La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Mandelain si sistemò la toppa grigio-verde sull’occhio destro, come faceva quando aveva bisogno di un momento per pensare. La fronte era attraversata da una grossa cicatrice che spuntava da dietro la toppa e arrivava quasi a metà della testa. Quando alla fine parlò fu poco meno diretto di Rand. «Alcuni dicono che le Aes Sedai farebbero di tutto per ottenere ciò che vogliono.»
Indirian aggrottò le sopracciglia bianche e scrutò la bevanda che aveva fra le mani. Per essere un Aiel non era molto alto, meno di Rand, eppure tutto in lui pareva slanciato. Il caldo del deserto aveva sciolto tutto il grasso. Gli zigomi erano duri e gli occhi sembravano smeraldi incastonati in delle grotte. «Non mi piace parlare delle Aes Sedai.» La voce profonda e pastosa era sempre una sorpresa, provenendo da quel viso scarno. «Quel che è fatto è fatto. Che se ne occupino le Sapienti.»
«Meglio parlare dei cani Shaido» intervenne Janwin con calma. Una calma anch’essa sorprendente, provenendo da quel volto spietato. «In pochi mesi, meno di sei, tutti gli Shaido saranno uccisi o fatti gai’shain.» La sua voce poteva anche sembrare tenera, ma lui non lo era affatto. Gli altri due annuirono; Mandelain sorrise impaziente.
Non sembravano ancora convinti. Gli Shaido erano la ragione ufficiale di quell’incontro, e il fatto che non fosse la più importante non la rendeva comunque futile. Non era futile — gli Shaido stavano creando problemi da molto tempo —, ma il problema delle Aes Sedai era cruciale, secondo Rand. Gli Shaido, però, erano comunque una spina nel fianco. Tre clan si erano uniti ai Miagoma di Timolan, già vicini al pugnale del Kinslayer, e potevano fare davvero ciò che diceva Janwin, ma alcuni di loro non potevano essere fatti gai’shain e nemmeno venire uccisi. «E delle Sapienti che ne facciamo?» chiese Rand.
Per un momento i volti degli Aiel divennero illeggibili; in questo, erano persino più bravi delle Aes Sedai. Non erano spaventati dall’idea di affrontare l’Unico Potere, o almeno non lo davano a vedere; gli Aiel avevano un detto, nessuno può superare la morte, e cento Aes Sedai furiose non potevano far sollevare il velo a uno di loro quando l’aveva abbassato. Ma scoprire che le Sapienti avevano preso parte al combattimento dei Pozzi di Dumai era stato come vedere il sole sorgere di notte e la luna alzarsi di giorno in un cielo rosso sangue.
«Sarinde mi ha detto che quasi tutte le Sapienti correranno con gli algai’d’siswai» rispose alla fine Indirian con molta riluttanza. Sarinde era la Sapiente che lo aveva seguito da Fonti Rosse, fortezza del clan dei Codarra. Forse ‘seguito’ non era la parola esatta; le Sapienti lo facevano di rado. In ogni caso, quasi tutte quelle dei Codarra, degli Shiande e dei Daryne sarebbero andate a nord con le lance. «Delle Sapienti Shaido se ne... occuperanno... le nostre Sapienti.» L’uomo fece una smorfia disgustata.
«Tutto cambia.» La voce di Janwin era anche più delicata del solito. Credeva in ciò che aveva detto, ma non gli piaceva. Prendendo parte alle battaglie, le Sapienti violavano usanze antiche quanto gli Aiel.
Mandelain poggiò la sua tazza a terra con cura esagerata. «Corehuin desidera vedere Jair ancora una volta prima che il sogno finisca, e anche io lo desidero.» Come Bael e Rhuarc, lui aveva due mogli. Gli altri capi ne avevano una sola, tranne Timolan, ma un capo non rimaneva vedovo a lungo. «Qualcuno di noi vedrà ancora il sole sorgere nella Terra delle Tre Piegature?»
«Lo spero» rispose calmo Rand. ‘Come l’aratro che penetra nella terra, egli spezzerà le vite degli uomini e tutto ciò che era verrà consumato dal fuoco dei suoi occhi. Le trombe della guerra suoneranno ai suoi piedi, i corvi si nutriranno della sua voce e lui indosserà una corona di spade’. Le Profezie del Drago offrivano poca speranza anche in caso di vittoria sul Tenebroso, e persino questa era solo una possibilità. Le Profezie del Rhuidean, le profezie Aiel, dicevano che li avrebbe distrutti. La tetraggine aveva colpito tutti i clan per colpa sua e le antiche usanze erano andate perdute. Anche senza il problema delle Aes Sedai, non era poi tanto strano che alcuni capiclan si chiedessero se dovevano seguire Rand al’Thor, che avesse o meno i Draghi sulle braccia. «Lo spero.»
«Che tu possa trovare sempre acqua e ombra, Rand al’Thor.»
Dopo che i capiclan se ne furono andati, lui rimase seduto a scrutare nella sua tazza, senza trovare alcuna risposta nelle foglie di tè. Alla fine la appoggiò vicino al vassoio e srotolò le maniche della camicia. Gli occhi di Merana erano fissi su di lui, come se la donna stesse cercando di estorcergli i pensieri. Sembrava anche un po’ impaziente. Rand le aveva detto di rimanere in quell’angolo fino a quando non avrebbe potuto di nuovo sentire le loro voci. Senza dubbio adesso la donna non vedeva alcun motivo per restare lì, visto che i capiclan erano andati via. Senza dubbio voleva scoprire cosa si erano detti.
«Secondo voi credono che io danzi appeso ai fili delle Aes Sedai?» chiese Rand.
Il giovane Narishma sobbalzò. Era un po’ più grande di lui, ma aveva l’aspetto di un ragazzo di cinque o sei anni più giovane. Guardò Merana come se lei conoscesse la risposta e sollevò le spalle a disagio. «Io... non lo so, mio signore Drago.» Dashiva batté le palpebre e smise di mormorare sommessamente. Piegò la testa di lato come un uccello e guardò Rand di sottecchi. «Che importanza ha, finché ti obbediscono?»
«Ce l’ha eccome» rispose Rand. Dashiva si strinse nelle spalle e Narishma aggrottò le sopracciglia, pensieroso; nessuno dei due sembrava capire, ma forse Narishma ci sarebbe arrivato.
Il palco dietro al trono era pieno di mappe, arrotolate, ripiegate o aperte. Rand ne spostò qualcuna con là punta del piede. Si sentiva un giocoliere con troppe sfere da far ruotare in aria. La parte settentrionale di Cairhien e le montagne chiamate il Pugnale del Kinslayer, la regione che circondava la città, Illian e la Piana di Maredo fino a Far Madding. L’isola di Tar Valon e tutte le città e i villaggi circostanti. Il Ghealdan e parte dell’Amadicia. Movimenti e colori nella sua testa. Lews Therin si lamentò e rise in lontananza, i borbottii sommessi di un pazzo che parlava di uccidere gli Asha’man, di uccidere i Reietti. Di uccidere sé stesso. Alanna smise di piangere, l’angoscia estinta da un sottile rivolo di rabbia. Rand si passò le mani fra i capelli, premendo forte sulle tempie. Come ci si sentiva a non avere nessun altro nella testa? Non riusciva a ricordarlo.
Una delle alte porte si aprì e Rand vide una Fanciulla di guardia nel corridoio. Riallin, con i capelli biondo rossicci e un sorriso per tutto, e un corpo che sembrava addirittura in carne. Per essere una Fanciulla. «Berelain sur Paendrag e Annoura Larisen desiderano vedere il Car’a’carn» annunciò. La voce della ragazza passò dal calore e la benevolenza per il primo nome e al gelido distacco per il secondo, il tutto continuando a sorridere.
Rand sospirò e aprì la bocca per dire di lasciarle entrare, ma Berelain non aspettò. Entrò come una furia, con Annoura alle calcagna. L’Aes Sedai si fece leggermente indietro alla vista di Dashiva e Narishma, poi guardò incuriosita Merana in piedi nell’angolo. Berelain non fece lo stesso.
«Che cosa significa tutto questo, mio lord Drago?» chiese sventolando la lettera che le era stata consegnata quella mattina. La donna attraversò furente la sala per sventolargliela sotto al naso. «Perché devo tornare a Mayene? Ho governato bene in tuo nome, e lo sai. Non potevo impedire che Colavaere si facesse incoronare, ma almeno ho evitato che cambiasse le tue leggi. Perché devo essere mandata via? E perché me l’hai comunicato con una lettera? Non me lo hai neanche detto di persona! Lo hai fatto con una lettera, ringraziandomi per i servigi resi e congedandomi come un esattore delle tasse.»