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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Egwene fu più che felice di infilarsi nella tenda una volta che i gai’shain l’ebbero montata. All’interno le lampade erano accese e bruciava un fuocherello. Si tolse gli stivali soffici e le calze di lana, sdraiandosi sugli strati di tappeti colorati e piegando le dita dei piedi. Le sarebbe piaciuto avere un catino di acqua per infilarceli dentro. Non poteva pretendere di avere la stessa tempra delle Aiel, ma si stava rammollendo se poche ore di cammino le gonfiavano così tanto i piedi. Chiaramente l’acqua lì non era un problema. O almeno non doveva esserlo, si ricordava di quel ruscello semiprosciugato, e certamente avrebbe anche potuto farsi un bagno come si deve.

Cowinde, remissiva e silenziosa nei suoi abiti bianchi, le portò la cena, un po’ di quel pane chiaro non lievitato di farina di zemai e, in una ciotola a strisce rosse, un denso stufato che mangiò meccanicamente poiché si sentiva più stanca che affamata. Riconobbe i peperoni secchi e i fagioli, ma non chiese di che animale fosse la carne scura. Coniglio, si disse con fermezza, sperando che davvero lo fosse. Gli Aiel si nutrivano di alimenti che le avrebbero fatto arricciare i capelli più di Elayne. Era pronta a scommettere che Rand non poteva nemmeno guardare quello che stava mangiando. Gli uomini erano sempre schizzinosi con il cibo.

Finito lo stufato si sdraiò vicino a una lampada d’argento lavorato che era dotato fra l’altro di un disco lucidato per riflettere e aumentare la luce. Si era sentita un po’ in colpa quando aveva scoperto che la maggioranza degli Aiel non aveva altra illuminazione tranne i fuochi dei campi. Pochi avevano portato lampade e olio tranne le Sapienti e i capi clan e setta. Ma non aveva senso sedere davanti al tenue bagliore del fuoco da campo quando poteva avere della luce vera e propria. Questo le ricordava che le notti lì non sarebbero state in netto contrasto con il giorno come nel deserto, la tenda infatti cominciava già a diventare troppo calda.

Incanalò brevemente dei flussi di Aria per ridurre il fuoco e frugò nella sella alla ricerca del libro dalla rilegatura in cuoio consumata preso in prestito da Aviendha. Era un volumetto scritto a caratteri piccoli, difficile da leggere se non con una buona illuminazione, ma facile da trasportare. Si intitolava La fiamma, la lama e il cuore, una raccolta di favole su Birgitte e Gaidal Cain, Anselan e Barashelle, Rogosh occhio d’aquila e Dunsinin più un’altra dozzina. Aviendha sosteneva che le piaceva per le avventure e le battaglie e forse era vero, ma ogni storia narrava dell’amore fra uomo e donna. Egwene era sicura che questa era la parte che preferiva, storie d’amore eterno a volte burrascose, a volte tenere. Con lei lo avrebbe comunque ammesso. Non era il tipo di diversivo che una donna sensata poteva confessare in pubblico.

In verità non aveva voglia di leggere come non aveva avuto voglia di mangiare; voleva solo lavarsi e andare a dormire ed era anche pronta a dimenticare il bagno, ma stanotte lei e Amys dovevano incontrare Nynaeve nel Tel’aran’rhiod. Dove si trovava Nynaeve, sulla via del Ghealdan, non era ancora notte e questo significava che bisognava che rimanesse sveglia.

Durante il loro ultimo incontro Elayne aveva raccontato del serraglio come se fosse qualcosa di eccitante, anche se Egwene non riteneva la presenza di Galad un motivo sufficiente per fuggire a quel modo. A suo parere le due ragazze avevano semplicemente iniziato ad apprezzare l’avventura. La notizia di Siuan era brutta, aveva faticato per calmarle. Era strano pensare a Nynaeve in quel modo. Era sempre stata lei quella con la mano ferma. Ma fin da quell’episodio nella Torre del tel’aran’rhiod, Nynaeve aveva cominciato a dominare la propria superbia.

Con un senso di colpa si rese conto mentre voltava pagina che non vedeva l’ora di incontrarla. Non perché fosse sua amica, ma perché voleva verificare se ancora persistevano gli effetti della sua lezione. Se Nynaeve si fosse tirata la treccia, se avesse inarcato freddamente un sopracciglio e... Luce, spero che stia zitta. Se si lascia scappare qualcosa di quell’escursione, Amys, Bair e Melaine faranno a turno per spellarmi, se non mi dicono semplicemente di andare via, pensò.

Si accorse che le si chiudevano gli occhi, mentre già sognava le storie del libro. Poteva essere forte come una qualsiasi di queste donne, forte e intrepida quanto Dunsinin, Nerein o Melisinde, anche Birgitte, come Aviendha. Nynaeve sarebbe stata abbastanza sensata da tacere davanti ad Amys quella notte? Aveva il vago desiderio di prenderla per la collottola e scuoterla. Buffo. Nynaeve aveva diversi anni più di lei. Sollevare il sopracciglio. Dunsinin. Birgitte. Dura e forte come una Fanciulla della Lancia.

Terminò rapida la pagina e cercò di infilare il piccolo libro sotto una guancia mentre il respiro rallentava e diveniva profondo.

Balzò di soprassalto nel ritrovarsi fra le grandi colonne di granito del Cuore della Pietra nella strana luce del Tel’aran’rhiod, e di nuovo quando si accorse che indossava il cadin’sor. Ad Amys non avrebbe fatto piacere. Lo cambiò velocemente e fu sorpresa quando gli indumenti iniziarono a lampeggiare avanti e indietro fra la blusa di algode con le gonne ingombranti e un elegante abito di broccato di seta blu prima di definirsi nel vestito aiel, incluso il bracciale di avorio con le fiamme e la collana di oro e avorio. Quell’oscillazione non si verificava da un po’.

Pensò di abbandonare il Mondo dei Sogni, ma sospettava di essere profondamente addormentata nella sua tenda. Probabilmente sarebbe entrata in un suo sogno e in quelli non era sempre consapevole. In quel caso non avrebbe potuto tornare in Tel’aran’rhiod. Non avrebbe lasciato Amys e Nynaeve insieme da sole. Chissà cosa avrebbe detto Nynaeve se Amys la faceva arrabbiare. Quando fosse apparsa la Sapiente le avrebbe semplicemente spiegato che era appena arrivata. Le Sapienti giungevano sempre un po’ prima di lei, o nello stesso momento, e certamente se Amys avesse creduto che si trovava lì solo da qualche secondo non sarebbe importato.

Si era quasi abituata alla sensazione di occhi invisibili in quella stanza vasta. Solo le colonne, le ombre e tutto questo spazio vuoto, si disse. Comunque sperava che Amys non ci avrebbe messo troppo a venire come anche Nynaeve. Ma lo avrebbero fatto. Il tempo poteva essere strano in tel’aran’rhiod come in un qualsiasi sogno, ma mancava almeno un’ora prima dell’appuntamento. Forse aveva l’opportunità di...

Di colpo si accorse di sentire delle voci, come dei sussurri fra le colonne. Abbracciando saidar si mosse con cautela verso il punto in cui Rand aveva lasciato Callandor sotto la grande cupola. Le Sapienti sostenevano che il controllo di tel’aran’rhiod lì era forte come l’Unico Potere, ma lei conosceva le proprie capacità con il Potere e si fidava maggiormente di esse. Ancora nascosta in fondo alle grosse colonne di granito, si fermò a osservare.

Non si trattava di una coppia di Sorelle Nere come aveva temuto e nemmeno di Nynaeve. Era invece Elayne in piedi vicino alla lama lucente di Callandor che spuntava dal pavimento di roccia, immersa in profonda conversazione con una donna vestita nella maniera più strana che Egwene avesse mai visto. Indossava una giacca bianca corta dallo strano taglio e ampi pantaloni gialli che si ripiegavano sui fianchi, sopra gli stivali corti con i tacchi alti. Un’elaborata treccia di capelli biondo oro le scendeva dietro la schiena e aveva un arco che risplendeva come argento lucidato. Anche le frecce nella faretra brillavano.

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