La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Elayne iniziava a pensare che Aviendha stesse cedendo, fornendo la stessa risposta ogni volta nella speranza che lei avrebbe smesso di chiedere, ma poi si accorse che la voce di sua sorella stava diventando più fiduciosa, che le proteste solo supposte erano scemate. E le sue congetture contenevano sempre maggiori dettagli. Una verga piegata senza segni particolari di uno smorto colore nero, larga quanto il suo polso — pareva di metallo, eppure un’estremità aderiva a qualunque mano la afferrasse — le faceva pensare a tagliare, anche metallo o pietra sempre che non fossero troppo spessi. Nulla che potesse prendere fuoco, comunque. L’effigie di un uomo in quello che pareva vetro, alta un piede, con la mano sollevata come per far segno di fermarsi, avrebbe scacciato via qualunque parassita, il che sarebbe stato sicuramente utile per via dei ratti e delle mosche che infestavano Caemlyn. Un intaglio di pietra delle dimensioni della sua mano, tutto curve di un blu profondo — perlomeno sembrava di pietra, anche se in qualche modo non pareva intagliato — serviva per far crescere qualcosa. Non piante. Le faceva pensare a dei buchi, solo che non erano esattamente buchi. E non credeva che nessuno dovesse incanalare per farlo funzionare. Solo cantare la canzone giusta! Per attivare dei ter’angreal non era necessario incanalare, ma insomma! Cantare? Terminato con l’abito di Aviendha, Sephanie era rimasta affascinata da quel resoconto e i suoi occhi si sgranavano sempre più. Anche Essande ascoltava con interesse, la testa inclinata da un lato, mormorando piccole esclamazioni a ogni nuova rivelazione, ma non era così entusiasta come Sephanie. «E quello, mia signora?» si lasciò sfuggire la donna più giovane quando Aviendha si soffermò. Indicò la statuetta di un uomo tarchiato e barbuto con un sorriso allegro, che reggeva un libro. Alta due piedi, pareva di bronzo scurito dal tempo e di certo era abbastanza pesante da poterlo essere. «Guardarlo mette sempre voglia di ridere anche a me, mia signora.»
«Anche a me, Sephanie Pelden» disse Aviendha, accarezzando la testa di bronzo dell’uomo.
«Contiene pili del libro che vedi. Contiene migliaia e migliaia di libri.» Tutt’a un tratto la luce di snidar la avviluppò e toccò con sottili filamenti di Fuoco e l’erra la figura di bronzo.
Sephanie cacciò un inietto quando due parole nella Lingua Antica comparvero nell’aria sopra la statuetta, nere come se impresse con buon inchiostro. Alcune delle lettere avevano una forma un po’ strana, ma le parole erano piuttosto chiare. Ansoen e Imsoen, che fluttuavano nel nulla. Aviendha pareva sbigottita quasi quanto la cameriera.
«Penso che finalmente abbiamo una prova» disse Elayne con più calma di quanta ne provasse. Aveva il cuore in gola che le martellava forte. ‘Menzogne’ e ‘Verità’, così potevano essere tradotte le due parole. O forse nel contesto poteva essere meglio ‘Invenzione’ e ‘Non Invenzione’. Per lei era una prova sufficiente. Notò dove i flussi toccavano la figura, per quando fosse potuta tornare ai suoi studi. «Ma non avresti dovuto farlo. Non è sicuro.»
Il bagliore attorno ad Aviendha scomparve. «Oh, Luce,» esclamò, gettando le braccia attorno a Elayne «non ci avevo pensato! Ho un enorme toh verso di te! Non ho mai avuto intenzione di mettere in pericolo te o i tuoi bambini! Mai!»
«I miei bambini e io siamo al sicuro.» Elayne rise, abbracciandola a sua volta. «Rammenti la visione di Min?» I suoi bambini erano al sicuro, perlomeno. Finché non fossero nati. Così tanti bambini morivano entro il loro primo anno. Min non aveva detto nulla oltre al fatto che sarebbero nati sani, ma non aveva intenzione di tirarlo in ballo con sua sorella che già si sentiva in colpa.
«Non hai alcun toh verso di me. Eri tu quella a cui stavo pensando. Potevi morire o consumarti.» Aviendha si ritrasse quanto bastava per guardare Elayne negli occhi. Quello che vide lì la rassicurò, poiché un piccolo sorriso increspò le sue labbra. «L’ho fatto funzionare, però. Forse posso occuparmi io di studiarli. Con te a guidarmi, dovrebbe essere perfettamente sicuro. Abbiamo mesi davanti a noi prima che tu possa farlo di persona.»
«Tu non hai affatto tempo, Aviendha» disse una voce di donna dalla soglia. «Ce ne andiamo. Spero che non ti sia abituata troppo all’indossare seta. Ti vedo, Elayne.»
Aviendha balzò via dall’abbraccio, arrossendo furiosamente, quando due donne aiel entrarono nella stanza, e non due qualsiasi. Nadere, dai capelli chiari e alta quanto buona parte degli uomini e ampia di conseguenza, era una Sapiente di notevole autorità tra i Coshien, e Dorindha, con i suoi lunghi capelli striati di bianco, era la moglie di Bael, capoclan dei Coshien, anche se la sua vera importanza derivava dall’essere padrona di casa della tenuta di Sorgenti Fumose, la tenuta più grande del clan. Era lei ad aver parlato.
«Ti vedo, Dorindha» disse Elayne. «Ti vedo, Nadere. Perché state portando via Aviendha?»
«Avete detto che potevo restare con Elayne, per aiutare a guardarle le spalle» protestò Aviendha.
«L’hai fatto, Dorindha.» Elayne prese la mano di sua sorella in una stretta salda e Aviendha la strinse a sua volta. «Tu e anche le Sapienti.»
Braccialetti d’oro e avorio sbatacchiarono mentre Dorindha si aggiustò il suo scialle scuro. «Di quante persone hai bisogno per guardarti le spalle, Elayne?» chiese in tono asciutto. «Ne hai forse un centinaio dedicate solo a quello, e dure quanto Far Dareis Mai.» Un sorriso accentuò le rughe agli angoli dei suoi occhi. «Credo che quelle donne lì fuori volessero che lasciassimo i nostri coltelli da cintura prima di farci entrare.»
Nadere toccò l’elsa di corno del suo coltello, con una luce fiera nei suoi occhi verdi, anche se era improbabile che le guardie avessero mostrato un tale desiderio. Perfino Birgitte, sospettosa di chiunque quando si trattava della sicurezza di Elayne, non riusciva a vedere alcun pericolo nelle Aiel, ed Elayne aveva accettato certi obblighi quando lei e Aviendha si erano adottate. Le Sapienti che avevano preso parte a quella cerimonia, come Nadere, potevano andare dove volevano nel palazzo e quando volevano; quello era uno degli obblighi. Per quanto riguardava Dorindha, la sua presenza era così imperiosa, pur in modo tranquillo, che pareva inconcepibile che qualcuno avesse cercato di sbarrarle il passaggio.
«Il tuo addestramento è in sospeso da troppo tempo, Aviendha» disse Nadere con fermezza. «Và a cambiarti in abiti più appropriati.»
«Ma sto imparando così tanto da Elayne, Nadere. Flussi che perfino tu non conosci. Penso di poter far piovere nella l’erra delle Tre Piegature. E proprio ora ho appreso che sono in grado di...»
«Qualunque cosa tu abbia appreso,» la interruppe bruscamente Nadere «pare che tu abbia dimenticato altrettanto. Come il fatto che sei ancora un’apprendista. Il Potere è il meno di quello che una Sapiente deve conoscere, altrimenti solo quelle in grado di incanalare sarebbero Sapienti. Ora va’ a cambiarti e ringrazia la tua fortuna che non ti faccio spogliare per essere presa a cinghiate. Mentre noi parliamo, le tende vengono smontate, e se la partenza del clan viene ritardata, tu affronterai la cinghia.»
Senza aggiungere altro Aviendha lasciò andare la mano di Elayne e corse via dalla stanza, andando a sbattere contro Naris, che barcollò e quasi lasciò cadere il grande vassoio coperto di stoffa che stava portando. A un rapido gesto di Essande, Sephanie si precipitò dietro Aviendha. Naris sgranò gli occhi alla vista delle donne aiel, ma Essande la rimproverò per averci messo tanto e le ordinò di appoggiare il pasto sul tavolo, cosa che la giovane cameriera si affrettò a fare borbottando delle scuse sottovoce.