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La corona di spade

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La corona di spade
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Il calore che Rand sentiva dentro eruppe in rabbia pura. Il vassoio e la teiera volarono nella stanza fracassando uno specchio con un fragore roboante e facendo ricadere una pioggia di vetri, il tè zampillò dalla teiera ammaccata e il vassoio piegato a metà vorticò sul pavimento. Tutti sobbalzarono, tranne Cadsuane. Rand balzò giù dal palco stringendo lo scettro del Drago con tale forza che gli dolevano le nocche. «Questo dovrebbe spaventarmi?» gridò Rand. «Ti aspetti che implori o che sia grato? Che pianga? Aes Sedai, potrei stringere un pugno e stritolarti.» La mano che teneva alzata tremava per la furia. «Merana lo sa se ho motivo di farlo. E se ce ne sono per non farlo li conosce solo la Luce!»

La donna guardò la teiera ammaccata come se avesse a disposizione tutto il tempo del mondo. «Adesso sai» rispose alla fine, calma come sempre, «che io conosco il tuo futuro e il tuo presente. La pietà della Luce non si estende agli uomini capaci di incanalare. Alcuni credono che la Luce non abbia compassione per loro. Io no. Hai già iniziato a sentire le voci?»

«Che cosa vuoi dire?» chiese Rand con lentezza. Anche Lews Therin stava ascoltando.

La pelle riprese a pizzicare e Rand era pronto a incanalare, ma tutto ciò che accadde fu che la teiera si sollevò e fluttuò verso Cadsuane, girando lentamente in aria mentre lei la esaminava. «Alcuni uomini in grado di incanalare iniziano a sentire le voci.» Parlava quasi con fare assente mentre studiava la teiera d’argento e oro. «Fa parte della loro follia. Voci che parlano con loro, che dicono loro cosa fare.» La teiera fece gentilmente ritorno sul pavimento davanti ai piedi di Cadsuane. «Ne hai sentita qualcuna?»

A un tratto Dashiva rise, le spalle gli tremavano. Narishma si inumidì le labbra; forse prima non era spaventato da quella donna, ma adesso la guardava come fosse uno scorpione.

«Sono io che faccio le domande» rispose Rand con fermezza. «Sembra che tu dimentichi che sono il Drago Rinato.» Tu sei reale, vero?, chiese poi alla sua mente. Non vi fu risposta. Lews Therin? Talvolta l’uomo non rispondeva, ma in presenza delle Aes Sedai parlava sempre. Lews Therin? Rand non era pazzo; la voce era reale, non frutto della sua immaginazione. Non era follia. Il desiderio di ridere che provò all’improvviso non gli fu d’aiuto.

Cadsuane sospirò. «Tu sei un giovane che non sa bene dove sta andando o perché, non sai nemmeno cosa hai davanti. Sembri agitato. Forse potremo parlare quando sarai un po’ più calmo. Hai delle obiezioni se porto via per un po’ Merana e Annoura? Non le vedo da parecchio tempo.»

Rand rimase a bocca aperta. Quella dorma era entrata nella sua stanza come un tornado, lo aveva insultato, minacciato, aveva detto con disinvoltura che sapeva della voce nella sua testa e adesso voleva andare via e parlare con Merana e Annoura? Era forse pazza? Ancora nessuna risposta da Lews Therin. L’uomo era reale. Lo era!

«Vai via» rispose Rand. «Vai via e...» Lui non era pazzo. «Andate via tutti! Tutti!»

Dashiva lo guardò perplesso, chinando il capo, quindi scrollò le spalle e si incamminò verso la porta. Cadsuane rise e Rand quasi si aspettò che gli dicesse di nuovo che era un bravo ragazzo, quindi prese Merana e Annoura e le fece dirigere verso le Fanciulle che stavano abbassando il velo, anche loro perplesse. Anche Narishma lo guardò, esitando. fino a quando Rand non fece un gesto secco. Alla fine andarono via tutti e lui rimase da solo. Solo.

Lanciò d’impulso lo scettro del Drago. La punta della lancia si conficcò tremante nello schienale di una delle sedie, con i tasselli che ondeggiavano.

«Non sono pazzo» disse alla stanza vuota. Lews Therin gli aveva fatto delle rivelazioni; non sarebbe mai riuscito a fuggire dalla cassa di Galina senza l’aiuto di quell’uomo morto, ma lui aveva usato il Potere prima ancora di sentire la voce, aveva capito come evocare fulmini e scagliare fuoco, aveva creato un congegno che aveva ucciso centinaia di Trolloc... Ma forse anche quello era dovuto a Lews Therin, come i ricordi che sopraggiungevano inaspettati e nei quali si arrampicava sui pruni in un frutteto, o entrava nella Sala dei Servitori. Forse erano tutte fantasie, sogni pazzi di una mente insana, proprio come quella voce.

Rand si accorse che stava camminando nervosamente e non poteva smettere di farlo. Aveva la sensazione di doversi muovere per non esplodere. «Non sono pazzo» ansimò. Non ancora. «Non sono...» Il cigolio della porta che si apriva lo fece voltare di scatto, sperando che si trattasse di Min.

Era di nuovo Riallin. Sorreggeva una donna tarchiata con un abito blu scuro, i capelli quasi tutti grigi e un volto schietto. Un viso stanco con gli occhi rossi.

Provò l’impulso di ordinare alle due di andar via, di lasciarlo da solo. Da solo. Ma era solo? Lews Therin era un sogno? Se solo l’avessero lasciato... Idrien Tarsin era la direttrice della scuola che lui aveva fondato a Cairhien, una donna talmente pratica che, secondo Rand, dubitava anche dell’esistenza dell’Unico Potere, dal momento che non poteva vederlo o toccarlo. Cosa aveva potuto ridurla in quello stato?

Rand si sforzò di girarsi verso di lei. Pazzo o meno, da solo o in compagnia, certe cose era costretto a farle lui. Anche una cosa piccola come questa. Più pesante di una montagna. «Qual è il problema?» chiese, cercando di usare un tono quanto più gentile possibile.

Idrien scoppiò in lacrime, gli andò incontro e si accasciò sul suo petto. Quando riuscì a riprendersi e gli raccontò l’accaduto, anche Rand ebbe voglia di piangere.

19

Diamanti e stelle

Merana seguì subito Cadsuane, aveva un centinaio di domande da farle, ma la donna dai capelli grigi non era una alla quale si potesse mettere fretta. Decideva lei chi notare e quando. Anche Annoura era rimasta in silenzio. Le due seguirono la Sorella anziana lungo i corridoi del palazzo, su per rampe di scale, marmo lucidato per i primi piani, poi semplice pietra. Merana scambiò delle occhiate con l’altra Sorella Grigia e per un momento provò una fitta di angoscia. Non conosceva bene Annoura, ma vide che aveva lo sguardo duro di una ragazza che stava andando a visitare la maestra delle novizie, determinata a essere coraggiosa. Loro non erano novizie. Non erano bambine. Merana aprì la bocca e... la chiuse; intimidita dalla crocchia grigia davanti a lei con le lune, le stelle e i pesciolini che ciondolavano. Cadsuane era... Cadsuane.

Merana l’aveva incontrata una sola volta prima di allora, o meglio, l’aveva ascoltata mentre la redarguiva quando era una novizia. Erano venute Sorelle da ogni Ajah per vedere quella donna, piene di una riverenza che non potevano nascondere. Una volta Cadsuane Melaidhrin era stata la pietra di paragone per ogni nuova novizia. Fino all’arrivo di Elayne Trakand, nessuna aveva potuto eguagliare quel modello, tanto meno superarlo. Non c’era stata un’altra Aes Sedai come lei per almeno un millennio. Non si era mai sentito parlare del rifiuto di diventare Adunante, eppure si diceva che Cadsuane l’aveva rifiutato, e per almeno due volte. Si diceva anche che avesse rifiutato di essere eletta capo delle Verdi. E che una volta fosse svanita dalla Torre per dieci anni perché il Consiglio aveva deciso di eleggerla Amyrlin. Non che avesse trascorso a Tar Valon un solo giorno più di quanto fosse strettamente necessario. Alla Torre giungevano notizie su Cadsuane, storie da far rimanere le Sorelle a bocca aperta, avventure che facevano rabbrividire quelle che sognavano lo scialle. Sarebbe diventata una leggenda fra le Aes Sedai, se già non lo era.

Merana indossava lo scialle da più di venticinque anni quando Cadsuane annunciò il suo ritiro dal mondo. Già allora i capelli della donna erano tutti grigi, e le altre supponevano che fosse morta da molto tempo quando scoppiò la Guerra Aiel, venticinque anni dopo, ma a meno di tre mesi dall’inizio dei combattimenti la donna tornò a farsi vedere, accompagnata da due Custodi, uomini vecchi ma comunque duri come il ferro. Si diceva che Cadsuane avesse avuto più Custodi che scarpe in tutti quegli anni. Quando gli Aiel si ritirarono da Tar Valon, lei andò di nuovo in ritiro, ma alcune Sorelle sostenevano, abbastanza seriamente, che non sarebbe mai morta fino a quando nel mondo fosse rimasta anche una sola scintilla d’avventura.

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