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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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«Perché se non vengo inclusa in quei piani,» disse in tono schietto Naean «Arymilla potrebbe venirne a conoscenza. Potrà pure essere stupida e cieca, ma vedrà una volta che le verrà detto dove guardare. E potresti ritrovarti a condividere una tenda col tuo promesso sposo ogni notte, e protetta dai suoi armigeri, per di più.»

Il sorriso di Elenia si dissolse, ma la sua voce si fece gelida, proprio come il groppo freddo che tutt’a un tratto le riempì lo stomaco.

«Farai bene a stare attenta a quello che dici, altrimenti Arymilla potrebbe chiedere al suo Tarabonese di giocare di nuovo al labirinto di fili con te. In verità, penso di potertelo garantire.»

Sembrava impossibile che la faccia di Naean potesse impallidire ancora di più, tuttavia lo fece. Ondeggiò per davvero sulla sella e afferrò il braccio di Elenia come per impedirsi di cadere. Una raffica di vento sferzò il suo mantello, e lei lo lasciò svolazzare. Quegli occhi prima freddi ora erano piuttosto sgranati. La donna non faceva alcuno sforzo per celare la sua paura. Forse era arrivata a un punto in cui non era più in grado di nasconderla. La voce le uscì affannata e atterrita. «So che tu e Jarid state architettando qualcosa, Elenia. Lo so! Portami con te e... e io farò schierare Arawn per te non appena sarò libera da Arymilla.» Oh, doveva essere davvero scossa, per proporre una cosa del genere.

«Vuoi attirare ancora più attenzione di quanto tu non abbia già fatto?» sbottò Elenia, liberandosi dalla stretta dell’altra donna. Vento dell’Alba e il castrone nero saltellarono nervosamente, assumendo l’umore delle loro cavallerizze, ed Elenia diede uno strattone alle redini del suo baio per calmarlo. Due degli uomini presso il fuoco si affrettarono a chinare il capo. Senza dubbio pensavano di vedere due nobildonne che litigavano nel grigiore della sera e non volevano attirare su sé stessi parte di quella rabbia. Sì; doveva trattarsi solo di quello. Potevano riferire qualcosa, ma sapevano che non era il caso di immischiarsi nelle discussioni della gente importante.

«Non ho nessun piano per... fuggire; proprio nessuno» disse con voce più calma. Chiudendo di nuovo il suo mantello, voltò con calma la testa per controllare i carri e le tende lì vicino. Se Naean era abbastanza spaventata... Quando si fosse presentata un’opportunità... Non c’era nessuno tanto vicino da poter sentire, ma nonostante tutto lei tenne la voce bassa. «Le cose potrebbero cambiare, ovviamente. Chi può dirlo?

Se così fosse, ti faccio questa promessa, nel nome della Luce e per la mia speranza di rinascita, che non me ne andrò senza di te.» Una speranza mista a sorpresa sbocciò sul volto di Naean. Adesso era il momento dell’amo. «Ovvero, sempre che io abbia in mio possesso una lettera scritta di tuo pugno, firmata e sigillata, nella quale rinneghi esplicitamente il tuo sostegno a Marne, di tua spontanea volontà, e giuri che la casata Arawn appoggerà me per il trono. Nel nome della Luce e per la tua speranza di rinascita. Non accetterò nulla di meno.»

La testa di Naean scattò all’indietro e lei si toccò le labbra con la lingua. I suoi occhi si mossero come in cerca di una via d’uscita o d’aiuto. Il nero continuò a sbuffare e a saltellare, ma lei strinse le redini a malapena quanto bastava per impedirgli di impennarsi, e perfino quel gesto parve automatico. Sì, era spaventata. Ma non così spaventata da non comprendere cosa implicava la richiesta di Elenia. La storia dell’Andor conteneva troppi esempi perché lei non ne fosse conscia. Finché qualcosa non era messo per iscritto restavano aperte mille possibilità, ma la semplice esistenza di una lettera del genere avrebbe messo un morso fra i denti di Naean e le redini in mano a Elenia. Se fosse stata resa pubblica, questo avrebbe decretato la fine di Naean, a meno che Elenia non fosse stata così sciocca da ammettere di averla costretta. Avrebbe potuto tentare di indugiare dopo una tale rivelazione, tuttavia perfino una casata che fra i propri membri avesse meno antagonismi di Arawn, con meno cugini, zii e zie pronti a scalzarsi a vicenda in un batter d’occhio, sarebbe comunque andata in pezzi. Le casate minori che erano legate ad Arawn da generazioni avrebbero cercato protezione altrove. Nel giro di pochi anni, se non prima, Naean si sarebbe ritrovata a essere la Somma Signora di un residuo minore e screditato. Oh, sì; era accaduto in precedenza.

«Siamo state assieme abbastanza a lungo.» Elenia raccolse le sue redini. «Non vorrei che le lingue cominciassero ad agitarsi. Forse avremo un’altra occasione di parlare da sole prima che Arymilla ottenga il trono.» Che pensiero spregevole! «Forse.»

L’altra donna espirò come se tutto il fiato che aveva in corpo la stesse abbandonando, ma Elenia seguitò a voltare il suo cavallo, non lentamente né in modo affrettato, non fermandosi finché Naean non esclamò in tono urgente: «Aspetta!»

Guardandola da sopra la spalla, si limitò a fare quello. Attese.

Senza proferire una parola. Quello che occorreva dire era stato detto. Tutto ciò che rimaneva era vedere se la donna era tanto disperata da consegnarsi nelle mani di Elenia. Era probabile che lo fosse. Lei non aveva nessuno Jarid ad aiutarla. In effetti, chiunque nella casata Arawn avesse insinuato che Naean aveva bisogno di essere salvata, probabilmente si sarebbe trovato imprigionato per aver contravvenuto all’espressa volontà di Naean. Senza Elenia, sarebbe potuta invecchiare da prigioniera. Con la lettera, però, la sua prigionia sarebbe stata di tipo diverso. Con la lettera, Elenia avrebbe potuto consentirle un’apparenza di completa libertà. A quanto pareva, era abbastanza sveglia da capire questo. O forse piuttosto spaventata dal Tarabonese.

«Te la recapiterò appena possibile» disse infine in tono rassegnato.

«Non vedo l’ora di averla» mormorò Elenia, preoccupandosi appena di mascherare la propria soddisfazione. Ma non aspettare troppo, fu sul punto di aggiungere, ma si fermò. Naean poteva pure essere sconfitta, ma un nemico battuto poteva comunque conficcarti un coltello nella schiena, se pungolato troppo. Inoltre, lei temeva la minaccia di Naean tanto quanto Naean temeva la sua. Forse di più. Ma finché Naean non lo sapeva, la sua lama era smussata. Mentre cavalcava per tornare dai suoi armigeri, l’umore di Elenia era più ottimista di quanto lo era stato da quando... Di certo da prima che i suoi ‘salvatori’ si fossero rivelati uomini di Arymilla. Forse da prima che Dyelin la facesse imprigionare ad Aringill, anche se lì non aveva mai perso la speranza. La sua prigione era stata la casa del governatore, piuttosto confortevole, anche se aveva dovuto condividere una camera con Naean. Comunicare con Jarid di certo non aveva presentato alcun problema, e pensava di aver fatto qualche progresso con le guardie della regina ad Aringill. Parecchi di loro erano novellini giunti direttamente da Cairhien che erano... incerti... su dove riporre la propria vera lealtà. Ora, quest’incontro meravigliosamente fortuito con Naean aveva risollevato il suo umore così tanto che sorrise a Janny e le promise un nuovo guardaroba di vestiti nuovi una volta che fossero stati dentro Caemlyn. Cosa che indusse la donna dalle guance paffute a rivolgerle un adeguato sorriso di gratitudine. Elenia comprava sempre vestiti alla sua cameriera quando si sentiva particolarmente bene, ognuno di pregevole fattura sul genere di quelli dei mercanti di successo. Era un modo per assicurarsi lealtà e discrezione, e per vent’anni Janny le aveva garantito entrambe.

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