La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Osservando Renane trotterellare via, lottò per placare le sue emozioni. E cercò di riportare il suo tono a qualcosa che si approssimava alla cortesia. «Sta gestendo molto bene il cambiamento nella sua situazione, ritengo.»
Chanelle emise uno sbuffo noncurante. «Ed è bene che sia così. Ogni Cercavento sa che salirà e scenderà molte volte prima che il suo corpo sia restituito al sale.» Si voltò per fissare l’altra donna del Popolo del Mare che si allontanava e una punta di malignità emerse nella sua voce. Pareva che stesse parlando tra sé. «È caduta da un’altezza maggiore di molte altre, e non si sarebbe dovuta sorprendere per un duro atterraggio dopo aver calpestato così tante dita mentre era...» La sua bocca si richiuse di scatto e lei girò la testa per scoccare un’occhiataccia a Elayne, a Birgitte, ad Aviendha e a Reene, perfino alle donne della Guardia, sfidandole a fare commenti.
Elayne tenne prudentemente la bocca chiusa e, che fosse ringraziata la Luce, tutte le altre fecero lo stesso. Da parte sua, pensava di aver quasi frenato la propria collera e di aver represso il desiderio di urlare, e non voleva dire nulla che potesse far iniziare Chanelle a gridare, annullando tutto il suo lavoro. Se era per quello, non riusciva a pensare a nulla da dire dopo quello che aveva sentito. Dubitava che fosse parte delle usanze degli Atha’an Miere vendicarsi di qualcuno che si riteneva avesse abusato della propria posizione di superiorità. Era molto umano, però.
La Cercavento la squadrò dall’alto in basso, accigliandosi. «Sei bagnata» disse come se lo stesse notando appena in quel momento. «E sbagliato restare bagnata a lungo nelle tue condizioni. Dovresti cambiarti subito i vestiti.»
Elayne gettò indietro la testa e urlò con quanto fiato aveva in corpo: un ululato di puro risentimento e furia. Gridò finché non le si svuotarono i polmoni, rimanendo ansimante.
Nel silenzio che seguì, tutte la fissarono sbigottite. Quasi tutte. Aviendha cominciò a ridere così forte che dovette appoggiarsi contro un arazzo raffigurante cacciatori a cavallo che affrontavano un leopardo voltato verso di loro. Aveva un braccio premuto contro l’addome come se le facessero male le costole. Anche il legame trasmetteva divertimento — divertimento! — anche se il volto di Birgitte rimaneva impassibile come quello di uria Sorella.
«Devo Viaggiare a Tear» mormorò Chanelle dopo un momento e si voltò senza un’altra parola o un gesto di cortesia. Reene e Reanne offrirono riverenze, entrambe evitando di incontrare lo sguardo di Elayne, e presero come scusa delle faccende da sbrigare prima di precipitarsi fuori.
Elayne guardò Birgitte e Aviendha a turno. «Se una di voi dice una sola parola...» le ammonì. Birgitte assunse una tale espressione di innocenza da essere chiaramente falsa e il legame trasmise tanta allegria che Elayne si ritrovò a reprimere l’impulso di ridere. Aviendha non fece che ridere più forte.
Raccogliendo le proprie gonne e tutta la dignità a cui riusciva a fare appello, Elayne si avviò verso i suoi appartamenti. Se camminava più veloce di prima, be’, voleva davvero uscire da quegli abiti bagnati. Quella era la sola ragione. L’unica ragione.
15
Una capacita diversa
Elayne si perse lungo la strada per i suoi appartamenti, cosa che la fece infuriare, una rabbia silenziosa e cocente che le serrò la mascella. Quelle stanze erano state le sue da quando aveva lasciato la culla, eppure per due volle imboccò una strada solo per scoprire che non conduceva dove si aspettava. E un’ampia rampa di scale col corrimano di marmo la portò proprio nella direzione sbagliata. Che fosse folgorata, essere incinta le stava annebbiando del tutto le facoltà mentali! Poteva avvertire perplessità e preoccupazione sempre maggiori attraverso il legame mentre tornava sui propri passi e saliva una diversa rampa di scale. Alcune delle donne della Guardia mormorarono a disagio, non abbastanza forte perché lei potesse distinguere le parole, finché la portabandiera al comando, una Saldeana magra e dagli occhi freddi di nome Devore Zarbayan, le zittì con un brusco ordine. Perfino Aviendha cominciò a guardarla dubbiosa. Be’, Elayne non aveva intenzione di farsi rinfacciare che si era persa... nel suo stesso palazzo!
«Non una sola parola da nessuna» disse in tono cupo. «Neanche una!» aggiunse quando Birgitte aprì bocca.
La donna dai capelli dorali richiuse di scatto la bocca e diede uno strattone alla sua lilla treccia, quasi allo stesso modo di Nynaeve. Non si preoccupò di non lasciar trasparire la disapprovazione dal suo volto e il legame trasmise perplessità e preoccupazione. Abbastanza che Elayne stessa iniziò a preoccuparsi. Cercò di scacciare quella sensazione prima di ritrovarsi a torcersi le mani e a scusarsi. Era davvero così forte.
«Penso che proverò a trovare le mie stanze, se posso dire qualche parola» affermò Birgitte con voce tesa. «Voglio asciugarmi prima di logorare i miei stivali. Dovremo parlare di questo più tardi. Temo che non ci sia nulla da fare, ma...» Con un rigido cenno del capo, piegando a malapena il collo, si allontanò a grandi passi vibrando il bastone del suo arco da una parte all’altra.
Elayne per poco non la richiamò indietro. Voleva farlo. Ma Birgitte aveva bisogno quanto lei di vestiti asciutti. Inoltre il suo umore era variato fino a diventare stizzito e testardo. Lei non avrebbe parlato del fatto che si era persa negli stessi corridoi dov’era cresciuta, né ora né mai. Nulla da fare? Cosa voleva dire quello? Se Birgitte stava insinuando che il suo buonsenso era troppo annebbiato per tornare a posto! La sua mascella tornò a serrarsi.
Alla fine, dopo un’altra svolta inattesa, trovò le alte porte dei suoi appartamenti istoriate col simbolo del leone e fece un piccolo sospiro di sollievo. Aveva iniziato a pensare che i suoi ricordi del palazzo fossero davvero completamente alla rinfusa. Un paio di donne della Guardia, risplendenti in cappelli a tesa larga con piume bianche e fusciacche bordate di merletto ricamate col Leone Bianco tese oblique sopra le loro corazze brunite e altro merletto pallido ai polsini e al collo, si irrigidirono da entrambi i lati della porta al suo arrivo. Quando avesse avuto tempo per occuparsi di quel genere di cose, Elayne aveva intenzione di far fare loro dei pettorali laccati di rosso in modo che si intonassero con le loro brache e giacche di seta. Se erano così graziose che qualunque assalitore non le avrebbe tenute in considerazione finché non fosse stato troppo tardi, lei le avrebbe rese decisamente appariscenti. A nessuna delle donne della Guardia pareva importare. In effetti non vedevano l’ora di avere quelle corazze laccate.
Aveva sentito per caso qualcuno, ignaro che lei fosse nei paraggi, disprezzare le donne della Guardia — perlopiù donne, ma includevano anche Doilin Mellar, il loro comandante — tuttavia Elayne nutriva piena fiducia nella loro capacità di proteggerla. Erano coraggiose e determinate, altrimenti non si sarebbero ritrovate lì. Yurith Azeri e altre che avevano lavorato come guardie di mercanti, una professione inusuale per delle donne, tenevano quotidianamente lezioni di spada, e ogni giorno anche uno o l’altro dei loro Custodi teneva una seconda lezione. Ned Jarman di Sareitha e Jaem di Vandene erano piuttosto pieni di lodi su quanto le donne apprendevano in fretta. Jaem diceva che era perché pensavano di non conoscere già qualcosa su come maneggiare una spada, il che sembrava sciocco. Come si poteva credere di sapere qualcosa se si aveva bisogno di lezioni? Malgrado le guardie già presenti, Devore diede un ordine a due di quelle che la accompagnavano, le quali estrassero le spade e andarono dentro mentre Elayne attendeva in corridoio con Aviendha e le altre, tamburellando il piede con impazienza. Tutte evitavano di guardarla. Quell’ispezione non era un insulto per le donne che sorvegliavano le porte — Elayne supponeva che qualcuno avrebbe potuto scalare la parete laterale del palazzo: di certo c’erano abbastanza intagli a cui appigliarsi — tuttavia si senti irritata nel dover aspettare per quello. Solo quando uscirono e riferirono a Devore che non c’erano assassini in attesa all’interno o nessuna Aes Sedai che aspettava di trascinare Elayne di nuovo alla Torre da Elaida, a lei e Aviendha fu permesso di entrare, con le donne della Guardia che si mettevano in formazione da ambo i lati delle porte assieme alle altre. Elayne non era certa che le avrebbero impedito fisicamente di entrare prima, ma fino a quel momento era stata restia a metterle alla prova. Essere trattenuta dalle sue stesse guardie del corpo sarebbe stato più che insopportabile, anche se avrebbero fatto soltanto il loro lavoro. Meglio evitare del tutto quell’eventualità.