La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Accanto alla casa dell’orafa, il cancello che conduceva alle stalle sul retro si aprì e ne uscirono due uomini nerboruti che spingevano un carrettino pieno di letame e fieno. Che stavano combinando? Arnin e Nad non erano addetti alla pulizia delle stalle.
Decise che sarebbe rimasto nascosto in quel vicolo fino a quando fosse sceso il buio, poi avrebbe cercato di trovare di nuovo la graziosa assassina di Carridin.
Tolse di nuovo la mano dalla testa. Prima o poi avrebbe ricordato. Non gli era rimasto molto tempo, ma era tutto ciò che aveva. Questo almeno lo ricordava.
18
Come l’aratro che penetra nella terra
Dopo aver afferrato saidin abbastanza a lungo da sciogliere lo schermo che aveva intessuto in un angolo della stanza, Rand sollevò la piccola tazza d’argento e disse: «Altro tè.» Lews Therin mormorò furioso dai recessi della sua mente.
Le sedie intagliate dalle pesanti dorature erano sistemate su due file ai lari di un sole sorgente largo dieci passi, una decorazione d’oro nel pavimento di pietra lucidata. Un altro scranno rivestito d’oro tanto da sembrare interamente fatto con quel metallo era poggiato su un piccolo palco ricco di decorazioni. Tuttavia, Rand stava seduto a gambe incrociate su un tappeto posto lì per l’occasione; il verde, l’oro e il blu del tappeto seguivano lo schema chiamato labirinto Tarenese. Ai tre capiclan seduti di fronte a lui non sarebbe piaciuto se Rand li avesse ricevuti stando su una sedia, neanche se ne avesse offerta una anche a loro. Erano essi stessi un labirinto, da percorrere con prudenza. Rand aveva tirato su le maniche della camicia per esporre i Draghi rossi e oro che si attorcigliavano su ogni braccio e risplendevano come se fossero di metallo. Gli Aiel indossavano il cadin’sor, e il loro Draghi, solo sul braccio sinistro, erano coperti. Forse non era necessario ricordare a quei tre chi era lui, ricordare loro che era stato nel Rhuidean, compiendo un viaggio che un tempo decretava la morte della maggior parte degli uomini che ci provavano. Forse non era necessario. Forse.
Quei tre volti rivelavano poco mentre osservavano Merana giungere dall’angolo dietro al quale era stata sigillata. Il volto rugoso di Janwin sembrava intagliato nel legno, ma quello era il suo solito aspetto, e anche gli occhi grigio-azzurri avevano sempre avuto quell’espressione tempestosa. Anche i capelli ricordavano le nuvole di una tempesta. Era comunque un uomo dal carattere placido. Indirian e Mandelain, che aveva un solo occhio, sembrava pensassero ad altro, ma seguivano la donna con lo sguardo. Lews Therin si zittì di colpo, come se anche lui la stesse osservando attraverso gli occhi di Rand.
Il volto dall’età indefinibile di Merana rivelava anche meno di quelli dei capiclan. La donna si lisciò l’abito grigio chiaro, si inginocchiò vicino a Rand e sollevò una teiera. Era una sfera d’argento bagnata d’oro, con dei leopardi a fungere da zampe e manico e un altro accucciato sul coperchio. Per manovrarla dovette usare entrambe le mani, e in ogni caso tremò un po’ mente’ riempiva la tazza di Rand. Dai suoi modi si sarebbe detto che lo serviva di sua volontà, per motivi personali che nessuno di loro poteva comprendere. Le sue maniere la dichiaravano Aes Sedai ancor più del volto. Era un bene o un male?
«Non le lascio incanalare senza il mio permesso» spiegò Rand. I capiclan rimasero in silenzio. Merana si alzò e si inginocchiò a turno accanto a ognuno di loro. Mandelain mise una mano sulla tazza: non ne voleva altro. Gli altri due le porsero le loro, studiandola con occhi grigio-azzurri in un caso e verdi in un altro. Che cosa vedevano? Che altro poteva fare Rand?
Dopo aver messo di nuovo la teiera sul vassoio con i manici a forma di leopardo, Merana rimase in ginocchio. «Posso servire il mio lord Drago in qualche altro modo?»
La voce della donna era la quintessenza della compostezza, ma quando Rand le fece cenno di tornare nel suo angolo, lei si alzò e, voltandosi, strinse per un istante la gonna con le sue mani sottili. Tuttavia, quel gesto poteva anche essere causato dalla vista di Dashiva e Narishma. I due Asha’man — per essere precisi Narishma era ancora solo un soldato, il rango più basso degli Asha’man, senza la spada o il Drago sul colletto — se ne stavano impassibili fra due degli alti specchi dalle cornici dorate che decoravano le pareti. O meglio, era il più giovane a sembrare impassibile, almeno a prima vista. Coi pollici infilati dietro il cinturone, ignorava Merana e prestava poca attenzione a Rand e gli Aiel, ma a un esame più attento si sarebbe notato che i suoi grandi occhi scuri non riposavano mai, come se si aspettasse una brutta sorpresa da un momento all’altro. In fondo, chi poteva dire che non sarebbe successo nulla? Dashiva invece pareva avesse come sempre la testa fra le nuvole. Muoveva le labbra senza emettere suono, e batteva le palpebre mentre teneva lo sguardo torvo fisso nel vuoto.
Lews Therin ringhiò quando Rand guardò gli Asha’man, ma era Merana a tenere davvero occupato quell’uomo morto da tempo e rinato nella mente di Rand.
Solo uno sciocco crede che sia davvero possibile addomesticare un leone o una donna, disse Lews Therin.
Rand soppresse irritato quella voce, riducendola a un ronzio. Lews Therin poteva spezzare quella barriera, ma con grande sforzo. Dopo aver preso il controllo di saidin, Rand intessé di nuovo lo schermo per impedire a Merana di sentire ciò di cui stava discutendo con i capiclan. Rilasciare di nuovo la Fonte aumentò l’irritazione di Rand, fece crescere il sibilo nella sua mente, come gocce d’acqua che cadessero sui carboni ardenti. Un’eco che pulsava all’unisono con la rabbia lontana e folle di Lews Therin.
Merana rimase in piedi dietro la barriera che non poteva vedere o percepire, a testa alta, con le mani conserte davanti alla vita come se avesse uno scialle sui gomiti. Aes Sedai fino alla punta dei piedi. Guardava lui. e i capiclan con il gelo in quei suoi occhi marrone chiaro con delle pagliuzze gialle. Le mie Sorelle non si sono ancora accorte di quanto abbiamo bisogno di te, gli aveva detto quella stessa mattina, ma noi che ti abbiamo giurato fedeltà faremo ciò che chiedi purché non violi i Tre Giuramenti. Rand si era appena svegliato quando la donna era andata da lui, scortata da Sorilea. Nessuna delle due aveva fatto caso al fatto che lui era ancora in vestaglia e aveva dato un solo morso al pane della colazione. Ho più di qualche piccola conoscenza nell’arte della negoziazione e della mediazione, aveva continuato Merana. E le mie Sorelle sono esperte in altri ambiti. Lascia che ti serviamo, come abbiamo giurato di fare. Abbiamo bisogno di te, ma anche tu di noi.
Sempre presente, Alanna era annidata in un angolo del suo cervello. Piangeva di nuovo. Rand non riusciva a capire perché piangesse così spesso. Le aveva vietato di avvicinarsi a lui a meno che non la convocasse, e anche di lasciare la sua stanza senza una scorta di Fanciulle — alle Sorelle che avevano prestato giuramento erano state trovate delle stanze nel palazzo, dove avrebbe potuto controllarle. Rand aveva percepito le lacrime di Alanna dal momento stesso in cui era nato il legame, lacrime e dolore come se qualcuno la stesse dilaniando con degli artigli. A volte era intenso, altre volte più distante, ma c’era sempre. Anche Alanna gli aveva detto che aveva bisogno delle Sorelle che avevano giurato, alla fine gliel’aveva anche urlato, con il volto infuocato e le lacrime che le rigavano le guance, prima di fuggire Via. Anche lei aveva parlato di servire, ma Rand dubitava che le donne avessero in mente il compito che lui aveva assegnato a Merana. Forse, con una livrea adatta...
I capiclan osservavano Merana che a sua volta osservava loro. Niente tradiva i loro pensieri.
«Le Sapienti vi hanno detto qual è la posizione delle Aes Sedai» disse Rand senza mezzi termini. Sorilea gli aveva spiegato che ne erano al corrente, ma l’avrebbe comunque capito dalla mancanza di sorpresa la prima volta che avevano visto Merana servirlo e riverirlo. «L’avete vista portare il vassoio e servire il tè. L’avete vista venire e andare secondo i miei ordini. Se volete la farò ballare.» Convincere gli Aiel che lui non si trovava dall’altro capo di un guinzaglio nelle mani delle Aes Sedai era il miglior favore che le Sorelle potevano fargli in quel momento. Se fosse stato necessario, avrebbe fatto ballare tutte loro.