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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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Sperava che Rand avesse fatto qualcosa di meraviglioso oggi, ma non poteva perdere tempo nemmeno per pensarci. Aveva un trono da ottenere e Atha’an Miere adirati con cui trattare, prima che potessero sfogare la loro rabbia su di lei, o almeno sperava. In breve, era una giornata come ogni altra dal suo ritorno a Caemlyn, e ciò voleva dire che aveva un bel po’ di cose di cui occuparsi.

15

L’oscurità si addensa

Il sole della sera era un globo insanguinato sopra la sommità degli alberi, che proiettava una luce sinistra per l’accampamento, una distesa scomposta e ad ampi intervalli di linee di cavalli, carri coperti di tela, carretti dalle alte ruote, tende di ogni tipo e dimensione, con la neve negli spazi che separavano ognuna di queste cose ormai ridotta in fanghiglia dai numerosi passaggi. Non era il momento della giornata o il genere di posto in cui Elenia avrebbe desiderato trovarsi in sella al proprio cavallo. L’odore di manzo a lessare che si spandeva dai neri pentoloni di ferro era sufficiente a farle rivoltare lo stomaco. L’aria fredda condensava il suo respiro e annunciava una notte ancora più rigida, e il vento attraversava il suo miglior mantello rosso senza essere smorzato dallo spesso rivestimento di costosa pelliccia bianca. Si diceva che la pelliccia di volpe delle nevi fosse più calda delle altre, ma a lei pareva che non fosse così.

Tenendo chiuso il mantello con una mano guantata, procedette lentamente e cercò con tutte le sue forze di non tremare, ma senza molto successo. Data l’ora, sembrava quanto mai probabile che avrebbe trascorso la notte qui, ma finora non aveva alcuna idea su dove avrebbe dormito. Senza dubbio nella tenda di qualche nobile minore, con il lord o la lady che sarebbero dovuti andare a trovare rifugio da qualche altra parte cercando di apparire cortesi pur essendo stati sfrattati, ma ad Arymilla piaceva lasciarla sulle spine fino all’ultimo momento, per i letti e qualunque altra cosa. Non riusciva a dissipare un dubbio che subito un altro lo rimpiazzava. Era chiaro che la donna pensava che quella costante incertezza l’avrebbe messa in imbarazzo, fino forse a farla sforzare per compiacerla. Questa non era certo l’unica conclusione errata di Arymilla, a cominciare dal fatto che credeva che le grinfie di Elenia Sarand fossero state spuntate.

Come scorta aveva appena quattro uomini con due cinghiali dorati sui loro mantelli – e la sua cameriera Janny, ovviamente, raggomitolata nella sua cappa fino ad assomigliare a un groviglio di lana verde ammucchiato sulla sua sella – e nell’accampamento non aveva visto nessun altro della cui lealtà nei confronti di Sarand poteva essere certa. Qua e là un capannello di uomini accalcati attorno ai fuochi da campo con le loro sarte e lavandaie esponeva la volpe rossa della casata Anshar, e una doppia colonna di cavalieri che indossavano il martello alato di Baryn la superò procedendo in direzione contraria a passo lento, i volti duri dietro le sbarre dei loro elmi. Non avrebbe potuto fare affidamento su di loro, nel lungo periodo. Karind e Lir erano rimasti scottati malamente per essersi mossi con troppa lentezza quando Morgase aveva preso il trono. Stavolta avrebbero portato Anshar e Baryn ovunque avessero percepito un vantaggio nell’istante in cui l’avessero visto chiaramente, abbandonando Arymilla con tanta prontezza quanta quella con cui si erano uniti a lei. Una volta giunto il momento.

Molti degli uomini che arrancavano attraverso la poltiglia fangosa o scrutavano speranzosi in quei pentoloni disgustosi erano soldati di leva, agricoltori e paesani radunati quando il loro lord o lady si era messo in marcia, e pochi portavano un qualche genere di stemma della casata sulle loro giacche logore e sui mantelli rattoppati. Era quasi impossibile perfino separare apparenti soldati da maniscalchi, fabbricanti di frecce e simili, dato che quasi tutti avevano alla cintura una qualche spada o ascia. Per la Luce, perfino molte delle donne portavano coltelli grandi abbastanza da poter essere definiti spade corte, ma non c’era modo di distinguere la moglie di qualche contadino coscritto da una conducente di carri. Indossavano la stessa lana spessa e avevano le medesime mani ruvide e facce stanche. Non aveva molta importanza, in ogni caso. Questo assedio invernale era un errore madornale – gli armigeri avrebbero cominciato a patire la fame molto prima della città – ma dava a Elenia un’opportunità, e quando le opportunità si presentavano, bisognava coglierle. Scostando il suo cappuccio quanto bastava per mostrare chiaramente le sue fattezze malgrado il vento gelido, rivolse un cenno col capo a qualunque sporco zotico le lanciasse anche solo un’occhiata e ignorò i sussulti di sorpresa con cui alcuni reagivano alla sua condiscendenza.

Molti di loro avrebbero ricordato la sua affabilità, così come i cinghiali dorati indossati dalla sua scorta, e avrebbero saputo che Elenia Sarand li aveva notati. Il potere si basava su queste fondamenta. Un Sommo Signore, così come una regina, si trovava in cima a una torre costituita da persone. Sì, quelli in fondo potevano essere mattoni dell’argilla più vile, tuttavia, se quei comunissimi mattoni si sbriciolavano per il peso che sostenevano, la torre crollava. Era qualcosa che Arymilla pareva aver dimenticato, se mai l’aveva saputo. Elenia dubitava che Arymilla parlasse a chiunque avesse un rango inferiore a un intendente o a un servitore personale. Se fosse stato... prudente... lei stessa avrebbe scambiato qualche parola a ogni fuoco da campo, forse stringendo una mano sudicia ogni tanto, ricordando persone che aveva incontrato in precedenza o almeno dissimulando piuttosto bene per far sembrare che fosse così. Ad Arymilla mancava l’intelligenza per essere regina, puro e semplice.

L’accampamento si estendeva su un territorio più esteso di molte cittadine, più simile a un centinaio di accampamenti raggnippati di varie dimensioni che a uno, perciò era libera di andare in giro senza preoccuparsi troppo di avvicinarsi ai margini esterni, ma rimase comunque cauta. Le sentinelle sarebbero state educate, a meno che non fossero dei completi sciocchi, tuttavia era fuor di dubbio che avessero i loro ordini. In linea di principio, lei approvava che le persone facessero ciò che veniva loro ordinato, ma sarebbe stato meglio evitare incidenti imbarazzanti. Specialmente per via delle probabili conseguenze se Arymilla avesse davvero pensato che lei stava cercando di andarsene. Era già stata costretta a sopportare una notte nel gelo di una lurida tenda di un soldato qualunque, un riparo a malapena degno di quel nome, con tanto di parassiti e buchi malamente rattoppati, per non parlare del fatto che non c’era neanche Janny ad aiutarla coi suoi vestiti e ad aggiungere un po’ di calore sotto quella misera imitazione di coperte, e quella era stata una punizione per quella che Arymilla aveva considerato una mancanza di rispetto. Be’, era stata una vera mancanza, ma non aveva pensato che Arymilla sarebbe stata tanto sveglia da accorgersene. Luce, e pensare che era lei a dover muoversi con cautela in presenza di quella... di quella sempliciotta dal cervello di gallina! Tenendo il mantello più stretto attorno a sé, cercò di fingere che il suo tremito fosse solo una reazione al vento. C’erano faccende migliori su cui riflettere. Faccende più importanti. Rivolse un cenno col capo a un giovane uomo dagli occhi sgranati con una sciarpa scura avvolta attorno alla testa e quello indietreggiò come se lei gli avesse scoccato un’occhiataccia. Stupido bifolco!

La infastidiva pensare che, solo a poche miglia di distanza, quella sfacciata di Elayne se ne stava comoda e al calduccio fra gli agi del Palazzo Reale, assistita da dozzine di servitori ben addestrati e probabilmente senza altri pensieri per la testa tranne cosa indossare stasera per una cena preparata dai cuochi di palazzo. Girava voce che la ragazza fosse incinta, probabilmente di un uomo della sua scorta. Poteva darsi che fosse così. Elayne non aveva mai avuto un senso del decoro maggiore di quello di sua madre. Lì Dyelin era il cervello, una mente acuta e pericolosa nonostante la sua patetica mancanza di ambizione. Forse consigliata da una Aes Sedai. Doveva esserci almeno una vera Aes Sedai fra tutte quelle assurde dicerie.

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