Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Il sole era soltanto un bordo rosso sopra gli alberi ora, ed era il momento di trovare Arymilla in modo che potesse dirle dove avrebbe dormito stanotte. Volesse la Luce che si trattasse di un letto decente, in una tenda calda che non fosse troppo piena di fumo, e con un pasto adeguato prima di coricarsi. Non avrebbe potuto chiedere di più, allo stato attuale. Perfino quello non intaccò il suo umore, però. Non si limitò a rivolgere cenni col capo ai capannelli di donne e uomini che superavano: dispensò loro dei sorrisi. Si spinse quasi a salutarli con la mano. Le cose stavano procedendo meglio di quanto avessero fatto da un po’ di tempo. Non si era semplicemente disfatta di Naean come rivale per il trono, ma l’aveva messa al guinzaglio e domata, o quasi, e questo sarebbe potuto essere – sarebbe stato! – sufficiente a portare dalla sua parte Karind e Lir. E poi c’erano coloro che avrebbero accettato chiunque tranne un’altra Trakand sul trono. Ellorien, per dirne una. Morgase l’aveva fatta fustigare! Ellorien non avrebbe mai appoggiato nessuna Trakand. Anche Aemlyn, Arathelle e Abelle erano possibili alleati, con il loro malcontento che poteva essere sfruttato. Forse anche Pelivar o Luan. Anche lei aveva mandato i suoi emissari a valutare la situazione. E lei non avrebbe sprecato il vantaggio di Caemlyn, come aveva fatto quella mocciosa di Elayne. Storicamente, il solo fatto di tenere Caemlyn era sufficiente a garantire l’appoggio di almeno quattro o cinque casate.
Il tempismo sarebbe stato la chiave, certo, altrimenti tutto il vantaggio sarebbe caduto nelle mani di Arymilla, ma Elenia poteva già vedere sé stessa seduta sul Trono del Leone, con i Sommi Signori in ginocchio a giurarle fedeltà. Aveva già la propria lista di quali rimpiazzare. A nessuno che si fosse opposto a lei sarebbe stato consentito di causarle problemi in futuro. A questo avrebbe provveduto una serie di sfortunati incidenti. Un peccato che non potesse scegliere i loro rimpiazzi, ma gli incidenti potevano avvenire con incredibile frequenza.
La sua piacevole riflessione andò in frantumi quando un uomo scarno si accostò a lei in sella a un robusto grigio, i suoi occhi febbrilmente vividi nella luce morente. Per qualche ragione, Nasin aveva ramettì di abete verde incollati fra i sottili capelli bianchi. Davano l’impressione che avesse scalato un albero, e la sua giubba e il mantello di seta rossa erano ricamati con fiori dai colori tanto accesi che sarebbero potuti essere scambiati per tappeti illianesi. Era ridicolo. Era anche il Sommo Signore della casata più potente dell’Andor. Ed era piuttosto fuori di testa. «Elenia, mio caro tesoro,» ragliò in una pioggia di sputacchi «quanto è dolce la tua vista ai miei occhi. Fai sembrare il miele stantio e le rose smorte.»
Senza bisogno di pensarci, lei si affrettò a dirigere Vento dell’Alba indietro e sulla destra, mettendo la giumenta marrone di Janny fra sé e lui. «Non sono la tua promessa sposa, Nasin» inveì lei, ribollendo di rabbia per averlo dovuto dire ad alta voce in modo che tutti potessero sentire. «Sono già sposata, vecchio sciocco! Aspettate!» aggiunse, facendo scattare una mano all’insù.
Quella parola imperiosa e il gesto erano per i suoi armigeri, che avevano poggiato le mani sulle else delle spade e stavano fissando Nasin. Circa trenta o quaranta uomini che portavano la spada e la stella della casata Caeren stavano seguendo l’uomo, e non avrebbero esitato ad abbattere chiunque avessero ritenuto una minaccia per il loro Sommo Signore. Alcuni avevano già le lame semisguainate. Non avrebbero fatto del male a lei, ovviamente. Nasin li avrebbe impiccati fino all’ultimo se a lei fosse stato torto un capello. Per la Luce, Elenia non sapeva se ridere o piangere per quello.
«Hai ancora paura di quel giovane babbeo di Jarid?» domandò Nasin, facendo deviare la sua cavalcatura per seguirla. «Non ha alcun diritto di continuare a importunarti. Ha vinto l’uomo migliore, e lui dovrebbe riconoscerlo. Lo sfiderò!» Una mano, chiaramente ossuta perfino nel suo attillato guanto rosso, armeggiò con una spada che probabilmente non era stata sguainata da vent'anni. «Lo abbatterò come un cane per averti spaventata!»
Elenia spostò abilmente Vento dell’Alba, in modo tale che descrissero dei cerchi attorno a Janny, la quale mormorò delle scuse a Nasin e fece finta di togliere di mezzo la sua giumenta mentre in realtà la frapponeva. Mentalmente, Elenia aggiunse un po’ di ricamo ai vestiti che le avrebbe comprato. Nasin era tanto squilibrato da poter passare in un batter d’occhio da parole smielate di amore cerimonioso ad avvinghiarsi a lei come fosse un’infima cameriera da taverna. Quello non poteva sopportarlo, non di nuovo e di certo non in pubblico. Muovendosi in cerchio, si sforzò di assumere un sorriso preoccupato in volto, anche se per la verità il sorriso le risultò più difficile della preoccupazione. Se questo vecchio sciocco avesse costretto Jarid a ucciderlo, avrebbe rovinato tutto! «Sai che non posso permettermi di avere uomini che combattono per avermi, Nasin.» La sua voce era affannata e ansiosa, ma non cercò di controllarla. Affanno e ansia erano quello che ci voleva. «Come potrei amare un uomo con del sangue sulle mani?»
Quel ridicolo individuo si accigliò fino alla punta del suo lungo naso tanto che lei cominciò a domandarsi se non avesse tirato troppo la corda. Lui era pazzo come una lepre saltatrice, ma non in tutto. Non sempre. «Non mi ero reso conto che tu fossi così... sensibile» disse infine. Senza smettere di tentare di aggirare Janny. Il suo volto decrepito si illuminò. «Ma avrei dovuto capirlo. Me ne ricorderò, d’ora in poi. Jarid può vivere. Sempre che non ti importuni.» Tutt’a un tratto parve notare Janny per la prima volta e, con una smorfia irritata, sollevò una mano, chiudendola a pugno. La donna grassoccia si preparò visibilmente a ricevere il colpo senza farsi da parte, ed Elenia serrò i denti. Ricami in seta. Decisamente non appropriati per una cameriera, ma Janny se li era meritati.
«Lord Nasin, ti ho cercato ovunque» strillò una voce leziosa, e l’aggiramento si interruppe.
Elenia espirò dal sollievo nel vedere Arymilla cavalcare nel crepuscolo assieme al suo seguito, e dovette reprimere un accesso di furia per aver provato sollievo. Abbigliata in seta verde ricamata in modo fin troppo elaborato, con merletto sotto il mento e ai polsi, Armilla era grassoccia fin quasi a essere robusta, con un sorriso vuoto e occhi castani costantemente sgranati in simulato interesse perfino quando non c’era nulla di cui interessarsi. Pur essendo priva dell’intelletto necessario a capire la differenza, possedeva astuzia appena sufficiente a sapere che c’erano cose che avrebbero dovuto interessarla, e non voleva che nessuno pensasse che non le aveva notate. Le uniche sue preoccupazioni erano le proprie comodità e gli introiti necessari per garantirle, e l’unico motivo per cui voleva il trono era che i forzieri reali avrebbero potuto procurarle comodità maggiori delle entrate di qualunque Sommo Signore. Il suo seguito era più numeroso di quello di Nasin, anche se solo la metà erano armigeri che indossavano le quattro lune della sua casata. Per la maggior parte, scrocconi e sicofanti componevano il resto, lord e lady inferiori di casate minori e altri disposti a leccare i piedi di Arymilla per un posto accanto al potere. Lei adorava che la gente si comportasse in modo servile nei suoi confronti. Anche Naean era lì, ai margini del gruppo con i suoi armigeri e la sua cameriera, all’apparenza dall’espressione fredda e nuovamente padrona di sé. Ma si teneva bene a distanza da Jaq Lounault, un uomo snello con uno di quei comici veli tarabonesi che gli coprivano gli enormi baffi e un copricapo conico che sollevava il cappuccio del suo mantello a un’altezza ridicola. Quel tizio sorrideva un po’ troppo, inoltre. Non aveva l’aria di un uomo che poteva costringere qualcuno a implorare.