma sarà difficile da controllare.» Unì le mani quasi in preghiera e guardò il muro attraverso le dita. «Ha una rabbia in corpo che potrebbe incendiare il mondo, e la controlla appena. Se lo facciamo sbilanciare troppo... Al’Thor non è ancora duro come Logain Ablar o Mazrim Taim, ma temo sia cento volte più pericoloso.» Sentire quei tre nomi messi insieme fece incollare la lingua di Merana al palato.