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La corona di spade

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La corona di spade
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Per essere la causa di tutto ciò, Cadsuane mostrava un considerevole distacco. Guardò le Fanciulle e scosse il capo, e le stelle d’oro, le lune e gli uccelli che aveva tra i capelli ondeggiarono delicatamente. «Non avere altro compito che provare a far crescere delle rose nel Ghealdan è in effetti molto simile alla morte, Annoura,» rispose asciutta «ma non sono ancora pronta per la tomba. E tu, Merana, calmati, prima che spaventi qualcuno. Pensavo che saresti diventata un po’ meno eccitabile dopo aver lasciato il bianco delle novizie.»

Merana aprì e richiuse la bocca, palesemente in imbarazzo, e il pizzicore alla pelle di Rand svanì di colpo. Lui non rilasciò saidin, e nemmeno lo fecero gli Asha’man.

«Chi sei?» chiese Rand. «A quale Ajah appartieni?» Avrebbe detto Rossa, vista la reazione di Merana, ma per andarsene in giro da sola a quel modo, una Sorella Rossa doveva avere dei forti istinti suicidi. «Cosa vuoi?»

Cadsuane spostò lo sguardo su di lui solo per un momento, e non rispose. Le labbra di Merana si aprirono come per parlare, ma bastò che la donna con i capelli grigi la guardasse sollevando un sopracciglio per farla ammutolire. Merana arrossì e chinò il capo. Annoura stava ancora fissando la nuova arrivata come se avesse visto un fantasma. O un gigante. Cadsuane attraversò la stanza senza dire una parola e si diresse verso i due Asha’man, con la gonna divisa verde scuro che frusciava. Rand cominciava ad avere la sensazione che quella donna si muovesse sempre con lo stesso passo impetuoso, aggraziato ma veloce, senza sprecare tempo e senza permettere agli altri di ostacolarla. Dashiva là squadrò dall’alto in basso e sogghignò. Anche se lo stava guardando dritto in faccia, l’Aes Sedai non sembrò notarlo, come non diede peso alla spada tra le mani di Narishma quando gli mise un dito sotto al mento, facendogli girare la testa da un lato all’altro prima di fare un passo indietro.

«Che begli occhi» mormorò. Narishma batté le palpebre incerto, e la smorfia di Dashiva si trasformò in un sorriso, così sgradevole che fece sembrare bello il ghigno di prima.

«Non fate nulla» scattò Rand. Dashiva ebbe l’ardire di guardarlo in cagnesco prima di portarsi un pungo sul petto nel saluto usato dagli Asha’man. «Che cosa vuoi, Cadsuane?» proseguì Rand. «Guardami, che tu sia folgorata!»

La donna lo fece, voltando solo il capo. «E così tu sei Rand al’Thor, il Drago Rinato. Pensavo che anche una bambina come Moiraine sarebbe stata capace di insegnarti un po’ di buone maniere.»

Riallin spostò la lancia che aveva nella mano destra insieme a quelle che teneva nella sinistra con lo scudo, e usò la mano libera per parlare nel linguaggio delle Fanciulle. Per una volta, nessuna di loro rise e, per una volta, Rand fu sicuro che non stavano facendo battute su di lui.

«Stai tranquilla, Riallin» disse, sollevando una mano. «Tutte voi, tranquille.»

Cadsuane ignorò anche questo, rivolgendo un sorriso a Berelain. «Bene, e così questa è la tua Berelain, Annoura. È più bella di quanto ho sentito dire.» La riverenza che fece, chinando addirittura il capo, fu abbastanza profonda, eppure non parve affatto un atto di sottomissione, non era il saluto di un inferiore. Era solo una riverenza, e nient’altro. «Mia signora Prima di Mayene, devo parlare con questo giovanotto, e tratterrò anche con la tua consigliera. Ho sentito dire che ti sei fatta carico di molti oneri qui. Non voglio tenerti lontana da essi.» Era un congedo ovvio, poco ci mancava che le aprisse la porta.

Berelain chinò il capo con grazia, poi si voltò verso Rand e allargò la gonna per fargli una riverenza talmente profonda che lui si chiese se era capace di rimanere in quella posizione anche vestita in quel modo. «Mio lord Drago,» disse la donna «ti chiedo il permesso di ritirarmi.»

L’inchino di Rand fu leggermente goffo. «Concesso, mia signora Prima, come desideri.» Le offrì la mano per aiutarla ad alzarsi. «Spero che prenderai in considerazione la mia proposta.»

«Mio lord Drago, ti servirò comunque e ovunque desideri.» La voce di Berelain era di nuovo mielosa. Immaginò che fosse in onore di Cadsuane. Di sicuro non stava civettando con lui, era molto determinata. «Ricordati di Harine» aggiunse in un sussurro.

Quando la porta si chiuse alle spalle di Berelain, Cadsuane disse: «È sempre bello vedere i bambini che giocano, non credi, Merana?»

L’Aes Sedai strabuzzò gli occhi, spostando lo sguardo da Rand alla Sorella con i capelli grigi. Annoura aveva l’aspetto di una che si tenesse in piedi solo grazie alla forza di volontà.

La maggior parte delle Fanciulle seguì Berelain, decidendo che evidentemente non ci sarebbe stata alcuna uccisione, ma Riallin e altre due rimasero davanti alla porta, sempre velate. Forse era una coincidenza, ma era rimasta una Fanciulla per ogni Aes Sedai. Anche Dashiva sembrava credere che il pericolo fosse passato. Si appoggiò al muro con un piede, muovendo silenziosamente le labbra, a braccia conserte, osservando apertamente le Aes Sedai.

Narishma guardò Rand con espressione interrogativa, ma lui scosse il capo. La donna stava cercando di provocarlo in ogni modo. Il punto era: perché lo faceva, quando di sicuro sapeva che Rand era in grado di quietarla o ucciderla senza alcuno sforzo? Lews Therin mormorò la stessa cosa. Perché? Perché? Rand salì sul podio e tolse lo scettro del Drago dal trono per sedersi, in attesa di osservare lo sviluppo degli eventi. La donna non avrebbe vinto.

«Un po’ troppo elaborato, non diresti?» disse Cadsuane ad Annoura guardandosi intorno. A parte tutte le altre dorature, lungo le pareri sopra gli specchi giravano delle ampie bande color oro, e le cornici erano quasi sessanta centimetri di squame dorate. «Non sono mai riuscita a decidere chi esagera di più tra Cairhienesi o Tarenesi, ma entrambi possono far arrossire un abitante di Ebou Dar o persino un Calderaio. È tè quello sul vassoio? Ne vorrei un po’, anche se non è fresco.»

Rand incanalò, sollevò il vassoio, aspettandosi quasi di vedere il metallo corrodersi per la contaminazione, e lo fece fluttuare verso le tre donne. Merana aveva portato alcune tazze in più e ce n’erano ancora quattro sul vassoio che non erano state usate. Rand le riempì, rimise la teiera sul vassoio e attese. Era sospesa a mezz’aria, sorretta da saidin.

Davanti a lui c’erano tre donne differenti, che avevano tre diverse reazioni. Annoura guardò il vassoio come se fosse una vipera, scosse leggermente il capo e fece un passetto indietro. Merana sospirò e prese lentamente una tazza con mano tremante. Sapere che un uomo poteva incanalare ed essere costretta a vederlo non erano la stessa cosa. Cadsuane invece prese la tazza e annusò il tè con un sorriso soddisfatto. Nulla indicava quale dei tre uomini avesse versato il tè, eppure guardò Rand, che se ne stava con una gamba sopra al bracciolo della sedia. «Molto bene, ragazzo» disse. Le Fanciulle si scambiarono delle occhiate stupite.

Rand tremò. No. Non si sarebbe lasciato provocare. Non sapeva per quale motivo, ma era sicuro che fosse questo lo scopo di Cadsuane e non glielo avrebbe concesso! «Te lo chiederò ancora una volta» disse. Strano che la sua voce potesse essere tanto fredda, mentre lui si sentiva rovente, più ardente del fuoco di saidin. «Cosa vuoi? Rispondi o vattene. Dalla finestra o dalla porta, scegli tu.»

Merana iniziò di nuovo a parlare, e Cadsuane, ancora una volta, la fece tacere, ora con un gesto secco, senza distogliere lo sguardo da Rand. «Sono qui per vederti» rispose con calma. «Appartengo all’Ajah Verde, non alla Rossa, ma ho portato lo scialle più a lungo di qualsiasi altra Sorella vivente e ho affrontato più uomini capaci di incanalare io che quattro Rosse, forse anche dieci. Non davo loro la caccia, capiscimi, ma li fiutavo.» Parlava con calma, come se stesse raccontando di essere andata al mercato una o due volte. «Alcuni hanno combattuto fino alla fine, scalciando e gridando anche dopo che li avevo schermati e legali. Altri hanno pianto e implorato, offerto oro, qualsiasi cosa, anche l’anima, pur di non essere portati a Tar Valon. Altri ancora hanno pianto di sollievo, remissivi come agnellini, grati che finalmente potessero farla finita. Che la Luce mi protegga, alla fine hanno pianto tutti. Gli rimanevano solo le lacrime.»

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