I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Si trattava di lui. Una volta a Serendahar ha cercato di attaccarmi allo stesso modo.» Oh, Luce! Il pensiero scivolò sulla superficie del vuoto. Ho usato l’espressione ‘attaccarmi’. Non sapeva dove si fosse trovata Serendahar o altro, se non quello che aveva detto. Le parole erano semplicemente sgorgate.
Dopo un lungo silenzio, Asmodean replicò calmo: «Non l’ho mai saputo.»
«Quello che vorrei capire è perché.» Rand scelse con cautela i termini, sperando che fossero tutti suoi. Si ricordava — non miei, non i miei ricordi — il volto di Sammael, un uomo massiccio con una corta barba bionda. Asmodean aveva descritto tutti i Reietti, ma sapeva che quell’immagine non derivava dalle sue parole. Sammael aveva sempre voluto essere più alto ed era seccato di non poterci riuscire con il Potere. Asmodean non glielo aveva mai detto. «Da quello che mi hai raccontato non credo che voglia affrontarmi apertamente a meno che non sia sicuro della vittoria e forse nemmeno allora. Hai affermato che preferirebbe lasciarmi al Tenebroso, se potesse. Allora perché adesso è sicuro di vincere, se decidessi di inseguirlo?»
Discussero al buio per ore senza raggiungere nessuna conclusione. Asmodean era convinto che si trattasse di uno degli altri, che sperava di scagliare Rand contro Sammael e quindi liberarsi di uno di loro o entrambi, almeno così si augurava Asmodean. Rand riusciva a percepire gli occhi scuri e pensierosi dell’uomo fissi su di sé. Quell’errore era stato troppo grande per potervi rimediare.
Quando poi fece ritorno alla sua tenda, Adelin e le altre Fanciulle scattarono in piedi, informandolo tutte contemporaneamente che Egwene era andata via e Aviendha dormiva da parecchio, era in collera con lui, tutte e due lo erano. Gli diedero così tanti consigli differenti su come affrontare la rabbia di entrambe, tutti nello stesso momento, che non riuscì a capirne nessuno. Alla fine le donne tacquero, scambiandosi delle occhiate, e Adelin esordì: «Dobbiamo parlare di quanto accaduto stanotte. Di quello che abbiamo fatto e di quello che non siamo riuscite a fare. Dobbiamo...»
«Non era nulla» le disse «e se era qualcosa, è perdonato e dimenticato. Vorrei dormire qualche ora per una volta. Se volete parlarne, andate a farlo con Amys o Bair. Sono sicuro che capiranno meglio di me cosa volete.» Questo le mise a tacere, sorprendentemente, e lo lasciarono entrare nella tenda.
Aviendha era sotto alle coperte, con una nuda gamba snella che spuntava fuori Cercò di non guardarla. La donna aveva lasciato la lampada accesa. Rand si infilò grato sotto le coltri e incanalando spense la lampada prima di rilasciare saidin. Stavolta sognò Aviendha che scagliava fuoco, solo che non mirava contro il Draghkar, Sammael era seduto di fianco a lei e rideva.
23
«Il quinto ve lo concedo.»
Guidando Nebbia su una collina erbosa, Egwene osservava le file di Aiel che discendevano il passo Jangai. Aveva di nuovo la gonna tirata sopra le ginocchia, ma quasi non vi prestava attenzione. Non poteva passare ogni minuto a metterla a posto. E inoltre indossava le calze, non era lo stesso che essere a gambe nude.
Gli Aiel fluivano veloci sotto di lei, divisi in clan, sette e società. Migliaia di migliaia, con i cavalli da soma e i muli, i gai’shain che avrebbero accudito il campo mentre gli altri combattevano, si snodavano per oltre un chilometro e mezzo e altri ancora nel passo o già lontano dalla visuale. Anche se non c’erano famiglie, sembrava una nazione in marcia. Un tempo di lì passava la via della seta, larga cinquanta passi e pavimentata con ampie pietre bianche, che attraversava le colline spianate per essa. Solo di tanto in tanto era visibile fra la massa di Aiel, anche se sembrava che questi preferissero correre sull’erba, ma molte delle lastre della pavimentazione erano sollevate o parzialmente sepolte. Erano trascorsi più di vent’anni da quando questa strada aveva ospitato ben altro che i carri dei contadini locali e qualche calesse.
Era stupefacente vedere di nuovo degli alberi, alberi reali, alte querce ed ericacee in piccoli boschetti invece che un’occasionale sagoma piccola e deformata dal vento, e l’erba alta ondeggiava sulle colline. A nord c’era una vera foresta, e il cielo era velato di nuvole, sottili e alte, ma pur sempre nuvole. L’aria sembrava finalmente fresca dopo il deserto, e umida, anche se erano visibili delle foglie secche e delle ampie macchie marroni in mezzo all’erba, a suggerire che era stato più caldo e arido di quanto non fosse di solito in quel periodo dell’anno. Eppure la campagna di Cairhien era un paradiso lussureggiante a confronto dell’altro lato del Muro del Drago.
Un piccolo torrente serpeggiava verso nord sotto un ponte quasi piatto, delimitato dall’argilla grigia di un letto più ampio. Il fiume Gaelin non si trovava a troppi chilometri in quella direzione. Si chiese cosa ne avrebbero pensato gli Aieclass="underline" una volta li aveva visti vicino a un corso d’acqua. La linea ristretta segnava una frattura precisa nel flusso costante di persone, mentre gli uomini e le Fanciulle si fermavano per osservare stupiti prima di attraversarla.
I carri di Kadere rombavano dal lato della strada, i lunghi tiri di muli lavoravano sodo, ma perdevano comunque terreno sugli Aiel. Ci avevano messo quattro giorni a valicare il passo tortuoso e sembrava che Rand avesse intenzione di avanzare il più possibile in Cairhien nelle poche ore di luce diurna che rimanevano loro. Moiraine e Lan cavalcavano con i carri. Non davanti a loro e nemmeno alla piccola casa su ruote a forma di scatola di Kadere, ma di fianco al secondo carro, dove la sagoma della soglia ter’angreal coperta dalla tela emergeva in mezzo al resto del carico. Alcuni pezzi erano avvolti con cura in teli o riposti nelle scatole e nei barili che Kadere aveva portato nel deserto pieni di beni commerciabili; altri erano semplicemente infilati ovunque entrassero, strane forme di metallo e vetro, una sedia di cristallo rosso, due statue grandi come bambini raffiguranti un uomo e una donna nudi, verghe di osso, avorio e uno strano materiale nero di diverse lunghezze e spessori. Ogni genere di oggetti, incluso qualcuno che Egwene non riusciva nemmeno a descrivere. Moiraine aveva sfruttato ogni centimetro di spazio disponibile sui carri.
Si chiedeva perché l’Aes Sedai fosse così preoccupata di quel carro in particolare; forse nessun altro aveva notato che Moiraine teneva in maggior misura a quello che a tutti gli altri messi assieme, ma lei se ne era accorta. Non che lo avrebbe scoperto presto. L’eguaglianza appena raggiunta con Moiraine era una faccenda delicata, come aveva appurato quando le aveva rivolto questa domanda, al centro del passo; le era stato risposto che la sua immaginazione era troppo vivida e che, se aveva tempo di spiare un’Aes Sedai, forse Moiraine doveva parlare con le Sapienti per intensificare il suo addestramento. Si era profusa in scuse e il tono remissivo sembrava aver funzionato. Amys e le altre non sottraevano più spazio alle sue serate di quello che già prendevano.
Un centinaio circa di Far Dareis Mai Taardad corsero da un lato della strada, muovendosi con facilità, i veli calati ma pronti per essere indossati e le faretre piene che pendevano sui fianchi. Alcune avevano gli archi di corno ricurvi con le frecce incoccate, altre li portavano dietro le spalle, le lance e gli scudi ondeggiavano ritmicamente mentre correvano. Al loro seguito una dozzina di gai’shain che indossavano gli abiti bianchi guidavano i muli da soma e tenevano il passo con difficoltà. Uno era vestito di nero invece che di bianco; Isendre faticava più degli altri. Egwene riconobbe Adelin fra le altre due o tre che adesso montavano la guardia alla tenda di Rand fin dalla notte dell’attacco. Ognuna teneva in mano una bambola oltre la lancia, di rozza fattura, con indosso la gonna lunga e la blusa bianca. Sembravano anche più severe del solito mentre cercavano di fare finta di non avere fra le mani un simile oggetto.