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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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Dalla città uscivano così tante favole che distinguere la realtà dalle sciocchezze diventava difficile – il Popolo del Mare che creava buchi nell’aria? Una completa stupidaggine! Tuttavia la Torre Bianca aveva chiaramente un interesse nel mettere una di loro sul trono. Come sarebbe potuto essere diversamente? Anche in questo caso, però, Tar Valon pareva pragmatica quando si trattava di questioni del genere. La storia mostrava chiaramente che, chiunque fosse salita al Trono del Leone, avrebbe presto scoperto di essere stata colei che la Torre aveva preferito fin dall’inizio. Le Aes Sedai non avrebbero perso il loro rapporto con l’Andor per una mancanza di scioltezza, in particolare non ora che la Torre stessa era lacerata. Elenia era tanto certa di questo quanto del suo stesso nome. In effetti, se la metà di quello che udiva sulla situazione della Torre era vero, la prossima regina di Andor avrebbe avuto la possibilità di esigere qualunque cosa volesse in cambio per mantenere intatto quel rapporto. In ogni caso, nessuno avrebbe posto la Corona di Rose in testa alla prossima regina prima dell’estate come minimo, e per allora parecchio poteva cambiare. Davvero parecchio. Stava facendo il suo secondo giro dell’accampamento quando, alla vista di un altro piccolo manipolo a cavallo davanti a lei, che procedeva lento fra i fuochi da campo sparpagliati nella luce morente, si accigliò e arrestò bruscamente la propria cavalcatura. Le donne erano avvolte in mantelli e coi volti nascosti nel profondo dei cappucci, una in un abito di robusta seta blu orlato di pelliccia nera, l’altra in semplici vestì di lana grigia, ma le triplici chiavi argentee che decoravano i mantelli degli armigeri rivelavano chiaramente la loro identità. A Elenia venne in mente un gran numero di persone che avrebbe preferito incontrare al posto di Naean Arawn. In ogni caso, sebbene Arymilla non avesse precisamente impedito loro di incontrarsi in sua assenza – Elenia digrignò i denti tanto da sentirne perfino il rumore, e si costrinse a rimanere impassibile – per il momento sembrava saggio non incalzare gli eventi. Specialmente quando un incontro del genere non poteva portare ad alcun beneficio.

Purtroppo Naean la vide prima che potesse cambiare strada. La donna parlò frettolosamente alla sua scorta, e, mentre armigeri e cameriera si stavano ancora inchinando sulle loro selle, spronò il suo destriero verso Elenia a un’andatura tale che gli zoccoli del suo castrone nero fecero schizzare in giro zolle di fanghiglia. Che la Luce folgorasse quella sciocca! D’altro canto, qualunque cosa stesse spingendo Naean ad agire in modo avventato poteva rivelarsi preziosa da sapere, e pericolosa da ignorare. Era possibile, ma scoprirlo presentava i suoi rischi.

«Restate qui e ricordate che non avete visto nulla,» disse bruscamente Elenia al suo magro seguito e piantò i talloni nei fianchi di Vento dell’Alba senza attendere alcuna replica. Non aveva bisogno di riverenze e inchini elaborati ogni volta che si girava, non oltre quello che il decoro esigeva, e i suoi uomini sapevano che non era il caso di fare altro a parte ciò che lei comandava. Erano tutti gli altri quelli di cui doveva preoccuparsi, che fossero tutti folgorati! Mentre il baio dalle lunghe zampe scattava in avanti, perse la stretta sul proprio mantello ed esso sventolò dietro di lei come lo stendardo cremisi di Sarand. Si agitò di fronte ad agricoltori e la Luce sapeva chi, e lei si rifiutò di riportarlo sotto controllo, perciò il vento la sferzò attraverso il vestito per cavalcare, un altro motivo di irritazione.

Perlomeno Naean ebbe il buon senso di rallentare e incontrarla a circa metà strada, accanto a un paio di carri straccimi con le stanghe che giacevano nella melma. Il fuoco più vicino era quasi a venti passi di distanza, e le tende più prossime ancora più lontane, i loro lembi di ingresso allacciati stretti per tenere fuori il freddo. Gli uomini presso i fuochi erano concentrati sui grossi pentoloni di ferro fumanti sulle fiamme, e se il fetore che proveniva era sufficiente a far desiderare a Elenia di vuotare lo stomaco, perlomeno il vento che spandeva quella puzza avrebbe impedito a parole vaganti di raggiungere le loro orecchie. Ma era meglio che fossero parole importanti.

Con un viso pallido come l’avorio nella sua cornice di pelliccia nera, Naean avrebbe potuto essere definita bellissima da alcuni, malgrado più di un accenno di severità attorno alla bocca e occhi freddi quanto ghiaccio azzurro. A schiena dritta e all’apparenza piuttosto calma, sembrava imperturbata dagli eventi. Il suo respiro, che si condensava in una nebbiolina bianca, era calmo e regolare. «Sai dove dormiremo stanotte, Elenia?» disse in tono freddo.

Elenia non fece alcuno sforzo per trattenersi dallo scoccarle un’occhiataccia. «È questo che vuoi?» Rischiare il disappunto di Arymilla per una domanda insensata! La possibilità di provocare lo scontento di Arymilla, la sola riflessione che la sua disapprovazione era qualcosa da evitare, la fece grugnire. «Ne so quanto te, Naean.»

Strattonando le proprie redini, stava già per voltare la sua cavalcatura quando Naean parlò di nuovo, con appena un accenno di animosità.

«Non giocare alla sempliciotta con me, Elenia. E non dirmi che non sei pronta a staccarti il piede a morsi per fuggire da questa trappola come me. Ora, possiamo almeno far finta di comportarci in modo educato?»

Elenia mantenne Vento dell’Alba semivoltato rispetto all’altra donna e la guardò di lato, oltre il bordo del suo cappuccio orlato di pelliccia. In quel modo poteva anche tenere d’occhio gli uomini ammassati attorno al fuoco più vicino. Niente stemmi di casate in mostra lì. Forse non appartenevano a nessuna. Di tanto in tanto un tizio o un altro con le mani nude ficcate sotto le ascelle lanciava un’occhiata verso le due lady a cavallo, ma il loro vero interesse era insinuarsi abbastanza vicino al fuoco da riscaldarsi. Quello, e quanto ci sarebbe voluto perché il manzo bollisse fino a diventare qualcosa di simile a una poltiglia. Quella marmaglia pareva in grado di mangiare qualunque cosa.

«Tu pensi di poter scappare?» chiese piano. L’educazione andava benissimo, ma non al costo di rimanere più tempo del necessario qui dove tutti le potevano vedere. Se Naean conosceva una via d’uscita, però... «Come? L’impegno che hai siglato per appoggiare Marne a quest’ora è stato esposto in metà dell’Andor. Inoltre, non puoi certo pensare che Arymilla ti consentirà semplicemente di allontanarti.»

Naean trasalì, ed Elenia non riuscì a trattenere uno stretto sorriso. La donna non era così imperturbabile come voleva far sembrare. Riusciva ancora a mantenere la voce equilibrata, però.

«Ieri ho visto Jarid, Elenia, e perfino da lontano pareva come una nube temporalesca, ed era lanciato al galoppo così forte da rischiare di rompere il collo del suo cavallo e il proprio. Se conosco tuo marito, sta già elaborando un piano per fornirti una via d’uscita. Sputerebbe nell’occhio del Tenebroso per te.» Era vero: l’avrebbe fatto. «Sono certa che riesci a capire che sarebbe meglio se io facessi parte di quei piani.»

«Mio marito ha siglato il tuo stesso impegno, Naean, ed è un uomo onorevole.» Era fin troppo onorevole, in effetti, ma i voleri di Elenia erano stati la sua guida da prima dei loro voti nuziali. Jarid aveva firmato l’impegno perché lei gli aveva scritto dicendogli di farlo, non che Elenia avesse molta scelta in proposito, e lui l’avrebbe perfino respinto, pur con riluttanza, se fosse stata tanto folle da chiederglielo. Certo, c’era il problema di fargli sapere quello che lei voleva al momento. Arymilla era molto attenta a fare in modo che non si trovassero a meno di un miglio di distanza. Lei aveva la situazione in mano – per quanto poteva, in quelle circostanze – ma le occorreva farlo sapere a Jarid, anche solo per impedirgli di ‘fornirle una via d’uscita’. Sputare nell’occhio del Tenebroso? Lui poteva portarle entrambe alla rovina nella convinzione di aiutarla, e poteva perfino farlo con la consapevolezza che avrebbe significato la loro rovina. Le occorse un grosso sforzo per impedire alla frustrazione e alla furia che all’improvviso stavano montando dentro di lei di farsi strada sul suo viso, ma lo dissimulò con un sorriso. Era decisamente orgogliosa della sua capacità di esibire un sorriso per qualunque situazione. Questo conteneva una punta di sorpresa. E un tocco di sdegno. «Non sto architettando nulla, Naean, e nemmeno Jarid, ne sono certa. Ma se lo stessi facendo, perché mai dovrei includere te?»

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