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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Il mio primo dovere sopra ogni altro è proteggere te, mia signora.» Allentando la sua spada, Mellar occhieggiò i mercenari come se si aspettasse che aggredissero lei, o forse lui stesso. Gomaisen pareva decisamente divertito e Bakuvun proruppe in una risata, tutti e tre gli uomini avevano i foderi vuoti, e Cordwyn addirittura un paio sulla schiena; a nessun mercenario era permesso di entrare a palazzo portando anche solo un pugnale.

«So che hai altri compiti» disse lei in tono piatto «poiché te li ho assegnati io, capitano. Addestrare gli uomini che ho portato dalla campagna. Non stai passando con loro tanto tempo quanto speravo. Hai una compagnia di uomini da addestrare, capitano.» Una compagnia di vecchi e ragazzi, di sicuro sufficiente a riempirgli le ore. Ne passava fin troppo poche con le sue guardie del corpo malgrado le comandasse. Era comunque meglio così, in effetti. Gli piaceva pizzicare sederi. «Ti suggerisco di andare da loro. Adesso.»

Sul volto scarno di Mellar guizzò della rabbia — ebbe addirittura un fremito! — ma si dominò all’istante. Tutto era scomparso così in fretta che poteva esserselo immaginato. Ma lei sapeva che non era così. «Come ordini, mia signora» disse in tono calmo. E il suo sorriso aveva pure una pacatezza untuosa. «È un onore per me servirti al meglio.» Con un altro inchino plateale si avviò verso la porta, camminando impettito come se nulla fosse accaduto. Erano poche le cose che potevano intaccare a lungo il contegno di Doilin Mellar.

Bakuvun rise di nuovo, gettando indietro la testa. «Da un uomo che indossa così tanto merletto, giuro che mi aspetto che si proponga di insegnarci a danzare, ed ora eccolo lì che balla.» Il Cairhienese rise, un orrendo suono gutturale.

La schiena di Mellar si irrigidì e il suo passo esitò, poi accelerò, cosicché andò a sbattere contro Birgitte sulla soglia. Si affrettò ad allontanarsi senza fermarsi a chiedere scusa e lei lo guardò con aria accigliata — il legame trasmise rabbia, rapidamente soppressa, e impazienza che invece non lo fu — prima di chiudere la porta dietro di sé e andandosi a mettere dietro la sedia di Elayne. La sua spessa treccia non era fatta bene come al solito, ma l’uniforme da capitano generale le si addiceva. Superando in statura Gomaisen sui suoi stivali a tacco alto, Birgitte aveva una presenza imperiosa quando voleva. I mercenari le rivolsero piccoli inchini, rispettosi anche se non deferenti. Quali fossero i dubbi che potevano aver avuto su di lei all’inizio, pochi dopo averla vista usare il suo arco o esporsi al nemico ne avevano ancora.

«Parli come se conoscessi il capitano Mellar, capitano Bakuvun.» Elayne mise appena un accenno interrogativo in quella frase, ma tenne il suo tono noncurante. Birgitte stava tentando di proiettare fiducia lungo il legame per adeguarsi alla sua espressione, tuttavia cautela e preoccupazione continuavano a interferire. L’onnipresente cautela. Elayne serrò la mascella per combattere uno sbadiglio. Birgitte doveva proprio riposarsi un poco.

«L’ho visto una volta o due prima, mia signora» replicò il Domanese in tono circospetto. «Non più di tre, direi. Sì, non più di tre.» Inclinò la testa, osservandola quasi in tralice. «Sai che ha fatto il mio stesso mestiere in passato?»

«Lui non ha cercato di nasconderlo, capitano» disse lei, come stanca di quell’argomento. Se si fosse lasciato sfuggire qualcosa di interessante, avrebbe potuto predisporre di interrogarlo da solo, ma incalzarlo non valeva il rischio che Mellar scoprisse che erano state poste delle domande. In quel caso sarebbe potuto fuggire prima che lei potesse apprendere quello che voleva sapere.

«Abbiamo davvero bisogno delle Aes Sedai, mia signora?» chiese Bakuvun. «Le altre Aes Sedai» aggiunse, lanciando un’occhiata all’anello del Gran Serpente. Protese la sua coppa d’argento e una delle cameriere si precipitò a riempirla. Erano entrambe donne graziose, forse non la scelta migliore, ma Reene non aveva molto da cui selezionarle: parecchie delle servitrici erano giovani oppure anziane e non cosi energiche come un tempo. «Tutto quello che hanno fatto nel tempo in cui siamo stati qui e stato tentare di metterci in soggezione della potenza e della portata della Torre Bianca, lo rispetto le Aes Sedai come qualunque uomo, sì, lo faccio davvero, ma se mi perdonerai, è stancante quando si mettono in testa di intimidire un uomo. Giuro che lo è, mia signora.»

«Un uomo saggio è sempre in soggezione della Torre» disse Sareitha con calma, spostando il suo scialle con la frangia marrone, forse per attirare l’attenzione. Al suo volto scuro e squadrato mancava ancora l’aspetto senza età e lei ammetteva di bramarlo.

«Solo gli sciocchi non sono in soggezione della Torre» disse Coreane facendo eco a Sareitha. Una donna corpulenta, larga di spalle come parecchi uomini, la Verde non aveva bisogno di gesti. Il suo volto color rame proclamava quello che era a chiunque sapeva cosa cercare in modo tanto ovvio quanto l’anello sul suo indice destro.

«Stando alle notizie che sento» disse Gomaisen in tono cupo «Tar Valon è sotto assedio. Ho sentito che la Torre Bianca è divisa, con due Amyrlin. Ho sentito perfino che la Torre stessa è controllata dall’Ajah Nera.» Un uomo audace, per menzionare quella diceria a delle Aes Sedai, ma sussultò comunque nel dirla. Sussultò e proseguì. «Di chi volete che siamo in soggezione?»

«Non credere a tutto quello che senti, capitano Gomaisen.» La voce di Sareitha era pacata, come quella di una donna che affermava un fatto inconfutabile. «La verità ha più sfumature di quante tu possa pensare, e la distanza spesso distorce la verità in qualcosa di molto diverso dai fatti. Le menzogne su Sorelle che siano Amici delle Tenebre sono pericolose da ripetere, però.»

«Quello che faresti meglio a credere» aggiunse Careane con uguale calma «è che la Torre Bianca è la Torre Bianca, ora e sempre. E tu ti trovi di fronte a tre Aes Sedai. Dovresti andarci cauto con le parole, capitano.»

Gomaisen sfregò il dorso della mano contro la bocca, ma c’era sfida nei suoi occhi scuri. Una sfida spaventata. «Sto solo dicendo quello che si può sentire per ogni strada» borbottò.

«Siamo qui per parlare della Torre Bianca?» domandò Cordwyn accigliato. Svuotò la sua coppa di vino prima di proseguire, come se quella conversazione lo mettesse a disagio. Quanto ne aveva già bevuto? Pareva un tantino instabile sui suoi piedi e pronunciava un po’ male le sue parole. «La Torre è a centinaia di leghe da qui, e quello che accade laggiù non è affar nostro.»

«Vero, amico» disse Bakuvun. «Vero. Quello di cui ci occupiamo sono spade, spade e sangue. Il che, mia signora, ci porta al sordido argomento...» agitò grosse dita ingioiellate «...dell’oro. Perdiamo uomini, un giorno dopo l’altro, senza che si veda la fine di questo conflitto, e se ne possono trovare pochissimi adatti come rimpiazzi in questa città.»

«Io non ne ho trovato proprio nessuno» borbottò Cordwyn, occhieggiando la giovane cameriera che gli stava riempiendo la coppa. Lei arrossi al suo esame e si affrettò a ultimare il suo compito, versando vino sulle piastrelle del pavimento e facendo aggrottare le sopracciglia a comare Harfor.

«Quelli che potevano andare si sono tutti arruolati nella Guardia della regina.» Quello era abbastanza vero: gli arruolamenti sembravano aumentare ogni giorno che passava. La Guardia della regina sarebbe stata una forza formidabile. Purtroppo alla vasta maggioranza di quegli uomini mancavano ancora diversi mesi di addestramento per essere in grado di maneggiare una spada senza infilzarsi un piede, e altri ancora per essere di qualche utilità in battaglia.

«Come dici tu, amico» borbottò Bakuvun. «Come dici tu.» Diresse un ampio sorriso verso Elayne. Forse aveva intenzione di sembrare amichevole o forse ragionevole, ma le fece venire in mente un uomo che cercava di vendere un maiale in un sacco. «Perfino dopo che avremo finito qui, non sarà facile trovare nuovi uomini, mia signora. Gli individui adatti non si trovano sotto un cavolo, proprio no. Meno uomini significano meno soldi per i nostri prossimi ingaggi. Un fatto ineluttabile del mondo. Pensiamo che sia soltanto equo ricevere una ricompensa.»

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