Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Arymilla» disse Nasin in tono confuso, poi guardò accigliato il proprio pugno come sorpreso di trovarlo sollevato. Abbassando la mano sul pomello della sua sella, rivolse un sorriso raggiante a quella sciocca donna. «Arymilla, mia cara » disse in tono affettuoso. Non il genere di affetto che spesso riservava a Elenia. Pareva che in qualche modo si fosse convinto almeno in parte che Arymilla fosse sua figlia, quella preferita perfino. Una volta, Elenia lo aveva sentito abbandonarsi con quella donna ai ricordi su sua ‘madre’, la sua ultima moglie, morta oramai da quasi trent'anni. Anche Arymilla riuscì a intrattenere la propria parte di conversazione, pur non avendo mai incontrato Miedelle Caeren, a quanto ne sapesse Elenia.
Tuttavia, malgrado tutti i suoi sorrisi paterni per Arymilla, i suoi occhi scrutavano tra la folla in ombra in sella dietro di lei, e il suo volto si rilassò quando trovò Sylvase, sua nipote ed erede, una placida donna robusta che incontrò il suo sguardo senza sorridere, poi tirò ben in avanti il suo cappuccio scuro orlato di pelliccia. Non sorrideva, si accigliava o mostrava mai alcuna espressione, che Elenia avesse notato, ma si limitava a mantenere un aspetto immutabile simile a una mucca. Era chiaro che della mucca avesse anche l’intelletto. Arymilla teneva Sylvase ancora più vicina di Elenia o Naean e, finché l’avesse fatto, per Nasin non c’era alcuna possibilità di sottrarsi alle sue promesse. Era pazzo, sì, ma scaltro. «Spero che tu stia prendendoti cura della mia piccola Sylvase, Arymilla» mormorò. «Ci sono cacciatori di dote dappertutto, e voglio che quella cara ragazza sia tenuta al sicuro.»
«Ma certo» replicò Arymilla, oltrepassando Elenia con la sua giumenta troppo pasciuta senza nemmeno un’occhiata. Il suo tono era smielato e disgustosamente svenevole. «Sai che la terrò al sicuro quanto me stessa.» Mostrando quel suo sorriso scervellato, si accinse a raddrizzare il mantello di Nasin sulle sue spalle e a lisciarlo con l’aria di qualcuno che sta sistemando uno scialle su un caro invalido. «Fuori fa troppo freddo per te. So io cosa ti occorre: una tenda confortevole e un po’ di caldo vino speziato. Sarò felice di lasciare che la mia cameriera te lo prepari. Arlene, accompagna lord Nasin alla sua tenda e servigli un po’ di buon vino speziato.»
Una donna magra nel suo seguito ebbe un violento sussulto, poi cavalcò lentamente in avanti, tirando indietro il cappuccio del suo disadorno mantello blu rivelando un viso grazioso e un sorriso tremolante. All’improvviso tutti quegli adulatori e leccapiedi si stavano aggiustando i mantelli contro il vento o mettevano a posto i guanti, guardando ovunque tranne verso la cameriera di Arymilla. Specialmente non verso di lei. Uno di loro avrebbe potuto essere scelto con altrettanta facilità, e lo sapevano. Stranamente, Sylvase non distolse lo sguardo. Era impossibile vedere il suo volto nelle ombre del cappuccio, ma l’apertura si voltò per seguire la donna snella.
Il sogghigno di Nasin mostrò i suoi denti, facendolo sembrare una capra ancor più del solito. «Sì. Sì, vino riscaldato mi farà bene. Arlene, vero? Andiamo, Arlene... brava ragazza. Non hai troppo freddo, vero?»
La ragazza squittì quando lui le drappeggiò un angolo del proprio mantello attorno alle spalle e la strinse tanto vicino a sé che lei pendeva dalla propria sella. «Starai al caldo nella mia tenda, te lo prometto.»
Senza lanciare nemmeno un’occhiata alle sue spalle, fece allontanare il suo cavallo al passo, ridacchiando e sussurrando alla giovane donna sotto il suo braccio. I suoi armigeri seguirono con lo scricchiolio del cuoio e il lento, umido scalpitio di zoccoli nella fanghiglia. Uno di loro rise, come se un altro gli avesse detto qualcosa di divertente. Elenia scosse il capo dal disgusto. Spingere una donna graziosa di fronte a Nasin per distrarlo era una cosa – non doveva nemmeno essere tanto graziosa, qualunque donna che il vecchio pazzo potesse stringere in un angolo era a rischio – ma usare la propria cameriera era rivoltante. Non rivoltante quanto Nasin stesso, però. «Hai promesso di tenerlo lontano da me, Arymilla» disse lei con voce bassa e tesa. Quel vecchio squilibrato lascivo poteva essersi dimenticato della sua esistenza per il momento, ma se ne sarebbe ricordato la prossima volta che l’avesse vista. «Hai promesso di tenerlo occupato.»
La faccia di Arymilla si fece imbronciata e strattonò con fare petulante i suoi guanti per cavalcare aggiustandoseli. Non aveva ottenuto quello che voleva. Questo ai suoi occhi era un grave peccato.
«Se vuoi essere al sicuro dagli ammiratori, dovresti stare più vicina a me invece di vagabondare in giro. Come posso aiutarti se attiri gli uomini? E ti ho perfino salvata. Non ho udito alcun ringraziamento per questo.»
La mascella di Elenia si serrò tanto forte che cominciò a farle male. Far finta di appoggiare questa donna per propria scelta era sufficiente a farle desiderare di mordere qualcosa. Le sue scelte erano state abbastanza chiare: scrivere a Jarid o sopportare una luna di miele prolungata col suo ‘promesso sposo’. Per la Luce, avrebbe potuto scegliere la seconda opzione se non fosse stato per la certezza che Nasin l’avrebbe rinchiusa in qualche castello fuori mano e, dopo che lei avesse subito i suoi palpeggiamenti, alla fine si sarebbe dimenticato che era lì. E ce l’avrebbe lasciata. Arymilla insisteva che continuasse a fingere, però. Insisteva su un bel po’ di cose, alcune delle quali del tutto insopportabili. Tuttavia dovevano essere sopportate. Per il momento. Forse, una volta che le cose si fossero sistemate, mastro Lounault avrebbe potuto offrire le sue attenzioni ad Arymilla per qualche giorno. Da qualche parte dentro di sé fece appello a un sorriso di scuse e si costrinse a piegare il collo come se fosse uno dei parassiti leccapiedi che la stavano osservando assorti. Dopotutto, se lei strisciava per Arymilla, questo non faceva che provare che erano nel giusto. La sensazione dei loro occhi su di lei le faceva venir voglia di lavarsi. Fare questo di fronte a Naean le faceva venir voglia di strillare. «Ti offro tutta la gratitudine che ho in me, Arymilla.» Be’, questa non era una menzogna. Tutta la gratitudine in lei era uguale al desiderio di strangolarla. Molto lentamente. Dovette inspirare a fondo prima di poter proseguire, però.
«Devi perdonarmi per la mia lentezza, ti prego.» Una parola molto amara. «Nasin mi ha piuttosto turbato. Sai come reagirebbe Jarid se venisse a conoscenza del suo comportamento.» La sua voce assunse un tono affilato a quell’ultima affermazione, ma quella sciocca ridacchiò. Ridacchiò!
«Ma certo che sei perdonata, Elenia» rise, il suo volto che si illuminava. «Basta solo chiedere. Jarid è una testa calda, eh? Devi scrivergli e dirgli quanto sei contenta. Perché sei contenta, vero? Puoi dettarla al mio segretario. Io odio macchiarmi le dita di inchiostro... tu no?»
«Certo che sono contenta, Arymilla. Come potrei non esserlo?»
Questa volta sorridere non richiese alcuno sforzo. Quella donna pensava davvero di essere intelligente. Avvalersi del segretario di Arymilla precludeva qualunque possibilità di usare inchiostri simpatici, ma poteva comunicare a Jarid piuttosto apertamente di non fare proprio nulla senza il suo assenso e quell’oca scervellata avrebbe pensato che lei le stava obbedendo.
Annuendo con aria di autocompiacimento, Arymilla raccolse le sue redini, imitata dalla sua cricca. Se si fosse ficcata una pentola in testa e l’avesse definita un cappello, anche tutti loro avrebbero indossato delle pentole. «Si sta facendo tardi» disse «e voglio svegliarmi presto la mattina. Ci aspetta un pasto eccellente preparato dal cuoco di Aedelle Baryn. Tu e Naean dovete cavalcare con me, Elenia.» Lo fece suonare come se stesse concedendo loro un onore, e loro non ebbero altra scelta tranne comportarsi come se fosse così, accostandosi a lei da entrambi i lati. «E Sylvase, ovviamente. Vieni, Sylvase.»